di Armando Polito
PREMESSA
Le voci di seguito riportate (in assenza di accento da considerare piane) sono quelle in uso a Nardò, anche se molte di esse sono presenti in altri territori del Salento, ma l’accurata registrazione elle loro molteplici varianti avrebbe richiesto più tempo e spazio.
Sono volutamente restate fuori anche quelle, numerosissime, come bancillera, bòcculu, bbuscìa, buchè, debbusciatu, mintuare,‘ntulittare, ‘rranciare, sciardinu, sciffò, etc., per le quali, in base all’aspetto fonetico è più probabile un ingresso indiretto attraverso l’italiano, la cui cronologia più antica può essere confermata, per quanto provvisoriamente perché legata alle fonti scritte fino a quel momento emerse.
In assenza, a quanto ne so, di un repertorio che raccolga, s’intende non passivamente, voci ed ipotesi etimologiche disseminate in studi specialistici1, non sempre e nemmeno con l’ausilio del’IA quanto meno individuabili, questo lavoro non presume di colmare una lacuna ma di costituire solo un primo, pr quanto malfermo, passo. Mi sono avvalso, naturalmente, della monumentale opera del Rohlfs2, da cui ho scremato le voci registrate per Nardò, non trascurando quella, più specifica territorialmente ma infinitamente meno attendibile sotto il profilo etimologico, di Enrico Carmine Ciarfera-Mario Mennonna3.
Delle parole originarie francesi ho riportato la data fino ad ora nota della loro prima attestazione utilizzando i dati del CNRTL4, mentre l stesso non è stato possibile per quelle dialettali perché per me sarebbe stato come avventurarsi senza equipaggiamento nell’esplorazione di una sconfinata prateria con mille insidie in agguato, a partire, nella fattispecie, dalle uniche forme scritte, quelle della letteratura dialettale, ammesso che siano state trascritte fedelmente trascritte e, dunque, affidabili. Si intuisce, così, che la determinazione di data e modalità di acquisizione, teoricamente connesse, non va oltre la banale considerazione che da sempre alla base di questo fenomeno ci sono stati fattori come colonizzazione, guerra, economia, finanza e moda. Basterebbe nel nostro caso ricordare i periodi più lunghi della diretta presenza francese (il normanno prima e l’angioino poi), senza trascurare quella indiretta e più saltuaria dovuta alla gravitazione attorno al Regno di Napoli e, per finire, quella del periodo napoleonico.
Salvo i casi di turnese e gicomma, per i quali filologia e storia si confortavano a vicenda, ho evitato di formulare ipotesi svolazzanti nella prateria col rischio che avvoltoi che si credono aquile le ghermissero e le ammannissero ce loro certezza. Questo non significa che ogni nota, fosse solo relativa alla parola o, più probailmente alle parole elencate, non sarà ben accetta; anzi, me lo auguro, perché l’interpreterei anche come una forna, per quanto parziale, di apprezzamento.
BASCIÙ lampada da tavolo o comodino
da abat-jour (abbatti luce). Nasce nel 1676 come come termine tecnico indicante in architettura una pecie di finestra in forma di presa d’aria, la cui apertura è regolata per ricevere la luce dall’alto.
BINITTA zappetta da giardinaggio, sarchiello con il fero a forma di lama nella parte anteriore e forcella nella nella posteriore, usata per diserbare
da binette, che, attestato dalla seconda metà del XIX secolo, è diminutivo di bine, deverbale da biner=zappare, attestato dalla seconda metà del XIII secolo, a sua volta dal latino medioevale binare=arare il terreno per la seconda volta. Binare, infine è dal numerale distributivo bini=due per volta, due per ciascuno, il che nella binetta assume un triplo riferimento: alla forcella. alla lama ed al loro uso alternato a breve distanza.
BISCIÙ cosa bella, pregevole
da bijou=piccolo gioiello; attestato dal XV secolo, è dal bretone biz=anello oer dito
BRIÒSCIA tipo di pasta dolce lievitata
da brioche, che, attestato dagli inizi del X secolo, è di etimo oscuro.
BROLOCCU ciondolo, gioiello di poco valore, orologio
da breloque, attestato dalla fine del XVII secolo, preceduto da berluque attestato dalla fine del XV, a sua volta preceduto dalla varate plurale oberliques, presente in una poesia di Charles duca d’Orléans (1394-1465) pubblicata con le sue altre a cura di Aimè Champollio-Figeac col titolo Les poésies du duc Charles d’Orléans, À la librairie, quai Malaquais 15, Paris, 1842, p. 242. Si tratta della chanson XCI, vv. 1-2: Rien ne valent ses mirlifiques/et ses menues oberliques (Nulla valgono le sue cianfrusaglie/le sue minute chincaglierie).
BUATTA barattolo di latta
da boite (=scatola); la voce risale al XV secolo con riferimento al vino pronto per essere bevuto, poi, per estensione metonimica (dal contenuto al contenitore) assunse il significato attuale. Boite è dal latino tardo bibita(m)=bevanda. Buatta ha conservato l’originaria ambiguità metonimica nel significato generico di contenitore di latta ed in quello particolare di sala di pomodoro.
BUFFÈ credenza
da buffet=tavola imbandita. La voce, di origine oscura, è attestata già nel XII secolo cl significato di sgabello, per assumere nel XVI secolo quello di mobile di immagazzinaggio e successivamente l’attuale. Buffè si rifà al significato cinquecentesco.
CANAPÈ divano imbottito a più posti
da canapé, a sua volta dal latino medioevale canapeum, alterazione del classico conopeu(m)=zanzariera, che è trascrizione del greco greco κωνωπεῖον (leggi conpèion) a sua volta derivato da κώνωψ (leggi cònops)=zanzara. Dal significato originario di zanzariera passò a quello generico di drappo, poi a stoffa da rivestimento e infine, per metonimia, il divano.
CAREMMA
per motivi di spazio i rinvia chi ha interesse a https://www.fondazioneterradotranto.it/2026/03/22/dialetti-salentini-carniale-e-caremma-carnevale-e-quaresima-una-coppia-mista/
CARMARE incantare
da charer; per motivi di spazio i rinvia chi ha interesse a https://www.fondazioneterradotranto.it/2026/01/30/dialetti-salentini-carmare-ovvero-la-storia-di-un-equivoco-etimologico/
‘CCATTARE comprare
da acheter attestato dal XV secolo (preceduto da achater dall’XI e questo da achder dal X). All’origine di tutte le forme sarebbe un latino *adcaptare, formato dalla preposizione ad e captare, frequentativo di capere. Difficile stabilire se ‘ccattare deriva direttamente dalla forma latina o da achader.
CIMINIA cappa del camino
da cheminée=camino; la voce, attestata dl XII secolo, è derivato verbale con valore prima aggettivale e poi sostantivato del latino caminus=focolare
CROCCHÉ polpetta fritta di patata o riso
da croquette, che attestato dalla seconda metà del secolo XVIII, è di origine onomatopeica.
CUMMÒ mobile a cassetti per camera da letto
da commode, attestato con riferimento al mobile dal XVIII secolo è forma sostantivata dell’aggettivo commode=conveniente, che, attestato dal XV secolo, è dal latino commodus=appropriato. Cummò, a differenza della forma italiana comò, mostra maggiore fedeltà fonetica a commode.
CUNSOLA tavolino sagomato da appoggiare alla parete
da console, che, attestato dal XVI secolo in riferimento alla mensola usata in architettura con funzione di sostegno , è forse da consoler=consolare. Cunsola appare foneticamente più fedele a console rispetto alla forma consolle invalsa in italiano.
FASINFASÒ nella locuzione alla fasinfasò (=senza cerimonie, in modo semplice, alla buona, a casaccio)
da sans façon, attestato con valore di aggettivo e il significato di semplice, diretto a partire dalla seconda metà del XIX secolo e nella grafia sans-façon con valore di sostantivo e col significato di semplicità a partire dal principio del XX. Da notare che la locuzione dialettale a seconda del contesto può assumere un significato progressivamente negativo. Façon, che è dal latino factione(m)=modo di fare, è att3stato già e secolo XII col significato di modo di essere esteriore.
GATTÒ torta
da gateau, che, attestato in questa forma dalla fine del XVII secolo dopo gastel e gastiax in uso dalla metà del XII secolo e gasteau in uso dalla metà del XVI, è di etimo oscuro.
LAMPA lampada
da lampe, che, attestato dal XII secolo, è dal latino lampada(m).
MAMMANA levatrice
da maman, che, appellativo affettuoso di mère=madre, attestato dalla fine del XVII secolo, è dal latino mamma(m).
MBUCCIARE
da musser=coprire, usato nella Francia centrale ed occidentale fin dalla fine del XVII secolo; in Normandia è in uso la variante mucher, della quale è attestata la forma mucier per il 1119 nel poema Comput di Philippe de Thaon. Relitto proprio di mucier (il suo etimo e quello delle varianti citate è oscuro) potrebbe essere mbucciare che con la prostesi della preposizione ad avrebbe seguito la trafila: admuccciare>ammucciare (assimilazione –dm->-mm-)>‘mmucciare (aferesi)>mbucciare (dissimilazione mm->mb-).
MERCU segno sul viso in conseguenza di un trauma
da merc, forma antica dell’attuale marque, che aveva il significato di limite ed era voce agronomica che definiva il taglio effettuato sulla corteccia di un albero a mo’ di confine.
MMASUNARSI ritirarsi, tornare a casa, andare a dormire
derivato di MMASUNU (vedi)
MMASUNU ritiro degli uccelli al nido e degli umani a casa
da maison=casa; la voce, dalla quale deriva l’italiano letterario magione, è attestata dalla fine del X secolo e deriva dal latino mansione(m)=permanenza, soggiorno.
MURTIERI poltiglia
da mortie, che, attestato dalla fine dell’XII secolo col significato letterale di mortaio e con quello metonimico di malta, è dal latino mortariu(m)=mortaio e, per metonimia, gli ingredienti pestati.
PALETTÒ cappotto
da paletot in uso dagli inizi del XIX secolo, da un paletok, di origine oscura, attestato dalla seconda metà del XIV secolo.
PILÙSCIU stoffa morbida simile a velluto
da peluche, che, attestato dalla fine del XVI secolo, è dall’antico peluchier=togliere i peli, frequentativo del latino expilare.
PINDANDIFFI orecchino
da pendentif attestato nella seconda metà del XVI secolo come voce tecnica dell’architettura. Col significato di gioiello, in uso dagli inizi del XX secolo, è abbreviazione di amulette-pendentif che era in uso fin dal XVII; deriva dal participio presente latino pendente(m)=pendente.
PÒSCIA tasca
da poche, che, attestato dalla fine del XVII secolo (puche dalla fine del XII), è di etimo incerto.
Ne approfitto per menzionare pauta in uso in altre zone del Salento, la cui evidente derivazione dal longobardo palta=pezza farebbe pensare agli effetti della raffinata, pure dal punto di vita culturale, politica di Arechi, che fu duca di Benevento dal 754 al 778.
PUFFU sgabello bassi e cilindrici completamente imbottito
da pouf, che, attestato dalla seconda metà del XIX secolo, ha origine onomatopeica.
RÀGGIA rabbia
da rage, che, attestato dall’inizio del secolo XII, è dal latino rabie(m).
‘RRAGGIARE arrabbiare
da ràggia (vedi), con prostesi della preposizione ad, con successive assimilazione e aferesi (adraggiare>arraggiare>‘rraggiare).
SCIAFFERRE autista
da chauffeur, attestato dalla fine del XVII secolo indicare chi col mantice attizzava il fuoco per riscaldare il ferro da forgiare, poi alla metà del XIX il fochista dei treni, per assumere quello di autista alla fine dello stesso secolo.
SCIAMISSI soprabito
da chemise=camicia incrociato con camisa. Chemise, attestato dalla fine del XVIII secolo, come le precedenti varianti con significati diversi (elemento architettonico, copertina di libro, involucro di cartone) è dal latino camisia(m).
SCIARABBÀ calesse a due o più posti
da char à bancs (alla lettera carro con panche). Char à bancs (o char-à-bancs) è attestato dalla fine del XVIII secolo.
SCICCHI elegante
da chic, che, attestato dalla fine del XVIII secolo, è prestato dal tedesco Schick.
SIMANA settimana
da semaine, che, attestata dalla fine del XII secolo, è dal latno ecclesiastico septimana(m).
SIRE padre
da sire, che, attestato dalla fine del X secolo coi significati di maestro, signore, fu soppiantato in questi significati da seigneur alla fine del XIII, mentre dalla metà dell’XI fu titolo riservato al sovrano o ad un personaggio importante. Dal latino seniore(m)=più anziano, non sono reperibili attestazioni col significato di padre, ma questo non ne esclude un uso popolare legato all’etimo come forma di rispetto della gerarchia familiare.
SIRVIETTU tovagliolo
da serviette, che, attestato dalla seconda metà del XIV secolo, è da servir=servire, a sua volta dal latino servire.
SPARAGNARE
da épargner, che, attestato dalla fine del XVI secolo, ma preceduto da espanier dalla fine del XII secolo, a sua volta preceduto da esparigner dagli inizi dello stesso, è dal germanico *sparanjan.
SPARATRAPPA cerotto
da sparadrap, adattamento del latino scientifico sparadrappum, presente in molti testi di medicina a partire dal XV secolo (p. e. : AA, VV., Morbi gallici curandi ratio, Apud Iohannem Bebellium, Basileae, 1534, p. 61, dopo aver elencato ingredienti, dosi e modalità di preparazione: … et longo temporis intervallo spatula citra ignem commisceantur, et (ut mos est) et ex linteolis fiat (ut ita dicam) sparadrappum: hoc tibiis à genu, brachiis vero à cubitu, donec signa remotionis advenerint, applicetur. (… e a distanza di lungo tempo si mescolino con una spatola si mescolino senza fuoco e (com’è abitudine) da pannolini di lino si ricavi, per dir così, uno sparadrappo: questo sia applicato alle gambe a parure dal ginocchio e alle braccia dal gomito, finché non compaiono segnali per la rimozione). Quanto appena riportato consente di fare un po’ di luce sull’etimo anche di speradrapu attestato agli inizi del XIV secolo nella Chirurgie di Henri de Monteville. La voce sarebbe parola composta nella seconda parte da drap, che è dal latino tardo drapu(m) forse di origine celtica, mentre per la prima potrebbe essere coinvolto il verbo éparer=stendere, dal latino expargere o il verbo parer=guarnire, dal latino parare=allestire..
SPÌNGULA spillo
da espingle, che, attestato dalla seconda metà del XIII secolo, poi épingle dalla metà del XV, è dal latino spinula(m), diminutivo di spina.
STACCIA gioco da ragazzi un tempo praticato in strada utilizzando una pietra piatta
da estache per il Rohls, che, però, aggiunge un punto interrogativo. Il suo, approfondendo, appare più che un dubbio poiché estache, assente nei moderni vocabolari, è registrato in quelli storici (vedi p. e. Frederic Godefroy, Dictionnaire de l’ancienne langue française, F. Vieweg, Paris, 1884, t. III, p. 586, con attestazione risalente alla fine del XIII secolo) col significato di palo, pertica. Oltre a questa incongruenza semantica c’è anche quella fonetica, perché da stache ci saremmo aspettato, tutt’al più, stascia e non staccia.
TIRABUSCIÒ cavatappi
da tire-bouchon, attestato dagli inizi del XVIII secolo. Per quanto riguarda le singole componenti, tire è da tirer=estrarre e bouchon=sughero.
TTUMBARE piegare il corpo
da tomber=piegare in basso, cadere, che, attestato dalla seconda metà del XII secolo, è di origine oscura.
TUPPU acconciatura con crocchio di capelli sulla sommità del cranio
da top che, attestato fin dalla metà del XII secolo, poi soppiantato alla fine del XVII dalla forma con suffisso toupet, è, come, fra gli altri, l’inglese top=vetta (da cui essere al top) e il tedesco Zopf=treccia, di origine germanica.
TURNESE tornese, nome di una moneta introdotta nell’Italia meridionale dagli Angioini e che, con variazioni di tipo e peso, durò fino all’epoca borbonica. Pe estensione il plurale (turnisi) assunse il significato di denaro
dal francese antico torneis (tournois a partire dalla fine del XVII secolo), attestato dalla fine del XII secolo come aggettivo significante (moneta) di Tours); dal latino medioevale Turonense(m)=concernente il territorio di Tours.
UCCERI macellaio
da boucher ?, che, attestato dalla seconda metà del XVI secolo (bochier dalla fine del XII, boucier dagli inizi del XIII e bouchiere alla fine), è dal latino medioevale buccariu(m), forma aggettivale da buccus= capro.
Ho appena integrato quanto si legge nel Rohfs, aggiungendosubito dopo boucher un punto interrogativo nascente dal fatto che, oltre alle forme riportate, il latino medioevale registra per l’anno 1022 anche un buccerius, al quale è infinitamente più vicino uccieri: oltretutto si presume che la storpiatura popolare di una parola straniera sia condotta sulla sua pronuncia, non certo sulla lettura, per cui, se ucceri fosse un prestito francese, mi saremmo aspettato un uscieri come in poscia da poche. Poco probabile che ciò non sia avvenuto per evitare confusione con uscieri (adattamento dell’italiano usciere attestato dalla metà del XIII secolo).
UCCIRIA macelleria
da boucherie, che, attestato dalla prima metà metà del XIII secolo solo come luogo dove gli animali vengono uccisi, dalla seconda anche come luogo di vendita della carne, è da boucher=macellaio, per cui vedi uccieri.
_________
1 Oltre ai lavori di Francesco Sabatini (Napoli angioina. Cultura e società, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1975), di Giovanni Alessio (Ripercussioni linguistiche della dominazione normanna nel nostro Mezzogiorno, in Archivio Storico Pugliese, a. XII (1959), f. I, pp. 192-232) e di Nicola De Blasi (Cultura cittadina e lessico di origine francese e provenzale a Napoli in epoca angioina (1266-1442), California Italian Studies, 2012) segnalo quello, più specifico territorialmente, di Giovanni Siciliano (Influssi delle dominazioni sul dialetto di Nardò, in La Zagaglia, a. III (1961), n. 10, pp. 72-78); quest’ultimo lavoro, però, appare carente sul piano documentario e, su quello etimologico, non privo di errori, tra i quali clamoroso è sòrice=topo, fatto derivare da un totalmente inventato soriceau, quando è chiaro più del sole in un cielo sereno che sòrice (come l’italiano sorcio) è dal latino sòrice(m).
2 Gerhard Rohlfs, Vocabolario dei dialetti salentini (Trtta dìOtranto), Congedo, Galatina, 1976.
3 Enrico Carmine Ciarfera-Mario Mennonna, Il vulgare neritino. Vocabolario etimologico del dialetto di Nardò, Congedo, Galatina, 2020.
4 Acronimo di Centre Nationa Ressource Textuelles et Lexicales, rispetto al quale, anche per i materiali presenti in rete, la nostra Accademia della Crusca sembra essere rimasta al tempo in cui i mulini andavano solo col vento o con l’acqua.

Le faccio i miei complimenti professor Polito, bellissimo lavoro che fa luce su tanti termini di cui ignoravo l’etimo. In particolare mi ha chiarito l’origine della parola SINFALASO’ presente nel dialetto di Corsano che corrisponde al neretino FASINFASO’.
Pierlugi Cazzato
Buogiorno a voi,
potete emendare il testo dai refusi di stampa che in alcuni punti lo rendono poco chiaro e di difficile interpretazione.
Vi ringrazio in anticipo.
Saluti
Pierluigi