di Marcello Gaballo
A meno di un anno dalla sua nomina, speso per rimediare allo stretto necessario per l’episcopio, mons. Antonio Sanfelice concepì il disegno di realizzare una struttura in grado di ospitare le fanciulle in pericolo: un Conservatorio di sacre vergini in questa città di Nardò sotto il titolo di S. Maria della Purità.
La struttura fu realizzata e terminata nel 1710, facendo venire a sue spese da Meldola, nella Romagna, la madre suor Paula Maria della Volontà di Dio, con due altre sue compagne, al fine di far tenere dalle vestite dell’abito religioso la scuola pubblica per istruzione delle zitelle, specialmente di questa città, nelli rudimenti della fede e vita cristiana, quanto in lavori proportionati a donne, e perché si imbevessero di buone massime e fossero educate cristianamente, come ha veduto praticare con infinito frutto in molte città, di Napoli e di Italia.
L’istituzione, per il suo funzionamento, fu dotata di rendite personali del vescovo, col santo intendimento di spogliarci in vivo di quel che abbiamo per vivere secondo la legge del nostro stato, benché siamo miserabili, e per ogni caso manchevoli.
Per il grande amore che aveva portato e porta al detto Venerabile Conservatorio, stante il medesimo è stato fondato dal medesimo et alla bo(na) me(moria) della Vergine della Purità, il vescovo decise di donare quo titulo di donatione irevocabiliter frà vivi al detto Ven. Conservatorio… alcuni debiti del marchese di Oria: dovendo conseguire somme considerevoli alla povertà di nostra Chiesa non alle ricchezze, dal Sig. Marchese d’Oyra, così per i danni fatti a Noi, seu alla nostra Chiesa… le doniamo al Venerabile Conservatorio di S. Maria della Purità eretto in questa nostra città in tempo nostro.
Donò pure la masseria di Donna Menga coi suoi beni: applicare al Conservatorio tutta la dote della masseria di Donna Menga consistente in animali, carri ed altri utensili…, così da agevolare le Religiose ed altre fanciulle del suddetto Conservatorio à vivere secondo la Regola da noi fatta, e purchè si mantenghino per sempre nello stato di Conservatorio…, e diversi altri beni, come il calice inferiore che abbiamo col piede indorato, con i corporali, palle, tovaglie della nostra cappella e tutte le tovaglie à mano, che non sono d’orletto, e de corporali noi intendiamo del più nobile con miglior merletto fatto tutto d’un pezzo, riservandocene l’uso durante la nostra vita delli utensili sudetti.
Alcuni anni dopo, nel 1719, il vescovo, patritio Napolitano, ancora una volta si trovò di fronte al notaio Bonvino, ribadendo come egli, havendo dal principio del suo presulato fondato un Conservatorio… per far tenere dalle vestite dell’abito religioso la scuola pubblica per istruzione delle zitelle, specialmente di questa città nelli rudimenti della fede e vita cristiana, quanto in lavori proportionati à donne, e perché si imbevessero di buone massime e fossero educate cristianamente, come ha veduto praticare con infinito frutto in molte città, di Napoli e di Italia.
Per il mantenimento e il sostentamento del Conservatorio, il vescovo aveva attribuito alcune rendite lasciate dal sacerdote D. Stefano Sambiasi, oltre a molte altre già assegnate nel tempo al detto luogo pio e Conservatorio, comprese le elemosine, che questuando Sua Signoria Ill.ma per la città e Diocesi ha conseguito, e quel di più che da tempo in tempo ha donato al medesimo Conservatorio, et ha procurato, havendo dato le regole varie ordinazioni sin dal principio della fondazione.
Tra le varie disposizioni, il vescovo ribadì che la sua fondazione non possa mai erigersi in monastero claustrale, essendocene a sufficienza in detta città, necessitando à Vescovi un luogo senza clausura per i sudetti motivi di dar rifugio a pericolanti vergini di questa città e diocesi, e perché le religiose servano d’istruttrici alle figliole di questa città, e per potersi ritirare qualche persona devota per farvi gli esercizi spirituali.
Date queste premesse, il vescovo quindi, dopo haver benedetto il Signore la sua buona intenzione con provvederli della Maestà Sua il detto luogo pio di limosine e di considerabile donatione, il 2 luglio 1719, giorno della Visitazione della SS.ma Vergine Maria, in cui si gloria Sua Signoria Ill.ma d’esser nato, dona irrevocabilmente frà vivi al suddetto Conservatorio di S. Maria della Purità trecento stara d’oglio.
Realizzato il Conservatorio, era necessario erigervi una chiesa accanto per comodità delle sue ospiti, e il documento notarile ne attesta l’avvio. Il presule aggiunge che è sua precisa volontà che il quadro dell’altare maggiore sia della Vergine della Purità, mentre il cappellone del corno dell’Evangelio sia dedicato in onore del principale protettore della città di Napoli e del Regno, S. Gennaro Vescovo e Martire, con una statua fatta venire da Napoli e una reliquia con autentica di detto Santo. L’altro altare sarebbe stato dedicato a S. Antonio da Padova, del quale Sua Signoria Ill.ma porta il nome, ed altri Santi.
Nel 1721, con altro atto rogato dal notaio Bonvino, il vescovo si trovò in presenza delle religiose del Conservatorio e deliberò di donare ducati 55 e grana 40 che deve avere da Ottavio Marangella di Nardò. In cambio, le monache erano obbligate a celebrare annualmente Messe in sua memoria e in onore della Vergine e di altri Santi.
Nel corso degli anni, il vescovo continuò a fare donazioni e disposizioni testamentarie, fino ai suoi ultimi giorni, destinando somme per il completamento della chiesa e per la celebrazione di Messe perpetue.
Dopo la sua morte, il Conservatorio continuò a ricevere donazioni da laici e benefattori, fino a poter ultimare i lavori del complesso e investire in beni immobili, consolidando così la sua funzione educativa e spirituale per le giovani donne della città di Nardò.
