
di Antonio Epifani
Sulla piccola altura sita nella località denominata “Pezza”, sorge la chiesa parrocchiale di Seclì.
Edificio di architettura contemporanea che nasconde una storia importante del paese che affonda le sue origini in età medievale. Dalla visita pastorale di Mons. Ludovico De Pennis effettuata il 23 maggio 1452 sappiamo che l’edificio in questione era la chiesa maggiore del paese ed era intitolata a San Nicola di Myra. L’arciprete era don Giorgio che si occupava della cura delle anime del piccolo borgo ed era coadiuvato da altri sacerdoti tra i quali don Giorgio Gioi, don Giorgio Gigante e don Giorgio Greco.
Dalla relazione veniamo a conoscenza di una serie di suppellettili sacre, tra le quali un libro e una campana che, al momento della visita, si trovava nel campanile della chiesa di San Giovanni, una croce dorata e una serie di possedimenti terrieri situati nelle zone del paese, tra i quali Padulaci, Piperi e Vinci. Tali beni erano pertinenti al medesimo edificio, che sorgeva lungo una delle principali strade dell’epoca, in quanto preceduto dalla presenza di altri due edifici religiosi nei pressi della località Santa Maria: il primo intitolato al Santissimo Crocifisso di Santa Sofia, di cui oggi si conserva memoria nella piccola cappella che custodisce l’antico affresco del Cristo della Pietà; il secondo dedicato alla Madonna di Costantinopoli, la cui presenza è ricordata da una croce in ferro, poggiante su un basamento istoriato con motivi floreali, databile al XVI secolo.
Ritornando alla chiesa di San Nicola, essa subì sostanziali modifiche nel corso del XVII secolo per volontà del duca di Seclì, Antonio D’Amato, uomo di grande cultura e ingegno, che volle inoltre modificare il titolo dell’edificio, dedicandolo alla Vergine Immacolata, in virtù della profonda devozione della famiglia nei confronti della Madonna. Alla chiesa dell’Immacolata fu associata una confraternita maschile, che vi officiò fino al 1969, anno in cui l’edificio venne abbattuto.

Particolarmente interessante risulta la relazione della visita pastorale di Mons. Antonio Sanfelice, il quale, durante la visita alla chiesa dell’Immacolata, riportò integralmente nelle carte della visita l’iscrizione posta sull’architrave della porta d’ingresso. Da essa è possibile ricavare le notizie precedentemente citate, ossia la primitiva intitolazione a San Nicola, l’intervento di Antonio D’Amato e la successiva dedicazione alla Vergine Immacolata. L’epigrafe recitava:
Alma Parens Virgo dicatum est hoc tibi templum sic tibi tum dictum santaque Nicolae il sacro clero il pio signore D’Amato con carità fervente il tutto eresse.
Inoltre, da alcuni documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Lecce, sappiamo che nel 1815 la chiesa risultava di proprietà del Comune di Seclì e rappresentava una sorta di sentinella spirituale del paese.
L’edificio si caratterizzava per una struttura molto semplice e sobria. La facciata, priva di particolari elementi decorativi, era dominata da un grande finestrone che illuminava l’aula. Sulla parete di fondo si trovava l’altare maggiore, dotato di una nicchia destinata ad accogliere la statua della Vergine. Sul lato destro erano presenti due cappelle poco profonde, che ospitavano gli altari dedicati alla Vergine del Rosario e a Santa Lucia Vergine e Martire. Sul lato sinistro, invece, una piccola rientranza accoglieva la gondola, una piccola bara utilizzata per accompagnare al cimitero i defunti appartenenti alle famiglie meno abbienti. Un’ulteriore nicchia ospitava infine le statue della Vergine Addolorata e del Cristo morto.
La chiesa era particolarmente cara alla devozione popolare, come si evince dalla relazione dell’Arciprete di Seclì, Vincenzo Alessandrelli, che nel 1825 scriveva al vescovo Lettieri:
“oltre la chiesa parrocchiale […] vi sono sette altre cappelle fuori della comune, cioè una dedicata a Dio, ed alla SS. Vergine Immacolata, ed in questa chiesa vi è una grande divozione del popolo, e si fa festa il giorno ottavo del mese di dicembre con novene, ed esposizione, penegirico, messa solenne, processione, e sparo, ed arde tutto l’anno come per s. Antonio la lampada per divozione di molti buoni cittadini; e questi ancora pensano a tutto quanto necessario nella sacra cappella”.
Come detto in precedenza, l’edificio fu abbattuto intorno al 1969 per lasciare spazio alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale, intitolata, come l’antico edificio, alla Madonna delle Grazie.
Arretrata di pochi metri rispetto all’antica chiesa confraternale dell’Immacolata, la nuova chiesa presenta un piccolo piazzale di forma quadrangolare, caratterizzato da anonimi gradoni in marmo bianco e da due elementi curvilinei che ospitano i lampioni della ditta Neri, databili al 1980. Sul basamento di questi ultimi è presente lo stemma del paese, molto probabilmente un richiamo al cinquecentesco stemma della città collocato sul rosone dell’antica chiesa matrice, a indicare la presenza dell’Università cittadina nella proprietà dell’immobile sacro.
Il piazzale assume inoltre un particolare valore storico e devozionale, poiché ospita le antiche sepolture della chiesa dell’Immacolata, un tempo visibili sul pavimento dello stesso edificio di culto.
La facciata, slanciata nelle forme architettoniche contemporanee, presenta un porticato che richiama la forma piramidale della parte sommitale. Quest’ultimo fu realizzato nel 2009 per esigenze prettamente funzionali, integrandosi tuttavia pienamente nell’insieme architettonico. La struttura della facciata è scandita da due ordini. Nella parte inferiore, una lastra collocata nel 2022 ricorda l’antica chiesa dell’Immacolata, mentre le pietre in travertino rivestono completamente l’edificio, comprese le parti laterali, lasciando emergere fasce orizzontali intonacate che conferiscono maggiore simmetria all’insieme.
Nella parte superiore della facciata, quattro finestroni istoriati raccontano la devozione popolare, rimasta viva nel tempo, verso i santi patroni San Paolo Apostolo e Sant’Antonio di Padova, oltre che verso la sua concittadina più illustre, la serva di Dio Suor Chiara D’Amato. A coronamento della facciata, una croce in ferro sormonta l’intero complesso, mentre lateralmente si innalza la torre campanaria in ferro battuto, sulla quale sono collocate cinque campane dedicate rispettivamente alla Madonna delle Grazie, a Sant’Antonio di Padova, secondo una tradizione ricorrente negli edifici religiosi di Seclì, a San Paolo Apostolo, a San Pio da Pietrelcina e a Madre Teresa di Calcutta.
La struttura presenta inoltre un ampio portale d’accesso, caratterizzato da un portone in legno massiccio decorato con triangoli bronzei istoriati, sui quali sono raffigurati lo Spirito Santo e il giglio francese, simbolo tradizionalmente associato al Santo Patavino. Il portone, insieme all’antiporta, fu realizzato nel 2002 per devozione del popolo di Seclì.
Tre aperture scandiscono la piccola navatella laterale destra, mentre sul lato sinistro una piccola cappella ospita il fonte battesimale. L’interno, abbastanza ampio, è illuminato da una serie di finestroni collocati lungo le pareti laterali, in prossimità della copertura. L’aula liturgica presenta una pavimentazione in marmo, arricchita dalla presenza di marmi policromi installati intorno al 2002 lungo le pareti laterali. Colonne in marmo verde Guatemala contribuiscono a creare un andamento prospettico e luminoso, accompagnando lo slancio dell’edificio verso la copertura.
Quest’ultima costituisce uno degli elementi più interessanti dell’intero complesso. Il soffitto, caratterizzato da travi in cemento armato lasciate a vista e da cassettoni triangolari, conferisce movimento e simmetria all’insieme. La particolare conformazione della copertura richiama simbolicamente l’immagine di una barca rovesciata: la trave principale, che corre longitudinalmente da un’estremità all’altra, può essere interpretata come la chiglia della barca e funge da elemento portante dell’intera struttura. Allo stesso modo, nella chiesa, la trave centrale costituisce il principale elemento di sostegno dell’edificio.
Dalla trave centrale si diramano ulteriori costoloni in cemento armato, assimilabili alla struttura lignea delle imbarcazioni, la cui funzione è quella di conferire stabilità e distribuire le sollecitazioni sull’intera copertura. Accanto alla funzione strutturale e tecnica, questa soluzione architettonica assume però anche una precisa valenza simbolica, probabilmente concepita già in fase progettuale.
Il sostegno e la stabilità della struttura possono essere infatti ricondotti alla presenza reale di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia, mentre l’intera copertura richiama la barca di Pietro, immagine tradizionale della Chiesa. La barca, collocata simbolicamente al centro dell’edificio e capace di accogliere nell’unica aula liturgica l’intera comunità, dai più piccoli agli anziani, diviene così metafora del viaggio dell’umanità attraverso le tempeste della vita.
L’edificio di culto diventa il luogo nel quale la comunità viene accolta e guidata verso la salvezza, sotto la guida del successore di Cristo. È dunque la presenza reale di Gesù a garantire stabilità e sicurezza, affinché la barca, e con essa la comunità raccolta in preghiera, possa attraversare le difficoltà senza affondare.
Anche le “vele”, individuabili negli elementi che si aprono tra le travi in cemento armato, assumono un importante significato simbolico: esse si dipartono dalla trave centrale, identificata con Cristo, luce del mondo, e si aprono verso i finestroni che permettono alla luce naturale di penetrare nell’aula. La luce diviene così simbolo dell’abbondanza e della positività che scaturiscono dall’incontro con Cristo.

La chiesa presenta inoltre una terminazione piana, priva di incavi o articolazioni geometriche particolarmente complesse, che consente di ottenere un’area presbiterale ampia e funzionale. Al centro della parete di fondo si trova il mosaico raffigurante la titolare, la Vergine Maria che regge il Bambino tra le braccia, in evidente richiamo all’antico e perduto dipinto seicentesco proveniente dall’antica matrice. La composizione è valorizzata dalla presenza di marmi policromi che conferiscono movimento alla parete di fondo, culminante in una terminazione piramidale nella parte centrale.
Particolarmente degno di menzione è il bellissimo Crocifisso in cartapesta, realizzato dalla bottega Gallucci di Lecce intorno al 1975. La sua collocazione sospesa, al centro dell’unica mensa eucaristica, consente una prospettiva insolita e suggestiva. L’attuale disposizione è il risultato della risistemazione degli spazi liturgici dell’edificio operata nel 2025.
La navatella laterale ospita inoltre la semplice cantoria e la cappella del Santissimo Sacramento, realizzata nel febbraio 2025. Al suo interno è stato collocato un antico tabernacolo in legno, sormontato dalla Croce e affiancato dalle statue lignee dei santi patroni Paolo e Antonio, realizzate in legno di Ortisei. La decorazione a stucco interessa sia il basamento sul quale poggia il tabernacolo sia la parete di fondo. Anche la lampada votiva, di antica committenza, contribuisce a creare un interessante rapporto tra tradizione e innovazione.
Tra le opere di particolare rilievo conservate all’interno della chiesa si segnala la statua in cartapesta del Sacro Cuore di Gesù, realizzata da Agesilao Flora e commissionata nel 1911 per volontà dell’Arciprete Luigi Piccinno. Anche la statua della Vergine Immacolata, antica titolare dell’edificio di culto, è collocata nella cappella laterale destra, all’interno di una nicchia lignea.
Nella modesta cappella laterale sinistra, come già ricordato, si trova invece il fonte battesimale in marmo bianco. Ai suoi lati sono collocati la statua in cartapesta di San Paolo, di autore ignoto e proveniente dall’antica chiesa parrocchiale, e un confessionale in ferro battuto, caratterizzato da richiami all’architettura gotica e realizzato intorno al 1975.
Il complesso parrocchiale è inoltre caratterizzato dalla presenza di locali molto ampi, nei quali si riconoscono soluzioni architettoniche di tipo industriale tipiche degli anni Settanta. Una recente risistemazione degli spazi ha conferito all’insieme una nuova configurazione, anche sotto il profilo storico e culturale.
Dai lavori effettuati tra il 2025 e il 2026 sono nate nuove aule destinate alle attività pastorali e intitolate ad alcuni personaggi illustri della città, distintisi per aver condotto una vita all’insegna della spiritualità, della cultura e della solidarietà. Alla serva di Dio Suor Chiara D’Amato è stata dedicata l’aula magna, nella quale è presente un’interessante riproduzione su tela dedicata alla vita della religiosa claustrale.
Le aule di catechismo sono state invece dedicate a Diego, Arcangelo e Marcello da Seclì, uomini animati da grande spirito di servizio e umiltà, che dedicarono particolare cura e attenzione al prossimo. La biblioteca parrocchiale è stata intitolata al dotto e celebre Francesco da Seclì, uomo di grande cultura e autore di ben undici volumi dedicati alla spiritualità e al modo di vivere la propria esistenza.
La struttura è dotata anche di una foresteria intitolata a Padre Antonio Migali, missionario della Consolata, morto a soli ventinove anni dopo aver dedicato la propria vita al servizio della comunità, oltre che di una casa canonica.
Ne risulta, dunque, un complesso parrocchiale ampio e articolato, degno di una comunità ricca di storia, che ha vissuto nel corso dei secoli sotto lo sguardo attento di una fede incrollabile. Una soluzione architettonica che aderisce ai canoni estetici dell’epoca della sua realizzazione, ma che al contempo risponde alle esigenze di una comunità che per secoli ha vissuto la propria formazione spirituale all’interno di un edificio di culto le cui radici affondano nel XII secolo.
La continuità storica appare evidente nel rapporto tra l’antica e la nuova chiesa: nel Medioevo la piccola chiesa di San Nicola rappresentava l’edificio di culto maggiore del piccolo borgo, mentre nel XX secolo l’area torna ad accogliere la chiesa parrocchiale della comunità, che ancora una volta si affida alla Vergine Maria dalla piccola altura di Largo Immacolata.
Un luogo nel quale la storia e le pietre continuano a parlare di antiche e vetuste memorie, mantenendo vivo il legame tra la comunità contemporanea e il proprio passato.
Bibliografia
Archivio Parrocchiale di Seclì, statuto della Confraternita dell’Immacolata,
Archivio Parrocchiale di Seclì, fascicolo A chiesa parrocchiale.
Archivio Parrocchiale di Seclì, fascicolo B chiesa parrocchiale.
Archivio Diocesano di Nardò, visita di Mons. Antonio Sanfelice,
Archivio Diocesano di Nardò, atti della visita pastorale di Mons. S. Lettieri 1816/1827, relazione dell’Arciprete Vincenzo Alessandrelli in risposta alla domanda del Vescovo datata al 19 agosto 1825.
Archivio Diocesano di Nardò, visita di Mons. Corrado Ursi, 1955.
A. EPIFANI, Confraternite di Seclì estinte, Confraternita dell’Immacolata Concezione in M. GABALLO, F. CAVALLO (a cura di), le Confraternite della Diocesi di Nardò – Gallipoli, Grenzi editore 2023.
A. EPIFANI, “Omnia Vincit Amor” Il Palazzo Ducale di Seclì nel contesto delle residenze nobiliari. Tesi di laurea triennale in storia dell’Architettura. Relatori Chiar.mo VINCENZO CAZZATO e Chiar.mo FRANCESCO DEL SOLE.
S. SERIO, Casarano nel Tardo Medioevo, Barbieri Edizioni, 2020.
G. CENTONZE, A. DE LORENZIS, N. CAPUTO, Visite Pastorali in Diocesi di Nardò (1452-1501), a cura di B. VETERE, Galatina 1988.
GIUSEPPE DE RAMUNDO, L’Angelo ritrovato, frammenti di storia di Seclì narrati da un ragazzo di 80 anni, Lucca 2015.
