di Marcello Gaballo e Armando Polito
Il 14 aprile 1633 la Segnatura di Giustizia di Roma, poi divenuto Tribunale Supremo della Curia romana, invia una richiesta al vescovo di Nardò per avere ragguaglio del stato della chiesa matrice di Alliste, in seguito ad una supplica inviata a Roma da parte di Filippo Tomasi che segnalava come in quel Comune non potersi esseguire la volontà di donna Cornelia circa la fabrica della capella di San Filippo per il mal termine in che si trova detta Chiesa.
La donna, nel suo testamento, aveva dato disposizione perché i suoi eredi facessero costruire una cappella dedicata a San Filippo apostolo nella chiesa matrice di Alliste (oggi dedicata a San Quintino), il cui patronato sarebbe stato del suo congiunto Filippo Tommasi.
Il vescovo, nella sua prima visita pastorale, aveva constatato il degrado della chiesa matrice e dispose che i sacramenti fossero trasferiti nella chiesa dell’ospedale di San Quintino, nello stesso Comune. Con questo provvedimento vanificò la volontà testamentaria della donna, visto che non si poteva più costruire la cappella che tanto auspicava.
Il 20 giugno 1633 il vescovo Girolamo De Franchis risponde giustificando il suo comportamento. In occasione della visita pastorale aveva constatato oltre la picciolezza, che à pena ci stavano quaranta persone, et quelle senza distinzione di luogo, ma confusamente, minacciando rovina da più parti, et una humidità incredibile: et di dietro all’Altare che un solo vi era, dove si conservava il SS.mo Sacramento, v’era un luogo nel quale si riduceva ogni bruttezza della terra, e rendeva una puzza intollerabile: il sito vicino alla muraglia, et in luogo non conveniente; da che mosso, ordinai alla Comunità di detta terra che ci rimediasse: ne havendolo potuto fare per la povertà, in che si trova; nell’altre visite doppo ordinai che il SS.mo Sacramento, il fonte batismale e quanto vi era in quella, si dovesse trasferire, come si fece, nella Chiesa di San Quintino, vicino detta terra, Chiesa comodissima, e molto decente: et che dovesse servire per Chiesa matrice, non essendoci altra Chiesa, sino che non si riaccomoderà detta Matrice, nel modo che l’io prescrissi.
In quella non vi si celebra per le sudette cause: né si può fare Cappella ò Altare conforme il volere della quondam Cornelia Tomasi, se prima non si accomoda…
In chiusura del documento è annotato che una prima risposta fu inviata dal vescovo da Napoli, dove si ritrovava per la sua infermità, ma fu smarrita, per cui ne scrisse una seconda il 21 novembre 1634, indirizzata a Ferrante Berger.
Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.
