di Armando Polito

Tutte le immagini mostrano un caddhu, ma nelle prime due la parola ha un etimo diverso e questo spiega l’assenza di qualsiasi parentela semantica. In tutte le altre (per questo sono racchiuse in un’unica cornice) , per quanto possa sembrare strano, cadddhu ha lo stesso etimo, ma la fantasia, soprattutto quella popolare, è in grado di operare miracoli, compreso quello della moltiplicazione dei significati. Ogni cosa, però, ha il suo prezzo e, per soddisfare la sanissima curiosità di sapere come sia stato possibile, non resta che procedere con la lettura. Buona barba!, a chi ha deciso di farsela crescere …
Se dovessimo tener conto solo del significato, probabilmente in un vocabolario del dialetto salentino saremmo costretti a riservargli in numero di lemmi quasi da record. È quanto avviene, come si vede nelle schede sottostati che ho numerato per comodità di lettura, nel vocabolario del Rohlfs per la necessità, forse, di non creare confusione a causa del diverso significato che la voce assume a seconda del territorio.
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La stessa messe di varianti, cosa di per sé esemplare sotto il profilo documentale, ha finito per propiziare un po’ di confusione in chi legge e un abbaglio sul piano etimologico nello stesso autore, come vedremo commentando volta per volta le tre schede.
SCHEDA 1
Caddu1, come il corrispondente italiano callo, è dal latino callu(m), etimo tanto scontato che non è riportato, come di consueto avviene in presenza di esatta corrispondenza.
Caddhu 2: come l’italiano gallo, è dal latino gallu(m) e per il resto vale quanto detto per il n. 1.
Caddhu3: come etimo viene messo in campo caddhu2 ma, anche ad impiegare la mia più acrobaticamente sfrenata fantasia, mi pare impresa disperata trovare un collegamento tra il gallo e lo spicchio. Resto, perciò, perplesso perché mi sarei aspettato almeno la presenza di un punto interrogativo, come avviene in altre circostanze con etimi che pure mostrano un minimo di plausibilità. Caddhu3 è da collegare, invece, con il caddhu=cavallo del n. 2, Cavallo era il nome di una moneta emessa per la prima volta nel 1472 da Ferdinando I, recante al dritto la testa del sovrano e al rovescio un cavallo al passo. Nella scala delle monete aveva il valore più basso. Al Rohlfs qui è stranamente sfuggito ciò che pure mostra di conoscere in caddu della scheda 2. A meno che non sia rimasto abbagliato io da un presunto, sempre da me, abbaglio del Rohlfs, ricordo, sempre a me stesso, senza scomodare l’oraziano indignor quandoque bonus dormitat Homerus (mi sdegno quando il bravo Omero sonnecchia), che pure Sinner è soggetto di tanto in tantp, pur essendo un dritto nel suo campo (da tenis, si sa) è soggetto di tanto in tanto a qualche rovescio per un rovescio non riuscito. i
Caddhu4: come il precedente, si collega col caddhu del dettaglio 2, con slittamento metaforico: il pollone si forma e cresce a cavallo del ramo.
SCHEDA 2
caddu come l’italiano cavallo, dal latino caballu(m), con slittamento metaforico nel significato di mucchio di covone ed in quello numismatico, col quale è connesso quello di scorcio, rimasuglio di stoffa, nonché quelli di spichio di arancio (per aracia) e di spicchio di aglio del caddu3 del dettaglio 1, erroneamente connessi con caddhu2 della stessa scheda. Trafila: caballu(m)>*caallu (sincope di -v- intervocalica)>caddhu.
SCHEDA 3
caddhu de stria, in cui caddhu è il precedente e stria è dal latino medioevale striga(m), a sua volta dal classico strix= uccello notturno, simbolo di malaugurio perché nella credenza succhiava il sangue ai bambini. Evidente come la locuzione è una metafora certamente connessa con antichissime leggende e alla quale probabilmente non è estraneo l’aspetto della mantide religiosa (che ricorda, neppure troppo vagamente e in miniatura quello del cavallo) e come nota funerea solo il suo cannibalismo, essendo, a differenza di altri insetti, non solo innocua ma utile per l’agricoltura.

A Casarano chiamiamo caddhru anche la parte centrale dell’anguria che normalmente si offre al commensale più importante.
Quando una persona anziana ha una forte tempra si dice:”Che caddhu tene…”