Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (V)

di Cristina Manzo

 

5) Michael Binder arrivò nel sud del Salento chiamato da Helmut Dirnaichner, altro artista della Baviera che, nel 1979 insieme alla moglie, aveva conosciuto il Salento ed era stato “subito amore”. Alla fine si conoscevano un po’ tutti, ed era come se una parte della Baviera fosse rifiorita in quel luogo magico alla fine della terra. Michael, dopo molto girovagare, compresa un’esperienza deludente in Grecia, quindi, si trasferisce. Del Salento ama l’odore che si innalza nella campagna quando i contadini bruciano per mesi le foglie dell’ulivo: – “È un profumo inebriante, come l’incenso nelle chiese” – dice. Ne ama gli spazi di solitudine, lo scorrere del tempo tra le incombenze dei lavori agricoli, nell’alternarsi delle stagioni, il senso assoluto di libertà; gli piace quella vita povera e semplice che parla al cuore senza grandi filosofie: del lavoro, della terra, del cibo, del vino, degli animali, dei raccolti, dell’aiuto reciproco che le persone si danno senza tanti perché. Si ritrova in perfetto agio, immedesimato nel ruolo di massaro, vivendo come più gli piace e dialogando con la campagna, si sente felice e soddisfatto a cuocere pane e verdure, tutto made in home e trova che in questo sia il senso della vita, nella cultura delle piccole cose. L’unica concessione che si è fatta è stata quella di una piccola stanza da bagno con una vasca, annessa a quella che oggi è una stanza per gli ospiti ma, che in origine, era un ricovero per le capre. Sul muro sopra la vasca ha graffito e affrescato una figura di donna che sembra un modello di pittura romana, come la nuotatrice di Ercolano o il tuffatore di Paestum.

Dipinto nella stanza da bagno della casa di Michael Binder, Salve[1].

Fuori a fare ombra sulla casa, il grande albero di noce sotto al quale l’estate si fa salotto, e intorno eucalipti, albicocchi, ulivi e la vigna dal quale è fierissimo di ricavare vino rosso e rosato per sé e per gli amici. L’artista tenta anche di imbrigliare intorno alla casa la natura prorompente nelle reti e nei cartoni disposti tra i filari della vite, nel tentativo, inutile, di impedire all’erbaccia di crescere, ma il verde rigoglioso e indomabile invade la sua terra in ogni dove; fichi e campanule si intrecciano in un abbraccio inestricabile.

Appesa al muro, nell’abitazione vi è la locandina di una sua mostra personale a Brema, dal titolo “Menshen und katzen”, (uomini e gatti). E, dei gatti, l’artista possiede il senso di libertà, l’orgoglio, l’autonomia duramente conquistata.

Locandina della mostra di Michael Binder, e in basso il giardino della sua casa, nelle campagne di Salve[2].

 

Il pittore sembra il pifferaio magico delle favole, con al seguito tredici gatti, mentre traffica nella campagna. Curioso è lo scenario che si presenta agli occhi quando si appresta a dar loro da mangiare e gli corrono incontro da ogni dove. Non è un caso questa folta compagnia felina che lo circonda, ed essi prendono la forma anche dei suoi dipinti, di cui spesso sono protagonisti, fino all’identificazione in “un autoritratto come gatto”.

“Un autoritratto come gatto”, di Michael Binder, nella sua casa di Salve[3]

Ma, se all’esterno dell’abitazione sembra che il dominio appartenga alla natura, in casa regna l’ordine, ci sono troppe, tante cose, tuttavia ogni cosa è messa in un certo qual modo al suo posto. E la stessa cosa è nel suo studio, un capanno in mezzo alla vigna: qui i pennelli sono nei loro contenitori, i colori nei barattoli, i dipinti e i disegni occupano un ordinato posto sulle superfici, l’artista ha a suo modo organizzato e sistemato ogni cosa. Sul cavalletto vi è una tela appena finita, su uno sgabello una composizione, le sue opere raffigurano le stagioni che si susseguono in quella vita rupestre e tranquilla ma, accanto a queste vi sono anche opere astratte, dal carattere più allusivo, dove entrano in gioco sottili componenti emotive e psicologiche. C’è negli oli, un tratto sicuro e sintetico, un cromatismo pacato intriso di luce. Quella di Michael è una pittura stringata, secca, assomiglia all’uomo, ha il suo pudore[4]. Quella di Michael è, come quella di tanti altri artisti di cui abbiamo raccolto le storie, una narrazione poetica attraverso forme e colori di una terra che ispira da sempre le muse e i poeti, che fa sentire a casa, che invade di serenità l’anima. Una terra generosa, senza confini, come solo il Salento può essere. Abbiamo visto cinque diverse storie, di gente straniera arrivata da lontano per caso o per scommessa, alla ricerca di un posto da amare e che li amasse, di una terra, meglio ancora di un luogo, che lasciasse loro spazio per esprimere appieno la loro arte e la loro creatività. E, non persone qualunque ma, gente di grande cultura e talento. Tutti sono rimasti stregati dalla magia del mare e della campagna, dal modo che si prospettava loro di poter condurre una vita semplice, fuori dagli schemi e, dalla libertà che vi hanno trovato. Essi hanno arricchito notevolmente la memoria del Salento e la sua visione, rendendolo noto in tutto il mondo, con il loro personale contributo.

Michael Binder nel suo capanno di pittura, in agro di Salve[5]

Ovviamente, ce ne sarebbero a migliaia di queste storie da raccontare, tutte uniche e interessanti nella loro diversità, ci si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Tuttavia, grazie a Carlo Stasi e, al suo profondo legame con il Salento, (nato a Berna, in Svizzera, nel 1960, da padre di Acquarica del Capo e madre di Salve), la provincia di Lecce è la prima ad avere un dizionario bio-bibliografico, una voluminosa opera in due tomi, “Dizionario Enciclopedico Dei Salentini” (Vol. I, A-L; Vol. II, M-Z, Edizioni Grifo, Lecce, 2018, prefazione di Alessandro Laporta, Università del Salento), che illustra a largo raggio il panorama del patrimonio storico-culturale salentino in un quadro sincronico, ma anche diacronico: l’antico con le sue radici storiche unito all’attualità del contemporaneo con i suoi diversificati e multiformi aspetti e le sue molteplici espressioni. Nella raccolta di dati enciclopedici, l’autore non prende in considerazione solo personaggi insigni del passato, ma dà spazio anche a contemporanei che si sono distinti per il loro contributo creativo nei diversi campi del sapere, dell’etica, per l’impegno sociale, per le competenze specifiche storico-culturali: dalla politica all’imprenditoria, dalla moda alle invenzioni, dalle medaglie ai riconoscimenti poetici , canori e sportivi. Un’indagine che va oltre il mondo della letteratura e delle arti e delle scienze, spaziando negli ambiti più svariati, al fine di illustrare “tutto quanto sia notabile o notevole”. Sfilano in questo modo personaggi illustri dell’antichità, dell’età moderna e contemporanea accanto a chi si è imposto all’attenzione sociale nei cento comuni della provincia, non solo autori leccesi di nascita, ma tutti quelli che hanno operato ed operano nel Salento, valorizzandone il patrimonio culturale, il contesto ambientale e artistico: “personalità “forestiere” che ci hanno aiutato a conoscere e riconoscere la nostra terra, a guardarla con occhi diversi”, scrive Stasi nella premessa[6]».

Santa Maria di Leuca, tramonto a Finibusterrae (foto Cristina Manzo)

 

Quando si giunge a capo Otranto, dove Jonio e Adriatico si incontrano, da un lato vi è il mare, dall’altro la macchia mediterranea, la sensazione è quella di essere arrivati alla fine del mondo. È ora che, chiudendo gli occhi dinanzi a questa visione di infinito, ci si può immaginare in tutti i posti e in nessuno.

« I pescatori del tratto di mare tra la Torre del Serpe e la Palascìa raccontano che in certe giornate, quando le nuvole in cielo sono gonfie di pioggia e il sole le illumina come fossero vele, sulla superficie dell’acqua si può scorgere un brillio: i riflessi dorati di qualcosa di simile a una tromba [8]» “Il viaggio è un cantiere in evoluzione e tu, viaggiatore che intraprendi questo cammino ricorda che non sei mai, “solo” in viaggio, per il gusto di viaggiare, ma che ti accingi a scoprire camminando il tuo sentiero nascosto, il senso del tuo “esplorare e sentire” di un luogo che darà pace alla tua anima migrante. Tornerai a casa con uno zaino più pesante di pensieri e di parole a cui potai attingere all’occorrenza, come da un pozzo per dissetarsi e, allora, ti sarà certo che il tuo viaggio è stata un’esperienza di cui il tuo cuore mai si scorderà.

(fine)

Note

[1] Verso Sud, 2008.

[2] Idem.

[3] Verso Sud, 2008

[4] Cfr. Verso Sud, 2008.

[5] Verso Sud, 2008.

[6] https://www.iltaccoditalia.info/2019/01/09/il-salento-leccese-di-tutti-i-tempi-nel-dizionario-enciclopedico-di-carlo-stasi/.

[7] Scatto personale.

[8] Roberto Cotroneo, E nemmeno un rimpianto, Mondadori, Milano, 2011.

 

 

Per la prima parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri

Per la seconda parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (II)

Per la terza parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (III)

Per la quarta parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (IV)

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