Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (IV)

di Cristina Manzo

 

A poca distanza dalla masseria Spigolizzi, comincia il nostro quarto racconto.

Ci vivono Heinz e Mirjam Steffens. Il loro centro del mondo è qui, nella “casa solare” immersa nella campagna di Salve, ad appena un chilometro dal mar Jonio.

Interni della “Casa solare”, dimora di Heinz e Mirjam Steffens, Salve[1]

Ci si arriva attraverso le estreme propaggini delle serre salentine e la strada che si inerpica oltre una chiesa bianca di calce, dal profilo messicano. Mirjam, è una montanara della Baviera, dalle forti mani e dal bel volto come intagliati nel legno, uno spirito nomade che si è fermato qui, per amore di Heinz, ingegnere, che ha sistemato la loro casa, (anche se, poi, ammette di essersi sentita “predestinata” e di essersi profondamente legata al Salento). Sente la durezza, la forza oscura e la magia segreta di questa terra e attribuisce questo incanto al potere che essa ricava dal suo continuo dialogare con il mare che la culla da ogni parte. È profondamente attratta dalle pietre del luogo, che usa per il suo lavoro, pietre che portano il segno della storia, levigate dal mare. Qui, si vive un continuum neolitico tra specchie, dolmen e menhir. Porto Badisco, le cento pietre di Patù, Le selci di Spigolizzi, il ”Paiarone” di Pozzo Mauro, le veneri di Parabita. La casa, è un rifugio in progress, cresciuto intorno alle strutture contadine preesistenti, che Heinz ha adattato alle esigenze di un’operosità che spazia dai lavori agricoli alla cura degli animali, dall’attività artistica all’ospitalità offerta agli amici che vengono a trovarli. Insieme inseguono il sogno di una vita indipendente dai meccanismi della società industriale. Mirjam trova nei legni, nelle pietre e nella segreta magia del luogo materiali ideali e suggestioni profonde per il suo lavoro da artista che è aspro e forte. Il laboratorio è un luogo alchemico dove realizza maschere e figure totemiche, simbologie solari e lunari, arcane divinità matriarcali, ma anche burattini, mentre Heinz, si appassiona a distillare il vino e la grappa. Tutto quello che mangiano e che offrono agli amici è rigorosamente fatto in casa. A Mirjam piacciono le scelte estreme, nella ricerca artistica come nella vita. Non ama parlare molto di sé né essere fotografata, -”la fotografia, ti scheda, ti crocifigge”-, dice. Tuttavia si abbandona volentieri a parlare del suo rapporto con Normann Mommens, vicino di casa; lui le procurava le pietre, le portava scalpelli e martelli, la veniva a trovare per guardare il suo lavoro, ma era anche capace di lasciarla libera, senza mai interferire. In lui aveva trovato un interlocutore prezioso, come difficilmente accade ad una donna che voglia praticare la scultura.

Burattini e sculture realizzati da Mirjam Steffens, nella Casa Solare, Salve[2]

Anche in Germania non era stato semplice. Si era laureata in economia, per “distruggere il capitalismo” e l’obiettivo principale della sua arte rimane quello di socializzare i risultati, soprattutto in difesa dei diritti delle donne e per l’ambiente. Cerca solo un linguaggio molto semplice per comunicare i messaggi della propria arte, i contenuti che le stanno a cuore. Il suo lavoro indaga sulle radici ultime, che accomunano le culture sui grandi temi dell’umanità: la natura, l’amore, il sacro, il ruolo della donna, perché convinta che esista un unico flusso energetico che accomuna uomini, terra e cielo. Uno dei suoi campi di indagine preferiti è quello dell’antropologia culturale, della religiosità popolare, partecipa a processioni, pellegrinaggi, i riti del paese, come quello delle tarante, profondamente radicato nel Salento. Nella campagna accanto, Michael Binder, tedesco del sud ha riadattato, anche lui, con interventi minimi strutture contadine preesistenti, in un disordine da bidonville che alla fine presenta una sua speciale dimensione estetica: Quinta tappa del nostro Salento itinerante, vissuto da animi forestieri diventati, forse, più salentini dei salentini.

(4 – continua)

Note

[1] Verso Sud, 2008

[2] Verso Sud, 2008.

 

Per la prima parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri

Per la seconda parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (II)

Per la terza parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (III)

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Un commento a Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (IV)

  1. Buongiorno,
    Molto belle ed interessanti le pubblicazioni della Drssa Manzo; le leggo al mattino mentre bevo il caffè (Ahimè non “Quarta Caffè”…perchè scrivo dall’ estero ed è irreperibile a queste latitudini). Noi, la Diaspora Salentina d’ Oltremare, ci sentiamo parte del ” Salento visto con gli occhi degli altri “…perchè lasciando la nostra Terra e diventando una statistica nel fenomeno dell’ emigrazione Italiana…siamo diventati anche noi ” Gli Altri”.
    Grazie.
    Bangui – Repubblica Centrafricana.
    A.R.

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