Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri (II)

di Cristina Manzo

Se non ci si è nati, nel Salento non si arriva per caso, ma per scelta. Sulle orme di questi viaggiatori, dimentichi del ritorno, artisti, intellettuali, alla ricerca dei segni di una storia passata, scopriamo il Salento attraverso gli occhi degli altri. Il “genius loci” del Salento dove Lecce è posta ad estrema sentinella del suo territorio, si esprime nel barocco, l’apoteosi del nulla dove la linea si avvolge su se stessa in grovigli sinuosi e labirintici. La geometria elementare delle facciate esplode in un misto di ordine e disordine apollineo e dionisiaco. Tutto, in questo paese, è indizio rivelatore di una ideologia della festa permanente, dello spettacolo continuo. Come dice Marilena Cataldini, ne “Il noto e l’Ignoto”: Si dice sud e in poche lettere si vogliono nominare persone e paesi. Si dice Salento non sapendo quanta e quale varietà di lingua e dialetti vi è a poca distanza da luogo a luogo. Intraprendere un viaggio nella propria terra è un po’ come scendere dentro se stessi. All’inizio tutto sembra chiaro, conosciuto e riconoscibile, poi lungo il percorso cominciano a mancare i riferimenti. Via via il territorio si fa sconosciuto, così ci si affida ad altri percorsi, quelli tracciati dai forestieri, da chi, qui, non aveva abitudini e si muove con l’incanto della prima volta. È solo a quel punto che si diventa veri viaggiatori[1].

1) Prima testimonianza avvincente è quella di Nagase Hiroko, che molti anni fa, aprì nella piazza delle Alcantarine, a Lecce, una caratteristica bottega orientale di artigianato, con un grande forno, dove realizza preziosi e originali manufatti, come i cavallini a cui era affezionata da bambina o le conchiglie dalle quali è da sempre, enormemente affascinata.

Hiroko Nagase nella sua bottega artigianale di ceramiche, piazza delle Alcantarine, Lecce[2]
nella sua bottega artigianale di ceramiche, piazza delle Alcantarine, Lecce[2]

 

Prima di approdare nel Salento Hiroko ha vissuto anche in America e a Londra e, nella sua bottega, è riuscita a realizzare un interessante incontro di culture spiegando che, ama il Salento perché qui si è liberi di esprimere i propri sentimenti, anche attraverso l’arte, e che i salentini sono tutti allegri, spontanei ed espansivi mentre, in Giappone, i sentimenti devono essere pudicamente celati per non svelare debolezza e mettere a nudo la propria anima; in pubblico bisogna essere sempre morigerati e composti.

Hiroko Nagase mentre lavora la ceramica, Piazza delle Alcantarine, Lecce[3]

L’artista si riconosce profondamente nell’anima del territorio che l’ha accolta e che è diventato il suo modo di vivere sereno e soddisfacente e definisce il Salento una terra accogliente ma segreta, dove il vecchio e il nuovo convivono senza alcuna lacerazione, ma contribuiscono misticamente a cambiare il corso di vita delle persone che vi giungono.

Ma come è arrivata Hiroko nel Salento?

– La passione di Hiroko per la ceramica nasce in America da una grande nostalgia per il paese natio. Arrivata lì come giovane studentessa di lingue, come antidoto alla malinconia le viene suggerito un corso di lavorazione della terracotta. Il corso però, non è proprio economico e quindi per affrontarne il costo comincia delle collaborazioni extra. Nel frattempo conosce Pietro, anche lui in America per motivi di studio e di lavoro. Non molto tempo dopo inizia per lei una serie di spostamenti per il mondo al seguito del marito, diventato, intanto, fisico e docente universitario. Prima in Inghilterra, dove restano cinque anni; non potendo insegnare l’inglese agli inglesi, Hiroko si dà anima e corpo alla ceramica che diventa così il suo lavoro. Da qui si traferiscono a Trieste dove frequenta la bottega di un ceramista, poi il destino li costringe ancora una volta a salire su un aereo, questa volta per il Giappone, dove restano sette mesi. Anche sul suolo nipponico Hiroko dà il meglio di sé e la sua arte è grandemente apprezzata. Tuttavia, non è neanche il Giappone la loro meta definitiva. Marito e moglie tornano in Italia e si stabiliscono a Lecce, in Puglia. Nella città barocca per eccellenza, Hiroko comunica a Pietro la decisione di iscriversi per la seconda volta all’università, a un indirizzo artistico. Il povero coniuge si mette le mani nei capelli: come farà a studiare su testi universitari lei che conosce pochissimo l’italiano? Eppure Hiroko si laurea nei tempi stabiliti, con un voto di massimo rispetto. Nel frattempo il suo laboratorio nel centro storico di Lecce è una realtà promettente. Inoltre, tutte le estati Hiroko trascorre un mese nella casetta acquistata a Procida, in via san Rocco. Anche qui l’artista si fa conoscere per le sue creazioni e apre la sua casa ad ogni incontro creativo e culturale. Quella che dall’esterno sembra un’ossessione per i soprammobili, è in realtà l’esposizione al pubblico delle sue creazioni. Tutti possono accomodarsi a casa di Hiroko e discorrere con lei di qualsiasi argomento. Innamorata di Ungaretti, appassionata di fonetica, con alle spalle una tesi comparatistica su Mishima e Pasolini, Hiroko spiega la sua arte partendo dal suo rapporto con la terra. Prima di realizzare un oggetto parla con essa a bassa voce per creare un clima d’intesa e le descrive la storia della persona che riceverà l’oggetto. Parlando con la materia prima, l’oggetto diventa vivo perché se sono le mani a darle la forma, le parole le infondono addirittura l’anima. Solo così, una volta finito, l’oggetto potrà parlare a quella persona. – E brava Hiroko, penso mentre le chiedo se ha mai insegnato a qualcuno l’arte della ceramica.

Hiroko Nagase e le sue ceramiche nella casa di Procida[4]

Mi risponde, come solo un giapponese può fare, che dev’esserci senz’altro una predisposizione e un’innata manualità, ma c’è da imparare una tecnica e per imparare una tecnica sono richiesti lavoro e sacrificio. Nessuno può insegnare nulla a chi non dimostra di avere amore e spirito di sacrificio e questi, sono ancora più importanti del risultato finale, qualunque esso sia. Chi vuole imparare a lavorare la materia deve avere capacità manuale, volontà e soprattutto “spirito corretto”. – Spirito corretto? In che senso? -Hiroko mi sorride. – Bisogna capire lo spirito della natura e della vita, in poche parole bisogna essere sinceri. L’artista e l’artigiano devono essere persone oneste, leali. – Quando ha scelto l’isola, il suo pensiero era di portarvi qualcosa di nuovo e l’idea è, ora, quella di ospitare nella sua casa artisti con lo stesso spirito, che vogliano tenere aperta la porta per la gente che passa in modo che, a contatto con l’arte, essa possa arricchirsi nell’intimo. Victor Hugo diceva: ‹‹C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo; c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima››. Bè, sia che siamo a Procida o nel Salento, c’è il mare, c’è il cielo e ci sono anche un’artista e un’arte con tutta l’anima[5].

Una civiltà contadina millenaria ha disegnato l’anima in tutto il territorio del Salento che, nonostante il nuovo, mantiene una sua natura elementare primordiale. Una terra che, laddove si uniscono i due mari, lo Jonio e l’Adriatico, a Leuca, sembra navigare nell’aria, tra il respiro del mare e la voce del vento.

 

Incontro tra l’Adriatico e lo Jonio, Leuca, Finibusterrae[6]

Da questo luogo, percorrendo con l’immaginazione la dorsale delle serre, fino all’ultima, quella che va verso Lido Marini, fino a Salve, giungiamo ad un’ antica masseria dal nome Spriculizzi, o Spigolizzi, che si erge al colmo di un’altura da dove allunga lo sguardo a difesa del territorio. Qui ha inizio il nostro secondo racconto, vissuto e descritto attraverso gli “ occhi di altri”.

(2- continua)

Note

[1] M. Cataldini, M. Pizzarelli, C. Gerardi, Verso Sud, Salento d’acqua e di Terra rossa, Anima mundi edizioni, Otranto, 2008.

[2] https://judywatson.net/tag/nagase-hiroko/ visitato il 15/05/20, ore 17,45.

[3] https://www.cittameridiane.it/il-cuore-e-lanima-di-hiroko/hiroko-nagase_lucilla-cuman-ph_citta-meridiane-19/ visitato il 15/05/20, ore 17,49.

[4] https://giruland.com/viaggi/hiroko-nagase-un-artista-e-un-arte-con-tutta-l-anima/

[5] ivagabonviaggiditeresita.blogspot.com › 2016/09 › unartista-e-unarte-.. visitato il 15/05/20, ore 17,40.

[6] Scatti personali.

 

Per la prima parte:

Tornando a Sud: viaggi in un Salento che diventa casa, attraverso gli occhi degli altri

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