Lo storico e intellettuale canonico gallipolino don Francesco d’Elia

di Rocco Severino De Micheli

Ritratto giovanile del canonico don Francesco D’Elia (dal Catalogo Generale dei Beni Culturali)

 

Francesco D’Elia, primogenito di sette fratelli, nacque a Gallipoli il 10.12.1840 alle ore 6,30 da Tommaso (barbiere di 24 anni) e Gaetana Piro (di anni 18), nella loro casa in strada Romito

Dichiarato in municipio dal padre il 12.12.1840, con atto n. 209, col nome “Francesco di Paola”. Fu battezzato nella cattedrale di Sant’Agata il 13.12.1840. Morì a Gallipoli il 28.11.1917 all’età di 77 anni circa. Fu canonico e arciprete del Capitolo della Cattedrale di Gallipoli.

Il canonico don Francesco D’Elia a 69 anni (archivio Vanda Pagliarulo)

 

Compiuti gli studi preparatorii nell’antico seminario di Gallipoli, si recò a Napoli per studiare filosofia, teologia, dritto canonico e, quindi, ascendere al sacerdozio ed essere ordinato nel 1863.

Nella città partenopea, insieme alle scienze sacre studiò, per passione, letteratura, storia e archeologia che gli saranno da viatico per il prosieguo della sua vita al servizio di diverse comunità.

Tornato nella sua Gallipoli, nel 1864 ricoprì la carica di Cappellano amovibile della cattedrale, nel 1874 quella di Mansionario, nel 1889 fu Sotto-Tesoriere; nel 1893 Tesoriere; nel 1898 Decano, nel 1907 Arciprete. Fu parecchie volte Procuratore Generale del Capitolo; e professore nel Seminario dall’anno 1888 fino al 1892. Da Papa Leone XIII fu nominato cappellano d’onore ed insignito del titolo onorifico di Monsignore.

Fuori dal contesto ecclesiastico, fu insegnante nel ginnasio comunale di Gallipoli dal 1874 al 1888, e nella Scuola Tecnica dal 1876 al 1880, oltre che insegnante nell’unica sezione di Scuola Normale femminile dal 1877 fino al 1882.

Per le sue innumerevoli pubblicazioni di storia patria fu nominato componente la Regia Commissione provinciale conservatrice dei Monumenti di Terra d’Otranto e Regio Ispettore circondariale per i monumenti, gli scavi ed oggetti di antichità e di arte.

Fu socio corrispondente e fondatore del Circolo numismatico di Napoli. Ebbe incarichi e ricoprì uffici di tipo amministrativo. Attese al riordinamento della Biblioteca comunale, incarico che espletò con massima diligenza guadagnandosi il plauso generale.

Nel 1884 fu uno dei soci fondatori della Banca popolare di Gallipoli e per moltissimi anni ne ricoprì la carica di Vice presidente.

Fu parecchio tempo subeconomo dei Benefici vacanti. Fu uno dei consiglieri più attivi del Comizio agrario. Fu presidente del Consorzio delle vie vicinali. Ebbe la presidenza del Patronato scolastico.

Nel 1908, insieme al prof. Cosimo de Giorgi, prof. Pietro De Simone, Ing. Antonio Vallone, avv. Gennaro Carissimo, dott. Eugenio Maresca, ing. Antonio Tafuri, dott. Vincenzo De Donno, cav. Luigi Viola, sig. Carlo Arnò, cav. Filippo Bacile e avv. Pasquale Maggiuli fece parte della Commissione Provinciale per la tutela e conservazione dei Monumenti.

Nel 1912 fu nominato, per un triennio, Ispettore Onorario per i monumenti, gli scavi, ed oggetti di antichità ed arte per i mandamenti di Casarano, Gallipoli e Nardò.

Prima della sua morte propugnò insieme ad altri per la fondazione della Società di Storia Patria in Terra d’Otranto, che però tardò a venire.

Egli viaggiò spesso e nell’estate del 1889 fece un viaggio ad Atene e a Costantinopoli in seguito al quale scrisse un libro nel 1913. Non vi furono importanti città italiane in cui non si fosse recato, per visitarne, avido come era di conoscenza, gli edifici, i monumenti, i musei, gli archivi.

 

I suoi scritti:

1895 – Origine e vicende della Chiesa episcopale di Gallipoli;

1898 – Vita di monsignor Consalvo de Rueda;

1901 – Dichiarazioni sui nomi delle vie del Borgo di Gallipoli;

1904 – Il privilegio di Ferdinando I d’Aragona a favore di Nardò. Se ne dimostra la falsità. Estratto dalla Rivista Storica Salentina;

1905 – Del brevissimo e travagliato regno di Ferdinando II d’Aragona. Estratto dalla Rivista Storica Salentina;

1906 – Illusioni di Ferdinando d’Aragona, ultimo Duca di Calabria;

1906 – Gli Ebrei in Gallipoli;

1906 – Chiesa cattedrale di Gallipoli (riedificazione 1629);

1912 – La servitù militare in Gallipoli;

1913 – Impressioni dì un viaggio a Costantinopoli;

1913 – Origini e vicende della Chiesa e Comune di Sannicola;

1913 – Gallipoli non fu mai sottomessa a feudatario:

1916 – Un ricorso storico.

Altre opere erano in preparazione e tra queste un grosso volume di Spigolature storiche attinenti  Gallipoli, mai compiuto per la sopravvenuta scomparsa.

Compose anche poesie; nel libro “Vita di monsignor Consalvo de Rueda”, scrisse dei versi per scagionare  il predetto vescovo della qualifica di bizzarro e focoso affibbiatagli dal Can. Buonanno de Sanctis, mettendone in evidenza  i santi costumi e sottolineando il giovamento spirituale e materiale che ne ricavò la Chiesa gallipolitana.

Vieni – o signora – affrettati.

La barca aspetta all’erema costiera,

L’ombre hanno ignoti fremiti,

E mare e ciel sorridonsi la sera.

 

Da le foreste balsami

E dolci accenti giungeranno al mare,

Ansa d’amor l’oceano

Ne l’immenso chiaror plenilunare.

 

De l’alghe ne gli acri aliti

E nei profumi de la terra in flore,

Dei fiotti pur negli ululi

Il tutto canta la canzon d’amore.

 

Vieni, e qual ramo d’ellera

Stretti. e com’arpe o d’usignoli il canto,

D’amor le carni vibrino

De l’universo nel subitine incanto.

 

vieni, e m’affoga, e suggiml,

O bruna maga, suggimi la vita,

Per bara abbia l’oceano,

E sia sudarlo l’etera infinita.

Il prof. Luigi Bianchi dedicò al canonico don Francesco D’Elia un elogio funebre con le seguenti parole finali: “La memoria di Lui non potrà essere cancellata dall’animo di coloro che hanno il culto delle cose buone.  Ben si potrebbe scolpire sulla tomba del canonico Francesco D’Ella quella famosa sentenza di Plutarco: “Uomo giusto e sapiente è quegli che nacque degno di viver, e morì degno di esser vissuto”.

 Ed avrei finito, se non dovessi rivolgere una pubblica preghiera all’Ill.mo signor Sindaco della città di Gallipoli. Preghiera, che credo sia anche il voto ardente dei congiunti e di tutti gli egregi concittadini. Disponga egli che nella Biblioteca comunale, accanto ai ritratti degli antichi uomini illustri della città, sia collocata la pensosa effigie dell’Estinto, come colui che non solo ne studiò le vite, ma ne seppe emulare i meriti e le virtù.

   Di che ringrazio pubblicamente l’illustrissimo sig. Sindaco, quasi di cosa già compiuta.”

 

L’ing. Vincenzo D’Elia (archivio Francesco Paolo Valentino)

 

Il legame con Casarano

Il fratello Vincenzo D’Elia, ingegnere, nato a Gallipoli il 5.1.1856 e morto ivi il 6-7-1910, progettò per questa città alcuni edifici, realizzati negli anni come segue:

nel 1880 – Lo stabilimento vinicolo di Luigi Capozza;

nel 1882 – Il Palazzo Comunale di piazza Malta;

nel 1889 – Il Cimitero comunale di via Matino;

nel 1911 – il Calvario monumentale.

La famiglia di Achille Zompì con la moglie e i figli nel 1895 ca. (archivio Carusa.it)

 

La sorella Filomena D’Elia (secondogenita) nata a Gallipoli 22.12.1842, morta a Casarano il 30.12.1907 si sposò con il commerciante Achille Zompì, vivendo e operando con i numerosi figli a Casarano.

Il 2 novembre 1916, un anno esatto prima di morire, don Francesco scrisse una lettera alla nipote Gaetana Zompì (nella foto, seduta accanto alla madre), nonna paterna della sig.ra Vanda Pagliarulo che ringrazio per il materiale fornitomi.

Lettera autografa del 1916 (archivio Vanda Pagliarulo)

 

… Questa è la nostra fede, questa deve essere la nostra speranza.

Le sofferenze della mia malattia, addivenuta oramai cronica, hanno degli alti e bassi. E’ più di un mese che non posso uscire da casa.

Passo il tempo e mi divago scrivendo a voi, innumerevoli nipoti, sparsi per le varie regioni d’Italia, e scrivendo articoli di storia, che si pubblicano nei giornali e riviste, come può informarti il fratello Cosimino. La mia costituzione di acciaio è stata alterata, ed è corrosa dalla ruggine del morbo e dell’età.

Chiudo benedicendoti qual sacerdote e baciandoti con affetto da zio.      Francesco

 

Per Casaranello

Nel luglio del 1913 per incalzante interessamento di don Francesco D’Elia, in qualità di Ispettore onorario ai monumenti per i mandamenti di Casarano, Gallipoli e Nardò, furono mandati a Casarano dal Ministero della Pubblica Istruzione due mosaicisti fiorentini, Lorenzo Bettaccini e Italo Bichi,  per il restauro dei mosaici paleocristiani della chiesetta di Casaranello, monumento nazionale sin dal 1907.

Mosaici di Casaranello (la cupola)

 

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com

error: Contenuto protetto!