«Re e Patria». Un quadro di Egidio Lanoce per Umberto I

Nel 1889 Egidio Lanoce realizzò per il re Umberto I un’opera nella quale arte, storia e sentimento patriottico si intrecciano in una complessa composizione celebrativa. Intitolato «Re e Patria», il quadro fu disegnato su pergamena con inchiostro e colori e dedicato al sovrano nel quarantunesimo anniversario della promulgazione dello Statuto italiano.

L’opera, concepita come una vera e propria sintesi iconografica del Risorgimento, raccoglie figure, simboli, date e avvenimenti della storia dell’unificazione nazionale: dalla monarchia sabauda alla breccia di Porta Pia, dai protagonisti del Risorgimento agli stemmi delle città italiane, dai proclami di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II alla figura allegorica dell’Italia.

Al centro di questa costruzione celebrativa stanno dunque insieme la memoria della patria e la figura del sovrano, secondo una sensibilità profondamente legata alla cultura politica dell’Italia postunitaria.

Il testo che accompagna la riproduzione dell’opera, pubblicato a Lecce nel 1889, offre inoltre una testimonianza significativa sulla figura di Lanoce, presentato non soltanto come autore del quadro, ma come giovane artista, educatore e fondatore della Scuola d’arte applicata all’industria di Maglie. La breve biografia firmata dall’avvocato M. Colucci ricorda infatti i riconoscimenti ottenuti dall’artista e sottolinea il ruolo da lui svolto nella crescita della scuola e nella formazione dei giovani operai.

«Re e Patria» si presenta così non soltanto come un’opera celebrativa dedicata a Umberto I, ma anche come una testimonianza della cultura artistica e civile nella quale Lanoce maturò la propria idea di arte: un’arte capace di unire il disegno, la storia, l’educazione e il lavoro.

 

RE E PATRIA

QUADRO DEDICATO

A

  1. M. UMBERTO I.

DISEGNATO SU PERGAMENA CON INCHIOSTRO E COLORI
DAL

PROF. EGIDIO LANOCE

 

LECCE
TIPOGRAFIA EDITRICE SALENTINA
del Cav. GIUSEPPE SPACCIANTE

MDCCCLXXXIX

… ove speme di gloria agli animosi
Intelletti rifulga ed all’ Italia
Indi trarrem gli auspicii.

QUESTI versi del poeta civile de’ Sepolcri scritti sotto la figura del gran Re Vittorio e sul bozzetto della storica Porta Pia, irradiata dalla luminosa stella d’ Italia nostra, dànno l’ intonazione a tutto il quadro: e segnano fattore principale dell’ Indipendenza nazionale, Quello; fatto precipuo della grande epopea, la breccia aperta in questa. Su l’attico della Porta leggonsi le auguste affermazioni:

— Ci siamo, e ci resteremo —
— Roma intangibile —

In alto sventola la bandiera tricolore: nello sfondo, in un azzurro limpidissimo, il Pantheon di Agrippa. Ai quattro angoli i ritratti di Re Umberto, valoroso e buono, di Margherita, bella e pia, del Principe ereditario, del Duca d’Aosta. Negli spazii la genealogia dei gloriosi Sovrani di Casa Savoia scritta su scudi sorretti da putti in mezzo a fiori. Su due quadretti si leggono i proclami memorandi del Re Carlo Alberto a’ suoi soldati prima di levare il campo dalla città di Lodi (1848), di Vittorio Emmanuele ai popoli d’ Italia del 9 ottobre 1860. Tra l’uno e l’altro, e al di sopra d’un terzo quadretto ov’ è la dedica del lavoro a S. M., il genio d’ Italia raffigurato in una formosissima donna, quale il Leopardi avrebbe immaginato la patria libera e forte, regge con una mano la Carta statutaria della nazione, con l’altra impugna una spada.

Il quadro sopra tutto vuol essere storico. Quindi su una riquadratura a tinta nerissima son disposti a gruppi gli stemmi delle cento città d’Italia a colori e a metalli, frammezzati e intrecciati con le date memorande del risorgimento nazionale, de’ plebisciti, dei fatti politici più importanti sino alla visita del nostro Re all’ Imperatore tedesco, scritte su scudi su vessilli su cartelli su nastri a svolazzo.
Emergono agli angoli quattro medaglioncini aurei: vi appaiono sopra, quasi fossero incise, le figure di Re Carlo Alberto e Garibaldi, eroi, del Conte di Cavour e di Urbano Rattazzi, questo continuatore della politica fortunata del primo.
Poi tutto il quadro si compie nel margine con una stoffa stile risorgimento a stelle bianche su fondo rosso; sul margine stesso e ai centri de’ quattro lati è scritta la mistica parola FERT.
La cornice in legno scolpito è lavoro dell’egregio De Cupertinis da Lecce.

Nella parte superiore di essa leggesi il motto « Re e Patria » che intitola tutto il disegno.
Riportiamo qui la dedica del quadro scritta dal Prof. Francesco Macrì Leone:
« A S. M. Umberto I. Re d’ Italia, che, disceso « di stirpe votata alla salute della patria, le glo- « riose tradizioni continua e, del prezioso retaggio « geloso custode e vindice, con la pietà dell’animo « e con lo splendore di civili virtù, illustra il trono, « tra principato e popolo rendendo sempre più salda « quell’amorosa concordia, che fa i popoli felici e be- « nedetti i re.

« Maglie, II giugno MDCCCLXXXIX, quarantunesimo anniversario dalla promulgazione dello Statuto italiano. »

 

L’ AUTORE

EGIDIO LANOCE è nato in Maglie, Terra d’Otranto; in quest’estremo lembo d’ Italia bella. Giovane e modestissimo ha valore parecchio; non poco si è reso, e si rende giovevole a questo paese nostro.
All’Esposizione di Torino del 1884 fu premiato con medaglia di bronzo, per avervi mandato un blocco della nostra pietra da costruzione trattato architettonicamente.
Nel 1887 fu decorato con medaglia d’argento al valor civile, per aver compiuto un’opera di salvamento ad occasione di un luttuoso disastro.
Nel 1881 fondò questa Scuola d’arte applicata all’industria. Devonsi alle sue cure assidue, e ai risultati dell’ insegnamento da lui impartito, la medaglia d’argento conseguita da questa Scuola all’Esposizione di Torino del 1884; il voto favorevole dato per la medesima dalla Commissione centrale per l’ insegnamento artistico-industriale, che venne ad ispezionarla; i sussidii ottenuti dallo Stato, dalla Provincia e dalla Camera di commercio di Lecce, dal nostro Municipio. La Scuola continua sempre a progredire con l’amoroso insegnamento del Lanoce, che ha saputo associare a sè due altri valenti artisti: numerosi giovani operai la frequentano ogni sera ritraendo un profitto, che si riflette immediatamente nell’esercizio de’ loro mestieri.

Maglie, giugno 1889.
avv. M. COLUCCI

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