di Fabio Cavallo
All’indomani della divisione dell’Impero romano, e cioè quando l’imperatore Teodosio (347 – 395) nomina come suoi eredi i figli Onorio e Arcadio che si spartiscono l’intero territorio in due grandi aree geografiche1, la penisola salentina viene a trovarsi nell’orbita politica e culturale dell’Impero romano d’Oriente, con capitale Costantinopoli, l’antica Bisanzio.
Tale influenza ha contribuito ad incidere sul territorio, sulla lingua, sull’arte e sulla religione di Terra d’Otranto.
Quello bizantino rappresenta, in tal senso, il secondo grande apporto della cultura greca nella storia del Salento. Il primo risale all’età antica, quando l’insediamento delle colonie della Magna Grecia fa dell’area ionica uno dei principali territori di diffusione della civiltà ellenica, con Taranto quale centro di primaria importanza. Le vestigia di queste dominazioni culturali sono ancor oggi riconoscibili in diversi aspetti della storia e dell’identità salentina e possono essere ricondotte ad alcuni significanti elementi identificativi:
▪ Il tempio di Persèfone a Taranto con le due colonne doriche superstiti;
▪ La statua lapidea di Atena Minerva rinvenuta, di recente, a Castro;
▪ le numerose chiese e cripte rupestri affrescate in cui si officiava la liturgia orientale;
▪ l’idioma greco la cui eredità è presente, ancor oggi, nell’isola fonetica della Grecìa Salentina.
Il Grico, dialetto con elementi di greco antico e italiano, è ancora parlato nei comuni di Calimera, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatìa, Zollino i quali, oggi, costituiscono l’isola ellenofona del Salento(2).
Un tempo – e parliamo del Seicento – l’area era molto più vasta e si estendeva verso le coste ioniche comprendendo comunità come Casarano e Gallipoli. Su questo argomento, i ricercatori Marcello Aprile e Francesco Giannachi, dell’Università del Salento, in un loro contributo del 2019 riguardo quest’area linguistica, scrivono così:
“Essa si è progressivamente ristretta, e insisteva in origine sulla direttrice che portava dal porto di Otranto a quello di Gallipoli. L’attuale isola grecofona era affiancata da un’altra isola, posta a meridione e imperniata su Casarano.” (3)

Alla luce di quanto sostenuto dai due ricercatori, si può ragionevolmente ipotizzare che la nostra Casarano sia stata centro principale di una seconda isola grecofona simile a quella della “Grecìa”. A sostegno di tale ipotesi si aggiunge una significativa testimonianza documentaria, un testo redatto intorno ai primi anni del sec. XV dall’abate e vescovo Giovanni De Epifanis che descrive l’area territoriale della nuova diocesi di Nardò, costituita nel 1413 (4):
Latino:
Circa statum Locorum Dioecesis, et numerum animarum, praeter urbem Neritoni, quae numerat animarum quindecim millia, et ultra septingentas, habet etiam sequentia oppida populata, quorum, alia sunt aliis nobiliera, et meliora, et constant ex infra notatis animabus:
(…) Oppidum Casarani magni Latinorum simul, et Graecorum distat à Nerito passuum millia quindecim, et habet animas mille centum circiter. Oppidum alterius Casarani inferioris est Graecorum; distat à Nerito etiam quindecim millia passuum circiter, et habet animas quadringenta triginta circiter.
Italiano:
Quanto allo stato delle località della diocesi e al numero delle anime: oltre alla città di Nardò — che conta quindicimila settecento anime — essa comprende anche i seguenti centri abitati, alcuni dei quali più illustri e prosperi di altri, costituiti dalle popolazioni sotto indicate:
(…) La cittadina di Casarano grande — abitata sia da Latini che da Greci — dista quindicimila passi da Nardò e conta una popolazione di circa millecento abitanti. La comunità dell’altro Casarano inferiore è abitata da greci; è situata a circa quindicimila passi da Nardò e conta una popolazione di circa quattrocentotrenta abitanti.


Il documento del De Epifanis riveste particolare importanza poiché offre dati demografici di notevole interesse per la ricostruzione dell’assetto storiografico del territorio all’inizio del Quattrocento. Emerge, anzitutto, che i due borghi di Casarano e Casaranello risultavano ancora distinti e separati. Il documento consente, inoltre, di ricavare un elemento significativo sulla consistenza della popolazione: i due centri contano complessivamente 1.530 abitanti, dei quali più della metà è di lingua greca.
Un altro importante tassello che rafforza la tesi dell’isola ellenofona casaranese è la scoperta di graffiti greci rinvenuti nella chiesa di Santa Maria della Croce in Casaranello. Trattasi di incisioni brevi e preghiere devozionali tracciate direttamente sugli strati di intonaco degli affreschi medievali.
Il valore scientifico di queste iscrizioni lo si deve grazie agli studi del ricercatore belga André Jacob (1933 – 2019) il quale, decifrando pazientemente i testi incisi ha svelato dettagli cruciali sugli avvenimenti del tempo: anzitutto un graffito documenta che, intorno all’anno Mille, l’edificio sacro viene riconsacrato da un vescovo di rito greco della diocesi di Gallipoli. Altre iscrizioni recano le firme di copisti medievali come Kèfalas e Acindino, a testimonianza del fatto che la chiesa, in quei tempi, sia stata crocevia da scribi impegnati nella stesura di codici in lingua greca nei diversi monasteri della penisola salentina.

Questi graffiti, inizialmente interpretati come atti di vandalismo, si sono rivelati importanti testimonianze storiche. Confermano – questo ci interessa – che a Casarano si continuava a pregare e scrivere in greco, legando indissolubilmente la città alla sfera d’influenza culturale grecale. Trattasi di annotazioni, graffiti devozionali e invocazioni del tipo “Signore, aiuta il tuo servo…”, seguite dal nome dell’offerente inciso in caratteri greci corsivi tipici del Medioevo bizantino.
Ulteriore e significativa conferma della matrice greco-orientale in Casarano proviene dalla documentazione ecclesiastica, in particolare dall’inventario degli oggetti e dei libri liturgici appartenenti alla Ecclesia Maior Sancti Iohannis, la chiesa matrice del borgo intitolata a san Giovanni Elemosiniere, redatto in occasione della visita pastorale compiuta nel 1452 da Mons. Ludovico De Pennis5. Il documento, oltre a fornire un prezioso quadro della dotazione della principale chiesa casaranese, registra infatti la presenza di alcuni libri liturgici riconducibili alla tradizione orientale e, più precisamente, all’antico uso greco-bizantino.
Latino:
Ecclesia Sancti Iohannis, Maior ecclesia Casarani Maioris que regitur a domyno Filippo et habet hec bona:
(…)
Item Triodi unum
Item Apostolum unum
Item Ftayro (?) unum
Item Oraloyon unum
(…)
Italiano:
Chiesa di San Giovanni [Elemosiniere], chiesa madre di Casarano grande che è retta da Don Filippo e ha questi beni:
(…)
Anche un Triodion (6)
Anche un Apostolos (7)
Anche uno Stauro (?) (8)
Anche un Horologion (9)
(…)


La presenza di tali testi, utilizzati nella chiesa madre della comunità, testimonia infatti l’osservanza, nella metà del XV secolo, di riti liturgici sicuramente riconducibili all’ambito greco bizantino.
La “latinizzazione” dei riti e, di riflesso, della popolazione, si configura come un processo lento e graduale, sviluppatosi nell’arco di circa cinque secoli. Otranto, sede della metropolìa salentina, passa al rito latino intorno alla metà dell’XI secolo mentre Gallipoli, dopo diversi tentativi protrattisi per circa due secoli, intorno al 1374, sceglie di adottare definitivamente la liturgia romana. Tuttavia, tale processo di cambiamento non scalfisce minimamente l’importanza, a livello storico, artistico e culturale, del monastero bizantino di San Nicola di Casole, nel territorio di Otranto, che continua a rimanere uno dei grandi centri della cultura greca di Terra d’Otranto, una vera e propria università con una biblioteca tra le più celebri d’Occidente.(10)
La celebrazione del Concilio di Trento (1545 – 1563) contribuisce a dare una svolta più decisiva all’uniformazione liturgica nel Salento.
La svolta fondamentale avviene con il Sinodo diocesano idruntino del 1583, presieduto dall’arcivescovo Pietro De Corderos, durante il quale si sancisce definitivamente l’adozione del rito romano come unica liturgia da osservare nelle parrocchie di Terra d’Otranto.
Per secoli la figura cardine delle comunità salentine è stato il papàs, il sacerdote di rito bizantino integrato nei villaggi in cui parlava il greco e manteneva vivo il legame identitario con il mondo ellenico. Ora questo punto di riferimento scompare definitivamente lasciando il posto al sacerdote di rito romano che parla e officia in latino. L’antico idioma greco perde lo status di lingua colta e liturgica, venendo progressivamente confinato all’uso esclusivamente orale e domestico. Le isole ellenofone sparse nel sud Salento cominciano a contrarsi e, come nel caso di Casarano, scompaiono definitivamente.
Ultimo residuo di questa enclave linguistica è l’attuale area della “Grecìa salentina” istituita negli anni 80 del secolo scorso quale consorzio di comuni nel tentativo di mantenere in vita questo particolare dialetto.
Particolare interesse, in questo ambito, assume la tradizione casaranese dei “panitteddhri” di San Giovanni Elemosiniere.
Per ulteriori approfondimenti:
23 gennaio. A Casarano si festeggia San Giovanni Elemosiniere con i suoi panitteddhi
Il rito, ancora fortemente praticato, presenta una suggestiva analogia con l’antica artoclasìa della tradizione liturgica bizantina, nella quale il pane, insieme ad altri prodotti agricoli, viene benedetto e successivamente distribuito ai fedeli. È proprio in questa prospettiva che la distribuzione dei panitteddhri può essere letta come possibile residuo di una più antica ritualità religiosa di matrice greco-bizantina, simbolicamente, forse l’ultimo frammento di una pratica nata nell’antico alveo cristiano d’Oriente e sopravvissuta, modificandosi , alla “forzata” latinizzazione religiosa del Salento.
Esempi di grecizzazione
Le tracce dell’antico idioma greco sopravvivono ancor oggi nella radice di alcuni termini del dialetto casaranese e in diversi cognomi tipici del territorio e nella toponomastica di alcune contrade.
Ecco qualche esempio:
termini dialettali
Artètica: incapacità di star fermo dal greco arthritikòs (relativo alle articolazioni)
Asca: pezzo di legno dal greco askelís (irremovibile, in quanto saldamente aderente ai tessuti del tronco durante la crescita dell’albero
Caruppare: tagliare i capelli dal greco kourévo (tosare)
Caura: grosso granchio di mare dal greco kavoúri (granchio)
Cazzalora: pentola dal greco katsaróla (casseruola)
Cifàli: testa, cervello dal greco kefáli (testa)
Cilona: cisti, lipoma dal greco chelóna (letteralmente significa tartaruga ma il termine è traslato per via dell’aspetto delle cisti a forma di carapace di tartaruga)
Cirasa: ciliegia, dal greco keràsi (ciliegia)
Crasta: vaso da fiori dal greco glastra (vaso)
Cuccuascia: civetta dal greco koukouvágia (gufo/civetta)
Darlampare: lampeggiare dal greco dialámpo (incandescenza/bagliore)
Lippu: liquido untuoso: dal greco lípos (grasso)
Mustazzu: baffi dal greco moustáki (baffi)
Ntrame: intestini, budella dal greco éntera (intestini)
Paparina: pianta commestibile del papavero: dal greco paparoúna (papavero)
Pasuli: fagioli dal greco fasóli (fagiolo)
Portacallu: arancia, dal greco portokáli (arancia)
Puteca: bottega dal greco apothíki (magazzino)
Rufare: succhiare dal greco roufó (aspirare)
Scasciatu: rotto, guasto dal greco skási (lett. scoppiare)
Simatu: lett. segnato, trasl.: rotto dal greco simeío (segno)
Sita: melagrana dal greco sitári (termine che letteramente indica il grano, il frumento, per estensione al frutto composto da chicchi come il grano)
Vernacocchia: albicocca: dal greco verýkokko (albicocca).
Antroponomastica
Cognome Macrì: dal greco makrýs (lungo)
Cognome Panìco: dal greco panikos (seguace del dio Pan)
Cognome Papaleo: dal greco papàs (padre) e leo (leone)
Cognome Piscopo dal greco epískopos (vescovo)
Cognome Protopapa: dal greco protopapás (arciprete)
Cognome Rizzo: dal greco ríza (radice)
Cognome Stomèo: dal greco stòmion (piccola bocca)
per ulteriori approfondimenti:
Toponomastica
contrada Àffide dal greco fìdi (serpente, quindi luogo infestato da serpenti)
contrada Barlitti dal greco velanídi o belanìti (ghianda, luogo in cui sono piantate delle querce il cui frutto sono le ghiande)
contrada Càfara dal greco kàpiros (secco, luogo secco)
contrada Cormuni dal greco kormòs (tronco)
contrada Ischèra dal greco ischyrà (fortezza, luogo nel quale sorgeva una fortezza, una rocca)
contrada Manfìo dal greco nýmphaion, (ninfeo, luogo dedicato alle ninfe, divinità femminili greche legate alla natura)
contrada Trifana dal greco trìa (tre) e phatne (stalla), quindi tre stalle
contrada Tufara dal greco týfo (fumare, mandare fumo; l’estrazione dei tufi nelle cave provoca il sollevarsi di particelle di polvere minerale sospese nell’aria come se fosse fumo)
rione Laccu dal greco làkkos (fossa, pozzanghera; il rione “Laccu”, nel centro storico, trovandosi nella zona bassa del paese, raccoglieva le acque meteoriche che formavano pozzanghere).
NOTE
1) Formalmente l’Impero continuava ad essere unico, semplicemente governato da due imperatori, uno per la parte occidentale e uno per quella orientale;
2) Attualmente il grico è parlato quasi esclusivamente dalle generazioni più anziane senza aver proceduto al passaggio generazionale in quanto percepivano il loro dialetto come segno di arretratezza e povertà.
3) M. Aprile – F.G. Giannachi “Una lunga strada azzurra che porta alla Grecia – Diacronia e diatopia del greco del Salento” 2019.
4) Il testo della relazione è riportato da Ferdinando Ughelli (1595 – 1670), nella sua “Italia sacra sive De episcopis Italiae et insularum adiacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem”, la prima storia completa delle diocesi italiane, pubblicata in 9 tomi dal 1642 al 1662.
5) Si tratta infatti della prima visita pastorale storicamente accertata e documentata per molti comuni dell’area ionico-salentina. Per quanto riguarda Casarano, ne parla approfonditamente e in maniera ineccepibile Antonio Sebastiano Serio nella sua opera “Casarano nel tardo Medioevo”, inserita nella collana “Quaderni di Kèfalas e Acindino” .
6) Il Triodion è uno dei libri liturgici della Chiesa ortodossa e delle Chiese Cattoliche di Oriente di Rito bizantino. Il libro contiene i “Propri”, l’insieme dei testi della Messa e della Liturgia delle Ore che cambiano a seconda del giorno o del periodo dell’anno liturgico, le indicazioni per il digiuno quaresimale e le due settimane fino al giorno di Pasqua.
7) Nella liturgia orientale, l’Apostolo è un libro contenente testi tradizionalmente attribuiti agli Apostoli. L’Apostolo è la lettura che precede quella del Vangelo.
8) Il termine, riportato sull’inventario, può essere decifrato come “stauro” o “stauros” che significa letteralmente “croce”, quindi croce d’altare se tale vocabolo è inserito in un inventario di oggetti liturgici.
9) L’Horologion è il libro delle Ore liturgiche utilizzato dalle Chiese di rito orientale.
10) Durante l’assedio di Otranto, per mano dei Turchi ottomani nel 1482, il monastero fu occupato dalle milizie di Ahmet Pascià, trasformandolo in un avamposto di osservazione. A dispetto di quanto comunemente si ritiene, gli occupanti non distrussero l’abbazia ma ne causarono l’abbandono e l’inizio di un lento declino.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Serio Antonio Sebastiano, “CASARANO NEL TARDO MEDIOEVO”, Barbieri edizioni Manduria, 2020;
Ughelli Ferdinando, “ITALIA SACRA SIVE DE EPISCOPIS ITALIAE ET INSULARUM ADIACENTIUM, REBUSQUE AB IIS PRAECLARE GESTIS, DEDUCTA SERIE AD NOSTRAM USQUE AETATEM”, Tomo I, per i tipi di Bernardino Tano, Roma, 1642 – 1662;
Martinelli Cristina, “DA SPECCHIA DI VAJE A CASARANO. RAGIONAMENTO SULLE ORIGINI DI CASARANO MOTIVATO DALLA TOPONOMASTICA RURALE”, Esperidi Edizioni, Monteroni di Lecce, 2017;
Minniti Domenica, “LINGUE SOTTO IL TETTO D’ITALIA. LE MINORANZE ALLOGLOTTE DA BOLZANO A CARLOFORTE 12. LE ISOLE GRECOFONE IN CALABRIA E IN PUGLIA”, Edizioni Treccani, 2018;
Aprile Marcello – Giannachi Francesco G., “UNA LUNGA STRADA AZZURRA CHE PORTA ALLA GRECIA – DIACRONIA E DIATOPIA DEL GRECO DEL SALENTO” saggio inserito su RUDIAE. RICERCHE SUL MONDO CLASSICO, Congedo Editore, Galatina, 2019;
https://ese-journals.unisalento.it/index.php/rudiae/article/view/23851/19925.
