di Emilio Rubino
Fra Giuliano era un monaco questuante ed aveva un forte debole per i prosciutti, per salumi in genere e formaggi. Col tempo aveva addirit=tura tanto rifornito la cantina del convento da destare la gelosia, l’invi=dia e la bramosia di alcuni malfattori, i quali, non potendo penetrare direttamente nel locale, escogitarono uno stratagemma per impadronirsi di quel ben di Dio. Sistematisi sul lucernario della cantina, accompagnati da chitarre ed altri strumenti musicali, cominciarono a cantare melodie cantate così:
Fra Giuliano, Fra Giuliano,
sali an celu ca ti ole Gesù;
sali prima li lardi e lli prisutti
e poi ti tretu sali tu.
Fra Giuliano doveva, per l’eccessiva sua innocenza, essere davve=ro bonaccione e, quindi, anche un credulone e pensò davvero che lassù fos=sero gli angeli a cantare e che veramente lo chiamasse Gesù. Legò allora tutti i salumi e i formaggi a delle grosse corde che i malfattori
avevano fatto scendere giù e dopo legò se stesso. Tiratolo su, ad una certa altezza i malfattori tagliarono però la fune e il malcapitato cadde di pe=so a terra, fratturandosi le ossa. –
Col tempo, Fra Giuliano riuscì nuovamente a rifornire la can=tina e ancora una volta quei malfattori si finsero angeli e ritornarono sul posto con la solita musica e la solita cantilena:
Fra Giuliano, Fra Giuliano,
sali an celu ca ti ole Gesù
Ma il monaco di sotto:
Na fiata mi futtisti,
ma mo no mmi futtiti cchiù,
zunzù, zunzù, zunzù.
Maria Raho
