L’Ordine dei Fatebenefratelli di Taviano

di Marcello Gaballo e Armando Polito

 

Approvato dal pontefice Pio V nel 1572, venne riconosciuto da Sisto V nel 1586 come Ordine religioso propriamente detto. Si prefiggeva lo scopo dell’«assistenza corporale e spirituale degli infermi e dei bisognosi specialmente poveri, senza discriminazioni etniche, sociali o religiose, a imitazione di S. Giovanni di Dio, il quale, come egli stesso diceva, si sentiva spezzare il cuore alla vista delle necessità e delle sofferenze del prossimo e desiderava la salvezza di tutte le anime come la propria» (Cost., art. 7).

L’Ordine de li frati di S. Giovanni di Dio[1] detti anche Padri buonfratelli del Beato Gio: d’Iddio era presente anche nella nostra diocesi e gestiva il convento e l’ospedale di San Giovanni Battista a Taviano, fondato dal barone Giovan Battista Fuggetta con rogito del notaio Giovanni Speranza dell’8 maggio 1602, che lo aveva loro donato in quanto esercitati nell’ufficio dell’hospitalità assegnandogli un capitale di 2000 ducati[2].

Come è stato scritto in altro paragrafo di questo stesso lavoro, fallì il tentativo di un loro insediamento anche a Nardò per gestire l’ospedale cittadino, nonostante fosse stato concesso il parere favorevole basato sul motu proprio del pontefice Paolo V del 16 marzo 1619, le cui costituzioni furono confermate nella bolla di Urbano VIII del 20 giugno 1624 (Sacrosanctum apostolatus officium).

Il piccolo convento tavianese che non beneficiava di sufficienti elemosine e di risorse per una vita autosufficiente e decorosa, fu chiuso per effetto della bolla di soppressione dei piccoli e non autosufficienti conventi di papa Innocenzo X (1644-1655), contemplata nelle sue costituzioni apostoliche Inter cetera del 17 dicembre 1649 e Instaurandae regularis disciplinae del 15 ottobre 1652.

I frati, prima della chiusura, così come richiesto dovettero redigere un elenco completo dei beni mobili e immobili che il loro convento possedeva, corredato delle relative entrate e uscite.

Decretata la chiusura del convento e dell’ospedale, i frati, con verbale redatto in presenza del notaio Giovan Francesco Bolognino di Felline in data 22 aprile 1653, avevano infatti consegnato alla diocesi, e per essa all’arciprete di Taviano don Francesco Tronci, tutti i beni mobili e immobili che erano di detto convento.

A seguito di ricorso dei frati alla Congregazione dei Vescovi Regolari il convento tavianese fu reintegrato e  fu imposta la restituzione di tutti li beni stabili e mobili che erano di detto convento a suo tempo consegnati, nella quale vengono compresi detti beni mobili consegnati a detto arciprete compresi in detto istrumento. L’arciprete, più volte sollecitato a provvedere alla restituzione dei beni o al prezzo di quelli con resi danni e interessi, si oppose con grave danno e pregiudicio di detto monasterio.

Tra i beni a suo tempo ceduti vi erano: un calice con il piede di ottone indorato, la coppa d’argento indorato, et patena d’argento indorata; una pisside con il piede di ottone indorato et coppa d’argento indorata dentro con il coverchio similmente d’argento; una custodia di pietra leccese con la porta serratura et chiave; et più uno vasetto d’argento per l’oglio santo; et più una pianeta di casaluffia di diversi colori, foderata di tela quarnita con trena di seta, con stola et manipolo… due quadri, un stipo, un fonte d’acquasantiera, un panno d’altare, tre coscini, quattro tovaglie, due para di candelieri e un crocifisso.

Dopo pochi anni dalla ripresa il convento fu nuovamente soppresso e vi fu un nuovo ordine di consegna dei beni di proprietà. Prima del trasferimento l’ultimo priore dell’ospedale, fra Biasi Cocozza, come da verbale del 9 settembre 1678, consegnò all’arciprete di Taviano “tutti li beni mobili”, in verità ben pochi oggetti legati alla religiosità che la comunità possedeva:

una pianeta di tamasco rosso con manipolo e stola dell’istesso colore inforrata di tela

due sprovieri, uno biancho e uno altro violato, e più una chiavetella di ferro

uno panno di mezzo tamasco rosso con suoi lacci di croce.

I frati rivolsero ancora una supplica alla Congregazione, coinvolgendo l’amministrazione civica preoccupata della dismessa cura dell’unico ospedale cittadino, e ottennero nuovamente l’annullamento della soppressione.

Ma non furono poche le ingerenze e i contrasti con il clero locale ed il vescovo, così che i frati dovettero ricorrere alla S. Sede a seguito di accuse infondate mosse a loro carico e alla pretesa del vescovo di Nardò, novamente eccitata, di reclamare la iurisditione, visitatione et correzione, così da controllare il convento, avere il computo delle sue spese, valutare il patrimonio e la corretta gestione dell’ospedale.

Dalla Congregazione dei Vescovi vi fu un sollecito al vescovo Orazio Fortunato perché indagasse se fosse fondato il timore di qualche scandalo dei Religiosi Benfratelli della terra di Taviano e ripararlo nelle forme più proprie…

Il cardinale chirografo, nella lettera del 22 luglio 1690 indirizzata al vescovo, lo informava come questa Religione in virtù dei Brevi di Urbano VIII et Alessandro VII, confermati dalla sa(nta) me(moria) d’Innocenzo XI per questa Sacra Congregatione de’ Vescovi et Regolari gode l’esentione dalla giurisdizione degl’Ordinari, e per questa causa non sono soggetti alla visita, che sarebbe stato in pensiero di V.S. Ill.ma di fare del Convento della sudetta terra.

Di fronte alle successive insistenze del vescovo la Congregazione con altra lettera lo informava sull’esito del 10 maggio 1698 di una causa insorta a Bologna tra l’Eminentissimo cardinale Giacomo Boncompagni et il convento di S. Giovanni di Dio dell’istesso luogo, dalla quale chiaramente apparisce l’esentione della Religione fondata, oltre tante altre Constitutioni (sul motu proprio di Paolo V s.m. che principia Romanus Pontifex, emanato li 16 marzo 1619, e impresso nel Bollario tom. 4 Constit. 15 e confermato dalla s.m. d’Urbano 8° li 20 Giugno 1624 con altro Breve che principia  Sacrosanctum apostolatus, con il quale si confermavano tutti i privilegi concessi e da concedere all’ordine de’ mendicanti e Congregatione de’ Chierici Ministranti dell’infermi… Anzi l’istesso Urbano 8° li 9 Luglio 1638, dichiarando il di lui decreto  li 21 Giugno 1625, con l’approvazione della Congregazione dei Vescovi ribadiva che nelli conventi et ospedali della Religione di S. Gio: di Dio nelli quali saranno dodici Religiosi, li Vescovi in nessun modo s’ingeriscano. In quest’altri poi dove sarà minor numero de’ Religiosi, possino  l’istessi Vescovi, assieme con il Provinciale ò altro superiore maggiore dell’Ordine procedere alla revisione de’ conti dell’amministrazione degli Ospedali…

 

Note

[1] Morto l’8 marzo 1550 fu canonizzato da papa Alessandro VIII nel 1690. Fu dichiarato patrono celeste dei moribondi e di tutti gli ospedali da papa Leone XIII nel 1898.

[2] ASDN, Sacre Congregazioni, Scritture originali et autentiche spettanti alli conventi soppressi de regolari e soggettati alla giurisdizione ordinaria de vescovi della diocesi di Nardò con li processi et atti fatti per tal’affari. Quali convenuti sono: 1 Il convento di S. Giovanni Battista di Taviano de Frati di S. Giovanni di Dio. 2 Il convento di S. Tommaso d’Aquino alias di S. Maria delle Grazie di Casarano dell’ordine dei predicatori. 3 Il convento di S. Maria dell’Itria di Cupertino de PP. dello istess’ordine. 4 Il convento di S. Maria della Grottella di Cupertino de PP. minori conventuali di S. Francesco (1653-1714), busta 2, fasc. 4.

 

Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.

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