di Fabio Cavallo
L’organizzazione di una festa patronale salentina ha sviluppato, nel corso dei decenni, un vero e proprio lessico specifico, legato ai diversi elementi principali che ne compongono la struttura esteriore: le bande musicali, le luminarie, i fuochi pirotecnici. Si tratta di un patrimonio linguistico, nato dall’esperienza concreta e tramandato, spesso oralmente, di generazione in generazione.
Molte di queste espressioni, pur riferendosi ad elementi tecnici o organizzativi, hanno finito per diventare parte integrante della comunità che festeggia creando un vero e proprio “linguaggio della festa”.
Il repertorio di termini qui proposto non pretende, naturalmente, di essere esaustivo, ma si propone di raccogliere alcune delle principali espressioni ormai consolidate nel linguaggio popolare e divenute parte integrante della tradizione.
Un piccolo glossario che, accanto al significato letterale dei singoli vocaboli, intende conservare e tramandare modalità espressive che caratterizzano ancora oggi la festa patronale salentina.
Le Bande
Bussata: è il segnale che il cassista (il suonatore della gran cassa) dà due colpi al suo strumento per richiamare tutti i membri della banda musicale dell’imminenza dell’esecuzione.

Canzoniere: raccolta di canzoni celebri, brani popolari e di musica leggera, arrangiati per una formazione bandistica, eseguita, generalmente, alla fine dell’esibizione di arie operistiche e liriche. Celebre è il “canzoniere napoletano”, raccolta di brani storici di Napoli.
Capo banda: è la figura organizzativa che gestisce i rapporti interni del gruppo, la disciplina e gli spostamenti. A differenza del maestro direttore, che cura la parte artistica e musicale, il capobanda coordina i musicisti durante le sfilate e le piazze, dirige le marce sulla cassarmonica (vedi) prima dell’arrivo del maestro direttore.
Matinée: esibizione del complesso bandistico durante le ore mattutine, solitamente dalle ore 11:00 fino a mezzogiorno, in cassarmonica o in altro luogo (sagrato della chiesa o in piazza).
Spezzone: formazione ridotta (massimo 15 elementi) di un concerto bandistico, ingaggiato per esibirsi solo nelle processioni o in particolari momenti della festa patronale. Si differenzia dall’organico completo che può essere suddiviso in tre categorie: piccola banda (30 elementi), media banda (50 elementi), gran banda (100 elementi).
Le Luminarie
Arco: E’ la struttura classica che è presente in tutti gli allestimenti e i cui elementi formano proprio un arco che attraversa la strada da un lato all’altro.
Candelabro: struttura luminosa appesa sotto un arco che contribuisce a riempire lo spazio creato dall’arco stesso.
Cassa Armonica: (anche Cassarmonica) struttura scenografica caratteristica a forma di padiglione, integrata nelle luminarie e destinata ad accogliere la banda musicale per le esibizioni, durante le feste patronali. E’ generalmente collocata nella piazza principale e realizzata con una struttura lignea o metallica.

Frontone: il f. rappresenta la maestosa struttura luminosa, posta all’inizio di una galleria luminosa oppure al termine di due spalliere speculari, ispirata ai timpani dei templi classici o alle facciate delle chiese. E’ l’elemento più caratterizzante dell’intero allestimento di luminarie.
Galleria: la g. rappresenta un vero e proprio tunnel prospettico formato da archi luminosi messi in successione sulle strade e sulle piazze. E’ l’installazione più iconica dell’arte luminarista.
Palo: eappresenta l’elemento base per l’installazione delle luminarie. E’ un vero e proprio palo in legno, alto circa 5 mt sul quale vengono agganciati gli elementi luminosi. E’ la prima struttura che viene montata dai luminaristi.
Parazione (o parazzione): allestimento di grandi luminarie di una festa patronale che interessa piazze e arterie centrali del paese in festa. Deriva dal latino parare (nel senso di “addobbare”, “ornare”).
Pastorale: luminaria a forma di colonna con un riccio alla punta terminale. E’ un elemento utilizzato singolarmente per addobbare i lati delle strade secondarie.
Pettinesse: sono elementi luminosi semplici sospesi su un filo di ferro che attraversa la strada da un lato all’altro. Solitamente sono utilizzare per addobbare strade secondarie o piccoli spazi.
Rosone: E’ l’elemento decorativo centrale e circolare, ispirato al Barocco leccese, che rappresenta un vero e proprio rosone delle facciate delle chiese di Puglia.
Spalliera: Si tratta di una facciata, ricca di ricami, rosoni o altri elementi luminosi, che viene innalzata ai lati della piazza o della strada. Può essere semplice (se costituita da pochi elementi lineari) oppure doppia (costituita da complessi elementi luminosi).
Villa: Lo stesso che Parazione (vedi). Nel Medioevo, il termine “villa” indicava un piccolo insediamento rurale, un borgo o una comunità di campagna, come testimoniano, tra gli altri, i toponimi di Francavilla Fontana e Villa Castelli, in provincia di Brindisi. Nel Salento, a partire dal XVII secolo, il termine assume un significato legato alle rappresentazioni sceniche itineranti, allestite in occasione di feste religiose. In tali spettacoli, dedicati generalmente alla rievocazione della presa di Otranto da parte dei Turchi, venivano costruite nelle piazze, vere e proprie città scenografiche in legno e carta, destinate a raffigurare la città idruntina. In questo contesto può ricercarsi l’origine del termine “villa”. Le moderne luminarie, infatti, soprattutto nei Frontoni (vedi), riproducono prospetti architettonici che richiamano palazzi, facciate di chiese, archi e torrioni, assumendo l’aspetto di una sorta di città scenografica. Da ciò deriva l’uso, ormai invalso nel linguaggio popolare, di denominare “villa” l’intero allestimento luminoso delle luminarie.

I FUOCHI
Batteria: in gergo strettamente pirotecnico, s’intende l’insieme dei tubi di lancio sistemati nelle rastrelliere, nei cui cilindri sono inseriti gli artifizi pirotecnici. Nell’uso popolare si definisce il fuoco diurno, composto principalmente da rombi, colpi tonanti e coreografie sonore. In questo tipo di spettacolo, manca del tutto l’elemento dei colori, tipico dei fuochi notturni
Bomba da tiro: artifizio cilindrico di grosso calibro (la legge italiana stabilisce 210 mm per gli artifizi cilindrici e 400 mm per quelli sferici) composto da più sezioni e caratterizzato da aperture multiple in cielo come se si unissero più bombe insieme.
Bomba stutata: dal latino ex-tutare, (fig.: senza la protezione) particolare artifizio pirico che, tra il lancio in cielo e l’effetto visivo, lascia passare alcuni secondi dando l’impressione che la bomba si sia spenta.
Cànnoli: sono cilindri impastati con polvere a fiamma colorata e tracciante (cioè che traccia il suo passaggio nel cielo), di forma cilindrica, più grandi delle stelle (vedi). Al momento del lancio e dello scoppio in aria, cadono lentamente tracciando scie di fuoco come stelle cadenti.
Contraerea: (o Strenta) è un termine utilizzato dagli appassionati di fuochi d’artificio per descrivere spettacoli pirotecnici intensi e ravvicinati caratterizzati da lanci simultanei e frenetici, che ricordano visivamente il fuoco di sbarramento di una vera batteria contraerea militare.
Diana: sparo di colpi tonanti, in sequenza, nelle prime ore della mattina, che annuncia l’avvio della festa.
Giapponesata: lancio di più bombe sferiche giapponesi (vedi) inserite solitamente prima del “contraerea” finale.

Giapponese: La g. è una bomba sferica che produce l’effetto di una peonia o di un crisantemo nel cielo.
Salice Piangente: detto anche “pioggia”, è l’artifizio che genera una pioggia di scintille (spesso dorate o argentate) che cadono lentamente verso il basso, allargandosi in modo da ricordare la forma dei rami penduli di un salice piangente.

Stelle: sono piccole sferette, ricoperte di polvere a fiamma colorata che vengono sistemate in un artifizio, solitamente in forma circolare. Quando il manufatto esplode in aria, la deflagrazione provvede ad accendere le stelle ed a proiettarle in cielo realizzando un’apertura colorata perfettamente tonda.

Bibliografia:
NICASSIO Francesco: Fuochi pirotecnici, l’arte e i segreti, norme di P.S. Edizioni Levante, Bari, 1999
PUCE Raffaele: Parazioni. Le luminarie nelle feste patronali, Aramirè edizioni, Lecce, 2006.

Bell’articolo, grazie per la descrizione,molto esaustivo ed evocativo.
Quand’ero bambino, quando c’era una festa patronale,mio padre tornando a mezzogiorno dalla “chiazza” ci diceva a tutti ” nchianamu sulla lliama ca mo sparano li fuechi” , che poi più che altro si sentivano ,si vedevano solo delle veloci stelle luminose che sparivano subito.