Il miracolo di San Giovanni nei versi ottocenteschi di Maddalena Primiceri

di Fabio Cavallo

 

 

I versi dialettali dedicati al miracolo operato da San Giovanni Elemosiniere, il 31 maggio 1842 a Casarano, rappresentano una preziosa testimonianza di cultura popolare, nella quale memoria storica, devozione religiosa e tradizione orale si intrecciano in maniera indissolubile.

Composti, verosimilmente, nella metà dell’Ottocento dalla casaranese Maddalena Primiceri, quarantenne del posto, questi versi costituiscono uno straordinario documento antropologico e linguistico, capace di restituire il clima emotivo e devozionale vissuto dalla comunità durante i drammatici giorni delle piogge torrenziali che minacciavano raccolti e sopravvivenza dell’intero paese.

La composizione, tramandata oralmente per generazioni, conserva numerosi elementi del dialetto casaranese ottocentesco, con espressioni, forme lessicali e costruzioni sintattiche che riflettono il linguaggio quotidiano delle classi popolari dell’epoca.

Il racconto poetico, inoltre, assume un importante valore storico poiché cita, in alcuni casi, personaggi, luoghi e circostanze ben riconducibili agli avvenimenti realmente accaduti. Ciò offre una narrazione viva della processione penitenziale e del prodigio attribuito all’intercessione del Santo Patrono, la cui devozione a Casarano affonda le radici nel Medioevo.

Per lungo tempo questi versi sono sopravvissuti soltanto nella memoria orale di alcune famiglie casaranesi, rischiando progressivamente di andare dispersi. Tuttavia, recenti ricerche storiche e antropologiche, successivamente confluite in interessanti pubblicazioni dedicate alle tradizioni popolari locali, hanno permesso di ricostruire quasi integralmente l’antica composizione, restituendo alla comunità un tassello significativo della propria identità culturale e religiosa.

 

Testo del componimento

L’urtima te maggiu1, ci terrore

ca cu la cuntu me sentu tremare:

San Giuvanni cacciara a purgissione2

a munte Carvariu3 l’ìppera purtare

pe cercare ma crazzia allu Signore

e lu dalluiu4 cu pozza spicciare.

 

E la Matonna della Congregazione5 tisse:

“fallu, Giuvanni ca lu poti fare

ca quistu è segnu te nostru Signore

e l’arciprevite l’aggia a preticare

preticannu cu doja6 allu core

e chiancennu cu lacrime mare.

 

Mo ne utamu7 allu nostru protettore,

iddhru n’aggia tutti a liberare.

Oh Gesù Cristu meu quantu patisti,

an croce pe li peccati mei, muristi!

Pe l’anime nnocenti la facisti

E le crazzie a San Giuvanni ne tunasti.

 

E San Giuvanni cu na gran potenza

A Carvariu8 è sciutu fazza penitenza.

N’hannu misu na negra cappamagna9

Cu libera tutta la campagna,

Nu Curcifissu a manu cu libera tuttu Casaranu,10

la coppula previtina cu se cunforta culla Matre divina.11

 

Monici, previti e persone cranni:

“Sta face crazzie, osci, San Giuvanni”12

Don Giorgi Romano, pe lu spaventu,

scìa cacciannu intra a chesia u Sacramentu.13

Don Isidoro Lizzi14, a n’allegria, tisse:

“Ci aggiu vistu, Signora mia!

Cu begnu qquai me su binuti i ffanni,

imu vistu li suturi te San Giuvanni.15

 

L’arciprevite nu sapìa ci fare,

rimase comu na statula16 te sale

e la gente babbata17 chiancìa

e poi, a unu, a unu, se ne scìa.

 

L’arciprevite cu llu sou ssistimentu18 tisse:

“povere fatiche mei, minate allu jentu!

Ci nui erane morte a ddhru presente

An paratisu era sciuta tutta la gente.”19

 

Mo sa spicciata la storia te San Giuvanni,

l’ha copiata na donna te quarant’anni,

l’ha copiata con suoi chimeri20

si chiamava Maddalena Primiceri.

 

il largo dell’Immacolata, foro boario fino agli anni ’40 del Novecento, dove avvenne il miracolo – Foto Giuseppe Palumbo, 1918

 

Vale la pena riproporre uno tra i documenti più preziosi custoditi nell’archivio della chiesa Matrice di Casarano. ossia l’inedita relazione redatta dall’arciprete Don Giorgio Romano in occasione dell’evento miracoloso.

Si tratta di una testimonianza di straordinario valore storico e devozionale, mai pubblicata e custodita sino ad oggi nel silenzio delle carte parrocchiali.

Il manoscritto, predisposto per essere trasmesso alla Curia diocesana affinché potesse pronunciarsi sull’autenticità del prodigio, offre una narrazione dettagliata degli avvenimenti, arricchita da particolari rimasti finora ignoti: dall’orario preciso della processione ai momenti di concitazione e commozione che seguirono immediatamente il miracolo.

La relazione, oltre a rappresentare una fonte diretta di grande interesse, restituisce con vivacità il clima umano, religioso e collettivo di una delle pagine più significative della storia cittadina.

 

Testo della relazione dell’Arciprete Romano

Nel mese di Maggio del 1842, si osservò che il sistema cosmologico era già cambiato, e che il corso delle stagioni non erano mica regolari, conoscendo che a moltissimi Paesi, ed a molti feudi, che le grandini di smisurata grandezza, e gli alluvioni straordinari avevano devastati, e distrutti feudi interi, sentendo dagli avvisi, che nella Francia, i fulmini, le grandini, e gli alluvioni avevano distrutta una Città intera di circa quaranta mila abbitanti,21 e che non è rimasta nessuna abbitazione, perche sprofondata e strascinata dalla gran torrente delle acque. Vedendo per lo spazio di quindici giorni, che il cielo minacciava rovine per questo Paese, così il giorno 31 del suddetto mese di Maggio, circa l’ore 2122, risolvè il Reverendo Arciprete Don Giorgio Romano all’improvviso di far uscire processionalmente la statua del Protettore San Giovanni Limosiniere, vestito di penitenza, cioè piovale23, berretta in testa, un Crocefisso in una mano, e nell’ altra una disciplina, come ancora fece portare nella Processione la Reliquia del Santo. Il temporale incominciava alle ore 1524, e finiva alle ore 1825, dopo quest’ ora il tempo diveniva serenissimo, ed il sole risplendeva fino al suo tramonto. Quando fu arrivata detta Processione al gran largo dell’ Immacolata, si fermò rimpetto26 al Calvario tutto il clero, tutto il popolo, tutta la Congreca27, e tutti i Reverendi Padri Cappuccini, così l’ Arciprete incomincia qual ministro Apostolico a predicare la divina parola con gran zelo ed interrotto pianto, e fortemente battendosi fece far la benedizione con la Reliquia ai quattro venti. Finita la benedizione di Dio Onnipotente!!! Stupidite o Cieli !!! Commuoviti o Terra …..!!! Incomincia il nostro gran Protettore a sudare profondamente, si viddero le lagrime scaturire dai suoi bell’occhi … OH DIO!!! La gran folla del popolo era aggruppata come le nubbi ammucchiate nell’ atmosfera, nel vedere e nell‘osservare un tal prodigio, le grida facevano eco alle quattro parti del globbo, ma appena fu asciuttato28 detto Gran Santo dal copioso sudore, si osservo da tutti con stupendo miracolo, che il suo colore non era più florido, e risplendente come l’ astro del sole, ma si vidde il suo sembiante maciato, le guancie entrate nell’ interno della bocca, per finirla in una parola si osservò il suo volto come un cadavere pallido, sfigurato, e smunto. OH GRAN DIO !!! Che spettacolo è questo…! I pianti del popolo si elevarono fino alle stelle, o prodigio stupendo di Giovanni il Santo…!! In un batter d’ occhio vola l’ Arciprete per la chiesa, si trova sotto il Pergamo, ed incomincia con più fervore, qual ministro Evangelico, a far sentire al popolo il miracolo già ottenuto dal nostro gran Patriarca. La gran turba del popolo con tutti i ceti di persone affollava, e camminava alla cieca dentro alla corrente dell’ acqua, ma in un subito il Cielo rasserenavasi ed abbiamo avute delle eccellenti giornate nei giorni consecutivi. Ritiratasi in Chiesa la Processione di bel nuovo il suddetto Ministro in lamentevoli accenti, il Sacro Tempio rimbomba dalle voci queruli del popolo e, l’ altra Statua del nostro Difensore, la quale si conserva nel nicchio sopra il suo altare, si sentiva che assolutamente anelava uscirsene, e le lastre volevano farsi in pezzi, la folla più si incalza, le mani coi clamori lamentevoli le direggono al Santo, che per dirla schiettamente, comparivano tante Anime del Purgatorio, che erano liberate da quelle fiamme cocenti.29 E finalmente finisco perche mi mancano l’espressioni, stante che se potessimo dire ciò che abbiamo veduto, e ciò che nell’ interno sentiamo esser dovessimo Angioli del Cielo, perché non abbiamo penna da poter scrivere, ne lingua di poter narrare i prodigi del nostro Gran Divo. Di questo Miracolo si scrisse a Monsignor Vicario Capitolare, Sig. Don Giuseppe Primicerio Leante di Nardò30, il quale venne lui stesso sopralluogo per prendere minutissimamente informazione, non solamente dai Sacerdoti, Galantuomini, Artieri, e Contadini, ma ancora dal Comandante della Brigata di questa Gendarmeria, nativo questo della Città dell’Aquile nelle Calabrie31 come pure da molti forestieri che si trovano al travaglio della strata nuova32, li quali erano di Bisceglie, Brindisi, Fasano, e di Salerno. Perciò trovando vero il fatto, formò un processo per registrare questo Miracolo di Patrocinio, che tutti i testimoni giurarono sotto la Santità del giuramento. Questi miracoli si conservano nell’ archivio di Nardò,e il faccioletto che si asciutò il copioso sudore del Santo, fu diviso da detto Monsignor Vicario, cioè la metà si è dispensata ai divoti, e l’ altra metà del faccioletto, fu sigillato, e riconosciuto dall’ istesso Vicario, che colle sue proprie mani dopo di aver visitata la Statua del Santo, lo depositò nella Chiesa per conservarsi”.33

 

la prima pagina della relazione scritta dall’arciprete Don Giorgio Romano

 

Conclusione

In conclusione, il confronto tra i versi dialettali dedicati al prodigioso avvenimento e la relazione ufficiale redatta dall’arciprete per la Curia diocesana permette di cogliere numerosi elementi di convergenza che conferiscono particolare valore ad entrambe le testimonianze.

Pur appartenendo a registri espressivi differenti — l’uno popolare, spontaneo e fortemente emotivo, l’altro ecclesiastico, più sobrio e documentario — i due testi coincidono in molteplici dettagli relativi ai protagonisti, ai luoghi, alla successione degli eventi e al profondo sentimento religioso suscitato nella comunità casaranese. Queste composizioni, benché considerate minori rispetto ad altre fonti storiche più note o solenni, assumono dunque un’importanza non trascurabile, poiché consentono di comprendere più profondamente la storia locale, le tradizioni religiose e l’identità culturale della comunità, preservando una memoria che appartiene non soltanto alla devozione popolare, ma al patrimonio storico collettivo di Casarano.

 

l’insigne reliquia del Santo e la teca contenente il fazzoletto intriso di sudore sgorgato dal volto del simulacro il 31 maggio 1842

 

ricostruzione fotografica della sosta della processione nel Calvario per la commemorazione del miracolo, primi del Novecento

 

Note

  • 1 Il prodigioso miracolo avvenne il 31 maggio del 1842, ultimo giorno del mese.
  • 2 La processione fu organizzata dall’arciprete del tempo, Don Giorgio Romano, nel pomeriggio del 31 maggio.
  • 3 In quei tempi, il Calvario rappresentava l’estrema periferia di Casarano. Posizionato sulla collinetta detta “dell’Immacolata”, rappresentava l’ultimo suburbio della cittadina, di fianco si apriva il foro boario e poi l’aperta campagn
  • 4 Il termine deriva da diluvio, acquazzone. Il prodigioso intervento di San Giovanni consistette nel fermare i violenti acquazzoni che, da oltre quindici giorni, funestavano Casarano.
  • 5 La Madonna citata nel verso è la Vergine Immacolata, titolare dell’omonima confraternita (congregazione) la cui chiesa si trova di fianco al Calvario.
  • 6 Il termine deriva dal tardo latino “dolìa”, cioè dolore, rimpianto.
  • 7 l termine proviene dal verbo latino “volutare”, ossia voltarsi, rivolgersi.
  • 8 Il “Carvariu”, corrispondente all’italiano Calvario, non rappresenta solo un luogo fisico dove avvenne il prodigio ma figuratamente anche un passaggio attraverso sofferenze e costernazione per giungere all’espiazione. In questo caso il Santo veniva ricondotto al livello del popolo, affinché egli stesso condividesse l’angoscia e la disperazione di quei drammatici momenti.
  • 9 La relazione scritta dall’Arciprete Don Giorgio Romano parla che il simulacro del Santo fu rivestivo da un piviale nero, quale segno di estrema penitenza.
  • 10 Al posto del pastorale arcivescovile, fu inserito nella mano sinistra del simulacro, un crocifisso.
  • 11 Per sottolineare l’aspetto penitenziale, fu sostituita la mitria vescovile del simulacro con una berretta sacerdotale, chiamata popolarmente “trepizzi”, tipica dell’abbigliamento ecclesiastico. Inoltre, nella relazione dell’arciprete, si specifica che fu posta nella mano destra del simulacro una “disciplina” ossia una piccola frusta, o flagello di metallo, usata per autoinfliggersi una punizione corporale, in uso nelle confraternite dell’epoca.
  • 12 La traduzione più esatta del verso è la seguente:” Frati, preti e persone ragguardevoli affermavano dicendo: ”Oggi San Giovanni sta dispensando grazie”.
  • 13 Fu impartita, al termine della processione, la benedizione eucaristica.
  • 14 Isidoro Lezzi, cognato dell’arciprete Romano per aver sposato la sorella di lui, Maria, fu anche sindaco di Casarano dal 1847 al 1848.
  • 15 Il miracolo si manifestò attraverso una abbondante sudorazione sgorgata dal viso del simulacro. Il sudore fu asciugato più volte e sono ancor oggi conservati alcuni fazzoletti intrisi della trasudazione.
  • 16 Il termine deriva dal latino “statua(m), simulacro.
  • 17 Meravigliata, senza parole. Derivazione da “babbeo”, a sua volta presa dalla radice onomatopeica infantile bab- (che richiama il balbettio, come nella parola “babbo”). Storicamente indicava i bambini alle prime armi con il linguaggio, poi evoluto nel linguaggio comune per descrivere chi è ingenuo, semplice.
  • 18 Dal verbo vernacolare “ssistìre”, assistere, da qui i sostantivi assistente, collaboratore. Quindi “ssistimentu” (letteralmente assistenza) indica il Capitolo della Collegiata di Casarano, ossia il gruppo di preti in servizio presso la Parrocchia Matrice per solennizzare le liturgie e garantire la cura pastorale delle anime.
  • 19 Questo passaggio, alquanto enigmatico, va trasposto così:” Le mie suppliche sono volate nel vento (non esaudite) perché se fossimo morti tutti quanti nel momento del miracolo avremmo conquistato il paradiso”.
  • 20 Vuol significare “chimera” nella sua accezione di “ispirazione”, “estro compositivo”.
  • 21 Molto probabilmente il relatore si riferisce all’alluvione di “Saint Barthomeu” (di San Bartolomeo) abbattutasi nei Pirenei francesi, nel 1842. I danni più rilevanti furono subiti dalla cittadina di Perpignan.
  • 22 Allora il tempo si scandiva secondo il metodo delle “ore italiche”, pertanto il conteggio del nuovo giorno iniziava mezz’ora dopo il tramonto del sole. Quindi le ore 21 corrispondevano alle attuali 16:30.
  • 23 = piviale.
  • 24 Attuali ore 10,30.
  • 25 Attuali ore 13,30.
  • 26 = di fronte.
  • 27 L’unica confraternita attiva in quel periodo era quella dell’Immacolata.
  • 28 = asciugato.
  • 29 Il testo va così decifrato: ”Rientrata la processione in chiesa, l’arciprete nuovamente iniziò ad esprimersi davanti alla folla con parole intrise di fervore verso il Santo mentre il tempio rimbombava di suppliche e invocazioni da parte del popolo. Nel mentre accadeva ciò, un’altra statua del Santo, incastonata sul suo altare, iniziò a far tremare il vetro che la chiudeva come se volesse uscire fuori. Davanti a questo nuovo prodigio, la folla aumentò le implorazioni, stendendo le mani verso il simulacro a mo’ di invocazione come le anime del Purgatorio le quali, liberate dalle fiamme, si libravano verso il cielo.
  • 30 Giuseppe Maria Leante (1781 – 1857), fu vicario generale della diocesi di Nardò dal 1839 fino alla sua morte.
  • 31 E’ la città di Catanzaro, storicamente definita la Città delle Aquile perché il suo stemma civico raffigura l’aquila imperiale. Questo simbolo fu concesso dall’imperatore Carlo V nel 1528.
  • 32 Secondo alcune testimonianze, la strada nuova è l’attuale corso XX Settembre, chiamato fino ad una cinquantina di anni fa, “extramurale” ossia strada fuori dalle mura o più specificatamente dal centro abitato.
  • 33 Ancora oggi, in occasione della commemorazione del miracolo, viene applicata alla mano sinistra del simulacro ligneo, una teca contenente parte del fazzoletto intriso della sudorazione con la pergamena di autentica firmata dal Vicario Leante, mentre in serata si svolge la processione con sosta sul luogo del miracolo per la celebrazione eucaristica.

 

Bibliografia

Salvatore Pino, CASARANO E IL SUO PATRONO, Lecce, Edizioni Salento nostro, 1974

Fabio Cavallo, Luigi Sindaco, SI QUAERIS MIRACOLA, Collepasso, Grafiche De Blasi, 2019.

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