
di Gilberto Spagnolo
Com’è noto la prima tipografia stabile del Salento e della cui attività abbiamo notizia fino al 1591, fu quella impiantata da Bernardino Desa a Copertino nel 1583. Dopo di lui operò nella nostra terra il tipografo francese Pietro Micheli che, proveniente dalla Borgogna (precisamente da Dole), si stabilì a Lecce operando dal 1631 (anno in cui pubblicò i Carmina di PHILIPPI/FORMOSI, avvocato di Torre S. Susanna, dedicandola al signore del suo paese il principe Giovanni Antonio Albrizzi Farnese) fino al 1688 (anno in cui pubblicò la LIRA VENOSINA/IN CANTO ITALIANO/cioè/ORATIO VOLGARIZZATO del poeta salicese Epifani Pietrantonio).
Alla sua morte successero gli “Heredi di Pietro Micheli”, la cui officina iniziò la propria attività a partire dal 1690, con la pubblicazione dell’opuscolo filosofico-teologico del celestino Bernardo de Rojas ovvero il “BELLEROPHON…”, continuandola poi fino al 1696, anno in cui si registrano (grazie al fondamentale repertorio degli ANNALI pubblicato da G. Scrimieri nel 1974) le ultime opere a stampa del Biancone (“Lecce Festante”), del Bonelli (“Il cacciatore fatto preda”), del Della Marra (“La caccia evangelica”) e del Ramirez (“Quaestio Moralis etc.”).
La ricerca sulla storia della tipografia del Micheli (quasi 250 le opere censite e oltre le 80 quelle segnalate da più parti e mai ritrovate) e più ampiamente salentina, è stata poi ulteriormente arricchita dai contributi di A. Laporta, di E. Pindinelli, di M. T. Tafuri, di M. Paone, di E. Panarese, di G. Spagnolo di A. De Meo e dai “fortunati e casuali ritrovamenti” di nuove edizioni nelle biblioteche pubbliche e private di Terra d’Otranto.
E proprio a testimonianza che il lavoro di ricerca su questo primo editore leccese è ancora ben lontano dall’essere completato, ci permettiamo ora di segnalare (riservandoci di fornire maggiori approfondimenti in seguito anche su altre edizioni) uno sconosciuto ed interessante prodotto editoriale della sua tipografia.
Nel 1693 gli eredi di Pietro Micheli, come risulta dal repertorio dello Scrimieri, accolsero nelle loro stampe un opuscolo (opera del Sacro Regio Consiglio) per la Terra di Ruffano contro i soprusi del barone locale, cioè i “DECRETA S.R.C./ IN FOVOREM UNIVERSITATIS/ RVFFANI,/CONTRA BARONEM DICTAE TERRAE/ Extracta in anno 1596/ LYcij, Apud Haeredes Petri Michaelis, 1693./ Superiorum facultati/.”.
Una lunga lite che oppose nel Sacro Regio Consiglio l’Università di Ruffano al suo barone negli anni settanta del Cinquecento, su un contenzioso costituito da ben 39 “gravamina”. Nell’opuscolo studiato da M. Cazzato e A. de Bernart (la sola copia conosciuta è conservata presso la Biblioteca Provinciale di Lecce) vi è anche riportato il “Decretum Auditoris Cameralis ad Favorem Ecclesiasticorum Terrae Ruffani (Ita pronuncianti Ego Carolus de Marinis A.C. Die 19 Iulij 1694). E proprio riguardo a questa controversia tra gli ecclesiastici di Ruffano e il locale barone Francesco D’Amore (I° principe di Ruffano, secondogenito di Giovan Battista e di Elena Barracani, che nel 1695 comperò le terre appunto di Ruffano e Torrepduli con il feudo di Cardigliano) nel 1696 (come si può notare dal frontespizio riportato) “l’ex Officina Haeredum Petri Michaelis” ne pubblicò la relativa “Sentenzia”.
La data di stampa (il 1696) nonché l’argomento trattato (sul frontespizio viene riprodotto lo stesso fregio tipografico dell’opuscolo edito nel 1693 e che poi ritroveremo nelle edizioni del Mazzei) inducono a pensare che forse porrebbe essere l’ultima opera stampata dai Micheli (“la Maddalena Pentita” del poeta salicese Epifani Pietrantonio che sarebbe stata edita nel 1697 non è stata infatti mai ritrovata).
