di Armando Polito

Di llitiicare mi sono occupato qualche anno fa e, siccome odio riprendere un argomento quando esso anche a distanza di tempo non mi sembra suscettibile di correzioni o integrazioni, rinvio il lettore che ad esso fosse interessato a https://www.fondazioneterradotranto.it/2019/04/01/dialetti-salentini-lliticare.
Il suo accoppiamento con llitticare nel titolo è dovuto esclusivamente alla quasi totale omofonia che coinvolge le due voci. Se già negli omofoni propriamente detti1 il diverso significato suggella la diversità dell’etimo, è facile immaginare come a questa divaricazione non possano sottrarsi gli omofoni parziali come quelli in esame. Nemmeno la più fertile fantasia riuscirebbe forse a trovare degli agganci semantici tra lliticare, che ha il suo esatto corrispondente italiano in litigare, e llitticare, che non ha corrispondente italiano e che significa oscillare, non avere uni stabile punto d’appoggio, molleggiare. Tale voce può riferirsi ad una sedia, un letto, un armadio e simili, nei quali il serraggio o l’incastro tra le gambe o la base d’appoggio e il resto della struttura risultino allentati, ma anche ad un’andatura dinoccolata (inefficienza delle articolazioni meccaniche nel primo caso, di quelle umane nel secondo). Allora, se lliticare, come litigare, deriva dal latino litigare, quale etimo ha llitticare, che, come s’è visto, non ha corrispondente in italiano?
Premetto che la doverosa consultazione degli usuali vocabolari dialettali vocabolari salentini non ha dato esiti esaltanti: la voce, assente nel vocabolario del Rohlfs e in quello del dialetto di Scorrano del Presicce, in quello del dialetto leccese del Garrisi così appare trattata:

Come si vede, non viene avanzata alcuna proposta etimologica per la voce primitiva e, di conseguenza, per le derivate. Per finire, solo nel vocabolario del dialetto di Nardò di Ciarfera e Mennonna si propone un etimo.

A parte il fatto che il verbo non è transitivo (come, d’altra parte, i sinonimi italiani riportati) e che la prima persona singolare del presente dell’indicativo non è jò lletìcu ma jò llètticu, l’etimo lettiga è senz’altro soluzione convincente e quasi certamente definitiva. Quel quasi, però, trova giustificazione nella perplessità indotta dalla stranezza che alla voce derivata (llitticare) non corrisponde nel dialetto l’uso di una primitiva (che sarebbe stata littìca) assente, al contrario di littera, che, a differenza dell’italiano lettiera, designa il giaciglio delle bestie e, in senso spregiativo, quello umano non propriamente raffinato o in ordine. Va da sé che, a partire dal latino lectiga, sono tutti discendenti di lectum, da cui l’italiano letto e il salentino liettu.
Se non avessi avuto una proposta alternativa, che però, come vedremo, suscita perplessità non dissimile da quella appena espressa, questo post non sarebbe esistito.
In campo entra come rivale di lettiga anche in questo caso una voce italiana: ellittico. Se lettiga era dal latino lectiga(m), ellittico è anch’esso dal latino scientifico del XV secolo ellipticus, trascrizione di un greco ἐλλειπτικός (leggi elleipticòs), aggettivi non attestato ma dottamente costruito partendo dall’attestato sostantivo ἔλλειψις (leggi èlleipsis)=mancanza (da cui il latino ellipsis) , processo seguito pure in στῦψις (leggi stiùpsis)>latino stypsis>stypticus [trascrizione di un non attestato greco στυπτικός (leggi stiuoptikòs)]>stitico.
Dal citato primitivo latino ἔλλειψις, sono deriivati gli italiani ellisse, voce della geometria, e elliossi, voce della retorica. Sul piano semantico il concetto di mancanza del padre greco ἔλλειψις si riferisce in ellisse ak suo confronto col cerchio e in ellissi alla voce sottintesa. E in llitticare? Nel concetto di precario equilibrio che ne sta alla base e del quale ho detto nella defiinizione iniziale. Aggiungo che potrebbe non essere casuale il fatto che una forma parzialmente ellittica hanno la sospensione a balestra e la base della sedia a dondolo.

Non sarebbe la prima volta che da una voce di origine dotta (e per di più appartenente alla scienza) è nata una di uso popolare e, d’altra parte, la stessa lettiga aveva un carattere, per così dire, ancor più aristocratico. E poi, e chiudo, nel campo dell’etimologia operano i più inaspettati condizionamenti, ragione per la quale gradirei il parere, neglio ancora qualche eventuale diversa proposta da parte dii chi ja avuto la pazienza di seguirmi fin qui.
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1 A parte il recente caddhu, per cui vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2025/11/12/dialetti-salentini-caddhu-ovvero-tre-omofoni-tuttofare-o-quasi/, chi fossee interessato potrà trovare una lunga serie di limks digitando Gli omofoni del dialetto neretino a fumetti nella casella di ricerca della pagina iniziale di questo blog.

La leggerei per ore. Lei ha il potere di affascinare nel modo con cui scrive e con cui spiega i concetti. È sempre un grande piacere scoprire mille cose che riguardano il nostro dialetto neretino nei suoi post. Grazie davvero.