Libri| Il serpente gigante delle tradizioni

“IL SERPENTE GIGANTE DELLE TRADIZIONI – la Sacàra, LA BIDDINA, LA COLOVIA”:

UNA INEDITA RICERCA SU UNA TRADIZIONE SALENTINA, E NON SOLO

 

In molte regioni italiane circolavano, fino a non troppo tempo or sono, storie che riferivano di animali di enormi proporzioni o in possesso di caratteristiche fuori dalla norma. Si trattava di creature palesemente inventate o di esseri in possesso di caratteri riconducibili a organismi vivi e ben conosciuti.

Tali tradizioni, che in alcuni casi erano verosimili e in altri meno, risentivano inevitabilmente della naturale tendenza tutta umana a ingigantire ed esasperare le caratteristiche di tali creature, fino al risultato finale di una stratificazione di apporti che, a partire dall’obiettivo resoconto di un’osservazione, arrivavano a imbastire dei romanzati resoconti in cui la realtà e la più accesa fantasia si mescolavano, rendendo ardua la distinzione tra quanto era effettivamente oggetto di osservazione e quanto invece era da attribuire alla fantasia dell’essere umano. Era, questo, un carattere ricorrente nel riferire di osservazioni relative a creature fuori dalla norma, in una commistione di caratteri che afferivano a componenti unicamente zoologiche e a contaminazioni indotte dalla suggestione.

Il Serpente, oggetto della ricerca del testo, è un animale che ha da sempre colpito l’immaginario collettivo per essere una creatura priva di zampe, a sangue freddo e strisciante. Su questi, che sono i caratteri obiettivi, propri dell’animale, si è inserita tutta una serie di altri caratteri che sono basati direttamente su conoscenze derivanti dalla sua osservazione, o provenienti da altri settori del sapere (religione, mitologie, folklore, ecc.), prima tra tutte l’irrevocabile maledizione divina delle prime pagine dell’Antico Testamento.

A partire da questo presupposti, che hanno inevitabilmente condizionato i resoconti delle osservazioni, si sono innestate suggestioni che hanno portato a vere e proprie elaborazioni, come conseguenza logica o romanzata do ciò che si aspettava dovesse rientrare nello status della creatura ofidica.

Ma, poiché l’uomo non “crea” dal nulla alcuna cosa di cui non abbia avuto una sia pur minima cognizione, ogni carattere, anche fantastico, assegnato al Serpente si basa sull’osservazione, un’osservazione che è stata poi forzosamente esasperata e arricchita di particolari tratti da altre sfere, da campi non attinenti a quello del sensibile. Così, a nessuno è mai venuta in mente l’idea di imbastire leggende sul presunto gigantismo di un qualsiasi animale di altra specie, per il semplice fatto che, di detto animale, esemplari di dimensioni fuori della norma non se ne sono mai visti. Se pure sono sorte tradizioni relative a esseri leggendari di proporzioni gigantesche, esse non hanno avuto vita lunga, destinate come sono state a scomparire senza lasciare tracce di rilievo.

Per un animale come il Serpente sono invece scaturite narrazioni inerenti esemplari di enormi dimensioni, e queste segnalazioni sono pervenute fin quasi ai giorni nostri, il che è indicativo del fatto che ci siano effettivamente state testimonianze relative all’avvistamento di esemplari fuori dalla norma, testimonianze che, per la loro persistenza e la loro radicazione nel retroterra culturale, non si sono ovviamente limitate a una sola segnalazione.

Di fatto, in ogni continente esistono tradizioni che narrano di Ofidi giganteschi, il che, se è ovvio in continenti (Asia, Africa, America meridionale) in cui effettivamente esistono Serpenti di grandi proporzioni, non è altrettanto scontato per un continente come l’Europa, in cui notoriamente non esistono Serpenti di dimensioni fuori dalla norma.

La tendenza all’esagerazione tipicamente umana ha poi fatto sì che all’Ofide avvistato venissero attribuite delle dimensioni a volte spropositate, che poco avevano a che fare con la realtà, dimensioni che volta per volta aumentavano al propagarsi di bocca in bocca.

In un tempo in cui le narrazioni su una tale creatura hanno smesso di circolare da anni, una ricerca su di essa non è stata facile, ma ha richiesto la consultazione di un certo numero di fonti eterogenee, che si sono supportate le une con le altre, fornendosi vicendevolmente riscontro e sostegno.

***

Le tradizioni relative alla presenza di presunti Serpenti dalle dimensioni gigantesche, benché diffuse qua e là in Europa, in Italia sono localizzate in due regioni molto peculiari: l’attuale Salento (in passato “Calabria”) e la Sicilia. Sia il Salento – le cui attestazioni relative alla presenza di tale creatura gigantesca risalgono a Plinio – che la Sicilia sono ambiti geografici che non sono territori di passaggio, non via terra: la fauna terrestre del Salento è in un “collo di bottiglia”, e così pure per quanto riguarda la Sicilia.

In una situazione del genere i flussi migratori possono provenire solo da una direzione, e le creature che dovessero giungere in loco si troverebbero ad avere a che fare con la concorrenza degli appartenenti alla stessa specie già presenti nel posto e già ben inseriti nella realtà ecologica del territorio, con non ovvie probabilità di successo; ciò porta ad avere un rimescolamento pressoché nullo della componente genetica della specie a livello locale, il che potrebbe esasperare un carattere che altrove non si manifesta con la stessa frequenza.

E questo carattere potrebbe essere l’informazione che codifica il possesso di grandi o grandissime dimensioni, come peraltro vecchie storie e asserzioni locali riportano sia per il Salento che per la Sicilia, e, sembrerebbe, in Italia solo per il Salento e la Sicilia.

Nella ricerca delle cause che hanno portato a svariate tradizioni, salentine e non solo, relative alla presenza passata di Serpenti giganteschi, Ofidi di proporzioni rilevanti che non si accordano con quelle assegnate a questo o a  quell’altro rappresentante della categoria, questo libro presenta una prospettiva nuova, diversa da quella presentata pressoché da tutti gli altri commentatori, che riconducono unicamente alla fantasia popolare o forzosamente al Cervone quanto si dice a proposito di Ofidi giganteschi.

Una comodità, senza dubbio, tanto più che, a scorrere i testi di erpetologia, non si rinviene alcun Ofide, tra quelli dichiarati come presenti in Salento, che si presti a incarnare quanto narrano le tradizioni del Serpente gigante ivi  descritto e un tempo noto come “Sacàra”, termine dialettale oggi usato per indicare il Cervone, altro Ofide ben conosciuto, benché inadeguato per tutto se non per le sue dimensioni, e tuttavia usato all’occorrenza per incarnare i caratteri del Serpente favoloso a cui le antiche tradizioni facevano riferimento.

Una opportunità, questa della confusione tra Ofidi del genere Malpolon, cui l’autore riconduce le narrazioni relative a tale creatura “fantastica”, e un Ofide del genere Elaphe (segnatamente l’Elaphe quatuorlineata, il Cervone); una confusione che la ricerca, effettuata nel corso del reperimento delle informazioni necessarie alla stesura del volume, ha permesso di generalizzare e di estendere non solo all’Italia, ma all’Europa Centrale, che ha consentito di attribuire al secondo i caratteri del primo, in una damnatio memoriae che ha fatto sì che del Colubro lacertino si sia persa ogni menzione e si sia dissolta la traccia.

Al punto tale che, a pretendere di interpretare sulla base delle convinzioni attuali l’opera di un’illustre e mai eguagliata studiosa come l’antropologa Giulietta Livraghi Verdesca Zain nella sua meravigliosa opera “Tre Santi e una campagna”  (contenente resoconti – purtroppo del tutto ignoti agli stessi appassionati della materia – di quotidianità contadina salentina dei secoli scorsi), il cui inestimabile valore è sancito da cronache di vita reale che all’attualità non sarebbero reperibili da nessuna parte, con ogni probabilità se ne traviserebbero le testimonianze.

In detto preziosissimo volume l’Autrice descrive i ritualizzati passi di una battuta di caccia alla Sacàra, cui la stessa Autrice avrebbe preso parte nel lontano 1945, in un circostanziato resoconto che al giorno d’oggi tutti prenderebbero per una banale, quanto esecrabile, caccia al Cervone.

La successiva stratificazione delle conoscenze basate molto su supposizioni, e molto meno su dati concreti, ha fatto sì che sia sparita, come in un colpo di spugna che ha eliminato la traccia di ciò che c’era prima, la memoria di tali avvenimenti che rientravano nell’ossatura della vita di tutti i giorni, e che essa venisse sostituita da argomentazioni di vario genere, di fronte alle quali ogni voce dissonante che non riconducesse alla fantasia popolare ogni punto della tradizione relativa alla Sacàra, era destinata a essere bollata come creduloneria e, in quanto tale, priva di qualsiasi considerazione.

Come è intuitivo presumere, il reperimento di informazioni su questa creatura non è stato né semplice né immediato; tuttavia l’accostamento delle informazioni che a essa si riferiscono puntella l’una con le altre le varie fonti dalle provenienze più disparate, a fare un unicum grazie al quale, per la prima volta in assoluto, viene restituita la dignità e insieme il privilegio di stabilire un punto di partenza per una serie di studi monografici e intersettoriali che costituiscono l’impianto di una serie di libri, “Il Chelydros e il Chersydros” di cui quello recentemente pubblicato, dal titolo “Il Serpente Gigante delle tradizioni – la Sacàra, la Biddina, la Colovia” è il primo volume.

 

Il Chelydros e il Chersydros. Il serpente gigante della tradizione. La Sacàra, la Biddina, la Colovia, vol. I di Sandro D’Alessandro (Edizioni Esperidi, 282 pp., €28, ISBN 978-88-5534-207-0, agosto 2025).

 

Vedi anche:

Libri| Il serpente gigante della tradizione – Il Delfino e la Mezzaluna – Fondazione Terra D’Otranto

 

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