Quando la voce correva sui fili: l’arrivo del telefono a Nardò (1934)

di Marcello Gaballo

 

Nel 1934 Nardò compie un passo decisivo verso la modernità: con la Delibera di Giunta n. 67, l’amministrazione comunale istituisce la rete telefonica urbana, riconoscendo la necessità di adeguarsi a una tecnologia che stava rapidamente trasformando il mondo delle comunicazioni.

Le motivazioni riportate nella delibera sono emblematiche dello spirito dell’epoca: il telefono veniva ritenuto indispensabile “nel movimento degli affari tra i pubblici uffici e tra i privati, per quella necessaria attività e sveltezza che vuole il crescente continuo sviluppo della vita cittadina”. Si trattava, in sostanza, di dotare Nardò di uno strumento capace di velocizzare scambi, informazioni e rapporti economici, evitando ritardi che avrebbero potuto pesare sul dinamismo della comunità locale.

L’impianto fu affidato alla Società Esercizi Telefonici, con sede a Napoli, la quale garantiva un servizio continuo dalle ore 8 alle 22 di tutti i giorni. Un arco temporale che oggi potrebbe sembrare limitato, ma che allora rappresentava un’autentica rivoluzione, consentendo a cittadini, professionisti e uffici pubblici di comunicare con una rapidità impensabile fino a pochi anni prima.

Per favorire l’insediamento del servizio, il Comune mise a disposizione un locale gratuito per ospitare il centralino, esentando inoltre la società da ogni forma di tassazione comunale presente e futura, comprese le eventuali imposte sulla pubblicità del servizio. Un chiaro segnale di quanto l’amministrazione ritenesse prioritario l’arrivo del telefono, al punto da rinunciare a entrate economiche pur di garantirne l’avvio.

L’arrivo della linea non fu soltanto un fatto tecnico ma anche un cambiamento culturale: la comunità neritina, fino ad allora abituata a lettere, telegrammi e messaggeri, si trovava ora a disporre di uno strumento che permetteva di abbreviare drasticamente tempi e distanze. Bastava sollevare la cornetta per ottenere in pochi secondi ciò che prima richiedeva ore o giorni. Si racconta che le prime telefonate furono accolte con un misto di stupore e diffidenza: c’era chi parlava a voce altissima, temendo che la voce non potesse viaggiare così lontano, e chi invece si schermiva imbarazzato, quasi dovesse confidare i propri pensieri a una macchina misteriosa. Nelle case e negli uffici il telefono divenne presto un simbolo di prestigio e di progresso, oggetto da mostrare con orgoglio agli ospiti.

Il caso di Nardò si inserisce in un quadro più ampio di innovazione che interessava il Salento negli stessi anni. Lecce era già dotata di un servizio telefonico urbano dagli inizi del secolo, mentre Gallipoli, Maglie e Galatina avevano attivato le loro linee poco prima della Grande Guerra, inizialmente limitate agli uffici pubblici, alle caserme e ad alcuni grandi commercianti. Nei centri minori, come Copertino o Leverano, il telefono arrivò in forma embrionale solo tra il 1928 e il 1932, con centralini ridotti e poche utenze. Rispetto a questi esempi, l’impianto neritino fu più maturo e strutturato, capace di inserirsi da subito nella vita cittadina come servizio stabile e regolare, grazie agli orari definiti e alle agevolazioni concesse alla società concessionaria. Questo fece sì che Nardò si ponesse in una posizione intermedia: non pioniera assoluta come Lecce, ma neppure ritardataria, piuttosto partecipe di quella fase in cui anche i centri di media dimensione del Salento cominciavano a percepire il telefono come un bisogno primario.

Il telefono a Nardò non fu dunque solo una novità tecnica, ma il segno tangibile di un ingresso consapevole nella rete della modernità, un modo per non restare ai margini dei mutamenti che stavano ridisegnando i rapporti sociali ed economici. Quella scelta, apparentemente amministrativa, rivelò in realtà la volontà della città di guardare al futuro con la convinzione che la voce, correndo veloce sui fili, avrebbe reso Nardò più vicina al resto del mondo.

2 Commenti a Quando la voce correva sui fili: l’arrivo del telefono a Nardò (1934)

  1. Dalla delibera di giunta si evince anche dove era situato il locale messo a disposizione per ospitare il centralino?

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