L’arte della stampa a Lecce nel ‘700 (seconda parte)

L’arte della stampa a Lecce nel ‘700,
tra collezionismo e ricerca bibliografica. Rarità e nuove edizioni

(seconda parte)

di Gilberto Spagnolo

 

Alberto Maria Valente

Panegirici / sacri / del molto Rev. Padre Maestro / Fr. Alberto Maria Valente / Dell’Ordine de’ Predicatori, / Figlio del Venerabile Convento della Santiss. / Nunciata di Lecce. / Tomo Primo. / Dedicati / Al merito impareggiabile dell’Illustrissimo, / e Reuerendiss. Sig. Padre Maestro / F. Domenico M.a / Cedronio / Del Medesimo Ordine, Vescovo di Bitonto. / In Lecce, 1721 nella Stamperia di Oronzio Chiriatti. / Con Licenza de’ Superiori. /

cm 22×15,5, pp. 403.

Note: Dalle poche notizie tratte dal “Dizionario Biografico degli uomini illustri di Terra d’Otranto”, sappiamo che il Valente (1671-1727) teologo e predicatore era nativo di Ruffano. Fu “educato dal P. Egidio da Salve dei PP. Cappuccini nel convento di Ruffano. Entrò nel seminario di Ugento dove studiò scienze profane e sacre. Nel 1692 ebbe la Cattedra di Teologia e Matematica. Entrò a far parte dell’Ordine di S. Domenico nel convento di Lecce dedicandosi esclusivamente alla predicazione. Insegnò teologia nel convento di Lecce e viaggiò in tutta Italia”. Oltre ai Panegirici sacri editi nel 1721 (Alessandro Laporta ne dà menzione nei suoi “Saggi di Storia del libro”) è autore anche di una “Summa Theologica” in tre volumi. L’opera e certamente fra le più belle stampate dal Chiriatti.

In formato inusuale per le edizioni di questo stampatore, di complessive 403 pagine di testo, più “l’Introduzione dedicatoria di Frate Alberto Maria Valente” datata “Lecce la santissima Annunciata 30 maggio 1721”, Imprimatur e le varie approvazioni (“Datum Lycii in Conventu S. Joannis de Aymo Praedicatorum Ordinis del 20 novembre datate 1719 e 1720”), “l’Autore a chi legge”, “Indice dei Panegiricied “Errata corrige”, è arricchita infine da numerosi capilettera (alcuni sono quelli già utilizzati dallo stampatore Pietro Micheli borgognone) e fregi ed anche da una bella xilografia (p. 44) rappresentante “l’Annunciazione”. I Panegirici sono in tutto 22, ognuno con un proprio titolo, tra i quali si distinguono quelli del “Glorioso S. Orontio primo vescovo e primo martire della città di Lecce” (in tutto due “Il Nilo e il Custode Occhiuto”).

Gran parte del secondo è dedicato all’intercessione del Santo durante l’imperversare della peste nel Regno di Napoli che si diffuse nel 1656. Non di meno quello della “Vergine di Costantinopoli” (con il titolo particolarmente significativo e suggestivo di “La donna dell’Apocalisse”), del Patriarca S. Gaetano e di S. Antonio di Padova. I Panegirici Sacri (ne fu stampato solo questo I volume), sono dedicati a “Frate Domenico Maria Cedronio del medesimo ordine, domenicano e vescovo di Bitonto”. La marca tipografica del Chiriatti arricchisce il frontespizio e ogni panegirico è introdotto da un capilettera e chiuso da un fregio. L’esemplare era appartenuto (come risulta dall’indicazione di possesso sul medesimo frontespizio) a monsignor Giuseppe Blandamura (Taranto 3 dicembre 1866 e 6 Aprile 1957) autorevole membro del capitolo metropolitano di Taranto, autore di numerose pubblicazioni oltre a numerosi trattati sulla storia della città di Taranto.

 

Novena Sagra

Novena / Sagra / Al Glorioso San / Michele / Arcangelo / Brevemente Ristretta col’Orazione / Per ciasched’un giorno. / Con l’Aggiunta / Degl’Atti necessarj al Cristiano per / Salvarsi. / Di Fede, di Speranza, di Amore / E di contrizione / In Lecce per il Mazzèi 1723. / Con licenza de Superiori. /

cm 12,5 x 7, pp. 23 non numerate (più il frontespizio).

Note: Opuscoletto di piccole dimensioni stampato dal Mazzei per uso ecclesiastico, di complessive 23 pagine non numerate (oltre al frontespizio) legato in una raccolta di altri testi di carattere religioso. La novena è introdotta da una “Oratio a Papa Urbano VIII” e si dipana nei rispettivi nove giorni ognuno con i propri inni, una preghiera e la richiesta di una grazia specifica. Gli inni (due in tutto) e la preghiera che sono riportati nel I giorno (assieme a “L’offerta da farsi da ogni devoto all’Arcangelo Michele”) si ripetono (tranne l’offerta) nei giorni successivi. La novena si chiude infine nelle ultime 3 pagine non numerate con gli “Atti necessari al cristiano per salvarsi” (atto di fede, di speranza, di amore, di costrizione).

 

Angelo Maria Querini (o Quirini)

Primordia / Corcyrae / ex antiqvissimis monumentis / illustrata / Cura Angeli Mariae Quirini / Ex Abbate Benedictino – Casinensi / Archiepiscopi Corcyrae. / Sanctiss. Dom.n / Benedicto / XIII. /

Ex Typographia Inclytae Civitatis Lycij / penes Mazzei 1725. / Superiorum facultate. /

cm 21,5×15, pp. 168.

Note: Importante opera di Angelo Maria Querini, “ex-abate Benedettino cassinense e arcivescovo di Corfù (nonché prefetto della Congregazione dell’Indice e cardinale presbitero di San Marco) che L. Carlino ha già segnalato assieme all’opera di Saverio Giustiniani nel suo contributo pubblicato nel 1991. Angelo Maria Querini oltre ad essere arcivescovo di Corfù, fu un grande erudito, studioso delle lingue latina e greca (infatti la sua opera è scritta interamente in latino con alcuni passi anche in greco). Successivamente venne nominato cardinale di S.R.C. nel 1726 cioè un anno dopo la stampa dell’opera leccese. Bibliotecario vaticano fu fondatore in Brescia di una biblioteca che porta il suo nome “la Biblioteca Quiriniana” nella quale venne a confluire la sua biblioteca personale. Dal 1727 fu anche arcivescovo di Brescia. L’opera tratta in particolare della storia di Corfù nella sua parte più antica (il titolo stesso tradotto è appunto “I Primordi di Corfù, illustrati da antichissimi monumenti e documenti”) in parte “mitologica” e in parte “storica” vera e propria cominciando dal nome dell’isola che sarebbe stato anticamente “Drepane” o “Drepano” termine greco che indica la falce forse perché l’isola ha la forma di una falce. Successivamente “Scheria” e poi ancora “Kercura” (in greco) “Corcyra” in latino. La lettera dedicatoria (senza numerazione) che segue subito dopo il frontespizio è indirizzata al Pontefice Benedetto XIII (in essa l’autore esprime le sue lodi alla casa Orsini da cui il pontefice proviene). Alla pagina successiva (anch’essa non numerata, “l’Actor Lectori” e sul suo risvolto posteriore “l’Imprimatur Lycii, ex Episcopali Palatio die 1725”. Questo esemplare (molto sobrio nella sua composizione, 22 capitoli con 168 pagine numerate) ha sulla facciata anteriore del foglio di guardia, una lunga e assai interessante annotazione manoscritta di antico possessore. Esiste inoltre della stessa opera la seguente successiva edizione bresciana: Quirini Ang. Maria, Primordia Corcyrae. Post editionum lyciensem anni MDCCXXV. Ab auctore nuperrime recognita et multis partibus adaucta. Brixiae, Rizzardi, 1738, cc. n. n. 4, pp. 224 + 1 di errata, appendice, cc. nn. 4, pp. XXIIII, front. in rosso e nero, con una bella inc. anche al secondo, 2 tavv. ft. incise.

 

Giovanni Antonio Margarita

Opusculum, / cui titulus / de zelo / in tres partes divisum, / in prima / Agitur de vero Zelo, & apparenti. / In Secunda / Enucleantur quaedam dubia circa Zelum. / In tertia / Res erit de quibusdam Zeli defectibus / in particulari. / Authore Jo: Antonio Margarita / Iulianensi Alexanensis Diecesis, Sacerdote Seculari, / Congregationis Sanctae Mariae Puritatis Praesbytero-/rum Missionariorum semel Praefecto, semper / indignissimo Filio: / Dicatum / Sanctissimo Domino Nostro / Benedicto XIII. / Lycii, MDCCXXVII. / Apud Orontium Chiriatti. Superiorum permissu. /

cm 19×13,5, pp. 221.

[segue] Le pistole / sacre / del Margarita / dedicate / all’Illustriss. e Reverendiss. / Signore / il Padre / Fr. Vincenzo Maria / di Aragona / Arcivescovo di Cusenza. / Lecce, MDCCXXVII. / Presso Oronzio Chiriatti. Con lic. de’ Super.

cm 19×13,5, pp. 75.

 

Note: Tra gli uomini illustri di Terra d’Otranto censiti nel Dizionario Biografico, Giovanni Antonio Margarita è ricordato come filosofo e teologo nato a Giuliano (diocesi di Alessano), frate della Congregazione di S. Maria della Purità della quale divenne Prefetto, vestendo poi successivamente l’abito dei Cappuccini. Scritto in idioma latino, “l’Opusculum” è dedicato a Benedetto XIII. Nota di antico possessore sul foglio di guardia e fregio tipografico sul primo frontespizio (quello principale). All’interno, a seguire, in pagine non numerate: “Sanctissime Pater” (lettera dedicatoria), “Ad lectorem”, “Imprimatur”, “Praemium” e il caratteristico fregio tipografico raffigurante una duplice cornucopia con un volto umano al centro e che compare la prima volta (come ha rilevato A. Laporta) in un libro del 1723 ovvero la Cronica de’ Minori Osservanti del P. Bonaventura da Lama. Un capilettera (la lettera Z) apre la I parte del I capitolo dell’Opusculum. Le tre parti distinte occupano 221 pagine complessive numerate seguite da 13 pagine non numerate e dall’Errata Corrige.Le Epistole Sacre”, con proprio frontespizio e 75 pag. complessive sono invece dedicate al Padre Fr. Vincenzo Maria d’Aragona arcivescovo di Cosenza. Alla “Lettera dedicatoria” (pag. 3), seguono in tutto 21 Epistole con relativo argomento e l’Errata Corrige in chiusura.

 

Frate Benvenuto

Poema Sacro / sopra la vita, e Morte, / Virtù, e Fatti miracolosi / Del Glorioso / S. Pasquale / Baylon, / composto / dal P. Frà Benvenuto / di Gesù Maria, / Sacerdote della Provincia di S. Pietro / D’Alcantara / de’ Minori Scalzi nel Regno / di Napoli. / In Lecce, MDCCXXXIX. / dalla Stamperia di Domenico Viverito / Con licenza de’ Superiori. /

cm 14,5×10, pp. 124.

Note: Due piccoli fregi tipografici si ritrovano sul frontespizio e a pag. 119 (piccolo stemma dell’ordine de’ Minori Scalzi). Lettera introduttiva “Al benigno lettore” a pag. 3. Il poema comprende 3 canti che si sviluppano da pag. 5 a pag. 119. Seguono il “Responsorium Divi Paschalis” in latino, poi “tradotto nella volgare favella” (pp. 120-121) e “lo stesso in diversa rima colle sue repliche” (pag. 122; “un’Ode Dicolos Tetrastrophos” e un “Epigramma” riferito al III canto (pp. 123-124). Chiudono l’opera gli Imprimatur da Napoli e Lecce negli anni 1738, 1739 e 1744.

 

Damiano Romano

Opera / critica, istorica, / legale, / che da’ una nuova maniera / di / poter bene interpretare / le consuetudini napoletane / del / Sig. D. Damiano / Romano / Regio Avvocato Fiscale della Sacra R. Udienza / di Lecce / Dedicata / all’Illustrissimo sig. il Signor Marchese / D. Bernardo / Tanucci / Segretario di Stato di S.M., che Iddio guardi. / In Lecce, MDCCXL. / Nella Stamperia di Domenico Viverito. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 20×14, pp. 249.

Note: Lettera dedicatoria di Damiano Romano datata Lecce 1 Agosto 1740 (su 4 facciate non numerate e introdotte da un capilettera xilografo, lettera S) rivolta al marchese Tanucci, “Illustrissimo Signore”, dichiaratosi “a favore de’ letterati ed è tutta intenta a promuovere la virtù e ad ingrandirla”. A seguire, su altre tre facciate ancora non numerate, “Il Padre Andrea Guerritore / della Compagnia di Gesù / Al cortese lettore”. A pag. 1 altro capolettera xilografato rappresentante la lettera N. Secondo alcune fonti biografiche (quali F. Soria, C. Minieri Riccio, G. Vallone e, soprattutto Lorenzo Giustiniani) sappiamo che il Romano nacque a Napoli “verso il 1708”, data ricavabile da quella della sua morte, avvenuta a 68 anni. Della sua famiglia non si sa nulla e conseguì la sua laurea, in entrambi i diritti nel luglio del 1731. Le notizie sulla sua breve carriera in magistratura (“per poco men di otto anni” dice egli stesso), preceduta, e poi seguita, da un impegno costante nella professione forense, sono tutte desunte dai titoli delle sue opere. Abbandonata di sua iniziativa la magistratura (già al 31 agosto 1743) per riprendere in Napoli la professione forense, sostenne come avvocato di parte nella Camera della Sommaria, le ragioni del regio governatore e della città di Lecce che – dice egli stesso – lo aveva aggregato al suo patriziato. Secondo una notizia senza fonte del Giustiniani, che potrebbe averlo conosciuto, Romano morì a Napoli, il 30 gennaio 1776, “di sua età 68 in circa”. La sua prima opera è stata Difesa istorica delle leggi greche venute in Roma contro alla moderna opinione del Signor D. Gio: Battista Vico, dedicata sempre al Signor D. Bernardo Tanucci secretario di Sua Maestà, pubblicata a Napoli nel 1736 nella stamperia di Nicolò Migliaccio (Romano è già in Magistratura e qui si definisce “regio auditore nella provincia dell’Aquila” in cui tenta di restaurare la tradizione, impugnata da Vico, di una derivazione della legislazione decemvirale romana da quella greca). In quest’opera pubblicata invece da Domenico Viverito il Romano (scrive G. Vallone) “afferma l’origine delle consuetudini napoletane dagli antichi greci, con centralità per il problema dello ius congrui e della const. Sancinus, classico nel diritto meridionale, e con richiami alla polemica con Vico. La concezione rigida, che fa di Romano il primo dei critici cattolici di Vico, convive con l’orgoglio per il suo ruolo di magistrato regio in specie nella intensa stagione leccese. Qui è ferreo custode della regia prerogativa, per esempio contro il chierico Luigi Montefuscoli (1740), in un intreccio di allegazioni con il difensore di quello, l’avvocato Giuseppe Grassi, e in pagine che ravvivano, nei toni e nei fatti narrati, gli umori del clamoroso interdetto della città e del distretto diocesano”.

Su quest’ultimo aspetto A. Laporta (che del Romano ricorda la stampa di opere con Domenico Viverito nel 1739, 1740, 1741) puntualizza che “la sua fu una delle voci più agguerrite nella polemica contro il potere ecclesiastico per la giurisdizione civile del casale di S. Pietro in Lama, polemica che portò al celebre interdetto contro la città di Lecce (1711-1719), ma che fu solo un aspetto della molto più annosa questione giurisdizionalista, dibattuta allora nell’Europa intera”.

 

A. MANCARELLA, Selva Sacra, Lecce, Stamperia di Domenico Viverito, 1743

 

Agostino Mancarella

Selva Sacra / opera di / Agostino Mancarella / di Sava. / Dedicata All’Eccellentiss. Signore / D. Paolo / Francone / Marchese di Salcito, e Principe di Pietracupa. / In Lecce MDCCXLIII. / Nella Stamperia di Domenico Viverito. / Con Licenza de’ Superiori. /

cm 15×9,5, pp. 256.

Note: Alle pp. 3-4 lettera dedicatoria “All’Eccellentiss(imo) Signore” datata Sava 15 gennaio 1743 con successivo sonetto composto per D. Paolo Franco Marchese di Salcito. Seguono (p. 5) “L’autore al Divoto lettore” con altri due suoi sonetti (pp. 6-7); “Tavola delli Fatti, e Sonetti di questa Selva Sacra” (pp. 10-15). Chiude questa parte introduttiva una pregevole xilografia raffigurante la Crocifissione (pag. 16). La “Selva Sacra” è descritta da pag. 17 a pag. 248 con i suoi innumerevoli personaggi (per alcuni viene utilizzata una breve descrizione riferita a testi sacri (“Fatto”) e per altri uno specifico “sonetto”). Da pag. 249 a pag. 252 compaiono sonetti di altri autori a lui dedicati con relativa “risposta” a pag. 253. Chiudono infine l’opera con un fregio i vari imprimatur del 1742. Molti fregi tipografici, presenti specialmente nella I parte, la impreziosiscono ulteriormente assieme alla xilografia sulla Crocifissione. Agostino Mancarella nativo di Sava (TA) fu poeta, teologo e agiografo. Entrò nell’Ordine dei PP. Minori Conventuali Francescani occupando le maggiori cariche dell’Ordine. Oltre alla Selva Sacra e alla Vita del Beato Giuseppe da Copertino in versi, fu autore di “Redenzione e Passione”, altro poema sacro dedicato a Giov. Battista Stella Arcivescovo di Taranto stampato a Lecce dal Chiriatti nel 1722.

 

Prammatica, Lecce, Stamperia di Domenico Viverito, 1749

 

Carolus Dei Gratia Rex

Carolus / Dei Gratia Rex / Utriusque Siciliae, Hyerusalem, & c. / Infans Hispaniarum, Dux Parmae, Placentiae, / Castri & c. Ac Magnus Princeps Haere-/ditarius Hetruriae & c. / … / (In fine)… / In Napoli, Per Serafino Porsile Regio Stampatore 1749. / E di nuovo in Lecce, nella Stamperia di Domenico Viverito 1749. / Con licenza de’ Superiori.

cm 29,5×19,5, pp. 6 + 1 n. nn. (in fol.).

Note: Stemma reale e capolettera fogliato V al frontespizio. A pag. 2 Breve di Papa Benedetto XIV: Venerabilibus Fratribus Archiepiscopis, / & c. Episcopis Regni Siciliae citra / Pharum; nec non Messanensi, / & c. Panormitano Archie-/piscopis. / Benedictus papa XIV. / A pag. 4: D. Card. Passioneus. A pag. 6 (In fine) Napoli 3 Gennaro 1749. / Carlo. / Locus Signi. / Gaetano-Maria Brancone. A pag. 7 (non numerate, sul bordo superiore): Vidit Danza Praeses S.R.C. Vice-Prot. / Dominus Rex Mandavit mihi / D. Francisco Rapolla a Secretis. / (al centro). A pag. 7 sul bordo inferiore: A dì 7 Gennaio 1749. Jo Pascale Moccia lettore delli Rerj Bandi/dico, di aver publicata la retroscritta Prammatica co’ Trombetti / Reali ne’ luoghi soliti, e consueti di questa Fedelissima Città di / Napoli Pasquale Moccia. / (Seguono i dati tipografici già indicati) Prammatica emanata a seguito del Breve (sollecitato “a voce” dallo stesso Re recatosi a Roma “per venerar le Reliquie de’ SS. Appostoli Pietro, e Paolo”) di Papa Benedetto XIV (pp. 2-4 con cui vengono “ridotte le feste religiose”, per il “cui accresciuto numero (…) la povera gente che vive colle assidue fatiche delle proprie mani ricevea gravissimo incomodo… fino a ridursi all’ultima mendicità (…)”. Alle pp. 4-6 sono poi elencate le disposizioni a cui attenersi comunque, in alcuni giorni festivi, nei quali si è ottenuto di lavorare al fine del “dovuto rispetto, e riverenza alle chiese… di secondare, e promuovere anche in questa parte colla nostra sovrana autorità lo zelo de’ Rev. Vescovi, e Parochi”.

 

Domenico Mazzotta

Licentia / Ad Audiendas confessiones. / Lycii MDCCLII / Ex Typographia Dominici Viverito. / Superiorum permissu / Si vendono grana sette, e mezza. /

cm 20,5×14,5, pp. 11.

Note: Il titolo di questa particolare edizione di Domenico Viverito è sormontato dallo stemma del vescovo di Lecce Alfonso Sozi Carafa. Trattasi di una “Licentia ad audiendas Confessiones” (Licenza ad ascoltare le confessioni nella chiesa della sua città) rilasciata con provvedimento (riportato alla pagina successiva) “Datum Lycii ex nostro Episcopali Palatio die / mensis Marty 1752” dal vescovo Alfonso Sozi Carafa al Presbitero Domenico Mazzottadella Terra Squintiani” e con una validità temporale di 6 mesi (sulla pagina è riportato anche il sigillo in ceralacca del vescovo). La licenza si compone di 11 pagine a stampa che vertono su “Casus Reservati in Bulla Coenae Domini, Alii casus summo pontifici reservati, casus quorum absolutiomus” precedute da altre due che riportano un lungo elenco manoscritto delle ulteriori proroghe di 6 mesi di licenza concesse che vanno dal maggio 1753 fino a gennaio 1765. Rarissimo prodotto tipografico del Viverito che riporta anche un piccolo fregio sul frontespizio oltre allo stemma vescovile del Carafa.

 

A. MANCARELLA, Vita del B. Giuseppe da Cupertino (antiporta), Lecce, Stamperia di Domenico Viverito, 1754

 

Agostino Mancarella

Vita / del / B. Giuseppe / Da Cupertino / Sacerdote Min. Conv. di S. Francesco / Opera / D’Agostino Mancarella / Da sava, / dedicata / All’Eccellentissima Signora / D. Anna Francesca / Pinelli, Ravaschiere / Principessa del S.R.I. e di Belmonte, Duchessa della / Chiarenza, Marchesa di Galatone, di S. Vincenzo, Contessa di Cupertino, Signora delle Terre di Veglie, / e Leverano, Grande di Spagna, Dama di Corte dell’/Esercito di S. M. Dio guardi, La Reggina delle due / Sicilie, ed altro. / In Lecce, nella Stamp. Di Domenico Viverito 1754. / Con licenza de’ Superiori.

cm 15×10,5, pp. 192.

Note: Prima del frontespizio bella xilografia rappresentante il Santo in levitazione e l’indicazione a stampa, su un sottile frammento di carta arancione, dell’appartenenza dell’esemplare al “Farmacista Bari Giuseppe di Lecce” che si ripete a pag. 9. Piccolo fregio sul frontespizio seguito, a pag. 5, da un sonetto dedicato alla “Principessa di Belmonte per consegnarli il suo sestile”. Lettera dedicatoria “all’Eccellentissima Signora” alle pp. 6-8 (“…) alla protezione dell’E.V. indirizzare, ogni giustizia così richiedendo, si perché il novello Beato nacque Vassallo dell’Eccellentissima Casa, si perché suo Padre Felice Desa erasi in maniera benemerito della medema, che fu onorato ad avere la cura e custodia di questo vostro famosissimo Castello”). Seguono vari Imprimatur del 1754 con ulteriore piccolo fregio a pag. 13 e una nota al “Cortese leggitore”. La vita del Santo è tutta narrata in “verso sestile” da pag. 15 a pag. 186. Chiudono l’opera “una serie di sonetti in catena” (6 in tutto) alle pp. 187-192 del “Divotissimo Servo D. Angelo Massafra”).

 

SSmi Cordis Jesu

Feria Sexta. post octavam / Corporis Christi / SSmi Cordis Jesu / sub rito – Duplicis Majoris. / Missa / .

cm 30×20, pp. 2.

Note: Foglio volante a stampa con caratteristiche tipografiche (caratteri, contenuti e loro disposizione, nonché lo stesso capolettera M in apertura) perfettamente identiche a quello stampato a Roma nel 1749, Napoli e Lecce nel 1758 da Domenico Viverito su “In festo Sancti cajetani…”. Per i suddetti motivi, pur essendo privo dei dati tipografici può certamente essere attribuito ai torchi di Domenico Viverito e allo stesso periodo. Le diverse fasi del rito religioso comprendono: Introito / Oratio / Graduale / Offertorium Psal 102 / Secreta / Praedatio de Passione / Communio. Psal. 68. / Postcommunio. /

 

In festo Sancti Cajetani, Lecce, Domenico Viverito 1758

 

In Festo Sancti Cajetani

Die VII Augusti / in Festo / Sancti Cajetani / Confessoris / Missa / Pro Civitate, et Dioecesi hydruntina, et / Lycien. /

Romae 1749. Neapoli, et denuò Lycii Typis Dominici Viverito 1758. / Superiorum permissu

cm 30×21, pp. 4.

Note: Quattro facciate in nitidi caratteri disposti su due colonne; capolettera (M) alla prima e fregio xilografato già rilevato alla produzione nota del Viverito: la testa di un fauno dalla cui bocca si diramano, a specchio, due cornucopie con mazzi di fiori; dalla barba pende un serto di fronde che termina in una specie di infiorescenza. Alla pagina successiva le note tipografiche. È un quaderno che andava inserito nei messali utilizzati nelle chiese della diocesi e che riporta l’ufficio relativo a San Gaetano Confessore alla città di Lecce e alle diocesi idruntina e leccese che si celebrava, appunto, il 7 di agosto di ogni anno. Celebrazione ancora in vigore fino almeno al 1880 come si ricava dall’Officia Propria Sanctorum in civitate et diocesi Lyciensi recitanda (Lecce, G. Campanella, 1880, p. XIII). Nell’ultima pagina è riportato il Decreto della Congregazione dei Riti col quale si estendeva alle due diocesi l’ufficio in questione, il 26 marzo 1757, lo stesso ch’era stato concesso il 19 aprile 1749, in favore dei Teatini. Tale decreto incrementò senz’altro il culto e il prestigio dei Teatini leccesi e una prova è la donazione immobiliare che il 13 luglio del 1757 un tal G. Antonio Sugliano di Guagnano effettua affinché si celebri ogni anno una messa “nell’altare di San Gaetano esistente nella masseria Saetta sita nel feudo di San Giovanni Monicantonio quale si possiede dalla Venerabile Casa di Sant’Irene” e questo “nel giorno proprio di detto glorioso S. Gaetano suo speciale protettore”. Il quaderno è inserito nell’Orationes / in Missali romano / apponendae / ed è legato con: Missa / de Sanctissimo Nomine Virginis Mariae (privo sia dell’indicazione tipografica che dell’anno di stampa di 2 facciate non numerate; Missa / Commemorationis solemnis Beatissimae Virginis / Mariae de Monte Carmelo /. (non datato e privo dell’indicazione tipografica, di 2 facciate non numerate).

 

Padri Minimi di Lecce

S. Francesco di paola. / Nella corte di Francia. / Componimento drammatico / Da cantarsi nel dì festivo di detto Anno / Nella Chiesa dei PP. Minimi di Lecce / In questo Anno 1758. / Da’ medesimi Dedicato / A Sua Eccellenza / Il sig. D. Giambattista Protonobilissimo / Principe Di Muro & c. / In Lecce nella Stamperia di Dominico Viverito / Con licenza de’ Superiori /

cm 21×15, pp. 31.

Note: Quest’opera fu stampata, per gratitudine verso il Principe di Muro D. Giambattista Protonobilissimo, dai Padri del Collegio dei Minimi di Lecce, La poesia è del “M.R.P. Pascalemaria Freda lettor Giubilato dell’Ordine de’ Minimi”. La musica è del “cherico Signor Celestino Greco Maestro della Vescovil cappella di Lecce”. Interlocutori: Giovanni Golia, Angelo Buonerba, Francesco Pascolino, Domenico Tornese, Francesco Mongelli. L’azione fu rappresentata nella “Real Villa di Plessis presso Tours”. Sul frontespizio emblema araldico dei Protonobilissimo. A seguire, in pagine non numerate, la lettera dedicatoria, introdotta dal capolettera Q. al Principe di Muro (datata Lecce primo Aprile 1758) e l’argomento del componimento diviso in due parti. Un fregio tipografico chiude l’ultima pagina del testo.

 

Ferdinando Re delle Sicilie

Ferdinando / Per la Grazia di Dio Re delle Sicilie, di Gerusalemme & c. Infante di Spagna, Duca di Parma, Piacenza, Castro & c. / Gran Principe Ereditario di Toscana & c. & c. & / D. Lorenzo Paternò Marchese di Casanova, Regio Consigliere di S. Chiara, e del Supremo Magistrato del Commercio, Ministro della Suprema Giunta di Guerra, Presidente della / Regia Camera della Summaria Assessore della Real Sopraintendenza, Delegato, ed Amministratore Generale del Regio Officio di Montiero Maggiore in tutto il presente Regno. / … (In fine) … / Laurentius Paternò / U.J.D. Nicolaus Migliore Regius Perceptor. / Philippus Ferraro Mag. Act. Regiae Delegationis. / Paschalis Clessi Act. Delegationis. / Vidit Fiscus. / U.J.D. Philippus Giovene Secretarius. /Adest Sigillum / A. di 13. Gennaio 1784. Io sottoscritto Lettore de Regj Banni dico di aver pubblicato il sottoscritto Banno con li Trombetti Reali in tutti i luoghi soliti, e consueti di questa fedelissima Città di / Napoli, suoi borghi, e distretto / Carlo Castellano. / Napoli Nella Stamperia Reale MDCCLXXXIV, e dinuovo (sic) In Lecce Nella Stamperia di Pasquale Viverito. /

cm 44×32, fol.

Note: Foglio con testo stampato su due colonne e con stemma reale inciso in alto al centro. Bando contenente 13 capitoli sull’uso della “caccia nei vari territori di Napoli e provincia”, con particolare divieto, fra i tanti, di cacciare “nei luoghi destinati per il Real divertimento di sua Maestà sotto la pena di ducati cinquanta, di tre anni di galea (sic), ed altre pene a nostro arbitrio”. I luoghi menzionati sono: “Portici, e tutta la circonferenza della Montagna di Somma, e del Vesuvio, Capodimonte, ed un miglio di circonferenza, laghi di Licola, Patria, ed Agnano, Caserta, e tutti i Boschi convicini, S. Arcangelo, Carbone, Carditello, Demanio di Calvi, Montemarsico, Pantano di Mondragone, Torcino, Torre di Guevara, Termolito, Persano, Vesparello, Lagorisio, Campagna d’Evoli, ed Isola di Procida; Conche però ne’ laghi di Licola, e Patria la proibizione farà per il tempo, che verrà stabilito, e nell’altre parti per tutto l’anno, e fino ad altri ordini di S.M.

 

T. LAMECH, Lettere storiche dello stato della Giapigia, Lecce, Pasquale Viverito, 1786.

Theodosio Lamech

Lettere storiche / dello Stato / della Giapigia / fregiate d’alcune fantasie / poetiche / dall’Autore / Ch’è Theodosio Lamech della stessa nazione. /

Oxfort / 1 Gennaro MDCCLXXXVI. /

cm 20×14, pp. 166.

Note: L’opera che ha un falso luogo di stampa ed è priva dell’indicazione dello stampatore, è da attribuire certamente ai torchi di Pasquale Viverito, figlio primogenito di Domenico, per il fregio tipografico raffigurante una duplice cornucopia con volto umano al centro che compare sul retro del frontespizio nella pagina al Lectorem e che ritorna anche a pag. 140. Un fregio proveniente invece dal corredo tipografico di Pietro Micheli lo si riscontra alle pp. 6 e 139. Il libro attribuito da Domenico Novembre all’erudito leccese Achille Tresca è “una sorta di parafrasi del De Situ Iapigyae galateano, infarcita di disgressioni e arricchita da un corredo di note esplicative assolutamente priva di originalità anzi piuttosto scadente” (A. Laporta). Ermanno AAR (pseudomino del De Simone) nei suoi Studi Storici in Terra d’Otranto lo ricorda in questo “modo”. Nel secolo XVIII un leccese, il quale volle nascondersi sotto uno pseudomino, che ne ha affondato il nome, e meritatamente, nell’oblio, pubblicò a Lecce, nel 1786, colla falsa data di Oxford, alcune Lettere storiche dello Stato della Giapigia, fregiate da alcune fantasie dell’autore che è Theodosio Lamech, della stessa Nazione, che il De Simone giudica una storpiatura, non traduzione del De Situ Iapigiae”.

 

Frate Ignazio Palmidessa

Orazione / Recitata ne’ Funerali del padre Maestro / Fra Domenico d’Auria / De’ Predicatori / Dal Padre Maestro di Studio / Frate Ignazio Palmidessa / Dello Stess’Ordine, / E dedicata all’Illustissimo (sic), E / Reverendissimo Monsignore / Fra Raimondo Fusco / Degnissimo Vescovo di Monopoli / In Lecce Nella Stamperia di pasquale Viverito / Con licenza de’ Superiori 1787.

cm 18,5×14, pp. 32.

Note: Orazione funebre recitata ai funerali del padre Maestro Fra Domenico D’Auria dal padre maestro di Studio Frate Ignazio Palmidessa “per dare a tutta Monopoli un attestato di mia gratitudine” (come si legge alle pp. 3-4 della lettera dedicatoria al Vescovo di Monopoli Fra Raimondo Fusco e che segue al frontespizio con piccolo fregio tipografico). All’interno, nell’Orazione che ripercorre la sua vita, il D’Auria, nativo di Lucera, viene definito “fiume di erudizione e di sapere” e “alunno ragguardevolissimo della Provincia de’ Predicatori di Puglia” (insegnò ad Avigliano, Bisceglie, Putignano, Bari, Lucera, Barletta e Monopoli). Vengono inoltre descritte le glorie e i fasti “dell’antico splendore” della famiglia d’Auria, a partire da Alessandro “degno rampollo” che nell’XI secolo fu richiamato in Lucera da Ruggiero, Rè delle Sicilie affinché “dissipasse gl’insurti popolari tumulti fregiato perciò da Regal Diploma dell’indipendente suo comando”.

 

Francesco Marulli

Ferdinandus IV / Dei Gratia Rex & c. / Il Commendatore Gerosolimitano Fra D. Francesco Marulli, Utile Signore / della Terra di Grassano, Tenente Colonnello degli Eserciti di S. M. (D. G.) / Direttore e Regio Delegato de’ Porti, e Marine dell’Adriatico, Preside, / e Governatore dell’Armi in questa Provincia di Lecce & c… / (In fine) … Marulli / Dell’Aquila Segretario / Ordine circolare, come sopra / In Lecce Nella Stamperia di Pasquale Viverito 1792.

cm 26 x 18, fol.

Note: Stemma reale in alto inciso e cornice modulare tipografica corrente sui tre lati del testo. Ordine circolare inviato a tutte le comunità religiose della Provincia a seguito dello “scandaloso rilasciamento della disciplina monastica” e con la quale i frati sono perentoriamente invitati” senza pretesti a eseguire prontamente le ubidienze spedite loro da legitimi superiori”.

 

Ferdinandus IV. / Dei Gratia Rex & c. /

Il Commendatore Gerosolimitano F.D. Francesco Marulli, Utile Signore della Terra di / Grassano, Direttore, e Regio Delegato delle Marine dell’Adriatico, Colonello ne’ Reali / Eserciti di S.M. (D.G.) suo Preside, e Governatore dell’Armi in questa Provincia di Lecce /…/ (In fine) … / Lecce 17. Agosto 1793. / Marulli / Signor Avv. Fiscale Consultore / Dell’Acqua / Dottor Faraone Segretario. / Ordine circ. come sopra / … / In Lecce Nella Stamperia di pasquale Viverito 1793.

cm 40 x 30 fol.

Note: Ordine reale con stemma in alto inciso e cornice modulare tipografica corrente sui tre lati del testo, in cui è trascritta “la Sovrana risoluzione a tutti i Monasteri, cattedrali e luoghi pii” affinché, per venire incontro ai bisogni della popolazione, impieghino denaro nel prestito urgente di un milione e mezzo, resosi necessario “per le critiche notorie combinazioni e circostanze della mancanza di grano nella capitale e in tutti e due i Regni”.

 

In Festo S. Vitaliani

In festo / S. Vitaliani / Episcopi, et Confessoris… / … / a pag. 4 (In fine) Lycii Apud Paschalem Viverito 1794 / Superiorum Facultate. /

cm 14,5×9,5, pp. 4.

Note: Il testo del libricino, per la festa, fissata in data XXX luglio, di S. Vitaliano, vescovo e confessore nato a Capua, è scritto interamente in latino e il suo titolo è riportato su una pagina a sé che funge da copertina. L’edizione rientra tra il materiale tipografico cosiddetto “collaterale” (come anche bandi, editti, manifesti ecc.) e non strettamente librario, settore la cui stampa trovava solido alimento nello svolgimento della vita ecclesiastica.

 

In Commemoratione Ss. Martyrum

In Commemoratione / SS. Martyrum, et Aliorum / Sactorum / Quorum Reliquiae in Ecclesia Cathedrali / Lyciensi osservantur. Assignata ab / Excell. et Reverendiss. Domino / D. Salvatore / Spinelli. / … A pag. 8 (In fine) Lycii, Typis Paschalis Viverito 1795. / Superiorum permissu. /

cm 17,5×10,5, pp. 8.

Note: Il testo del libretto per la Commemorazione dei Santi Martiri di Lecce e altri santi, stabilito dal vescovo D. Salvatore Spinelli da tenersi nel giorno 19 febbraio, è scritto completamente in latino e il suo titolo è riportato su un’ulteriore pagina a sé che funge da copertina. I dati tipografici sono invece indicati nell’ultima pagina (pag. 8).

 

Officium SS.MM. Orontii, Fortunati et Justi

Officium / SS.MM. Orontii. / Fortunati, / et Justi / Atronorum (sic) Aeque Principalium / Civitatis Lycien. / Excellentissimi, et RMI Domini / D. Salvatoris Spinelli / Episcopi Lyciensis / ad suae Dioecesis usum / Jussu Editum / lycii Apud Paschalem Viverito 1795. / Superiorum Facultate. /

cm 17,5×10,5, pp. 10.

Note: Il testo di questo prodotto tipografico (che, come gli altri, segue uno schema ben definito nell’esecuzione di suoi inni, orazioni e “lectio”) è scritto, come gli altri, completamente in latino e possiede uno specifico frontespizio che è preceduto da un’ulteriore pagina a sé che funge da copertina con il titolo Officium / SS.MM. Orontii / Fortunati, / et Justi. Molto belli e tanto significativi i due inni riportati il primo alle pp. 2-3 per “il Die XXVI Agosto “giorno della loro festa” e il secondo a pag. 9 (non numerata) “Hymnus pro festo Patrocinii” per tutto il Salento… “Salenti resonent oppida laudibus… Morbos, Bella, Famem, Fulgura, Turbines, Pestemque a populis arcet Orontius…”.

 

Officium Patrocinii S. Orontii

Die XX. Februarii. / Officium / Patrocinii / S. orontii / … A pag. 14 (In fine) Lycii Apud Paschalem Viverito 1804. / Superiorum Permissu. /

cm 19,5×13,5, pp. 14.

Note: Il testo di questo libretto di uso ecclesiastico, di formato un po’ più grande degli altri sullo stesso argomento (con i suoi inni, orazioni e “lectio”) è scritto completamente in latino e il suo titolo è riportato su un’ulteriore pagina a sé che funge da copertina. L’Officium inoltre è legato assieme a Die XXVI, Augusti / in festo SS. Martyrum / Orontii, Fortunati, / et Justi (cm 19,5×13,5, pp. 14). La sua datazione “Die 16 Martii 1805” si ricava dal decreto di Julius M. Card. De Somalla S.R.C. Praef. / J. De Capimo S.R.C. Sec. Posto all’ultima pagina, la 18. Considerate le sue caratteristiche tipografiche del tutto simili “all’Officium Patrocinii” sia per i contenuti, sia per il formato e sia per i caratteri di stampa utilizzati, il libretto può ritenersi certamente stampato un anno dopo dai torchi di Pasquale Viverito. Entrambi gli “Officium” sono certamente da annoverarsi fra le ultime opere stampate da questo tipografo. Dai protocolli del notaio Bartolomeo de Rinaldis indicati da A. De Meo e conservati presso l’Archivio di Stato di Lecce, sappiamo infatti che Pasquale Viverito giacente “malato in un letto” e “forse qualche mese prima di morire” il 2 agosto 1805 detta il proprio testamento, modificando poi parte delle sue disposizioni con “un codicillo” datato 25 Agosto 1805. Di lui si perdono completamente le tracce alla fine dell’anno 1805.

 

In Seminario Neritonensi

Propositiones geometricae / quas / in Seminario neritonensi / demonstrandas, et explicandas / proponunt omnes / in eodem seminario convictores, / atque / philosophiae, et matheseos auditores, / data cuicumque / interrogandi, et contradicendi / facultate. Typis novissimis Vincentii Marino, & Fratrum / Lycii mdccxciv. / Superiorum licentia.

cm 20×15, pp. 20.

Note: Considerati l’anno di stampa (1794) e i suoi dati tipografici (“Typis novissimis”) è probabilmente la prima opera stampata dal tipografo Vincenzo Marino. Suoi caratteristici fregi si ritrovano alle pp. 6 e 19.

 

 

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Per la prima parte clicca qui:

L’arte della stampa a Lecce nel ‘700 – Il Delfino e la Mezzaluna – Fondazione Terra D’Otranto

 

In Rassegna Storica del Mezzogiorno, n. 6/2025, organo della “Società Storica di Terra d’Otranto”, 2025, pp. 285-336.

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