L’arte della stampa a Lecce nel ‘700

L’arte della stampa a Lecce nel ‘700,
tra collezionismo e ricerca bibliografica. Rarità e nuove edizioni

di Gilberto Spagnolo

 

Se Dio esistesse

sarebbe una Biblioteca

Umberto Eco

 

 

Vivere con i libri

Prendo spunto dal titolo più che significativo dato al catalogo della libreria Pregliasco di Torino (il n. 100) stampato nel 2011, per celebrare i 100 anni di vita di questa illustre e rinomata libreria, per presentare questo mio contributo; un’indagine bibliografica che nasce infatti soprattutto dalla personale realizzazione di una collezione di antichi testi, ricercati (come solo una grande passione per il libro antico non fine a sé stessa può spiegare) e recuperati in tutti questi anni (circa 40) nel settore librario antiquario, con particolare riferimento alla produzione tipografica leccese nel secolo XVIII. D’altra parte, non a caso Elio Pindinelli considerava anni fa assai preziosa la ricerca nell’ambito delle private biblioteche e collezioni in cui “sempre più spesso è dato constatare la presenza, a volte anche massiccia di edizioni locali dal XVI al XIX secolo in gran parte assenti nelle raccolte pubbliche”. Essa si rivela sicuramente determinante per allargare le conoscenze sui singoli editori e per accrescere di conseguenza ulteriormente il panorama delle edizioni salentine.

Tale ricerca dunque, oltre a volere rimettere in circolo opere che un “lungo sonno” ha lasciato immobili per anni, diventa nel contempo una nuova tappa del loro percorso, un percorso a volte “tortuoso” che i libri seguono in un tempo ben più lungo di quello concesso ai loro stessi possessori.

Non è possibile, ovviamente, tracciare la mappa del viaggio, in certi casi di centinaia d’anni, che un libro compie di biblioteca in biblioteca. Ma, in concreto, in questa loro storia misteriosa e affascinante, c’è indubbiamente “un improvviso ritorno di vita” (come in questo mio caso personale) che va oltre il rude aspetto economico, perché è volto esclusivamente alla ricerca bibliografica, alla conservazione e alla salvaguardia del libro stesso, alla rivalutazione e valorizzazione di quanto poco noto, dimenticato o disperso.

Collezionismo e storiografia vanno di pari passo. Infatti, la storia dell’arte della stampa leccese nel 1700, tornando sull’argomento che più ci interessa, a differenza di quella del ‘600 che G. Scrimieri ha mirabilmente tracciato negli Annali tipografici di Pietro Micheli, non dispone a tutt’oggi di una simile, minuziosa e scrupolosa ricostruzione bibliografica.

Nel corso di questo secolo, a differenza del precedente, diversi stampatori si susseguirono con la loro attività tipografica e ciò ha reso molto più difficile la raccolta della loro produzione. Senza nulla togliere all’importanza e all’utilità degli studi svolti precedentemente (penso a quelli del Foscarini, del Petraglione, del Bernardini, del De Simone, ma non di meno anche a quelli del D’Amato, del Paone, di M.T. Tafuri, del Gambacorta, del Vacca, dello Scrimieri) ai fini della ricerca nella sua globalità, restano ad ogni modo come contributi fondamentali certamente le ricognizioni bibliografiche fatte da A. Laporta, E. Pindinelli e A. De Meo (quest’ultimo per l’aspetto prettamente archivistico sulle vicende umane, economiche ed editoriali di tali tipografi). Ed è partendo anche principalmente dall’accurata analisi dei prodotti tipografici presentati nei loro repertori (indispensabile per questo studio) che ora qui di seguito si pubblicano i dati di ben 38 edizioni collocate in un arco temporale che va dal 1700 al 1804/1805 e che testimoniano ulteriormente lo sviluppo in senso editoriale di una ricca e complessa attività comprendente tutti i tipografi che nel 1700 hanno lasciato traccia della loro esistenza (mi riferisco ai vari Tommaso e Francesco Egidio Mazzei, Oronzo Chiriatti, Domenico, Giuseppe e Pasquale Viverito).

Delle 38 edizioni schedate, 26 sono il risultato di un’attività tipografica strettamente libraria; alcune anche di pregio sia sul piano tipografico che su quello dei contenuti. Le altre 12, edizioni uscite tutte dai torchi di Domenico e Pasquale Viverito rientrano invece nel materiale tipografico cosiddetto “collaterale” (ovvero quello comprendente invece la stampa di bandi, editti, circolari, manifesti ecc.); 4 sono infatti grandi bandi in folio (tra cui una interessante Prammatica) emanati da uffici periferici, mentre le rimanenti sono opuscoletti di pochissime pagine di contenuto religioso e di committenza ecclesiastica, due dei quali possono ritenersi, allo stato delle ricerche, certamente fra le ultime edizioni di Pasquale Viverito (1804-1805).

Nella produzione strettamente libraria, ovvero dei volumi a stampa, si è ritenuto d’inserirne infine, pur trattandosi di edizioni conosciute, alcune di grande importanza (e con qualche particolarità) ma soprattutto estremamente rare che documentano “l’abilità artigianale di questi tipografi” che, come ricorda A. Laporta, “nobilitarono una tradizione comunque antica in Terra d’Otranto, contribuendo al progresso di una intera società”.

 

Antonello Coniger

Le cronache / di M. / Antonello / Coniger / gentilhvo­mo leccese, / mandate in lvce dal S. Givsto Palma / Consolo della Accademia degli / Spioni. / Con una semplice e diligente Relazione della riñomata / Diuozione verso il glorioso Martire di Christo / Patrizio, e primo Vescovo di Lecce / S. Oronzio. /

Di Gio: Camillo Palma dottor / teologo, e Arcidiacono di / Lecce. / Al molto illvtre (sic) Signor / Giovambatista / Stomeo / in Brindisi Nella Stamperia Arciuescouale / Con licenza de’ Superiori M.D.C.C. /

cm 19,5×13,5, pp. 75.

Note: Un giudizio forse ingeneroso espresse il Foscarini su questa edizione del Mazzei (che pubblicava le “Cronache” del gentiluomo leccese Antonello Coniger dei Baroni di Giuliano) scrivendo quanto segue: “Se dobbiamo argomentare l’importanza della Stamperia Arcivescovile dell’Edizione del Coniger dobbiamo dire che, sotto tutti i riguardi era una pessima tipografia”. Con rilegatura cartonata coeva, l’edizione ha un errore di stampa nel titolo riportato a caratteri cubitali sul foglio di guardia (coronache). Vi è un fregio tipografico alla pagina sugli “Errori occorsi nella stampa” e che si ripete a pag. 4. Capolettera E proveniente dal corredo tipografico di Pietro Micheli in apertura della lettera dedicatoria datata 1 aprile 1700 a Giovambattista Stomeo di Giusto Palma e altro fregio, sempre del Micheli, a pag. 9. Molto importante e interessante è la relazione (con altra numerazione pp. 1-18) “sulla rinnovata Devozione verso il glorioso Martire di Christo, Patritio, e Primo vescovo di Lecce, S. Orontio Di Gio: Camillo Palma Dottor Teologo e Arcidiacono di Lecce”.

 

Francesco Maria D’Aste

Metodo / della Santa Visita Apostolica di / Francesco Maria D’Aste / Arcivescovo d’Otranto, e Primate / de’ Salentini / Prelato Domestico, e del Soglio Pontificio / Vescovo Assistente / alla Santità di / nosrto (sic) Signore / Clemente XI / Non ambulani in magnis, neque in mirabilibus super me / Psalm. 130. / In Otranto dalla Stamparia Arcivescovale / Per lo Chierico Tommaso Mazzei 1706. /

cm 20×15, pp. 790.

 

[segue] Plavsvs et gratiae / Illustrissimo, ac Reverendissimo Domino / D. Francesco Mariae / De Aste / Archiepiscopo Hydrvntino, /Primati Salentinorvm / Sanctissimi Domini Nostri / Clementis XI / Praelato Domestico / Pontificii Throni Episcopo / Assistenti, atque in Dioecesi Tusculana / Apostolico Visitatori, / A Reverendissimo Capitulo, & Clero Tusculano / ExhibitaE. / Romae Typis Io. Iacobi Komarek Bohemi: Et denuo Hydrunti per / Cleric. Thomam Mazzei. / Superiorum permissu. 1707. /

Note: Il frontespizio è preceduto da una pagina con la seguente iscrizione a caratteri cubitali: Metodo /della Santa Visita / Apostolica / di / Monsignor /D’Aste / De C.R. / Omnia quidem Episcopo pro salubri animarum cura licent, sed non omnia expediunt, nec edificant. / ad Corinth. Cap. 6 e 10. /. Note manoscritte sul frontespizio di antichi possessori. Lettera dedicatoria “Beatissimo Padre” alle pp. 5-6 introdotta dal capolettera T (proveniente dal corredo tipografico di Pietro Micheli) e con lo stemma episcopale del Papa Clemente XI, firmata da Francesco Maria Arcivescovo d’Otranto. Con nuova numerazione Indice delle Materie Parte Prima della “Visita Preparatoria” alle pp. 1-4. Quattro grandi fregi simili si ritrovano alle pp. 23, 142, 160 e /60 (Parte I e II). Fregi diversi invece s’incontrano alle pp. 161, 578, 579, 598. Le 7 parti complessive dell’opera si chiudono con un Index generale alle pp. 761-783 che riporta alla fine lo stemma del tipografo Tommaso Mazzei ovvero le iniziali T ed M intrecciate. Il secondo frontespizio (pag. 785) riporta lo stemma episcopale dell’Arcivescovo di Otranto Francesco Maria d’Aste. Nelle pagine successive (introdotti da una lettera dedicatoria del “Capitulum et Clerus Tusculanus”) vari sonetti ed epigrammi (pp. 785-789) per ricordare “Monsignor D’Aste” Arcivescovo d’Otranto, Primate de’ Salentini e Visitatore Apostolico della città e diocesi di Frascati”. Nell’ultima pagina: Umiliss(imo) Obligatiss(imo) Servo e Suddito Cl. Tomasso Mazzei Stamp. Edizione sontuosa di quest’opera dell’Arcivescovo d’Aste stampata a Otranto dal chierico Tommaso Mazzei. Fu certamente fra le prime uscite dai torchi della sua officina e la cui attività si svolge dopo Pietro Micheli e i suoi eredi per qualche decennio dal 1700 al 1734 circa. Per la sua presenza tipografica a Brindisi, Lecce ed appunto anche ad Otranto, Tommaso Mazzei (“possessore probabilmente di un torchio itinerante, verosimilmente un laboratorio tipografico “mobile”) come scrive A. De Meo “può essere ritenuto a ragione un vero e proprio nomade che si ferma nelle città secondo le ordinazioni e ricco solo del suo ingegno e di una attrezzatura spesso limitata, cerca finanziamenti che gli permettano di impiantarsi in una città dove si ritrovino le condizioni necessarie per fondare un’officina tipografica stabile”. Come difatti poi avverrà divenendo “Tipografo eletto della Città di Lecce” o “Stampatore della Città di Lecce” o addirittura “Regio Stampatore”. Ancora più significativo quanto scrive il Foscarini e cioè che “Il Tommaso Mazzei or si dava la qualifica di Tipografo eletto della città di Lecce or quella di Stampatore della città di Lecce, forse per concessioni ottenute; come, forse, anche, o per vicinanza all’Episcopio o per altro privilegio, la sua, dal 1706 al 1730, fu detta Stamperia Vescovile, a somiglianza dell’altra posta in Brindisi e che fu chiamata Arcivescovile. Anzi, nel 1721, o perché fornito di nuovo materiale tipografico o per cambiamento di locale o per altro motivo, egli al luogo di stampa usò la dicitura “Della nuova Stampa del Mazzei”. Quelle di Brindisi e di Otranto furono quindi “Tipografie di occasione, quasi può dirsi, perché di brevissima durata e di niuna importanza”.

 

Missa

Missa / ad postulandam gratiam / bene moriendi. / … / … / (In fine) Romae, Typis Reverendae Camerae Apostolicae, 1706. / Et denuó Lycij, ex Typographia Episcopali, 1706. / Superiorum facultate. /

cm 30×20, pp. 2.

Note: Foglio volante (mutilo in basso al centro e con leggera perdita di testo) proveniente probabilmente da un messale utilizzato nelle chiese della diocesi. Sulle due facciate sono riportate le diverse fasi che si svolgono durante la celebrazione di questa tipologia di messa: Introitus / Oratio / Graduale / Tractus / Offertorium / Communio / Postcommunio / Urbis, et orbis (…) G. Card. Carpineus / B. Inghirami Sac. Rit. Cong. Secr. /

 

Domenico De Angelis

Della vita / di / Scipione / Ammirato / Patrizio Leccese / Libri trè, / Scritta / da Domenico De Angelis / Accademico Spensièrato / detto trà gli Arcadi Arato Alalcomenio. / All’Illustriss.(imo) e Reverendiss.(imo) Signore / Monsignor / Fabrizio Pignatelli / Vescovo di Lecce. / In Lecce, dalla Stamp. Vescov. 1706. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 13,5×8,5, pp. 280.

Note: La copia di quest’opera del De Angelis è dotata anche di due ex-libris nobiliari posti sui risvolti di copertina. Attraverso di essi si è potuto accertare a chi era appartenuto il libro. L’ex-libris “Marchionis Salsae” era di Francesco Berio, figlio del patrizio genovese Giovan Domenico Berio, marchese di Salza. Domenico Berio, fece trasformare da Luigi Vanvitelli, a Napoli nel 1772, il palazzo omonimo, con fronte a Toledo, edificato nel secolo XVII per conto del ricchissimo finanziere portoghese Simone Vaez. Francesco fu invece mecenate di artisti e letterati e letterato egli stesso. Egli raccolse nei magnifici saloni del palazzo una ricca biblioteca e insigni opere d’arte fra cui Adone e Venere del Canova. Nel “Salotto Berio” che divenne uno tra i più celebri del tempo si riunirono il Canova stesso, il Rossini, lo Scarpa, il Ricci, il Lampredi. Francesco Berio, ultimo maschio della famiglia, morì il 26 dicembre 1820. La pinacoteca venne divisa fra le quattro figlie, duchessa di Ascoli, contessa Statella, duchessa di San Cesareo e marchesa Imperiali. La biblioteca fu poi inviata e venduta in Inghilterra (il secondo ex-libris ne è infatti una testimonianza ma non ho potuto appurare a quale famiglia appartenesse) e il gruppo del Canova, che era costato al Berio 6000 ducati, fu venduto per 2000 Luigi al negoziante Favre, che se lo portò a Ginevra. Alla biblioteca del Berio era appartenuta anche una copia dei Commentarii sulla Battaglia di Lepanto (raro resoconto di prima mano che ne narra storicamente e dettagliatamente le vicende) di Ferrante Caracciolo Conte di Biccari e Governatore delle Province d’Otranto e di Bari, e che aveva partecipato personalmente alla battaglia. L’Abate Giovanni Michele Martiano gli dedicò in Otranto in data 15 luglio 1583 la sua rarissima operetta Successi dell’Armata turchesca nella città d’Otranto nell’anno MCCCCLXXX apparsi a stampa per i tipi di Giovanni Bernardino Desa a Copertino, appunto nel 1583. L’esemplare, dotato degli stessi ex-libris e con una prefazione di Scipione Ammirato che si prodigò, curandola personalmente, di farla pubblicare in Firenze presso Giorgio Marescotti in tre libri nel 1581 (in 4° piccolo, pp. 8, 137, 9), fu proposta alcuni anni fa sul mercato librario antiquario dalla rinomata libreria antiquaria Pregliasco di Torino. Di essa ci siamo interessati alcuni anni fa dedicandole uno specifico saggio sulla “Rassegna Storica del Mezzogiorno” (continuazione della “Rivista storica del Mezzogiorno”, fondata da Pier Fausto Palumbo) esattamente nel n. 3 del 2019. L’esemplare del De Angelis invece proviene dagli Usa e fu acquistato dal libraio antiquario Gaetano Angiuli di Adelfia nel 2003. L’opera è dedicata “All’illustriss(imo) e Reverendiss(imo) Signore Monsignor Fabrizio Pignatelli Vescovo di Lecce” (con lettera dedicatoria datata Lecce 2 dicembre 1705 e con stemma episcopale xilografato del Pignatelli in apertura, pp. 5-13). All’interno sono presenti: una “Canzone” di Domenico de Angelis, pp. 15-21; imprimatur del “Canonicus Orontius Cosma”, p. 22; “L’autore a chi legge”, pp. 23-32; un’“Elegia” di Mauro Manieri, pp. 33-36; un “Sonetto” di Pietro Saverio Di Blasi, “Accademico Spione”, p. 37; un “Sonetto” del Dottor Fisico Tomaso (sic) Quarta, “Accademico Spione”, p. 38; un “Sonetto” del Dottor Fisico Orontio Carro, “Accademico Spione ed infecondo”, p. 39; Citazioni di Plinio (Lib. I Epist. III) e di Iacob. Cruc. (Lib. I Epistola) alla p. 40; “Opere di Scipione Ammirato le stampate”, pp. 260-267; Le MM.SS., pp. 266-267; “Indice De’ Libri Stampati e de’ M.M.S.S. da’ quali sono cauate le notizie della Vita dell’Ammirato”, pp. 268-280. L’opera, così stampata è estremamente rara. Secondo Angelo Sconosciuto si conoscono esistenti esemplari conservati nelle seguenti quattro biblioteche pubbliche: le biblioteche provinciali di Brindisi ed Avellino, la Nazionale di Bari e l’Estense Universitaria di Modena.

 

Leggi dell’Accademia De’ Trasformati, Lecce, Stamperia Vescovile, 1708.

 

Accademia dei Trasformati

Leggi / dell’ / Accademia / de’ Trasformati / di Lecce, / Stabilite dall’Arcidiacono Gio: Oronzio Palma, / suo primo Principe Ristoratore: / Dalla Latina nell’Italiana favella tradotte / Dal Signor D. Nicola Marescallo, / secondo Principe Ristoratore della medesima. / Dedicate / All’illustriss. e Reverendiss. / Monsignor / D. Fabrizio / Pignatelli / Vescovo di Lecce. / In Lecce, dalla Stamparia Vescovale, 1708. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 19×12,5, pp. 32.

Note: Elegante edizione in sedicesimo con un frontespizio preceduto dall’impresa dell’Accademia dei Trasformati incisa in rame con al centro, in alto, lo stemma della città di Lecce raffigurante la lupa e il leccio. Piccolo fregio al frontespizio seguito dalla lettera dedicatoria, in pagine non numerate, di Nicolò Marescallo, che si apre con lo stemma del vescovo Pignatelli (“Illustrissimo e reverendissimo Signore”) e con il capolettera E. Seguono sempre in pagine non numerate epigrammi dedicati al Pignatelli di Giovanni Enriquez, Giovanni Oronzo Palma, Nicolò Marescallo (“Secondo principe ristoratore dell’Accademia”) e due sonetti di Gaetano Gravili. In successive pagine ancora non numerate e che si concludono con una splendida incisione a tutta pagina raffigurante un emblema araldico, vi è la lettera “Ai lettori di Tommaso Perrone Accademico Trasformato Intorno la origine, e le imprese della sua Accademia”. Con numerazione da pag. 1 a 4 e con capolettera e fregio sia in apertura che in chiusura, il testo “Doctis, eruditis, eloquentibus è Societate Jesu / Viris / Leonardo De Anna e Jacobo Antonio Lubrano. A pag. 5 Lupiensis / Trasformatorum / Academiae / Leges (pp. 5-13 con fregio); a pag. 14 Imprimatur di Aloysius Episcopus Lycien (con fregio); a pag. 15 Leggi / dell’Accademia / dei Trasformati / della Città / di Lecce / con gli elenchi dei Trasformati vissuti sotto il Principato dell’arcidiacono Palma primo principe ristoratore, sotto il Principato di Diego Paladini de’ Sig. poi Conti di Lizzanello, di Francesco Prato Marchese d’Arnesano, di Tomaso Biacone canonico, sotto Nicolò Marescallo secondo principe ristoratore (pp. 15-31 con fregio finale). A pag. 32 infine Imprimatur di S. Martinarus V.G. datato 2 luglio 1708.

 

M. NANEA, Discorsi familiari, Lecce, T. Mazzei 1712.

 

Michele Nanea

Discorsi familiari / sopra tvtte le Dom. dell’anno, e feste del Signore / opera / del P. Maestro Fra’ Michele Nanea dell’ordine de’ / Predicatori. / Dedicata / alle M.M.R.R. Signore Madri / De Marco / religiose nel uenerabile Monastero della / Visitazione, dell’ordine de’ Predicatori / Nella città di / Lecce / nella città, Regia de’ Saletini (sic)! 1712. / Con licenza de’ superiorj. /

cm 21×14, pp. 324 (All’interno: In Lecce per il Mazzei).

Note: Michele Nanea “Magister Frater” fu letterato e oratore sacro. Nacque a Lecce e appartenne all’ordine dei PP. Predicatori.

Il frontespizio di questa sua prima opera di carattere ecclesiastico, dedicata alle religiose del venerabile monastero della Visitazione “dell’Ordine De’ Predicatori nella città di Lecce”, riporta lo stemma del tipografo Tommaso Mazzei ovvero le iniziali T ed M intrecciate. Il suo nome è invece riportato in una fastosa cornice a pag. 8 di una prima numerazione: In Lecce Per il Mazzei Cõ. Licĕt. de. sup. Il suo stemma lo si ritrova ancora alla fine dei Discorsi (che si susseguono con una seconda numerazione da pag. 1 a pag. 310) con il seguente colophon: Finis Lavs Deo / nella città regia de’ salentini / in Lecce. / Nella Stamperia del Mazzei 1712. / con licenza de’ superiori. E poi nuovamente nell’ultima pag. dell’Indice delle cose più notabili (pp. 311-324). Con una prima numerazione, la lettera dedicatoria (pp. 3-4) “alle M.M.R.R. Signore Madri” posta nella cornice che si ripete a pag. 8, si apre con il capolettera A e un fregio appartenente al corredo tipografico di Pietro Micheli (la testa e le ali di un’aquila di profilo). Seguono “L’autore a chi legge” (pp. 5-6), “l’Approbatio e l’Imprimatur” del 1710-1711. Altro capolettera (I) alla prima pagina del I discorso (“Nella Domenica prima dell’Avvento”) e altri fregi e cornici all’interno. In “L’autore a chi legge”, il Nanea dichiara di aver mandato alle stampe “questi miei semplici e famigliari Discorsi per haverli sempre in casa, e passarvi il te(m)po”, spinto “dalla tenera devozione di chi mi prattica in chiesa per la divotione del Rosario che non consenta sentirmi da sú la Catreda per una volta sola […]”.

Questo esemplare infine era appartenuto allo studioso Enzo Filomena di Ostuni.

 

Vite di S. Irene e primi martiri di Lecce (antiporta incisa da Mauro Manieri), T. Mazzei 1714.

 

Vite di S. Irene e primi martiri di Lecce

Storia / della vita, morte, miracoli, e traslazione di / S. Irene / da Tessalonica Vergine, e Martire / Padrona della Città di Lecce Colle sue Annotazioni; / Composta dal R.P. Antonio Beatillo / Da Bari Sacerdote della Compagnia di Giesù / Divisa in cinque libri / Di nuovo Data in luce dal Signor / Giovambattista Barichelli Bresciano; / e dedicata / all’illustrissima città di Lecce.

In Lecce Dalla stampa del Mazzei della medes. Città 1714. / Con licenza de’ Superiori

cm 19,5×14, pp. 164.

[segue] I primi martiri di Lecce / Giusto / Oronzio / e Fortunato / Storia / del Signor Carlo Bozzi Patrizio leccese / divisa in cinque libri. / Di nuovo data in luce dal Signor / Giovambattista Barichelli Bresciano; / e dedicata / all’illvstris. citta di / Lecce / In Lecce dalla nuova stampa del Mazzei della medesima Città 1714. / Con licenza de’ Superiori

cm 19×14, pp. 66.

[segue] Lettera / pastorale / di Monsignor / Luigi / Pappacoda / Vescovo di / Lecce / alla sva città, e diocesi. / In Lecce, MDCLVI. Appresso Pietro Micheli. Con licenza de’ Superiori. / E dinouo In Lecce dalla nuoua Stampa del Mazzei nel 1714. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 19×13,5, pp. 67-92.

[segue] Lecce / con la sva provincia de’ salentini / preservata dalla peste negl’anni 1656. e 1690. / Dal patrocinio di / S. oronzio / primo cristiano, primo Uescovo e, primo martire / della medesima città / Con la notizia di ciò, ch’è negli anni predetti occorso. / Relatione / consecrata alla santità di nostro Signore Papa / Innocenzio XII / in Lecce, Appresso gli Eredi di Pietro Micheli 1691 / E dinouo in Lecce dalla nuoua Stampa del Mazzei nel 1714. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 19×13,5, pp. 92-112.

I primi martiri di Lecce Giusto, Orontio e Fortunato (antiporta incisa da Mauro Manieri), T. Mazzei 1714.

 

Note: Esemplare eccezionale, di notevole rarità, un “unicum”, in legatura omogenea e concatenata, che raccoglie i testi di precedenti edizioni, ristampati tutti da Tomaso Mazzei nel 1714, sui protettori della città di Lecce “S. Irene e i Primi martiri Oronzo, Giusto e Fortunato”. Il volume, in cui tutte le opere sono cucite insieme, ha un dorso in pergamena antica (ricavato probabilmente da altro volume non più utilizzato) con il resto della legatura cartonata 700sca e il seguente titolo riportato ad inchiostro nero. “Vite di S. Irene. Primi Martiri di Lecce e Beato Matteo Dini”. La storia di S. Irene del Beatillo (stampata la prima volta a Napoli nel 1609) e I primi martiri di Lecce Giusto Oronzio e Fortunato di C. Bozzi (l’opera era stata pubblicata per la prima volta dal Micheli nel 1672) sono entrambe dedicate “all’illustrissima città di Lecce”.

Le due pregevoli edizioni (quella di S. Irene è datata allo stesso anno dell’edizione) sono accompagnate da altrettante straordinarie incisioni dedicate ai protettori leccesi che, come ha rilevato M. Cazzato, sono inquadrate da carnosi motivi floreali tenuti insieme in alto, come festoni, dalla valva di una conchiglia, proprio come nelle architetture di Mauro Manieri che certamente disegnò e incise queste immagini che contengono anche vedute di Lecce.

La lettera Pastorale del Pappacoda con il suo stemma vescovile sul frontespizio, è la ristampa d un’opera sempre di Pietro Micheli fatta nel 1656 e che lo Scrimieri riporta come “edizione non ritrovata”. La relazione invece, attribuita dallo stesso Scrimieri forse a Nicolò Fatalo canonico della cattedrale di Lecce, ripropone un’opera stampata dagli Eredi di Pietro Micheli nel 1691 ed ha sul frontespizio lo stemma del vescovo Michele Pignatelli. Diverse annotazioni manoscritte compaiono sui frontespizi mentre sulla facciata posteriore del foglio di guardia è riportata a inchiostro la data “12 aprile 1823”. Sul frontespizio della vita di S. Irene è stampata anche la marca tipografica del Micheli, cioè “la lupa e il leccio”, ereditata insieme al suo corredo tipografico (molti fregi e capilettera compaiono infatti al loro interno). Infine, le 4 edizioni ristampate dal Mazzei sono inoltre legate alla seguente opera (la 5° nel volume): Vita / del Beato / Matteo / Dini / Agostiniano / Della Congregazione di Lecceto / di Siena, / (…) Opera / Cauata da i Manoscritti dell’Abbate / Francesco Dini / (…) in Venezia, MDCCIV / Per Domenico Lovisa. / Con Licenza de’Svperiori / (cm 19×14, pp. 96).

 

Fra Michele Nanea

L’aggiuto / all’ / annualisti / opera / del P. Maestro Fra Michele Nanea / dell’Ordine de’ Predicatori / dedicata / all’Illustrissimo Signore / D. Giuseppe / Stella. / In Lecce, dalla Stamparia di Oronzo Chiriatti 1715. / Con licenza de’ superiori. /

cm 21,5×15,5, pp. 600.

Note: Fregio tipografico sul frontespizio e già utilizzato in altre edizioni. Lettera dedicatoria a D. Giuseppe Stella (per il valore del suo casato e delle sue personalità molto illustri) con il capolettera P.  e un fregio in apertura (pp. 3-4) a firma del Maestro Domenicano Nanea del Convento di S. Giov(anni) d’Aymo di Lecce. Segue la “Tavole delle materie” (pp. 5-7), “L’autore a chi legge” con capolettera M il caratteristico fregio che compare in altre edizioni (una figura umana al centro seminuda fra rami frondosi e fiori. Altro capolettera la B, apre il primo dei LXI Discorsi per la “Prima Domenica dell’Avvento” con una numerazione da pag. 1 a pag. 579.

Tutti i Discorsi sono aperti da capolettera e fregi. L’ultimo fregio è lo stesso utilizzato “nell’Autore a chi legge”. Da pag. 581 a pag. 598 è inserito “L’Indice delle cose più notabili”. Alle ultime pagine non numerate “Approbatio, Datum in Conventu S. Joannis de Aymo 1713 e 1714”. Note manoscritte autografe sulla facciata posteriore dell’ultima pagina.

 

Fra Michele Nanea

L’aggiuto / all’/annualisti / opera del P. Maestro Fra Michele Nanea / dell’ordine de’ Predicatori / dedicata / all’Illustrissima Signora / D. Alesandrina / Castromediana / Monaca nel Venerab. Monastero della Visitazione dell’Ordine / de’ Predicatori nella Città di Lecce. / In Lecce, dalla Stamparia di Oronzo Chiriatti 1716 / Con Licenza De’ Superiori. /

cm 21,5×15, pp. 600.

Note: II edizione di quest’opera (la I era stata stampata nel 1715) con identiche caratteristiche tipografiche (stesse pagine complessive) sia nei contenuti che nel corredo illustrativo (capilettera e fregi). A differenza della precedente, quest’opera è dedicata invece all’“Illustrissima Signora D. Alessandrina Castromediana Monaca”, come si legge sul frontespizio, “nel Venerab(ile) Monastero della Visitazione dell’Ordine de’ Predicatori della Città di Lecce”.

 

Francesco Maria Tresca

Rime, e prose di / Francesco Maria Tresca / in lode / dell’Invittiss., ed Augustiss. / Imperadore / Carlo VI / e Re della Spagne, / consacrate all’Augustissima / Maria / Eslisabetta / di Volfe Mputel / Imperadrice Regnante / da Fra’ Bernardino Tresca / Cavaliere Gerosolimitano fratello dell’Autore. / In Lecce dalla Stampa del Mazzei 1717. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 13×8,5, pp. 296.

Note: Legato (formando un unico volume con propria rilegatura), con “La sentinella strenna Pel capo d’anno”, Napoli Tipografia all’insegna del Gravina 1836 (preceduta da un’anonima lettera autografa). A pag. 3 “Lettera dedicatoria” firmata dal “Cavaliero Fra Bernardino Tresca”. Alle pp. 9-10 “Domenico De Angelis A chi Legge”; alle pp. 13-43 lunga dissertazione del Tresca “sull’Augusto Austriaco Legnaccio”; a pag. 167 Componimenti in prosa e in verso in morte dell’Av­gustissimo Imperatore Giuseppe Primo del medesimo autore. Nell’opera (che si conclude a pag. 250) sono riportati del Tresca, innumerevoli componimenti in Prosa e in versi (poesie, elegie, Epigrammi, Odi (2), Distichon) con numerosi fregi tipografici intercalati (alcuni provenienti dalla tipografia del Micheli). Molto importanti sono le dediche riportate nella parte conclusiva (con relativa risposta dell’autore) di illustri personaggi dell’epoca che rispondono ai nomi di Giovanni Erriquez Principe di Squinzano, Francesco Antonio Personé Barone di Cannole, Francesco Esperti marchese di Strudà, il canonico D, Diego Cosma Accademico degli Spioni di Lecce, D. Pietro Saraceno Patrizio Napoletano, D. Giusto Palma Principe dell’Accademia degli Spioni, “celeberrimo tra l’altre scienze di quella dell’Astrologia”, D. Celestino Saraceno Patrizio Napolitano, Canonico D. Domenico De Angelis Accademico degli Spioni, D. Camillo Prato, D. Orontio Carro Accademico degli Spioni, Tommaso d’Aquino, Pietro Belli, Francesco de Riccardi. “Imprimatur” infine alla pag. 295 Datum Lycij 31 mensis septembris 1717 e Julij 1717. Ad Achille Tresca è stata attribuita, da Domenico Novembre, l’opera Lettere storiche sullo stato della Giapigia, una sorta di “parafrasi” del De situ Japigyae galateano. Questo libro singolare uscì nel 1786 stampato da Pasquale Viverito, con le indicazioni del nome dell’autore (Theodosio Lamech) e del luogo di stampa (Oxford) completamente false. Sulle sue Rime e Prose invece, A. Foscarini, nel 1905, sulla rivista storica salentina pubblicò un ottimo e significativo saggio, sottolineandone i meriti ed evidenziando che «In ogni modo, nonostante i suoi difetti, Francesco M.a Tresca, con le sue Rime, mantenne vivo, in Terra d’Otranto, quel sentimento poetico che, mentre lo accompagnò sino a che non chiuse gli occhi al sonno eterno il 3 gennaio 1744, si esplicò più anni dopo in gentili petti femminili e che mai si è spento fra noi, ove il culto della poesia è mantenuto sempre desto da valorosi e colti giovani».

 

Saverio Giustiniani

Il merito sublimissimo / della / Madre di Dio / Riconosciuto allegoricamente nelli più chiari Simboli, e / famose Eroine del Vecchio, e Nuovo Testamento / in varii discorsi / Per tutte le sue Festività, delle quali tra l’Anno si fà l’Officio Divino. / Opera / di Saverio Giustiniani / Nobile Genovese, e Canonico nella Metropolitana / Chiesa di Corfù. / Dedicata / All’Illustrissimo e Reverendissimo Signore / Monsignor Andrea Giustiniani / In Lecce, dalla Stamparia di Oronzio Chiriatti 1718. / Con licenza de’ Superiori. /

cm 20×13,5, pp. 494.

Note: Nobile genovese, canonico della metropolitana chiesa di Corfù, Saverio Giustiniani, come riferisce egli stesso nella sua “Lettera dell’autore a chi legge” scrisse questa sua prima opera ecclesiastica (“Il comparire che faccio del tutto nuovo nel grande Teatro delli Litterati…”) nella bella isola greca ma pubblicandola poi a Lecce con la stamperia di Oronzo Chiriatti. Come ha giustamente evidenziato Lorenzo Carlino in un suo importante contributo in merito, trattando i rapporti tra Corfù e Lecce all’inizio del ‘700 e segnalando sia l’opera del Giustiniani che quella di Angelo Maria Quirini arcivescovo di Corfù, a quell’epoca non esistevano stamperie nell’isola e la stessa Puglia regione italiana vicina ad essa non ne era abbastanza dotata. L’unico luogo dove esistevano stamperie efficienti, era infatti Lecce, che offriva le stamperie di Tommaso Mazzei e quello di Oronzo Chiriatti. Non vi erano inoltre stamperie nemmeno a Brindisi, né a Taranto, né a Bari, né a Foggia. Solo a Trani vi era quella di Crudo che stampava pochissimo e le cui edizioni sono appunto rarissime da trovarsi. Nella sua “Lettera dedicatoria datata Corfù 8 luglio 1718”, l’autore infine tesse le lodi di mons. Andrea Giustiniani sia per la sua nascita da famiglia insigne (“Nato da Prencipi, fratello di Prencipi, imparentato con le più cospicue famiglie non dissi di Roma, ma dell’Italia, quali sono le Pamfilie, le Barberine, le Savelli, le Gonzaghe, le Boncompagne…”, che per le sue virtù personali, dimostrate chiaramente “in più governi nello Stato di S. Chiesa”. Fregi tipografici e numerosi capilettera (provenienti dalla stamperia di Pietro Micheli borgognone), arricchiscono le quasi 500 pagine del libro che si chiude, nelle ultime due facciate non numerate dopo la pagina 494, con gli Imprimatur “concessi nel 1717. L’autore infine, probabilmente aveva rapporti con i Giustiniani di Lecce, essendoci in via dei Perroni il “Palazzo Giustiniani” cinquecentesco e appartenuto appunto a questa nobile famiglia di origine genovese.

 

Fabrizio Pignatelli

Distinto ragguaglio / del pomposo ricevimento e feste nell’arrivo / dell’illvstrissimo Monsignor Vescovo / d. Fabrizio / Pignatelli / indirizzato all’Eccellentiss. Signor / Conte / Galasso / Ambasciatore per S.C.C. Maestà / presso Sva Santità in Roma / Dalla Illustrissima. E Fedelissima Città di / Lecce / Il di 24 Aprile MDCCXIX. / Lecce per Tommaso Mazzei Stampadore della medesima Città. / Con Licenza de’ Superiori. /

cm 19,5×14, pp. 17.

Note: Rarissimo libretto di complessive 17 pagine (con note manoscritte sulla facciata posteriore dell’ultima non numerata) che contiene la narrazione viva e fedele di tutti i solennissimi festeggiamenti civili e religiosi e la cronaca dettagliata del rientro a Lecce del vescovo Fabrizio Pignatelli (1696-1734), il vescovo che l’11 novembre del 1711, venne espulso dal Regno di Napoli prendendo la via dell’esilio per Roma e “lanciando” nel contempo “l’Interdetto” (una grave forma di scomunica) contro la città e la diocesi di Lecce. A scatenare l’Interdetto (1711-1719) fu soprattutto l’abolizione, con provvedimento del viceré di Napoli, di alcune franchigie di cui godevano gli istituti religiosi e lo schieramento dello stesso vescovo dalla parte di essi, i quali, forti del suo appoggio si rifiutarono di pagare il dazio sui generi di consumo (questo determinò nel 1710 l’ordine di arresto del prelato). Durante questo periodo “di sette anni, cinque mesi e tredici giorni” (come riporta il ragguaglio), il popolo di Lecce fu “flagellato dalle censure privo de’ Sacramenti, ed esposto ad ogni afflizione di spirito”. La città visse infatti momenti di “desolazione e abbattimento”: si serrarono le chiese, la liturgia si tenne a porte chiuse, non si seppellirono in luogo sacro i morti, né si suonarono più le campane. Il vescovo rientro in città il 24 aprile del 1719 (la I pagina del ragguaglio si apre con questa data) tra l’accoglienza festosa del clero, della nobiltà e dell’università.

 

Alessandro T. Arcudi

Orbis / rectus. / opusculum posthumum / R. Patris Ale­xandri Arcudi / Ordinis Praedicatorum, / Variis Sacrarum Scripturarum, Patrum; Philosophorum, Historicorumque eruditionibus, / & exemplis concinnatum, / Illustrissimo, & Reverendiss. Domino / D. Paulo / De Vilana Perlas / Archiepiscopo Brundusino, / & Pontificio Solio Assistenti / Dicatum / Lycii, 1719. Typis Orontii Chiriatti. / Superiorum Permissu. /

cm 16×10, pp. 264.

Note: L’opera è scritta completamente in latino. Sul frontespizio, note manoscritte, con la data 1748, di un antico possessore di Mesagne. Dopo il frontespizio alle pp. 2-3 Lettera Dedicatoria all’Arcivescovo di Brindisi datata, “S. Petri in Galatina 10 Martii 1719”. All’interno “Imprimatur, Benevolo Lectori, Errata corrige e Index”, con due fregi e in pagine non numerate. Infine alla pag. 264: “Absolutum Sexto Nonas Julii: in die / visitationis B. Mariae Virginis 1717”.

 

 

Bonaventura da Lama

I tre tabernacoli / overo / i fasti di Galatina / declamati nel Panegirico ad onore / di S. Pietro Apostolo / Protettore della nobile / Terra di galatina / Il giorno del medesimo Santo, / l’Anno 1709. / Dal R.P. Bonaventura Da / S. Pietro in Lama / Lettore, e Predicatore Generale de Riformati / di S. Francesco. / E dato alle stampe dalla medesima Vniversità di / S. Pietro in galatina / A’ chi dall’Autore si dedica. / In Lecce, Appresso il Mazzei 1719. / Con Licenza de’ Superiori. /

cm 19×13,5, pp. 44.

Note: Frontespizio con cornice e con piccola xilografia nel titolo che raffigura S. Pietro Apostolo protettore di Galatina. A seguire, in due pagine non numerate, sonetto e distico tra fregi di D. Francesco Antonio Bene Galatino Accademico Risoluto dedicato “Al molto reverendo padre / Bonaventura / Da San Pietro in Lama / Riformato di S. Francesco, Lettore e Predi/catore Generale eruditissimo”. Di Ioan. Leo­nardi / Cesary / Galat. Theologi, ac optimi oraty. A pag. 1, la lettera dedicatoria del Bonaventura, con propria numerazione (pp. 1-8), si apre con il titolo Nobile / ed Amatissima Galatina / inserito in una pagina abbellita sia da un fregio e sia dalla stessa piccola xilografia di S. Pietro (già usata per il frontespizio) e con il grande capolettera R proveniente dal corredo tipografico di Pietro Micheli. Altro fregio è stampato a pag. 8 sotto la “Protesta dell’Avtore” ripetendosi poi anche dopo l’Imprimatur (da Gallipoli 20 di novembre 1709) del ministro provinciale frate Serafino da Parabita. Infine, con altra numerazione di complessive 44 pagine, il panegirico è introdotto da un fregio (un’aquila di profilo) e dal capolettera. E provenienti sempre dalla tipografia del Micheli (dai cui eredi, Tommaso Mazzei probabilmente aveva acquistato il corredo tipografico). I fasti Sacri, come dichiara lo stesso autore, furono scritti per aggiungere “alle glorie degli Antenati in quel picciolo Tomo (Galatina Letterata) del tuo dotto compatriota e Predicatore generale il Padre Tomaso Arcudi Domenicano” quelle di “altri Eroi, altri letterati altri Servi e Serve d’Iddio, c’havendo illustrata la Padria colla Dottrina e Bontà, non era bene, le lor Ceneri esser prive di quella gloria, c’hà naturali splendori”.

 

Giuseppe Felice Salzedo

Constitvtiones / Synodales / editae / et promVlgatae a’ Reverendis. D. / D. Iosepho Felice /Salzedo / Vicario Capitvlari uxentino sede vacante / per obitVm / D. Nicolai Spinelli / Episcopi in Synodo Diaecesana habita in / Ecclesia Cathedrali Vxentina. / Die 20 Mensis Feria 2. Pentecostes. Anno D. MDCCXX. / Lycjj. Ex Typographia Civitatis Lyciensis paenes Mazzei 1720. / Svperiorum facvltate. /

cm 19×14, pp. 100.

Note: Sinodo del Reverendiss(imo) D. Giuseppe Felice Salzedo, vicario generale capitolare nella cattedrale della città di Ugento, S.T. Professor, et licentiatus, Patritivs Hydrvntinus. Eyusdemque Primatialis Ecclesiae Canonicus, ac Vicarius Generalis Capitolaris uxentinus, vacante sede per obitum B.M. Nicolai Spinelli Episcopi”. Al frontespizio con lo stemma del tipografo Mazzei (iniziali T ed M intrecciate), segue l’Indizione del Sinodo (pp. 4-5) firmata dal “presidenteSalzedo, vari decreti (5 in tutto pp. 6-8) l’elenco dei rappresentanti della diocesi di Ugento (“De Officialibus Synodi”) partecipanti al Sinodo (pp. 9-23, con fregio tipografico all’ultima pagina); 27 capitoli sui contenuti del Sinodo a firma di Romano Guarini Arcipresbitero di Salve e segretario del Sinodo (pp. 24-90); e infine l’elenco dettagliato dei partecipanti di “accepto Synodum publicatam”. Concludono l’opera il “Rogitus Actorum” (pp. 93-96); il “Catalogus Capitum” del Sinodo, i vari Imprimatur fatti nei mesi di settembre e ottobre 1720 (pp. 99-100) e la “Bibliopola Lectori” ovvero l’“Errata corrige” all’ultima pagina non numerata con il colophon “Ex typographia Civitatis Lyciensis paènes Mazzei 1720. Superiorum facultate”.

 

Pompa Accademica

Pompa Accademica / celebrata nel di primo d’ottobre / Natale / dell’Augustissimo Imperadore / Carlo VI / Re di Spagna / per l’anno MDCCXXI / nella sala del castello di Lecce da / D. Magin De Viles / Preside di qvesta Provincia / consagrata all’eminentis. Principe / Michele Federico / del titolo di S. Sabrina Prete Cardin. / De’ Conti D’Althann. / Vescovo di Vaccia, Libero Barone di Goldburg, e Murflecten, Consigliere / intimo presentemente di S.M.C., e C Comprotettore della Germania, de’ / Regni delle Provincie, e de’ Dominj Ereditarj della Casa d’Austria e Ministro Plenipotenziario alla S. Sede Appostolica (sic). / In Lecce dalla Nuova Stampa del Mazzei 1721. / Con licenza de’ Superiori

cm 25,5×20,5, pp. 68.

Note: È certamente una delle più belle edizioni uscite dai torchi di Tommaso Mazzei, chierico coniugato, in formato grande e in carta raffinata che raccoglie “un’Accademia di Letterati” e il “tributo delle loro muse” (sonetti, epigrammi, canzoni) effettuata nella sala del Castello di Lecce per festeggiare “lo dí Natale dell’Augustissimo nostro Imperatore Carlo VI”. Vi figurano componimenti di molti nobili di Lecce e Provincia e molti Accademici degli Spioni, dei Trasformati e degli Speculatori, tra i quali Errico Enriquez Principe di Squinzano, Marcello Filomarini dei Duchi della Torre, Antonio Filomarini dei Duchi di Cutrofiano, Agostino Solazzo De’ Principi di Lequile, Francesco Maria Tresca, Mauro Manieri, Gio. Battista Marescallo Barone di S. Ligorio, Ignazio Viva Barone di Specchia Rosa ecc. Lettera dedicatoria alle pp. 3-5, datata “Lecce il primo dì d’Ottobre 1721 introdotta dal capolettera L e a firma del preside della Provincia D. Magin De Viles. Alle pp. 6-16 “Orazioni” di Marcello Filomarini con il grande capolettera figurato C ed “Egloca pastorale” chiusa da un fregio di “D. G. Agostino Mela G. di V., e Caporuota nella Regia Audienza di Lecce fra gli Arcadi Scidreno Stemmacio” (pp. 17-21).

Due caratteristici fregi provenienti dal corredo tipografico di Pietro Micheli (L’aquila di profilo e il viso di un piccolo angelo) s’incontrano alle pp. 41, 50 e 63. Piccoli fregi sono riportati anche sul frontespizio e si ripetono come abbellimento di tutti i componimenti.

 

Continua

 

 

In Rassegna Storica del Mezzogiorno, n. 6/2025, organo della “Società Storica di Terra d’Otranto”, 2025, pp. 285-336.

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