Dialetti salentini: ‘mbile (approfondimento etimologico)

di Armando Polito

Del tema mi ero già occupato in https://www.fondazioneterradotranto.it/2010/09/15/quella-bizzarra-terracotta-dal-collo-stretto/, ma a distanza di più di dieci anni lo riprendo, per una più precisa e  completa documentazione delle fonti. Non è necessario a chi ha interesse a leggermi sfruttare il link appena segnalato, anche perché le osservazioni più salienti di allora risultano qui imglobate.

Secondo il Rohlfs (e questo non l’avevo riportato) ‘mbile deriva dal greco βομβύλιον (leggi bombiùlion), di genere neutro, con lo stesso significato; risulta attestato, però, solo  quello che sembra il suo maschile, cioè βομβύλιος (leggi bombiùlios), che significa calabrone. A parte l’iniziale difficoltà di carattere semantico superabile se si pensa non tanto all’analogia di forma tra il recipiente e l’insetto, ma al rumore che fa il liquido contenuto al momento della sua fuoriuscita [(βομβύλιος è chiaramente da βὸμβος (leggi bombos), voce onomatopeica che indica un rumore sordo, da cui l’italiano bomba e suoi derivati)], sul piano fonetico risulta complicato disegnare la trafila che dal presunto βομβύλιον e dall’attestato βομβύλιος avrebbe portato a ‘mbile. L’una e l’altra difficoltà appaiono inequivocabilmente e definitivamente superate mettendo in campo la variante βομβύλη (leggi bombiùle) attestata dai glossari.

Ecco come la voce è trattata in H. Stefano, Thesaurus Graecae linguae, Londra, Valpiani, 1821-1822, v. III, colonna 2273: βομβύλη, ή. Apis qoddam genus magis obstreperae, quam sint ceterae, ut quidam tradunt. Item poculum quoddam angusti oris (Una specie di ape più rumorosa di quanto siano le altre, come alcuni affermano. Parimenti un bicchiere di bocca stretta).

Ulteriore contributo è dato da un altro glossario (Περὶ τὸ  ἰδιωτικοῦ βίου τῶν ἀρχαίων Ἐλλήνων, N. Filadelfo, Atene, 1873, pp. 18-19: βομβύλιος ή βομβύλη ᾗν δὲ τοῦτο ποτήριον λίαν στενόστομον. Δι’αὐτοῦ τὸ ὕδωρ κατὰ μικρὸν ἐξερχόμενον ἐποίει βόμβον, ἐξ οὗ καὶ βομβύλη τὸ ἀγγεῖον ὠνομάσθην. Ὠμοίαζε δὲ ή βομβύλη πρὸς τὴν νῦν ἐν χρήσει  παρ’ἅπασι βοτὑλιαν, ἧς τινος τὸ  ὄνομα πιθανῶς ἐγένετο ἐκ τ ῆς βομβύλης κατὰ μετάπτωσιν τῶν γραμάτων. (Il βομβύλιος o la βομβύλη: era questo un bicchiere dalla bocca molto stretta. Con questo l’acqua  passando poca per volta produceva un runore sordo, dal quale pure βομβύλη fu chiamato un vaso. La  βομβύλη infatti somigliava alla  βοτὑλια ora in uso, il cui nome venne verosimilmente da βομβύλη attraverso una deformazione delle lettere).

Ecco, dunque, la trafila: βομβύλη>*bombile>*>‘mbile (aferesi; nel Tarantino è in uso  la variante, con assimilazione mb->mm-, ‘mmile e il alcune zone del Leccese e del Brindisino vummile, con il normalissimo passaggio b->v– e la già ricordata assimilazione). Per completezza, infine va detto che l’italiano bòmbola non deriva direttamente dalla voce greca (attraverso un ipotetico intermediario latino *bòmbula) ma è un diminutivo, per dir così, autoctono di bomba.

9 Commenti a Dialetti salentini: ‘mbile (approfondimento etimologico)

  1. A Melendugno è LU ‘MMILE. Camilleri, nel dialetto siciliano del sud-est, lo chiama ‘BBUMMOLO.

  2. Lu ‘mmili o lu ‘mmile.
    Lu ‘mmili che fa? Mantiene l’acqua fresca e addirittura fa diventare fresca anche l’acqua tiepida.
    Come fa a mantenere l’acqua fresca? perchè ummiscia .
    Quindi ‘mmili dalle parti di S. Pancrazio Salentino è parola che si fa derivare dal salentino “ummitu”, in italiano umido, in latino humidus e “ummiscia” è voce del verbo “ummisciari” cioè la capacità di creare “ummitu” sulla sua parete ( es. l’ummitu sui muri di casa ) e mantenere l’acqua fresca o far diventare fresca anche l’acqua tiepida dopo un po’ di “ummisciamientu”.
    Il termine Ummisciari si usa ancora oggi quando c’è un liquido sia esso acqua, olio o vino che trasuda o da un foro mal tappato di qualsiasi recipiente o da “lu spinieddhu ti la ozza” o dal tubo dell’acqua del rubinetto.
    Donato

    • Grazie alla fantasia animata da parziali consonanze e da connessi appigli semantici, si può, con gli opportuni passaggi concettuali, arrivare pure a freddo partendo da caldo, ma la filologia seria pretende anche la giustificazione fonetica del caso, senza acrobazie che non trovino fondamento almeno in una supposta analogia. In altre parole: partendo da humidus, dopo la normale geminazione -m->-mm- che ha portato ad ùmmitu e da questo ad ummisciàri, da *humidiare (nel latino medioevale sono attestati humidare e humigare, col significato di irrigare) con normalissimo passaggio -di->-sci-, come in hodie>osce), bisognerebbe spiegare foneticamente il resto. Finché questo non avverrà, la derivazione in uso, a quanto apprendo, a S. Pancrazio è da considerare, al massimo, paretimologica, come, per “Colimena”, la fantomatica “mena di Cola” (https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/13/torre-colimena-wikipedia-ed-altro/), per la quale sono ancora in attesa di una prova documentale.

  3. Leggo che a Novoli è chiamato mmile, a Melendugno ancora mmile, anche a Manduria è mmili, in tutto il Salento è mmile o mmili, solo a Nardò è chiamato mbile con questa radice mb che l’ha portata a cercare lontano.

    • Prima di sparare affermazioni senza alcun fondamento scientifico, bisognerebbe documentarsi. Sulla diffusione di “mbile” consulti il vocabolario del Rohlfs (Carneade, chi era costui? …) al lemma in questione (v. I, p. 331). Se, poi, le resta tempo, veda di trovare, senza andare lontano …, una spiegazione appena appena accettabile sul passaggio della -t- di “ùmmitu” (o, è lo stesso, della -d- di “umido” ad -l-, per non parlare della “mena di Cola” che, finché non sarà documentata, è destinata a restare una menata.

  4. La spiegazione di chi fa derivare il termine mbile o ‘mmile da Bombulion, il calabrone, (avrebbero fatto meglio a riferirsi al Bombo ) è poco convincente per due motivi:

    – il rumore che lu ‘mmile produce quando bevi nella parte del collo in cui si allarga e che serve per ridurre il flusso dell’acqua che altrimenti arriverebbe molto velocemente alla bocca facendoci ‘nfucare, quel rumore non è il rumore sordo di bomba che dovrebbe essere Bum Bum nè quello del calabrone quando vola ZZZZZZZZ rumori che non hanno nulla a che vedere col rumore te lu ‘mmile che fa invece Glu Glu Glu; la resa onomatopea di Glu Glu è più realistica di ZZZZZZ e BUM BUM ma non è accettabile neanche questa perchè la caratteristica te lu ‘mmile di fare rumore quando bevi è una caratteristica secondaria che non può aver dato il nome all’oggetto;

    – lu ‘mmile è chiamato così non per il rumore che fa quando bevi ma perchè la sua funzione principale ed il motivo per cui è nato è quella di mantenere l’acqua fresca o rinfrescarla ancora di più se è immessa già fresca o rinfrescare anche l’acqua che è stata immessa tiepida. La fisica dei liquidi ci insegna che l’acqua che trasuda da lu ‘mmile evapora dalla sua superficie per effetto del calore esterno e quindi con l’evaporazione sottrae calore e rinfresca il suo contenitore e contenuto. Partendo da qualsiasi calore dell’acqua contenuta intra lu ‘mmile, per effetto dell’evaporazione che sottrae calore, si abbassa di un po’ la temperatura iniziale dell’acqua (ce lo dice la scienza e anche mio padre agricoltore che l’aveva sperimentato, lo provi anche lei ). Lo stesso processo, ce lo dice ancora la scienza, avviene nel corpo umano con la sudorazione, uguale uguale a quello te lu ‘mmile.
    Si ricorda di quando si bagnavano le strade bollenti nelle caldissime giornate estive? leggo che ancora oggi è una pratica in uso in alcune zone italiane ed europee. A S. Pancrazio , così come in tutto il meridione, c’era un’autobotte che bagnava le strade per sfruttare quel principio della fisica dell’evaporazione che sottrae calore, per rinfrescare le strade, allo stesso modo di quello che avviene allu ‘mmile chiamato così perchè, come gà detto, ummiscia, evapora l’acqua, sottrae calore e rinfresca.
    Chi si è soffermato solo sul termine e non ha considerato la funzione principale te lu ‘mmile, è giunto a conclusioni errate, ancor di più se ha cercato di far derivare dal greco un termine della parlata salentina che col greco non ha nulla a che vedere essendo salentino e greco due lingue completamente diverse.
    Per quanto riguarda la sua attestazione possiamo escludere che si usasse nel periodo greco e latino per la totale assenza di fonti scritte, testimonianze figurative e reperti archeologici, reperti invece che sono stati rinvenuti in scavi a Mesagne da Patitucci-Uggeri ed esposti nel locale Museo che hanno attestato la sua presenza in epoca medievale. Lu ‘mmile. quindi, si chiama così perchè deriva da ummitu, il suo areale di distribuzione è tutto il meridione, è nato nel medioevo e che dalla forma, dal materiale e dall’uso è vasellame comune prodotto dala cultura materiale popolare.
    Chi ha inventato lu ‘mmile? Lu ‘mmile non è un semplice contenitore d’acqua. Per ottenere l’acqua fresca c’è bisogno del trasudamento e della conseguente evaporazione dell’acqua che sottrae calore, la struttura te lu ‘mmile, quindi, è fatta di impasto d’argilla poroso, non tanto poroso altrimenti disperde troppa acqua nè tanto compatto da farlo diventare impermeabile tanto da ridurre o annullare il trasudamento. Questo ciclo dell’acqua sta alla base della funzione di ….. frigorifero. Il frigorifero moderno funziona allo stesso modo, al suo interno c’è un gas speciale che messo in movimento ha la proprietà di sottrarre calore e quindi raffreddare i cibi, nellu ‘mmile in movimento c’è l’acqua che trasudando ed evaporando sottrae calore facendoci bere con grande meraviglia acqua fresca!
    Lu ‘mmile è stato il primo frigorifero dell’umanità. saluti

    • ” … parlata salentina che col greco non ha nulla a che vedere essendo salentino e greco due lingue completamente diverse”. Nemmeno Oronzo Parlangeli, che pure del Rohlfs fu forse il critico più spietato, si espresse in un modo così apodittico. Al di là della vecchia diatriba se le voci di inequivocabile origine greca (è notorio che non sono poche) risalgano al greco classico o al bizantino, si direbbe che “Magna Grecia” sia il frutto di una fantasia che vuol conferire, in modo un po’ razzista, maggiore nobiltà alla sua storia.
      Per quanto riguarda le fonti io almeno ho citato un paio di glossari che, pur non avendo l’autorevolezza testimoniale di una fonte figurativa, restano uno strumento fondamentale per chi si interessa di filologia e, visto che lei cita come fonti dei reperti di epoca medioevale, almeno sotto il profilo cronologico esse sarebbero alla pari. Col calabrone (o bombo), poi, intendevo riferirmi al rumore che fa l’acqua uscendo dal recipiente capovolto. Sul piano fonetico, ancora, dopo che lei ha ribadito vita, morte e miracoli del recipiente, io lo faccio con la necessità di spiegare come mai da “humidu(m)”>”ùmmetu” (già con sistole, ma con conservazione della dentale sia pure con trasmigrazione da sonora a sorda) “-t-” non si potesse passare ad “-l-“. L'”ummisciare” da lei citato è una voce verbale intensiva con una tecnica di formazione che nel salentino è fa manuale comporta l’aggiunta del suffisso originario “-idiare” passato in italiano a “-eggiare” [“primum”>”*primidiare”>”primeggiare”] e nel salentino in “-isciare” (“excalefàcere”>”scarfare”>”scarfisciare”. Risulta incontrovertibile per “mmisciare” la trafila inversa: “mmesciare”<*umidiare" (sincope della sillaba atona e replicata)<"*umididiare"<"humidu(m)". Dunque, e il cerchio si chiude "mmesciare" è figlio di "ùmmetu" e non di "mmile" che avrebbe generato, tutt'al più, "mmilisciare". Ammiro il suo attaccamento alla civiltà contadina che traspare da quella sorta di apoteosi di questo umile (secondo Giuseppe Presicce l'etimo sta in questo aggettivo, cosa che non mi convince per una serie di ragioni, anche di natura psicologica, che qui sarebbe troppo dispersivo mettere in campo) contenitore da lei celebrata all'inizio e che, probabilmente, ha influenzato la sua convinzione. Sono un profondo estimatore della cultura contadina e dei suoi valori, primi fra tutti il rispetto della natura, lo spirito di sacrificio e il concetto lungimirante di economia, mentre il padrone, fosse un senatore dell'antica Roma, un feudatario o un moderno latifondista, si grattava la nobile pancia (oggi il posto di questi personaggi è stato preso dalle multinazionali, da affaristi e finanzieri). Alla fine sotto questo profilo nulla cambierebbe se oggetto e nome fossero stati importati o meno da un greco, naturalmente un colono, non certo appartenente al ceto al quale oggi sia io che lei apparteniamo. Non le pare, giunti a questo punto, che "mmile"/"mbile" meriti da parte nostra, oltre ad eventuali altre note, una bella (per quanto, almeno a me, è possibile) poesia in due dialetti salentini? Penso che la redazione non avrebbe difficoltà, se decorose, a pubblicarle. Saluti

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