Una campagna elettorale nella Ugento della seconda metà del XIX secolo

Una campagna elettorale nella Ugento della seconda metà del XIX secolo molto simile alle campagne elettorali dei nostri tempi

 

di Fernando Scozzi

Mi capita di leggere un opuscolo1 scritto da Niccola Vischi  (Trani, 1849 – Napoli, 1914) uno dei più illustri avvocati italiani, deputato e poi senatore a vita. E’ la pubblicazione dell’arringa pronunciata “Pei Signori Colosso Luigi, Massimo e Adolfo”, rispettivamente padre e figli, imputati di avere minacciato alcuni elettori allo scopo di indurli a votare per i candidati della loro lista. Le elezioni sono quelle per il rinnovo di un quinto dei consiglieri comunali, tenutesi ad Ugento il 31 luglio 1882.2 Al  partito di Vito Pezzulla, sindaco in carica, si contrappone il partito dei  Colosso che risulta vincitore delle elezioni.

La prima pagina dell’opuscolo dell’avv. Vischi

 

Che cosa fanno gli amici del Pezzulla dopo la sconfitta? Si oppongono alla convalida degli eletti;  ma il ricorso viene respinto. “A questo punto – secondo l’avv. Vischi –  il sindaco cerca di gittare un grido di allarme e rivolgendosi al magistrato inquirente scrive: A disimpegno dei miei doveri, quale Autorità locale di pubblica sicurezza ed ufficiale governativo vedomi nell’obbligo e nell’interesse della giustizia, di porgere quei lumi che portano allo scovrimento dei fatti ed indicando dodici testimoni denunzia alcune situazioni che secondo lui devono costituire i capi di accusa contro i signori Luigi, Adolfo e Massimo Colosso, Giovanni Rovito, Vincenzo Milone e Carmine Rizzo.” A conferma delle sue accuse, il  sindaco scrive: “ Colgo di poi questa opportunità per far conoscere alla Giustizia come gli elettori Vito Molle, Vito Congedi, Basile Lorenzo, Luigi Fiorito, Salvatore Ponzo, Luigi Santacroce, tutti di Ugento, mi dichiararono che i signori padre e figli Colosso, nonché il principe d’Amore Francesco ripetute fiate li minacciarono che ove non dessero il voto a seconda dei loro desideri, siccome si trovano, come si trovavano, fittuari e colòni di proprietà loro, li avrebbero scacciati a viva forza il giorno dopo la elezione; anzi, il primo dei nominati, Vito Molle, aggiungeva di essere stato minacciato di revolverata. Mi consta, poi – continuava il Sindaco – che dalla minacce passarono alle blandizie e vennero corrotti chi con pranzi, chi con denari, chi con generi”.

Panorama di Ugento. Acquerello di Cosimo De Giorgi (1882).

 

Le indagini sono affidate ad un delegato di pubblica sicurezza, il quale nella sua relazione al sottoprefetto di Gallipoli sottolinea “lo stato di eccessiva esaltazione in cui i partiti si contendono il potere amministrativo in Ugento”. Ciò nonostante  i Colosso sono rinviati a giudizio.

I primi a deporre sono Lorenzo Basile, Vito Molle, Luigi Fiorito ed altri, i quali negano di avere ricevuto minacce dai Colosso.  E d’altronde,  anche se le minacce ci fossero effettivamente state, potevano costoro testimoniare contro i loro “padroni?” Successivamente, depongono altri testimoni definiti dall’avv. Vischi come “i dodici apostoli” del Sindaco che hanno il compito speciale di asserire i fatti e la missione generale di avvalorare i detti degli altri con le parole anch’io ho inteso a dire, etc… .  Tra costoro – secondo il Vischi – abbiamo il vero capo partito nella persona di Donato Piccinno che si presenta con i suoi due figli: Oronzo, (assessore spodestato dal partito dei Colosso) e Giuseppe, definito violento e prepotente. In seconda linea vengono Salvatore Moro3 , maestro della scuola elementare della frazione Gemini, Ambrogio Rizzo, medico condotto (del quale i Colosso vogliono il licenziamento) e Paolo Andrioli, esattore delle imposte. Tutti  tre, essendo dipendenti comunali, sono dalla parte del sindaco, al quale  devono la nomina.  In terza linea – continua l’avv. Vischi –  vengono gli agenti dell’ultima classe, quelli che nei partiti hanno la missione di sbraitare, correre, encomiare, calunniare, sempre facendo da eco, e lavorando poco di coscienza e di mente, molto di gambe, di polmoni e di fiele, e tutto ciò per l’unica soddisfazione di sentirsi dire bravi ad ogni loro racconto di eccessi compiuti, nonché l’altra di potere esclamare: abbiamo vinto noi. Poveri iloti del ceto elettorale! Esercitano anch’essi in questa maniera la loro sovranità!…”

Insomma,  è la  descrizione di una campagna elettorale di 140 anni fa che, per molti aspetti, è uguale alle contese elettorali dei nostri tempi. Infatti, come non paragonare Donato Piccinno (definito  dal Vischi il vero capo del partito del Sindaco) ai tanti personaggi che, pur non scendendo in campo in prima persona, manovrano dietro le quinte e poi ottengono un posto di assessore per  un loro parente? Ed i “poveri iloti” di quel periodo non sono i “galoppini” contemporanei  che,  alla stessa maniera, sbraitano, calunniano, corrono di qua e di là…? Il discorso non cambia per i dipendenti comunali, che si comportano come la maggior parte degli impiegati, sempre pronti ad interpretare la volontà del Capo allo scopo di ottenere una promozione. E poi vengono i Colosso, il cui potere economico insieme a quello dei Rovito (con i quali sono imparentati) pervade la società ugentina del XIX secolo. Per questi è quasi un gioco vincere le elezioni  avendo dalla loro parte uno stuolo di affittuari, di colòni, di inquilini e di debitori ben disposti a  votare la lista dei Colosso pur di non avere altri problemi oltre a quelli dovuti alla povertà.  In un certo senso, è una sorta di voto di scambio, come quello che, in molti casi, si consuma tra elettori e candidati di tutte le campagne elettorali: cambiano i tempi, cambiano i protagonisti, ma ci sarà sempre chi sfrutterà i bisogni economici degli elettori, le loro convinzioni ideologiche, la loro fede religiosa per conquistare o mantenere il potere.

Ma torniamo al processo contro i Colosso ed all’arringa dell’avv. Vischi il quale, dopo aver ribaltato le accuse affermando che sono gli amici del Pezzulla ad essere “rei di broglio elettorale”, invoca l’assoluzione dei suoi assistiti, “distintissimi gentiluomini”, non per “insufficienza di prove” (come chiede il Procuratore del Re) ma per inesistenza del reato, giacchè l’influenza e le pressioni  non possono essere confuse con le minacce”.

E il sindaco Pezzulla? Il suo destino politico è segnato perché l’anno successivo si vota per il rinnovo dell’altro quinto dei consiglieri comunali e vince ancora una volta la lista dei Colosso. Il Pezzulla non ha più l’appoggio della maggioranza dei consiglieri comunali e quindi si dimette. Al suo posto si insedia un regio delegato straordinario;  poi il Re nomina Sindaco il principe Francesco d’Amore: i baroni Colosso (almeno in quel periodo)  non sono lusingati dall’umile carica di Sindaco di Ugento.

Antico stemma del Comune di Ugento

 

—————–

(1) L’opuscolo è datato Trani, 29 agosto 1883

(2) La legge elettorale n. 2248 del 20.3.1865 prevedeva che i consigli comunali si rinnovassero, ogni anno,  di un quinto dei loro componenti. Le operazioni di voto si svolgevano nel seguente modo: gli elettori si riunivano nella sala della votazione; quindi, il presidente del seggio elettorale chiamava ciascun elettore nell’ordine della sua iscrizione nella lista. Trascorsa un’ora dal termine del primo appello, si procedeva  ad una seconda chiama degli elettori che non avevano votato. Per essere elettore occorreva avere compiuto il 21° anno di età, godere dei diritti civili e pagare un certo tributo rapportato alla classe del Comune. Le donne non erano ammesse al voto. La Giunta veniva eletta dal Consiglio Comunale, mentre il Sindaco, nominato dal Re fra i consiglieri comunali, durava in carica tre anni.  Il Comune di Ugento, nel 1882, aveva una popolazione superiore a 3.000 abitanti e quindi il Consiglio era composto da 20 consiglieri.

(3) Salvatore Moro, originario di Galatina e maestro elementare a Gemini (frazione di Ugento)  era il nonno dell’ on. Aldo Moro. In quel periodo, i maestri della Scuola Elementare venivano nominati dal Consiglio Comunale essendo l’istruzione primaria di competenza del Comune.

 

Condividi su...

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com

error: Contenuto protetto!