I guardiani del mare si raccontano e i più belli sono nel Salento (I parte)

di Cristina Manzo

 

Ora erano molto vicini al Faro. Eccolo che si stagliava, nudo e dritto,

abbagliante di bianco e nero, e si vedevano le onde rompersi in schegge

bianche come vetro infranto contro gli scogli. Si vedevano le venature e le

spaccature degli scogli. Si vedevano chiaramente le finestre; un tocco di

bianco su una di esse, e un ciuffo di verde sullo scoglio. Un uomo era uscito

e li aveva guardati con il cannocchiale ed era rientrato. Ecco com’era,

pensò James, il Faro che per tutti quegli anni avevano visto attraverso la baia; era

una torre nuda su una roccia deserta.

(Virginia Woolf, Gita al faro)

 

Faro dello scoglio Mangiabarche, Isola di Sant’Antioco, Carbonia-Iglesias
https://www.repubblica.it/viaggi/2018/08/30/news/tra_fari_e_lanterne_le_sentinelle_del_mare_piu_importanti_d_italia-205243146/

 

I fari, luoghi che nei romanzi appaiono set di misteri e di amori, i fari che imponenti si ergono a guardia dei mari resistendo anche alle peggiori mareggiate, hanno catturato, da sempre, l’immaginario collettivo. È così romantico guardare dal basso un faro arroccato che si affaccia sul mare. Solletica l’idea di poterlo visitare arrampicandosi su centinaia di gradini per ammirare, una volta in cima un panorama mozzafiato che si perde nell’orizzonte mescolando mare e cielo. Ma, proviamo a immaginarci suoi guardiani in una notte di burrasca con le onde che arrivano fin sopra la cabina dove trova ricovero la sua luce, quando bisognava comunque arrampicarsi su una altissima scala fin lassù, per alimentare il combustibile che la teneva accesa, quando dalla capacità di farlo dipendevano le vite di tante persone disperse in mezzo a quella burrasca.

I grandi guardiani del mare erano luce di speranza nel buio e nella tempesta per migliaia di pescatori che, con i loro pescherecci, cercavano la via sicura dell’approdo per fare ritorno a casa. Hanno storie antichissime e tutte importanti, come importanti e passionali sono le storie di coloro che li hanno abitati, assumendosi l’impegno di guardiani dei fari; perché se non possedevi la forza per affrontare il mare gigante, infinito, e i suoi misteri, la voglia di sfidarlo, il senso d’avventura e la generosità per il prossimo, non potevi riuscire a dedicargli la vita, con amore, senso di dovere e grande responsabilità.

Ora essi sono in disuso, molti sono diventati patrimonio artistico e culturale da custodire ma, anticamente, era a loro e ai loro guardiani che era affidata la salvezza dei naufraghi ed anche dei villaggi. In caso di attacchi dal mare, infatti, fungevano da torri costiere, ed erano i guardiani, sentinelle nell’avamposto, i primi a poter dare l’allarme. All’inizio essi erano dei semplici falò, delle torce tenute accese per fare segnali, in prossimità delle zone di sbarco.

Ci sono testimonianze che risalgono molto indietro nel tempo, a raccontare il loro mito: nella visione di Virginia Woolf descritta nel romanzo del 1927,“Gita al Faro”: «Il Faro era allora una torre argentea, nebulosa, con un occhio giallo che si apriva all’improvviso e dolcemente la sera”. Omero nel XIX libro dell’Iliade ( parliamo dell’VIII secolo a.C.) paragona lo sfavillio dello scudo del grande Achille ad “uno di quei fuochi che dalle alture rendono sicura la via ai naviganti”.

Diventano un vero mito con antichi autori, come Ovidio che nelle Eroidi, una raccolta costituita da 21 lettere d’amore o di dolore, in distici elegiaci, che si immaginano essere scritte da famose eroine ai loro mariti o innamorati, racconta la storia di Ero, la sacerdotessa di Afrodite e di Leandro, il suo amante segreto, che per vederla attraversa a nuoto, ogni notte, l’Ellesponto guidato dalla fiaccola che lei, tra le mani, regge per illuminargli la via. Ma, la storia vuole che una notte il vento spenga la fiamma e Leandro, senza più la sua guida luminosa, si perde tra i flutti del mare dove Ero, disperata si tuffa seguendolo nella triste sorte.

Quando nel 1200 i Fenici, arrivati nel Mediterraneo, hanno l’esigenza di incrementare il commercio per mare, nasce il bisogno di protrarre i tempi della navigazione anche durante la notte, così si improvvisa, sulle coste, la costruzione di impalcature a torre dove posizionare delle ceste in cui accendere i falò, con uomini di guardia per alimentare sempre il fuoco.

I primi due mirabili fari dell’antichità nascono nel 300 a.C., uno è il Colosso di Rodi, una gigantesca statua alta trentadue metri situata all’ingresso del porto di Mandraki, il dio Helios, (protettore di Rodi) che recava nella mano destra un faro, costruito da Carete di Lindo in un lasso di tempo di dodici anni ( già il suo maestro Lisippo aveva costruito una statua di Zeus nell’antica agorà di Taranto famosa per la sua altezza di quaranta cubiti, diciotto metri), e per sessantasette anni, prima di venire distrutta da un terremoto restò a guardia dell’isola.

(Quando si va a Rodi, così come ho fatto io, è decisamente il primo luogo che sei portato a voler visitare. La guida mi condusse su un altopiano da dove si poteva vedere l’imboccatura del porto indicandomi il punto in cui sorgevano gli alti pilastri di marmo profondi quindici metri, dove i piedi del gigante erano poggiati, e lì mi insegnò a ballare il sirtaki).

Il secondo è il Faro di Alessandria che rimase funzionante sino al IX secolo, poi distrutto anch’esso dai terremoti. La sua costruzione fu voluta da un mercante greco di nome Sostrato di Cnido, per aumentare la sicurezza del traffico marittimo, in entrata e in uscita, reso pericoloso per la presenza di banchi di sabbia all’ingresso del porto di Alessandria. Venne costruito proprio sull’isola di Pharos, all’imboccatura del porto ed è da lì che si origina il suo nome. Era costituito da un alto basamento quadrangolare, che ospitava le stanze degli addetti e le rampe per il trasporto del combustibile. Ad esso si sovrapponeva una torre ottagonale e poi una costruzione cilindrica sovrastata da una statua di Zeus sostituita, in seguito, da quella di Helios. La costruzione del faro consentiva di segnalare la posizione del porto alle navi di giorno, con l’uso di speciali specchi di bronzo lucidato che riflettevano la luce del sole fino al largo e, di notte, con l’accensione di fuochi. Si stima che la torre fosse alta 134 metri e poteva essere visto a 48 km di distanza, praticamente il primo grattacielo della storia. Vista la sua utilità se ne cominciarono a costruire in molti altri luoghi del Mediterraneo.

Faro di Alessandria d’Egitto
https://www.studiarapido.it/faro-di-alessandria-primo-faro-della-storia/

 

Colosso di Rodi, porto di Mandraki
https://www.saggiasibilla.com/2019/01/28/le-sette-meraviglie-il-colosso-di-rodi/

In seguito, anche i Romani diffonderanno in tutte le loro conquiste imperiali la costruzione di queste torri di pietra con in cima il fuoco. Torri che possiederanno, vicino ai porti, anche le quattro Signorie delle Repubbliche marinare, in Italia. Dopo il crollo dell’impero romano, invece, saranno i campanili dei monasteri costruiti in cima alle rocche a svolgere questa funzione, soprattutto al nord Europa. Durante il rinascimento e l’epoca barocca vedono la nascita in Francia o in Inghilterra, all’ingresso della Manica, fari stupendi paragonabili a castelli, situati in mezzo al mare ma, tuttavia, poco funzionali. Tra la fine del 1700 e il 1800 i fari assumeranno, infine, la connotazione che noi conosciamo. Il Faro di New York, donato dalla Francia agli Stati Uniti, e conosciuto da tutti come la famosa Statua della Libertà, è stato a tutti gli effetti il faro degli Stati Uniti, gestito dal servizio fari americano, in funzione sino al 1902 ed il primo ad essere elettrificato, alla fine del 1800. Prima del petrolio e poi dell’elettricità le sostanze usate per alimentare i fuochi dei fari sono state svariate: legna, carbone, candele di spermaceti, (la materia grassa che si trova all’interno del cranio dei capodogli che bruciando non fa fumo) e olio di balena e di oliva, a seconda delle latitudini. Si può assolutamente dire che, in tutto il mondo, non esistono due fari uguali. Ognuno possiede le sue peculiari caratteristiche, ognuno custodisce delle diversità, il numero dei suoi gradini per arrivare alla luce, una storia, un segreto, ogni faro è “il faro” del suo pezzo di mare e di mondo.
Il loro aspetto esteriore serve a riconoscerli da lontano di giorno, mentre di notte la loro luce invierà segnali sempre differenti uno dall’altro, luce – eclisse, eclisse – luce, con una frequenza che servirà a far riconoscere la struttura nel buio. Su tutti i portolani, i libri che si portano a bordo e che indicano tutto sulle coste e sui loro pericoli, ogni faro viene indicato con la sua particolare luce. Nella penisola italiana, dove la costa si sviluppa per una lunghezza di 7458 km circa, vi sono dei fari bellissimi con bellissime storie, fari che sono diventati luoghi da visitare e mete turistiche molto ricercate. Il faro più antico conosciuto è il Fanale dei Pisani, nella città di Livorno, costruito nel 1302 dopo che il porto pisano alla foce dell’Arno si era insabbiato. Questo faro ha una storia drammatica poiché venne distrutto durante la ritirata dei tedeschi nel 1944 per poi essere ricostruito su volontà dei livornesi e inaugurato nel 1956. Per la sua ricostruzione sono stati utilizzati sia i materiali originali recuperati sia i conci della Verruca, materiali estratti dalla cava di San Giuliano da dove provenivano anche le pietre usate nella sua prima costruzione sulla base dei progetti dell’architetto Giovanni di Nicola Pisano che lo aveva costruito nel modello originale. Questo faro, sulla cui cima si recava Galileo Galilei per le sue osservazioni, era stato cantato da Dante Aligheri e da Francesco Petrarca nelle loro poesie. Il faro, alto 52 metri, ha un’ottica rotante che emette 4 lampi ogni 20 secondi ed ha una portata di 24 miglia marine (1). Il sito di Hundredrooms ha stilato la lista dei sedici fari più belli della penisola tra cui vi sono:
– Faro della Vittoria – Trieste, Friuli Venezia Giulia
– Faro di Capel Rosso – Isola del Giglio (Grosseto), Toscana
– Fanale di Livorno – ( di cui abbiammo accennato), Livorno, Toscana
– Faro di Ponza o Faro della Guardia – Isola di Ponza (Latina), Lazio
– Faro di Punta Carena – Isola di Capri (Napoli), Campania
– Faro del Porto di Ischia – Isola d’Ischia (Napoli), Campania
– Faro di Genova, Liguria
– Faro di Camogli, (Genova), Liguria
– Faro dello Scoglio di Mangiabarche – Isola di Sant’Antioco, Sardegna
– Faro di Capo Spartivento – Chia, Sardegna
– Lanterna del Montorsoli – Messina, Sicilia
– Faro di San Vito Lo Capo – Trapani, Sicilia
– Faro di Strombolicchio – Isole Eolie (Messina), Sicilia (2).
Ma, la regione che in assoluto vanta le location più ricche di fascino, nonché quelle più ricercate dai turisti è la Puglia, con il Faro di Vieste, che sorge sullo scoglio di Sant’Eufemia, in provincia di Foggia, con il faro di San Vito a Taranto e, di San Cataldo, a Lecce, di Punta Palascia a Otranto, di Santa Maria di Leuca, di Torre San Giovanni, a Ugento, dell’isola di Sant’Andrea a Gallipoli, di Porto Cesareo,  che fanno tutti parte del Salento.

Faro di Torre San Giovanni, Ugento
https://www.viaggiareinpuglia.it/at/4/castellotorre/5546/it/Faro-di-Torre-San-Giovanni-158-(LE)

 

Note

  1. Cfr. I fari di Ana Maria Lilla Mariotti, https://www.ilmondodeifari.com/index.htm

2. https://www.salento.com/2019/10/12/i-fari-piu-belli-d-italia/

(continua)

Condividi su...

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com