Urbanistica in terra d’Otranto. Il caso di Francavilla, tra XIV e XV secolo

di Mirko Belfiore

Tralasciando, per un attimo, le dispute sulla fondazione dell’insediamento antico e le questioni legate al cosiddetto “Rinvenimento dell’Icona bizantina”, si può affermare con certezza che, a Francavilla Fontana, fu nel primo trentennio del Quattrocento, che incominciò a delinearsi una vera e propria configurazione urbana.

Analizzando le fonti certe, fra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, la confluenza di tutti gli insediamenti minori sparsi per l’Ager Uritanus, verso il nuovo agglomerato, venne favorita da una serie di importanti avvenimenti: nel 1320, la fondazione di una nuova chiesa, nel 1322, la venuta di un gruppo di Padri Francescani e, infine, nel 1364, l’avvio della costruzione delle nuove mura, privilegio concesso da Filippo II (1329-1374) principe di Taranto.

Francavilla Fontana, fotografia aerea dell’antico tracciato medievale, con al centro, la “piazzolla”

 

L’importante sviluppo della città e la conseguente crescita, la si può anche percepire, esaminando la successione dei titoli cittadini: il passaggio da Casale a Terra nel 1310 e, in seguito, da Terra a Citta Regia nel 1336.

Quindi, secondo la concessione angioina della metà del XIV secolo, l’agglomerato bassomedievale si dotò di una prima cinta muraria, racchiudendo una popolazione di almeno una cinquantina di fuochi. Il percorso delle primitive mura, oggi, non è più rintracciabile. Esso, doveva racchiudere una porzione del borgo antico, che dall’antica Chiesa del Salvatore a sud, inglobava la Chiesa nuova e si spingeva a nord fino al convento dei Francescani.

Il centro di questo piccolo agglomerato era rappresentato dalla cosiddetta piazzolla, oggi identificabile con lo spiazzo antistante la settecentesca Chiesa Matrice, dove, con molta probabilità, era situato il palazzo baronale degli Antoglietta, all’epoca feudatari della città.

L’evoluzione urbana fu continua e costante, grazie, sia alla posizione favorevole della città, crocevia fra la costa est ionica e la costa ovest adriatica della penisola, che alla politica di raggruppamento dei nuclei abitativi attuata dai d’Angiò, soprattutto in Terra d’Otranto. Dopo alcuni decenni, un nuovo impulso si poté registrare nella seconda metà del XV secolo, quando al governo giunse il neo-principe di Taranto, Giovanni Antonio del Balzo Orsini (1401-1463). Quest’ultimo, reputando Francavilla, punto strategico tra le città di Taranto e Brindisi, e ritenendola insufficientemente difesa, pensò subito di rinforzarla, ordinando di costruire un nuovo tracciato difensivo, completato a nord, da una struttura fortificata.

Gio: Antonio Del Balzo Orsini, principe di Taranto (da Ritratti et elogii di-capitani illvstri, Roma 1646)

 

La popolazione fu: “molto affannata in fabriche de le mura de la Terra, ad fare turre et altre propugnacole et ultra hoc aiutare a le fabriche de lo Castello de epsa Terra”, tanto che Ferdinando I d’Aragona (1424-1494), re di Napoli, concesse all’Universitas, tramite privilegio del 1464, una franchigia di cinque anni.

L’antica cerchia angioina, quindi, fu ampliata nel perimetro e, secondo il Palumbo, sostituita da parete murarie a intervalli di trenta passi più robuste. Essa si sviluppava partendo dal Castello, nei pressi dell’antica Porta di Sant’Antonio, e proseguendo diagonalmente per l’antica via Castello (l’attuale corso Umberto I) in direzione della Piazza Maggiore (piazza Umberto I), dopo aver superato a sua volta la Porta San Nicola (sita all’imboccatura dell’attuale via Benanduci), giungeva davanti alla Porta Grande, altrimenti detta del Salvatore, posta alle spalle della chiesetta omonima.

Francavilla Fontana, pianta dell’abitato con la ricostruzione dell’andamento delle mura nel XV secolo (elaborazione grafica).

 

Proseguendo verso nord-ovest, fino alla cosiddetta Porta Nuova, nei pressi della piazzolla, il percorso inglobava una serie di case e botteghe. Procedendo lungo l’attuale Salita della Carità, il tracciato sbucava in via Barbaro Forleo, nel punto più estremo, dove trovava posto l’antica Torre d’Elia. L’ultimo tratto, rettilineo, costeggiante l’ortale e il convento dei Francescani e concludeva il suo percorso, riallacciandosi di nuovo alla rocca.

Veduta di Francavilla nel 1643, posizionamento delle 5 antiche porte (elaborazione grafica).

 

Per la costruzione di questa immane opera, la cittadinanza fu presa, nei successivi cinquant’anni, da un grande fervore edilizio. Non solo si riempirono gli spazi liberi vicino le mura, ma l’Universitas: “in vista che la Terra è augmentata, multiplicata e assai popolata”, arrivò a inoltrare supplica alla regina Giovanna di Napoli (1502-1575), di poter “fare un burgo de fore ditta Terra”. La Regina, riconoscendone la necessità, concesse il Placet il 16 marzo 1517, “dummodo in solo publico edificient et in privato satisfatis dominis”. L’autorizzazione regia comportò così il superamento delle mura, evento che rivestì un’importanza enorme per l’estensione urbana di Francavilla.

Si costituì, infatti, un nuovo Borgo in direzione dell’antico sito del Casale di Casalvetere, con il conseguente spostamento del nuovo baricentro dalla piazzolla medievale allo slargo antistante Porta Grande, poi Largo Carceri e oggi piazza Dante Alighieri, mentre a pochi passi, andava a costituirsi lo spiazzo contenente le fogge cittadine, poste fuori le mura.

Il cosiddetto “Burgo Grande”, fu il primo borgo extra-moenia caratterizzato da un tessuto regolare e rettilineo. Una simile organizzazione del territorio, ordita secondo maglie ortogonali, si riscontra anche nei borghi sviluppatisi successivamente, dove il comune denominatore fu lo sviluppo sugli assi viari riconducibili agli edifici monastici più importanti.

Se il Borgo Grande, completato nel 1630, si sviluppò seguendo la direttrice che conduceva al convento dei Carmelitani (giunti a Francavilla dal 1517 e stabilitisi per primi in un borgo extra-moenia), gli altri punti di riferimento furono il convento dei Cappuccini a nord-ovest (di fondazione borromea) e quello dei Minori Osservanti a sud-est.

Il quadro delle nuove appendici extra-moenia viene completato ad ovest dal Borgo “Sancto Blasi”, a sud-ovest da quello di Santa Maria degli Angeli, a est da quello di S. Eligio e nei pressi del Castello, dal borgo di Sant’Antonio.

Riassumendo, i borghi fuori le mura, ebbero una diffusione capillare nella parte est, ovest e sud dell’agglomerato, visto che per scelta la parte nord venne tralasciata, decidendo di non oltrepassare le mura difensive. Per comprendere bene, quanto già alla fine del ‘500, la continua crescita della popolazione, dovuta sia alla ricchezza economico-commerciale del territorio che alla fertilità del suolo, avesse determinato la formazione e lo sviluppo di numerosi borghi, al di fuori del primitivo nucleo medievale, è utile considerare i dati forniti dalle fonti.

Secondo il Giustiniani, verso la metà del XV secolo il numero dei fuochi a Francavilla ammontava a 500 unità; ma già nel 1532 il numero raggiunse le 723 unità, per crescere gradualmente nel 1545 (768), nel 1561 (836) e nel 1595 (994).

Il primo Catasto del 1604, vero punto di svolta per lo studio demografico, consta di ben quattrocento fogli e registra dettagliatamente tutti i 1100 fuochi, ossia i 3707 abitanti, offrendo un quadro esatto dell’assetto urbano di Francavilla all’inizio del XVII secolo. Da questo registro si deduce che la città, aveva sì, conosciuto un allargamento sostanziale aldilà delle mura, ma che tuttavia, la maggior parte delle famiglie più importanti, dimoravano ancora entro il circuito antico, addensandosi nei pressi delle strutture più significative come: le chiese, il Castello, le cappelle, le porte, le contrade e le due piazze.

Francavilla Fontana, Piazza Dante Alighieri, già Largo Carceri.

 

A questa tendenza generale, si contrapponeva comunque, il nuovo assetto fuori le mura, dove l’introduzione di alcuni toponimi come strada pubblica o via, nella mappatura seicentesca, lasciano supporre un metodo moderno e razionale di qualificazione del tessuto cittadino. Al periodo di stasi, riconducibile al cinquantennio (1595-1648), seguì una nuova fase espansiva, dove, come afferma il Palumbo, la città continuò regolarmente a costruire quartieri: “per la popolazione che mano mano andò crescendo”.

lo sviluppo del “Burgo Grande”, nella veduta di Francavilla del 1643 (elaborazione grafica).

 

Altri riscontri si possono desumere dal confronto fra lo stesso catasto del 1604 e quello del 1636-1643, dove oltre all’incremento considerevole dei fuochi (1680), troviamo la conferma dell’aumento delle unità abitative e dei relativi quartieri. Sul versante orientale, invece, si attesta il compimento del Borgo di S. Eligio, quartiere compreso fra le attuali vie Roma e via Regina Elena, dove le famiglie più ricche avevano deciso di spostarsi, per erigere le loro nuove dimore. Si definisce anche la perimetrazione del quartiere di San Nicola o San Niccolò, grazie soprattutto, alla creazione del primo tratto di strada Imperiale e delle due strade, Milone e San Nicola.

Francavilla Fontana, le antiche fogge del XVI secolo, ritrovate durante la ricognizione effettuata in piazza Umberto I.

 

A ovest, invece, sorgono intorno a Porta Nuova, il Borgo di Santa Maria delle Grazie (dal nome dell’antica cappella) e quello di San Sebastiano, caratterizzato da un “pettine” di strade ortogonali, posto sulla direttrice che conduce verso il convento dei Cappuccini.

Pianta dell’abitato di Francavilla nel XVIII secolo e lo sviluppo verso i complessi conventuali dei Cappuccini a nord-ovest e dei Padri Francescani a sud-est (elaborazione grafica).

 

Pianta dell’abitato di Francavilla nel XVIII secolo con la disposizione delle borgate costituitesi fuori dal tracciato orsiniano (elaborazione grafica).

A conclusione di questo excursus, trovo giusto menzionare un’importante fonte documentaria, che ben sintetizza il tema poc’anzi sviluppato. Tramite la Pianta del 1643, splendida veduta a volo d’uccello, opera attribuibile al F.C. Centonze, si può ben intendere come Francavilla si sia evoluta dal punto di vista abitativo. Al nucleo antico, dall’andamento irregolare e caotico, raffigurato a sinistra, si contrappone, l’estensione abitativa a maglie ortogonali, posta sulla destra.

 

Quest’ultima, figlia di una volontà moderna e risultato di un progetto lungimirante vedrà protagonista, dalla seconda metà del XVI secolo, la famiglia feudale degli Imperiale, Signori della città e fautori di un nuovo corso urbanistico, di cui parleremo prossimamente.

Bibliografia
V. Basile, Gli Imperiali in terra d’Otranto. Architettura e trasformazione urbane a Manduria, Francavilla Fontana e Oria tra XVI e XVIII secolo, Congedo editore, Galatina 2008.
F. Clavica e R. Jurlaro, Francavilla Fontana, Mondadori Electa, Milano 2007.
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G.B. Pacichelli, Del Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici province, Parrino e Muzio, Napoli 1703, ristampa anastatica a cura di R. Jurlaro, Forni, Bologna 1999.
Poso, F. Clavica, Francavilla Fontana. Architettura e Immagini, Congedo editore, Galatina 1990.
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P. Palumbo, Storia di Francavilla Fontana, Lecce 1869, ristampa anastatica, ed. Arnaldo Forni, Bari 1901.
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Sulle origini della città si rimanda qui:

Francavilla e il culto della Madonna della Fontana

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