Lettera aperta di un prof. agli studenti

di Pier Paolo Tarsi

Care ragazze, cari ragazzi, un paragone che ricorre spesso in questi giorni di emergenza per richiamarvi allo sforzo e alla responsabilità personale è quello di una guerra che si vince con il contributo di tutta la nazione, anche vostro.

E allora, proviamo per un momento a scavare in questo paragone, a immaginarli quei vostri coetanei o quasi coetanei cui toccò nel secolo scorso farla la guerra? Proviamo a figurarceli, sprovvisti di ogni nostra comodità, trascinati all’improvviso a qualche centinaio di chilometri o più dalle proprie case, dai propri cari e amici, strappati alle proprie ordinarie esistenze; immaginiamoceli, gettati nel fango a strisciare tra i cadaveri nelle trincee, nell’odore fetido della morte che lasciava gli occhi sbarrati.

Loro erano là, schiacciati dalla fatica, paralizzati dalla paura, attraversati dal gelo o dalla calura, assillati dalla fame, abbattuti dalle malattie e dal dolore fisico, con l’unico fine di lottare per i propri nonni, per le proprie famiglie, per i propri fratelli o amici. Era questo che significava per loro difendere la Patria, una parola che a noi forse non dice nulla e fa persino sorridere talvolta, ma che se riuscissimo a riempire dei loro pensieri e sacrifici, di quelle loro speranze e timori, forse potrebbe d’improvviso manifestarsi in un senso tangibile anche per noi, italiani dell’anno 2020.

La Storia, questa Signora che spesso ci appare tanto lontana ed estranea, non è nelle pagine di questo o quel manuale che portiamo nelle aule ma vive e rivive delle nostre singole azioni ed emozioni, scrivendo instancabilmente nuovi capitoli fatti di destini umani. Così, oggi, quella Signora sta chiamando voi, ognuno di voi, ad una prova epocale. Già. La Storia oggi non vi chiede di starvene per mesi o anni a chilometri dai vostri cari, ma ad un metro da loro per qualche settimana. La Storia non vi chiede di privarvi della vita per i vostri anziani nonni, ma di privarvi di un loro abbraccio, o di un aperitivo, di un’uscita, della visita di un’amica o di un conoscente. La Storia non vi chiede di strisciare nel fango umido o nei rovi della terra arsa tra i cadaveri dei vostri compagni, ma di rotolarvi tra le calde e morbide coperte del letto di casa, guardando una serie in streaming, ascoltando musica o leggendo un libro.

La Storia non vi chiede di rinunciare alle vostre esistenze, ai vostri sogni personali o ai vostri progetti fondamentali, e nemmeno alla scuola, garantitavi a distanza, vi chiede invece di rinunciare a una festa di compleanno, ad una serata o a un caffè con la vostra comitiva, alla palestra o ad una partita di pallone. La Storia chiede a voi ragazze e ragazzi molto meno di quanto abbia chiesto ad altri vostri coetanei venuti prima di voi.

Qualcosa, tuttavia, vi chiede. Cosa? Cerchiamo di stabilirlo e definirlo, ragionevolmente, insieme? Tentiamo di dare a ciò un nome e qualche attributo che non risultino meri suoni? Noi genitori e docenti sappiamo che a tutto ciò che vi viene chiesto, nel pieno rispetto delle vostre vite e dei vostri comprensibili bisogni, va dato il giusto e autentico nome di “sacrifici”; voi, dal vostro canto, per il rispetto dovuto a quei vostri coetanei e alle proporzioni di quell’esempio tratto dalla storia recente, permetteteci di qualificarli come “modesti”.

Eppure, badate, quei “modesti sacrifici” cui infine siamo convenuti e che vi si chiedono oggi basteranno a potervi definire eroi un giorno non lontano: ragazze e ragazzi che con sforzi e rinunce personali avranno salvato l’Italia e la sua gente da una disfatta irrimediabile, dalla perdita di innumerevoli vite umane. A voi, allora, la responsabilità di scrivere questa nuova pagina di Storia, a voi decidere se sarà gloriosa e motivo di ammirazione dei posteri per la vostra generazione, oppure amara e ignobile come una rovinosa e definitiva sconfitta. L’una o l’altra possibilità, la Storia, non potrà ad ogni modo realizzarla al posto vostro, strappandovi dalle mani una penna che impugnate saldamente voi, che ci crediate o no.

Andate a vincere questa guerra ragazze e ragazzi, anzi, restate a vincerla, a casa.

 

(Ndr. La lettera è stata pubblicata anche sui siti La Tecnica della Scuola e Orizzonte Scuola) 

Condividi su...

Un commento a Lettera aperta di un prof. agli studenti

  1. Sono grato e ringrazio Pier Paolo Tarsi per la sua “lettera agli studenti”.
    La condivido in pieno e la farò girare tra i miei ragazzi indicando,ovviamente, chi ne è l’autore. Grazie

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com