Guardando un’antica immagine di Gallipoli …

di Armando Polito

Succede quasi a tutti di subire il fascino di un documento del passato, soprattutto quando le sue dimensioni consentono una fruizione integrale ed immediata, in pratica un solo colpo d’occhio, tutt’al più da ripetere se si vuole andare al di là delle sensazioni, tutto sommato epidermiche, che qualsiasi immagine offre al primo impatto ed avviare un approccio sentimentale illuminato da una rigorosa razionalità, l’unica magica mistura che può metterci in grado di conoscere ed amare la storia, come le persone.

Il documento che oggi tenterò di leggere è tratto dal Thesaurus philo-politicus1 di Daniel Meissner (1585-1625) uscito a Francoforte in più volumi per i tipi di Eberhard Kiersen a partire dal 1623. Di seguito il frontespizio del volume del 16292.

L’opera appartiene ad un genere all’epoca molto in voga, del quale ho avuto occasione di parlare in https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/02/11/una-nota-su-alberico-longo-di-nardo/. Essa è particolarmente interessante perché le tavole, da cui è sostanzialmente costituita, in alcuni volumi contengono le vedute di alcune città europee e non sono delle semplici vignette esplicative del motto in latino, di natura moraleggiante, che le accompagna e, per questo, pur con le dovute cautele, sono una fonte non trascurabile per chi si interessa di geografia storica. Non mi pare trascurabile, poi, il fatto che anche alcune tavole, riprodotte in varie epoche nel formato originale, abbiano dato vita asd un fiorente mercato antiquario con quotazioni che al profano potranno anche sembrare esagerate3. Costituisce, poi, un motivo di orgoglio il fatto che tra le numerose vedute di città italiane quella di Gallipoli è l’unica non solo salentina ma pugliese. Di seguito la tavola 36 tratta dal volume prima citato.

Di alcune mappe antiche di Gallipoli mi ero già occupato in https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/11/14/gallipoli-in-nove-mappe-antiche/ e quella di oggi era già apparsa in https://www.fondazioneterradotranto.it/2011/01/29/cinque-poesie-dedicate-a-gallipoli-dal-magliese-oronzo-pasquale-macri-unoccasione-per-rispolverare-distici-esametri-e-pentametri, dove, però, era stata inserita successivamente dalla redazione, a mia inconsapevolmente graditissima insaputa. Il caso ha voluto qualche giorno fa che mi imbattessi in quel post così aggiornato e ho subito sentito il bisogno di tentare di capire qualcosa in più dell’immagine.

Comincio da quello che può essere definito il motto: Opes si affluunt ne apponito cor (Se le ricchezze affluiscono, non metterci sopra il cuore). In questo tipo di produzione letteraria i motti di solito non sono citazioni fedeli, cioè letterali, di autori classici ma rielaborazioni e adattamenti del loro contenuto, pur conservando elementi più o meno isolati del loro lessico. Nel nostro caso è evidentissima l’eco del Salmo LXI, 11:

Nolite sperare in violentia et in rapina nolite decipi; divitiae si affluant, nolite cor apponere (Non sperate nella violenza e non lasciatevi sedurre dalla rapina; se le ricchezze affluiscono, non metteteci sopra il cuore).

Al di sotto del motto si legge GALLIPOLI in Fran.; problematico, almeno per me, è lo scioglimento dell’abbreviazione e l’unica cosa che mi viene in mente è che Fran. stia per Frankfurt (Francoforte) e questa sorta di unione tra il nome della città salentina e quello del luogo di edizione (dicitura che non compare in nessun’altra tavola) costituirebbe un secondo motivo di orgoglio.

Il tema della ricchezza e della necessità di non dedicarsi ad essa con il cuore, dopo, probabilmente, averlo fatto con il corpo …, viene ribadito nei due esametri in basso:

Sint tibi divitiae Midae, sit regia Croesi/cor salvum teneas, salvus sic tendis ad astra (Abbia tu le ricchezze di Mida4, abbia la reggia di Creso5, mantieni salvo il cuore: salvo così tendi alle stelle). I versi sono costruiti entrambi simmetricamente: il primo col gruppo verbo, nominativo e genitivo (sint divitiae Midae/sit regia Croesi), il secondo col gruppo aggettivo e verbo (salvum teneas/salvus tendis). In più la ripetizione, in ciascun verso, della stessa parola, sia pure in forme diverse di coniugazione (sint/sit) e declinazione (salvum/salvus).

Mida e Creso come esempi di uomini ricchi costituiscono quasi un luogo comune della letteratura di ogni tempo. Basti citare per tutti Plauto (III-II secolo a. C.), Aulularia, atto V, scena I: Nullae illi satis divitiae sunt; non Midae,/non Croesi … (Nessuna ricchezza per lui è sufficiente, non quella di Mida, non quella di Creso …).

Sul piano lessicale il sic tendis ad astra riecheggia Virgilio, Eneide, IX, 641: … sic itur ad astra … ( … così si va alle stelle …).

Sul piano iconografico la mappa presenta due stemmi, come quelle del Crispo del 1591, quella dell’Hogenberg del 1598, quella dell’Hondius del 1627 e quella del Bertelli del 1629; a tal proposito potrebbe non essere casuale che pure il volume che contiene la nostra tavola uscì nel 1629 e per lo sfondo quest’ultima potrebbe essersi ispirata proprio alla mappa del Bertelli. Chi ha interesse potrà farsi la sua idea osservando le mappe citate al link segnalato all’inizio.

Per quanto riguarda i due personaggi posti al centro: la donna con in mano una sorta di corto badile (rappresentazione allegramente metaforica della morte e, dunque, della nostra caducità materiale?) addita all’uomo (dall’abbigliamento si direbbe un nobile) l’arco d’ingresso di una fabbrica in cui spiccano a sinistra per chi guarda quello che sembra l’accesso ad un giardino (l’Eden?) ed un tavolo con vasi di pregio,   a destra  una figura maschile, che ricorda un crocifisso , a sua volta proteso col braccio destro verso  il cuore più elevato legato ad un filo, come gli altri due che si vedono a metà altezza. Ai piedi del presunto crocifisso due cani accovacciati (simbolo di fedeltà?).

Credo, per concludere, dato per scontato che il connubio tra il testo e l’immagine non è casuale, che la tavola contenga un riferimento al prestigio commerciale, soprattutto per l’olio, del quale in quel tempo (ma la situazione si sarebbe protratta fino al secolo XIX6) godeva Gallipoli. Se è così la città salentina assurge ad emblema della ricchezza materiale e pretesto per ricordare la sua caducità ed inferiorità rispetto a quella spirituale. E sarebbe un terzo motivo di orgoglio, anche se il nostro tempo appare poco incline al rispetto di tale principio e, forse, attrezzato solo a subire passivamente il fascino delle allegorie pubblicitarie che quotidianamente ci bombardano …

N. B. Non ho tradotto i quattro versi in tedesco perché non conosco questa lingua e, a differenza dell’inglese, un semplice vocabolario non mi basta. Oltretutto bisogna fare i conti con parole che nel XVI secolo avevano una forma diversa dall’attuale (per esempio, l’hertz del primo verso corrisponde al’attuale herz=cuore, anche perché Hertz, il fisico che ha dato il nome all’unità di misura della frequenza, non era ancora nato …). Io e, credo, pure gli altri lettori che sono nelle mie condizioni a questo punto chiedono l’aiuto di qualche conoscitore del tedesco, anche se la traduzione sarà sicuramente una parafrasi della contrapposizione già vista tra materia e spirito, E non è una scusa per stimolare ad una partecipazione maggiore di quella fin qui registrata, fosse solo attraverso un lapidario commento o, come in questo caso, con una semplice traduzione.

_______________

1 L’opera ebbe innumerevoli edizioni con varianti e nel 1637 venne stampata a Norimberga da Paul Fürst nel 1637 (di seguito il frontespizio) col titolo di Sciographia cosmica. Sciographia è trascrizione latina del greco σκιογραφία (leggi schiografìa), variante posteriore di σκιαγραφία (leggi schiagrafìa)=pittura in chiaroscuro con effetto di prospettiva, voce composta da σκιά (leggi schià=ombra)+γράφω (leggi grafo)=scrivere.

La variante σκιαγραφία spiega lo sciagraphia che si legge nell’edizione Fürst del 1678 (di seguito il frontespizio).

Va detto che in rete ed in alcune opere a stampa in cui si parla del Meissner e viene citata la sua opera circola il titolo Sciographia curiosa di edizioni del 1642 e del 1678. Si tratta di un madornale errore di lettura tramandatosi per citazione passiva, perché un controllo effettuato sulle edizioni degli anni in oggetto ha confermato il nome degli editori riportati correttamente ma non quello dell’opera, che rimane immutato: Sciografia cosmica, appunto.

2 https://books.google.it/books?id=SFJeAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=editions:XgxPU2Sk6WgC&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwja8enAw67LAhXGXQ8KHXPDDlMQ6AEIdjAJ#v=onepage&q&f=false

3 Per le tavole del Meissner in particolare segnalo http://www.vintage-maps.com/en/meissner-daniel-96.

4 Mitico re della Frigia che aveva avuto da Dioniso il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Accortosi che così sarebbe morto di fame chiese ed ottenne dal dio l’annullamento di tale potere. Io personalmente credo che le cose non andarono così, perché, con tanti schiavi al suo servizio, poteva farsi imboccare da loro. Probabilmente la prima volta che, subito dopo l’assunzione di questi poteri, andò al bagno ad espletare un elementare bisogno fisiologico, si ritrovò un membre (proprio quello per antonomasia…) inutilizzabile e probabilmente Dioniso dovette pure dare un effetto retroattivo all’annullamento del suo dono.

5 Re di Lidia del VI secolo a. C. che, grazie alla sua politica imperialista, accumulò ingenti ricchezze.

6 In particolare per il secolo XVIII vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/09/27/giovanni-presta-ovvero-quando-eravamo-noi-a-chiedere-alleuropa/

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3 Commenti a Guardando un’antica immagine di Gallipoli …

  1. In riferimento alla richiesta di aiuto di Armando Polito per la traduzione del testo tedesco di questa tavola del Meissner (pubblicata per la prima volta su Fondazione Terra d’Otranto in un articolo di mio padre https://www.fondazioneterradotranto.it/2012/11/05/gallipoli-porto-europeo-dellolio/), grazie all’amico Giorgio De Donno abbiamo l’onore di ricevere il parere di Dieter Benno Aumann (artista ed esperto di calligrafia e paleografia) che così mi ha risposto:

    – Il testo nel tedesco del cinquecento scritto sulla sciographia è questo:
    »Der Reiche Mann sein Herz und Sinn,
    Nach zeitlich gut gestellet hin.
    Waß? sein gut ihn nicht retten kundt,
    Von der helln glut ein Viertel stundt.«

    Tradotto in tedesco di oggi vuol dire:
    “Der reiche Mann hat Herz und Sinn
    nur aufs diesseitige Gut ausgerichtet.
    Dennoch wird ihn dieses Gut, nicht einmal
    eine Viertel Stunde vor der Höllenglut retten können.”

    Il significato italiano del testo tedesco è il seguente: “L’uomo ricco mira cuore e pensieri ai beni terreni.” (cioè mira solamente alla vita terrena invece che a quella nell’aldilà) “Però i suoi beni (cioè la sua ricchezza) non lo salvano dal fuoco dell’inferno nemmeno per un quarto d’ora.” –

    Si conferma quindi quanto già ipotizzato dall’amico Armando Polito sul significato di questi versi.
    Un sentito ringraziamento al Prof. Dieter Benno Aumann, ad Armando Polito che ha condotto la ricerca su questa stampa stimolandone un approfondimento ed un cordiale saluto a tutti.
    Roberto Panarese

    • Ringrazio Roberto Panarese e quanti hanno contribuito a questa integrazione per me preziosa, nonostante, lo dico io, la mia ipotesi fosse banalmente scontata.

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