La Terra d’Otranto in un portolano del XVI secolo

di Armando Polito

Il documento, che fa parte della sezione dei manoscritti latini (n. 18249) custoditi nella Biblioteca Nazionale di Francia, è integralmente leggibile in http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b550024823.r=puglia.langEN, da cui ho tratto ed adattato le immagini che seguono.

Ê un portolano del XVI secolo1  attribuito a Battista Agnese sulla scorta di quanto si legge annotato a matita nel verso del foglio di guardia superiore (dettaglio in basso).

par Batista Agnese, pilote génois demeurant à Venise (1536-1554) [(realizzato) da Battista Agnese, pilota genovese risiedente a Venezia (1536-1554)].

Data la natura del documento, vi sono registrati solo i toponimi delle zone costiere e qui verranno presi in considerazione solo quelli riguardanti la Terra d’Otranto. Prima, però di iniziare a farlo, vale la pena fare una breve presentazione del manoscritto. Consta di 21 carte; quelle che vanno dalla 4v alla 12r sono mappe nautiche. Le rimanenti sono tavole aventi diverse funzioni, ma sempre attinenti al tema geografico. Le riporto anche per la loro valenza estetica.

1v

Anche se mancano il titolo e le altre indicazioni tipiche, può essere considerato il frontespizio. Nello schematico mappamondo sono rappresentati  l’equatore e due paralleli per ogni emisfero, nonché l’eclittica (cioè il cerchio massimo apparentemente descritto in un anno dal Sole intorno alla Terra).

2r

L’arme rappresentata (di rosso al bue d’argento) e il DOMINICUS DE BOSSIS che si legge nel cartiglio rendono il tutto, a mio parere, equivalente ad una dedica, sia pur di natura esclusivamente iconica. Molto probabilmente, siccome l’Agnese, come, d’altra parte, tanti altri cartografi, lavorò su incarico di personaggi di alto rango, non è azzardato supporre che Domenico De Bossi sia stato, più che il dedicatario, il committente. L’araldica è un campo nel quale solo da poco, grazie anche allo stimolo del competente amico Marcello Gaballo, mi sono avventurato e siccome sulla nobiltà, non quella d’animo, ho le mie riserve, debbo dire che pure essa, per quel poco che ho capito, non è indenne dalle miserie che caratterizzano le altre bandiere con orgoglio sventolate da noi umani. In fondo che differenza c’è tra le rendite ed i privilegi assicurati in passato dal titolo nobiliare (e, in parecchi casi, anche le circostanze e le modalità della loro attribuzione) e quelli oggi garantiti da tanti incarichi pubblici assunti esclusivamente per benemerenze politiche? Tornando all’animale, nella fattispecie debbo dire che il bue è l’elemento caratterizzante anche lo stemma dei Bossi, dei Boassi, dei Boasso, dei Boazzi, dei Boeri, dei Boarelli, dei Boazzi, dei Boetti, dei Boetto, dei Bogetti, dei Boggetti, dei Boggietti, dei Boggio, dei Bollini, dei Bovet, dei Bovetti, dei Boveti, dei Buelli e dei Bosio. Sembra incredibile quanto quest’animale sia araldicamente inflazionato; e pensare che mi sono limitato a riportare solo i nomi a lui chiaramente riconducibili! Insomma, neppure la nobiltà sembra essere indenne dalla scopiazzatura e dal plagio, pur potendo vantare incroci di ogni tipo, anche multipli e, per questi ultimi, penso all’inquartatura dello scudo, vocabolo che, ironia della sorte, indica anche l’aratura del terreno fatta per la quarta volta prima della semina; solo che i signori prima ricordati molto difficilmente hanno avuto a che fare direttamente con l’aratro e con i buoi … Per chiudere: Bossi, nella fattispecie, potrebbe addirittura vantare origini greche perché il dativo della voce greca,  βουσί (leggi busì), gli è più vicino di quanto non gli sia l’ablativo latino bobus o bubus (per sincope dalla forma normale bòvibus che non è attestata). Meglio però, non farlo sapere al fondatore della lega, altrimenti si …imbufalisce.

Torno al nostro Domenico. Dal volume 13 (1971) del Dizionario biografico degli Italiani apprendo che un Domenico De Bossi nel 1590, in procinto di partire per la Boemia per esercitare artem murariam2, fa testamento;  compare anche come teste in alcuni documenti per numerose persone, specialmente muratori e scalpellini italiani ai quali veniva concesso il diritto di cittadinanza; che nel 1606 Domenico e il fratello Maria chiedono di migliorare il loro stemma (un bue bianco in campo rosso e nel cimiero il bue nascente) e di poter mutare il proprio cognome in “von Bossi von den Grünen Dreibergen”, per distinguersi da altri Bossi domiciliati a Praga.

Se il Domenico della dedica è il nostro, per motivi cronologici l’attribuzione del portolano a Battista Agnese mi pare poco condivisibile.

2v

Dalla sequenza di numeri riportata nel dettaglio ingrandito in basso (la numerazione completa di ogni subcolonna delle tre colonne va da 1 a 30, quindi dovrebbe riferirsi ai giorni) si direbbe un calendario con annotazione dell’ora del sorgere e del tramontare degli astri. Sarà estremamente gradita ogni pertinente osservazione da parte del lettore.

3r

Di storia dell’arte non me ne intendo, ma ci vedo nello sfondo un’eco della Crocifissione del Perugino (vedi parte centrale nelle foto sottostante) dell’anno 1495 nel Convento di S. Maria dei Pazzi, a Firenze; mi auguro che anche in questo caso persone di me più competenti mettano in risalto altri influssi che a pelle sento ma che non saprei definire con riferimenti precisi.

immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Crocifissione_del_Perugino#mediaviewer/File:The_Pazzi_Crucifixion.jpg
immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Crocifissione_del_Perugino#mediaviewer/File:The_Pazzi_Crucifixion.jpg

3v+4r

Rappresentazione geografica geocentrica con i segni zodiacali. Appaiono inoltre dieci ovali simmetricamente disposti, anche rispetto alla diversa dimensione. Li riporto in dettaglio (ridotti per comodità alle stesse dimensioni) in tre strisce risultanti dalla lettura orizzontale, con le identificazioni che sono stato in grado di fare.


i

1 figura femminile non identificata     2 Mercurio col petaso alato

3 si direbbe ancora Mercurio             figura femminile non identificata

5 Nettuno     6 Anfitrite

L’iconografia di Nettuno coll’ippocampo e di Anfitrite col velo svolazzante è molto antica; in basso un affresco pompeiano (immagine tratta da http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ed/Affreschi_romani_-_nettuno_anfitrine_-_pompei.JPG) e un mosaico del III secolo d. C. dalla villa dell’Uadi Blibane in Tunisia (immagine tratta da http://www.lasiciliainrete.it/STORIAECULTURA/culti_miti_SICILIA/3_cultielleni/poseidone.htm) .

Tale iconografia sarà assunta a modello stereotipo nei secoli successivi e, in particolare nella pittura, dal secolo XVI in poi.

Continuiamo l’esame del nostro documento.

7 figura femminile non identificata      8 figura maschile non identificata

9 figura maschile non identificata       10 figura femminile non identificata

Mercurio ed Anfitrite costituiscono una scelta obbligata per un portolano e rappresentano, direi, il contraltare pagano della Crocifissione precedente. Credo che le figure maschili e femminili (queste ultime in particolare ricordano certi ovali pompeiani) non identificate abbiano un carattere celebrativo della famiglia del commitente/dedicatario (cioè la stessa funzione di un altro manufatto, molto più recente, di cui mi sono occupato in  https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/28/due-variazioni-sul-tema-a-nardo-e-a-s-maria-al-bagno/). Da notare nella striscia 1 e 3 la simmetria data dalla posizione centrale delle figure maschili.

Il motivo floreale molto ricorrente e simmetrico nelle quattro lunette intermedie si fonde con quello zoomorfo, anzi zooteratomorfo  (una sorta di incrocio tra un grifone e un bruco?); il dettaglio,  in basso, risulta ripetuto quattro volte e, per rispettare la simmetria, i due superiori risultano capovolti); anche per l’eco più moderna di questo rinvio al link precedente.

Chiedo, comunque, lumi al lettore esperto perché, da profano, credo che i dettagli che ho descritto possano aiutare nella datazione.

Passo ora, finalmente, alle mappe che ci interessano da vicino.

10v+11r

Segue il dettaglio qui evidenziato in rosso, ingrandito e capovolto per agevolare la lettura dei toponimi.

ouzenti/Ugento   brundisio/Brindisi calipoli/Gallipoli   c. S. maria/Capo S. Maria di Leuca    cataldo/San Cataldo  cavalo/Punta Cavallo   gaucito/Guaceto  otranto/Otranto   p.  cesaria/Porto Cesareo  pedagne/Isole Pedagne  petrola/Petrolla  taranto/Taranto  turre di mar(e)/?   vilanova/Villanova

Debbo ora dare ragione del punto interrogativo che accompagna l’identificazione di turre di mar(e) facendo notare in primo luogo come essa nel dettaglio della mappa risulta più vicina a Taranto che al successivo policor(o); a questo punto cedo la parola alle fonti.

Leandro Alberti (1469-1552), Descrittione di tutta Italia, Ludovico degli Avanzi, Venezia, 1561, p. 226: Poco più avanti (oltre il fiume Vasento) appare Torre di Mare, così addimandata questa Torre dishabitata, ove sono alcune casuzze, pur d’alquante povere persone habitate. La Torre fu fatta per tener buone guardie ne’ tempi che i Pirati discorrono per il mare, et montano a terra a rubbare i luoghi vicini. Ella è presso il mare mezo miglio.

Girolamo Marciano (1571-1628), Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Stamperia dell’Iride, Napoli, 1855, p. 141: Ritornando dunque alla nostra descrizione nella parte d’oriente da Egnazia, e tirando coll’immaginativa una linea, la quale si vada alquanto curvando a guisa di semicircolo, rinchiudendo verso l’ostro il tenimento d’Ostuni, di Martina, di Motula, di Castellaneta, passando per la Taverna di Viglione, termine da questo lato della Provincia d’Otranto, e di terra di bari, il tenimento di Matera e d’Altamura, rinchiudendovisi però dentro quello di Matera e d’Altamura, terminandosi l’estremità della linea alle foci del fiume Vasento, parte occidentale, il quale fiume divide la Provincia d’Otranto dalla Basilicata, e rinchiudendosi con questa linea il braccio della Provincia verso l’ostro e da Oriente, si contano

Da Egnazia a Martina ……………………………………………… Miglia 12

Da Martina a Motula………………………………………………….           16

Da Motula a Castellaneta……………………………………………             6

Da Castellaneta alla taverna di Viglione …………………………..           12

Dalla Taverna di Viglione a Matera ………………………………..             6

Da Matera alle foci del fiume Vasento………………………………          24

Dal fiume Vasento al Castello di Torre di Mare .. ……………… .            1

Dal Castello di Torre di Mare alla Torre del Bradano ……………..           3    

I brani trascritti collocano, dunque, Torre di mare sul confine tra la Terra d’Otranto e la Basilicata, come è agevolmente visibile nel dettaglio (il toponimo riportato, che ho evidenziato in rosso, è Toramare) tratto dalla mappa del 1589  Puglia piana, Terra di Barri (sic), Terra di Otranto, Calabria et Basilicata, di Gerardo Mercatore. In particolare l’Alberti e la mappa la collocano sulla riva orientale del Vasento.

Credo che sia errata la dislocazione del toponimo Torre amaré sulla riva occidentale del fiume nel dettaglio, visibile in basso, della mappa La descriptione della Puglia di Giacomo Gastaldi pubblicata da Ferando Berteli nel 1567.

Lo stesso errore si ripete, visibile  nel dettaglio della mappa, sempre del Gastaldi, Apuliae, quae olim Iapygia, nova chorographia pubblicata da Abraham Hortelius nel 1595.

La dislocazione appare, invece, corretta nel dettaglio seguente dalla tavola che è a p. 119 di Italia di Giovanni Antonio Magini, opera uscita a spese dell’autore a Bologna nel 1620.


L’ errore di dislocazione prima rilevato (questa volta, fra l’altro, il toponimo è T. DI Mara!) torna anche nel dettaglio della mappa dell’Italia  a corredo del IX volume dell’Atlas Maior di Jean Blaeu, volume uscito ad Amsterdam nel 1667. La mappa si trova a pag. 5.

A dimostrazione della scarsa coerenza toponomastica in particolare e topografica in generale, solo parzialmente giustificata dalle dimensioni dell’opera, ecco come il toponimo (questa volta T. di Mare) appare (questa volta correttamente collocato) nel dettaglio di un’altra mappa che è a p. 148 dello stesso volume.

Correttamente e definitivamente ritornato sulla sponda orientale del Basento è nel dettaglio della Carta geografica della Sicilia Prima o sia Regno di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni del 1771.

Per quanto fin qui osservato ritengo che turre di mar(e) fosse e sia da ascrivere senz’altro alla Terra di Otranto e, anche se il mio punto interrogativo riguarda l’identificazione con qualche eventuale toponimo attuale, essa doveva trovarsi nella marina di Ginosa (nei pressi dell’attuale Torreserena Club Village?). Ê fuori dubbio che non sia da identificare con l’attuale Torre Mattoni che prima si chiamava Torre del Bradano (chiaramente distinta dalla nostra nel brano del Marciano che ho riportato).

Ripetendo l’operazione fatta con la carta precedente …

 

N. B. Per Petrola vedi la segnalazione del sig.Emilio Distratis nel suo commento leggibile, con la mia risposta, in https://www.fondazioneterradotranto.it/2017/08/12/la-terra-dotranto-un-portolano-del-xiv-secolo/

___________

1 Per altri portolani riguardanti, come questo, anche la Terra d’Otranto vedi:

https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/04/23/la-terra-dotranto-in-due-antiche-carte-nautiche/

https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/17/a-pesca-in-rotta-verso-punta-palascia-con-a-bordo-una-vecchia-carta-nautica-ma-la-rete-e-di-ultima-generazione/

2 Da intendersi come attività di architetto o, più probabilmente, di imprenditore, non certo di muratore …

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2 Commenti a La Terra d’Otranto in un portolano del XVI secolo

  1. Più che “Cavalo” io leggerei “Caulao” che mi ricorda più il toponimo “Càulo(ne)” ovvero il luogo dove c’era la grande specchia(con torre?) Càulone (in zona “Casalabate”).

    • In un primo momento avevo pensato proprio (anche sulla scorta di https://www.fondazioneterradotranto.it/2014/07/28/la-specchia-del-cavolo/) a Specchia Caulone. Tale identificazione mi sembrava più convincente per la posizione ma ingiustificata per il nome e forse avrei fatto meglio a mettere accanto a Cavalo un punto interrogativo rinviante ad una nota in cui fosse condensato il mio dubbio.
      La sua osservazione ora mi obbliga con grande piacere a tornare su quel dubbio e a sposare, in definitiva, la sua lettura.
      Premesso che nei portolani è più difficile rinvenire errori di posizione di quanto non avvenga per altro tipo di carte, mentre ben poco cambia per quanto riguarda la fedeltà nella grafia dei toponimi, e tenuto conto che tanto specchia Caulone che punta Cavallo hanno in un portolano la stessa utilità “strategica”, possiamo ipotizzare che il nostro toponimo, per la posizione, sia proprio Specchia Caulone e che Cavalo/Caualo sia sua deformazione, pur con uno strano ritorno da un presunto accrescitivo (presunto per quanto rilevato nel link precedente) all’ancor più impresumibile primitivo, il tutto dovuto all’incrocio col toponimo (punta) Cavallo non molto distante dalla specchia.
      Quattro occhi vedono meglio di due. E mille? Grazie a lei e, anticipatamente, anche a loro …

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