Il colore, pura emozione nella pittura di Stefania Rizzo

 

stefania rizzo

di Paolo Vincenti

 

Dal vero al fantastico, e viceversa, l’arte ha il potere di costruire, decostruire, trasformare, attraverso la sensibilità di chi crea. Cerca la sintesi perfetta fra forma e contenuto. Richiede ingegno, ma anche passione, cura, dedizione totale. Mille e diversi sono i percorsi dell’operare artistico, perché essi partono sempre  da un personale e misterioso processo creativo,  soggettivo per  ogni artista.

A volte mi capita di incontrare degli artisti che hanno qualcosa da dire, che a me personalmente dicono qualcosa. La pittrice Stefania Rizzo di Tricase, diploma di disegnatrice di moda, ha partecipato a numerose mostre e i suoi quadri si trovano in diverse collezioni private in Italia e all’estero;  espone i suoi lavori pittorici nella sua bottega in via San Demetrio nel centro di Tricase. L’elemento predominante nelle sue opere è il colore che Stefania dimostra di saper trattare con originalità, raffinatezza, facendo propria la lezione del classicismo europeo. Certe intensità e vibrazioni della luce raggiungono lo spettatore, il colore diventa pura emozione.

Partendo  da quell’idealismo stilizzato proprio della pittura romantica, di cui è intrisa, l’autrice è adusa ammantare i suoi paesaggi, certe rappresentazioni che altrimenti sarebbero vicine al naturalismo, con una velatura lirica che li rende particolari. Infatti, in molti suoi dipinti, il paesaggio è presente ma trasfigurato in una luce onirica calda e avvolgente come dovrebbe essere  la materia dei sogni, per esempio in “Prima di incontrarti”, in  “Ci sono notti di luna piena” o in “Ci sono notti di luna piena e di storie mai raccontate”. Il dato reale viene stilizzato, non ci sono quasi mai presenze umane nei suoi dipinti. Accattivante l’utilizzo dei colori primari, rosso, giallo, blu, nero. Il primo ciclo è quello del  “Paesaggio”. Come appare chiaro da quanto detto però, la sua è una paesaggistica non stantia, oleografica o naif, pur in presenza di tutti quei connotati archetipici, larici, emblematici del nostro Salento (il mare, la costa, le campagne infinite, i muretti a secco, ulivi e fichi d’india). Ciò perché i suoi luminosi paesaggi sono intrisi di immenso, soffusi di lieve aerea malinconia, sono luoghi dell’anima prima ancora che luoghi reali, le loro geometrie obbediscono ad un moto interiore, sono espressioni di un ideale alfabeto visivo della pittrice, impastati con i colori morbidi e caldi che li sublimano in immagini di sogno.

La luce armonica domina  la struttura compositiva. Certo, viva e pulsante la sua salentinità, ma quella di Stefania Rizzo è una appartenenza del cuore, una militanza non urlata o peggio rivendicazionista, ma al contrario pacifica, rasserenata, che usa le armi spuntate della grazia e della bellezza, filtrata come è dalla poesia. La sua è una pittura “donna”, direi, nel senso che promana, da quel che vedo, una sensibilità fortemente femminile, appassionata. Fra le opere di questa prima fase, si segnalano, in una produzione comunque vasta, “Mi incontrerai nel volo della libellula”, “Luce d’estate sulla masseria”,  in cui campeggia un magnifico giallo che attrae la nostra attenzione, e poi “Raccontami il tuo sogno” e “Quando tu ancora non c’eri”, che sono olii su antica tavola con cui pressavano il tabacco.

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Questo ci porta ad un’altra caratteristica della produzione di Stefania, che è un valore aggiunto, ossia la ricerca di antichi materiali connotativi della civiltà contadina del passato, come queste tavole su cui si lavorava il tabacco, intrise di storia e sudore, come spiega la stessa autrice, in un  riappropriarsi della nostra identità di popolo salentino attraverso supporti poveri della cultura della nostra terra. In questo modo, l’autrice fa arte non solo attraverso il contenuto, ma anche attraverso il contenitore, in un tutt’uno armonico, di grande fantasia. Eccola quindi riutilizzare i vecchi materiali, magari di scarto, rielaborare l’esistente, come in “Ed ho messo le parole ad asciugare al sole” o “Una finestra sul mare”, “Un giorno di luce un ricordo di pace”, o “Un silenzio colorato”,o ancora  “Raccontami il tuo sogno”.

Scrive Stefania Rizzo in didascalia a “Parlami con il tuo calore”: “sin da piccola mi affascinava mettere da parte ciò che ormai aveva esaurito la propria funzione, ciò che restava di un rotolo di carta o oggetti inutili ormai anche come soprammobili. E tutt’ora mi affascina soprattutto il legno, vecchio, antico, che viene gettato via , abbandonato in qualche stradina di campagna, come un’anta di porta, un coperchio di botte, una trave usata dai muratori, piccole finestrelle…”.

Dunque, sebbene questi quadri nascano da un disegno razionale, ritraggano cose e situazioni reali, tuttavia vengono sorretti da un istinto passionale, da una avvertita, profonda esigenza di andare oltre lo spazio e il tempo contenuti dal quadro, di prendere la via di una destinazione altra, di una mèta sconosciuta, diversa. Ed è questo che mi colpisce nella narrazione pittorica di Stefania Rizzo, il suo essere in fieri, questo essere qualcosa, tanto, ma presupporre tanto altro, tantissimo. Apparentemente lineare ma anche emblematico, il suo percorso, dalla base di partenza che è la tradizione (il figurativismo), passando attraverso l’astrattismo, per puntare con decisione verso una nuova fase (l’informale?) che è il prossimo imminente approdo.

Continuando ad inanellare i suoi quadri come perle di una collana preziosa, ecco il ciclo dei “Silenzi mediterranei”: fiori, coccinelle, lucertole, lumachine, insomma la natura del paesaggio mediterraneo. In questa natura, è il messaggio di Stefania, “Mi incontrerai ogni volta che vorrai chiudere gli occhi e vedermi”. Il ciclo dei “Notturni”è quello che personalmente amo di più. Ecco, “Ci sono notti di luna piena e di storie mai raccontate”, uno dei più belli in assoluto, dove il colore quasi si smaterializza, il rosso tiziano di questo quadro è un soffio caldo. In questo ciclo, sono campagne, boschi, animali, soli e lune trasfigurati da una specie di personale sehnsucht, immagini fiabesche di cieli e memorie arcane, di terre e colori lontani, e la luce parla al nostro inconscio nelle metafisiche atmosfere.

In “Al chiaror di lune” ( acrilico su tavola ), in un paesaggio rosso fuoco, tre alberelli si stagliano sulla superficie liscia e levigata di un pianeta mentre veleggiano nel cielo tre lune che sembrano tre soli, di dimensioni decrescenti, in un’atmosfera rarefatta. In un altro trittico pure intitolato “Al chiaror di lune”, a dominare è il blu  e troviamo tre alberelli sormontati da tre lune, crescente, piena e calante.  In “Notturno in terra di Puglia”, una torre si staglia alla confluenza fra mare e terra e sembra quasi sentinella del paesaggio, irraggiato dalla rifrazione lunare,  e questa sensazione del trascolorare del tempo e delle cose è leit motiv anche di altre pitture di genere fantasy, come “Ti racconto un sogno”,  in cui si vede un cielo apocalittico e si percepisce quasi un’aria da tregenda. In un altro dipinto dal titolo “Notturno in terra di Puglia”, in cui dominano i toni del verde e del blu, vediamo un alberello che si alza solitario nel mezzo di un pianeta illuminato dalla luce di una abbacinante luna piena mentre due scabre figure umane si appressano all’arbusto da entrambi i lati ma ognuna seguendo un proprio percorso sconosciuto.

Il ciclo dei Notturni è certamente il compendio di tutta la sua produzione artistica, come scrive giustamente Nicola Cesari: “La spinta lirica dell’autrice trova ulteriore completamento nella terza fase dedicata ai Notturni. Questo momento pittorico potrebbe considerarsi la sintesi delle altre due fasi. Infatti, questa sembra essere la summa della poetica figurativa della pittrice. Nei Notturni troviamo gli elementi iconografici che la Rizzo ha già analizzato nelle precedenti opere ( l’architettura rurale delle masserie e delle torri di osservazione, l’albero simbolo della Natura e le superfici cosmiche ) e quelli cromatici delle due fasi legati a tonalità calde e fredde. Quello che risulta maggiormente indagato è l’aspetto onirico del paesaggio, coperto da una coltre di silenzio. In realtà, osservando questa produzione, si ha l’impressione di vivere ad occhi aperti in un sogno. Gli oggetti presenti sembrano non avere una precisa collocazione spazio-temporale ma paiono come sospesi, come se fossero in uno stato di letargo millenario, in attesa di un accadimento ( probabilmente non umano ) capace di ridestarli.”

In un altro  “Notturno in terra di Puglia” (olio su tavola)  ammiriamo una bellissima liama, tipica costruzione rurale salentina, e accanto un maestoso albero di ulivo mentre la terra e il cielo si mischiano nei toni del rosso, giallo, ocra. In “ Torre Minervino” (olio su tavola intelata) si erge  una masseria in un blu elettrico carico  e in un paesaggio silente che invita alla calma e alla contemplazione.

In una sintesi compositiva attraente i colori carichi del suo cromatismo ad effetto danno a queste opere concretezza ed astrazione, razionalità ed istinto, sembra irradiarsi da queste tele una spiritualità evocatrice di una straordinaria potenza, di una sublime alchimia. “Ama l’arte, perché fra tutte le menzogne è quella che mente di meno” recita un aforisma di Flaubert  riportato da Stefania Rizzo ,la quale scrive “L’arte, quella vera, ci salva dall’indifferenza e dalla superficialità dilagante, regalandoci emozioni e nuovi trampolini di lancio”. L’ultimo ciclo preso in esame è “Gemme collection” e in questi dipinti, che sono macchie di colore, vi è un’astrazione pura, presagio di quella deriva informale di cui ho detto prima. Termina qui per ora, con un augurio e molti complimenti, il viaggio artistico in compagnia di Stefania Rizzo.

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