La Terra d’Otranto ieri e oggi (3/14): BRINDISI)

di Armando Polito

Sul toponimo ed altro vedi https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/09/09/brindisi-e-il-suo-porto-cornuto/

Pacichelli (A), pagg. 155-157:

Pacichelli (B, anno 1684 e C, anno 1686  e 1687)

[Lecce] è munita ancor con la fossa, e ben regolate mura con varie torri.  Meglio però per tal riguardo di fortificazioni è considerabile alcune miglia più oltre, et al lido del mare, Brindisi, col suo doppio e importante castello, cioè tre miglia in circa nell’acque, dove si chiama il Forte, di vasto giro, comod’abitazione, con gli opportuni ripari, meglio disposti  in tutto il reame, e ben presidiato; l’altro nel continente, chiamato castel di terra. Stimasi ancora il suo porto per la sicurezza, e la campagna per la buona qualità della frutta, per la lana et il miele. Non ha dubbio però che non sia ancor ella diminuita in sommo dal concetto antico, che godea de’ Romani, i quali l’elessero per un de’ luoghi delle lor delizie, onde da incerto autore fu distesa la nobilissima via Appia, frequentata ne’ viaggi della Grecia e di Oriente, e la Trajana, che conduce a Lecce ed Otranto, sì come vuole Camillo Peregrino nella Campania Felice al disc. 2, 31 e ne scrive molto Giovanni Giovane al capitolo 7 dell‟opera citata. Perciò dentro di lei, vicino particolarmente alla porta di Lecce, si veggono molte vigne, con gli orti de’ verdumi e meloni. Rassembra la sua forma una testa di cervo, e di essa non mancano rapporti de gli storici. È ancor soggetta al Monarca di Spagna, e tassata a 1428 fuochi. Nella metropolitana, che ha il sol suffraganeo di Ostuni, dedicata da Papa Urbano II alla Beata Vergine ed al Santo Martire Teodoro, ambedue protettori, vien custodito il corpo di esso, con quello di San Leucio, suo Vescovo, la lingua del Dottore San Girolamo, e un braccio di San Giorgio, restando fuor di città la Catedrale antica dedicata a San Leucio stesso, dove forsi estendevas‟il corpo dell‟abitato. Si costuma ivi di portar per la festa il Santissimo Sagramento a cavallo, sendo questo coperto, e condotto ne’ tempii pel freno daì principali Ministri regi, fin da che il Re San Luigi ricuperò da Saladino l’Ostia Sagra, lasciatagli per ostaggio. Veggonsi i ruderi della casa di Pompeo. Reliquia più memorabile dell‟antichità, oggi però non si scorge che una delle due colonne, sendo l’altra rovinata, ch’è fama ergesse Brento, figliuolo di Ercole, o la posterità in onor suo, come a proprio ristoratore. Nella porta reale si vede una minima parte del palazzo, che chiaman di Cesare, e che i più avveduti stimano fabricato dal Duca di Atene, figliuolo del Re Carlo d‟Angiò. Mostrano molti tempii vestigi assai vecchi, e particolarmente la Maddalena de’ Domenicani, San Paolo de’ Conventuali, la Madonna del Casale de’ Riformati, e la Commenda di San Giorgio di Malta. Giudico poi favolosa l’opinione del volgo, che una torre s’incurvasse alla Sagrosanta Eucaristia nel passaggio a cavallo dell’Arcivescovo, che la prese dal vascello, ove fu condotta dallo stesso Santo Re di Francia, che nella forma esposta l’avea lasciata a Saladino Re di Egitto, di cui era stato prigioniero nella conquista di Terra Santa. Veggansi però le memorie particolari, vecchie e nuove di Brindisi, descritte in un tomo in 4 dal Padre maestro Andrea della Monaca, dell’ordin Carmelitano nel 1674, sotto il torchio di Lecce diffusamente. Fra le case de‟ nobili, che son sopra a quindeci, i Pacuvii si gloriano della discendenza dal celebre poeta tragico Marco Pacuvio, nipote d’Ennio, che co’ suoi natali e con le opere accrebbe onore alla nazione e alla patria.

Osservai dalle sue [del convento dei Domenicani di Ceglie] stanze (non curando riposarmi per profittar nel discorso) in quattro aspetti vaghissimi, molte città, fino il campanil di Lecce, che costa quindeci mila ducati, e nella lingua del mare il castel di Brindisi, che dicono comprenda 300 piazze, custodito da 250 fra colobrine e cannoni, restando la città sotto, col forte di terra guardato con 30 pezzi, il qual porto sicura trattiene di buona voglia le galee e, tal volta, le galeazze de’ Veneziani. A Brindisi, città oggi spopolata e ristretta, partita in colli e valli, col camino di 24 miglia, si desinò il martedì fra’ Padri Scalzi del Carmine, applicati a spedir un illustre edifizio e di chiesa e di casa. Vi abitavan due di Altamura, i quali per cenno dell’umanissimo Priore, mi assisteron quanto volli, scrivendo io (con occasion del Procaccio) a Napoli, e sciogliendomene poi nel giorno prossimo, dopo aver adorato ne’ Predicatori il miracoloso crocefisso di legno grande, spirante con gli occhi al cielo e piaga nel costato, che recò di Gierusalemme più di quattro secoli addietro il nobile veneziano Giovanni Capello; veduto l’Arcivescovado, che serba la lingua di San Girolamo, e il corpo del Martire San Teodoro, dal quale suol uscire, sovra un cavallo bianco mansueto, il Prelato, vestito di ricco piviale col corpo venerabile del Signore, incensato dagli Accoliti, e sotto il baldacchino sostenuto da sei Canonici nella maggior solennità, a cagione che così venne accolto il Signore da una nave dalla spiaggia, sì come scrive Carlo Verano nelle Historiae di Brindisi; la casa di Pompeo, assai larga e bene scolpita, con fontana; una delle colonne col capitello istoriato, che sostenean già il fanale nel porto; il forte di mare, unito al castello alfonsino, che per fiancheggiar l’Italia nel 1583, in tempo del Re Filippo II, ingrandì, presiedendo alla provincia, il Duca d‟Airola Caracciolo, due miglia discosto; e quel di terra, opera degli Aragonesi e Tedeschi, vasto ed antico, nel quale il Console Veneziano, carcerato per leggiera cagione, ci raffrescò e con sorbetti e con moscadelli di candia, non invidiati però da’ vini naturale del luogo. Si dié d’occhio alle fabriche, non troppo insigni, e alle strade, non ragguardevoli; alla chiesa degli Angeli, con celebri reliquie e supellettili preziose, fatta edificar e dotar per le Suore Capuccine dalla Casa Elettorale di Baviera, e all’altra delle Benedettine, custode pur di molte sagre reliquie, che fé mostrarmi, con due buoni palazzi, il Canonico Commissario della Nunziatura.

 

Pacichelli (A)

immagine tratta ed adattata da Google Maps

 

 

1   Duomo (mappa/http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brindisi_cattedrale.JPG)

 

3  Carmine1/S. Teresa  (mappa/http://www.comune.brindisi.it/turismo/images/phocagallery/chiese/santa_teresa/thumbs/phoca_thumb_l_santa_teresa_003.jpg?)

 

4    Castello di Terra/Castello svevo (mappa/http://www.mondimedievali.net/castelli/puglia/brindisi/brindm13.jpg)

 

5    Fortezza di mare/Castello alfonsino (mappa/http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brindisi_molo_vecchio_zoom.jpg)

 

8     Porta di Messagne/Porta di Mesagne (mappa/http://www.brindisiweb.it/fotogallery/comera_porta_mesagne.asp)

Nella mappa compare Porta Reale che fu demolita in occasione della bonifica del porto operata da Andrea Pigonati dal 1776 al 1780 su incarico diretto del re Ferdinando IV; non compare, invece, Porta Lecce (com’era negli anni ’30 e com’è oggi nelle foto che seguono tratte da http://www.brindisiweb.it/fotogallery/comera_porta_lecce.asp dove il lettore troverà una preziosa documentazione fotografica anche sulle trasformazioni subite dalle due porte superstiti).

 

 

 

 

10    Cappuccini (mappa/immagine tratta ed adattata da Google Maps); notizie storiche in: http://www.brindisiweb.it/arcidiocesi/chiese/brindisi/smariafontana/cappuccini.pdf

http://www.viaggiareinpuglia.it/at/1/castellotorre/90/it/Castello-Svevo-di-Brindisi

 

12    S. Maria degli Angioli/Santa Maria degli Angeli (mappa/http://www.comune.brindisi.it/turismo/images/phocagallery/chiese/santa_maria_degli_angeli/thumbs/phoca_thumb_l_chiesa_angeli.jpg)

 

 14   Le colonne romane (mappa/http://it.wikipedia.org/wiki/File:End_Of_Via_Appia_In_Brindisi.jpg)

Chiudo con lo stemma attuale (nella mappa compaiono due scudi vuoti).

immagine tratta da http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/55/Brindisi-Stemma.png

(CONTINUA)

Prima parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/12/19/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-114-presentazione/

Seconda parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/12/23/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-214-alessano/

______________

1 Andrea della Monaca, Memoria historica dell’antichissima e fidelissima città di Brindisi, Pietro Micheli, Lecce, 1674, pagg. 633-634: [A causa dell’invasione della lega di Francesi, Veneziani e Romani poco dopo il 1500] Rimase la Città nuda affatto d’ogni sostanza, eccetto di quella poco che nelle Rocche s’era salvata, e disfatta in gran parte degl’edifici dall’artegliarie del Castello. Frà l’altre rovine, che fero quelle Bombarde, notabile fù quella della Chiesa e Monasterio de’ Padri Carmelitani, ch’era à canto al mare nella riva interna del destro corno appunto sotto il fianco della trincera nemica in Sant’Eligio, dalla quale fù battuta la Rocca, poichè non vi restò pietra sopra pietra, à fin che il nemico non se ne potesse servire per fortificarvisi, piantandovi nuova batteria. Ma la prima cosa, che fece la pietosa Città, cominciando à respirare fù il provedere quei Padri d’altra habitatione, e d’altra Chiesa, e trovandosi ch’aveva modernamente fabricato il Tempio di San Rocco per voto della liberazione della Peste passata [1526], dispose, che i predetti Padri fondassero ivi il loro Monasterio in luogo dell’antico, dal qual tempo, cioè dagl’anni mille cinquecento, e ventinove cominciò quella Chiesa ad intitolarsi Santa Maria del Carmine. Il vecchio Monasterio, ch’aveva diverse membra, come camere, Dormitorij, & Officine, benche tutte dirute, la Fontana di Sant’Angelo Martire, e due Giardini, non essendo più utile à cosa alcuna, fù dato da’ padri, doppo alcun tempo, à censo perpetuo per annui feudi nove à Pietro, e Paolo Strabone Brundusino, e l’Istrumento fù fatto da Notaro Nicolò Tacconenell’anno mille cinquecento cinquanta sei, che si conferma nell’Atchivio del Monasterio de’ Padri del Carmine, nel quale vi furono edificate molte case, ch’oggidì sono da’ Cittadini habitate, benche col tempo si sia trasferito il dominio di quello à molte persone, ma sempre col medesimo peso. Si trattennero per sé i Padri il Giardino grande, che è contiguo al detto Monasterio, non dandoli l’animo d’alienarsi totalmente dall’antico lor domicilio, per la memoria del glorioso Martire Sant’Angelo, che calcò quella terra, e respirò quell’aria. Ne riportorno i medesimi Padri la sacra, e miracolosa Imagine della Vergine del Carmine alla nuova Chiesa, con tutto che fusse effigiata nel muro, la quale restò illesa senza pur essere colpita da tanti tiri d’Artigliarie, che diroccorno la Chiesa, & il Monasterio, riserbandosi miracolosamente intatta trà tante rovine, vedendosi perder la forza, e cadere à prè dell’Altare della Vergine le palle de’ Cannoni, e Columbrine, ch’erano della Rocca tirate. Oltre di ciò, si compiacque la benignità dell’Imperatore [Carlo V] d’ordinare che siano sodisfatti à i Padri tutti i danni patiti nella rovina del loro Monasterio per agiuto della fabrica del nuovo Convento, secondo la stima de’ periti, eccetto le travi, tavole, porte, fenestre, & altre materie tali, che, potevano servire alla nuova habitatione, in conformità del che ne spefì Ferrante Loffredo Preside della Provincia gl’ordini necessarij alli Regij Officiali, & ad Antonello Coci Sindico, & à gl’Eletti della Città di Brindisi nell’anno mille cinquecento cinquanta trè, quale nel medesimo Archivio si conservano.    

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