Lecce. Il Sedile: note storico – descrittive

Lecce, piazza S. Oronzo, Il Sedile e la chiesa di S. Marco (ph Giovanna Falco)

di Giovanna Falco

Le recenti polemiche inerenti al restauro del Sedile in piazza Sant’Oronzo a Lecce, amplificate dalla scioccante illuminazione rosa fucsia (ormai spenta) e concentrate sulla rimozione di vari elementi storicizzati (la piastrella in maiolica recante l’antico numero civico 1674, le vetrate, il lampadario, il camino)[1], così come sul nuovo impianto illuminotecnico e le vetrate antiriflesso fissate da crociere di acciaio, fanno tornare alla mente un altro dibattito – anche questo riportato dai giornali – che ha riguardato sempre questo monumento.

Nel 1897, per dar risalto al Sedile, si pensò addirittura di abbattere la chiesetta di San Marco, che gli sorge di fianco. All’epoca – a differenza di oggi, fu proprio il Regio Ispettore dei Monumenti di Terra d’Otranto – Prof. Cosimo De Giorgi -, ad appellarsi alla cittadinanza dalle pagine del Corriere Meridionale, ricordando come la chiesetta testimoniasse la presenza secolare della potente colonia veneta, e sottolineando l’importanza del piccolo monumento: rara dimostrazione incontaminata dell’arte cinquecentesca. Da qui nacque un acceso dibattito che per più di un anno riempì di polemiche i giornali locali. Dalle pagine della Gazzetta delle Puglie, ad esempio, si criticava la troppa attenzione di Cosimo De Giorgi per «una cappelluccia corrosa e di nessuna importanza architettonica, destinata – fra i tesori del patrimonio artistico di Lecce – a passar senza infamia e senza lode»[2].

Lecce, piazza S. Oronzo, Il Sedile e la chiesa di S. Marco, notturno (ph Giovanna Falco)

Il conte di Ugento, invece, sosteneva l’inutilità dell’abbattimento, poiché «isolando il Sedile lo avremmo imbruttito, perché il lato su cui appoggia la chiesetta, è liscio come il seno d’una signorina inglese»[3].

Ci fu chi propose, come provocazione, la demolizione dello stesso Sedile perché di epoca successiva rispetto a San Marco. Alla fine Cosimo De Giorgi – che presentò le dimissioni dal suo incarico in caso si fosse proceduto all’abbattimento – fu ascoltato dalle autorità competenti e la chiesetta fu restaurata nel febbraio 1899. Contemporaneamente il Sedile, «deturpato da costruzioni posteriori», fu «nel 1898, sotto il sindacato di Giuseppe Pellegrino, ridotto al pristino stato, è oggi sede del Museo Civico, inaugurato il 24 giugno dello stesso anno»[4].

Sempre per dar risalto al monumento, nel 1937 si è deciso di abbattere le stanze retrostanti, snaturando nella sua essenza il Sedile e creando, sin dalla base, il gioco di tutti e quattro i pilastri angolari prima non esistente, così come si può intuire analizzando le piante pubblicate nell’ottimo lavoro di Marcello Fagiolo e Vincenzo Cazzato[5].

Lecce, piazza S. Oronzo, Il Sedile e la chiesa di S. Marco, nottuno (ph Giovanna Falco)

Per avere un’idea di come fosse in origine l’edificio deputato «acciò che quivi quasi di continuo stessi il Sindico con i suoi Eletti, per esser pronti à dar grata audienza à bisogni del popolo»[6], oltre a sfogliare le pagine del bel volumetto distribuito il cinque maggio in occasione dell’inaugurazione del “nuovo” Sedile, (raccoglie varie immagini d’epoca del monumento che ne documentano le tante trasformazioni), occorre leggere la Lecce sacra di Giulio Cesare Infantino[7], dove l’edificio è descritto nel Seicento.

Attestato in molti atti notarili della seconda metà del Cinquecento, come Sedile dell’Università o della Regia Dogana, fu abbattuto nel 1588 dall’«honorabile magistro Alexandro Saponaro che dalla magnifica Università di Lecce aveva preso partito di edificare e far di nuovo»[8].

Terminati i lavori nel 1592 durante il sindacato del veneziano “Pietro Muccinico” – quando era re di Napoli e Sicilia di Filippo II di Spagna (1556-1598) -, il Sedile cui «s’ascende magnificame(n)te per molti gradi, e su questi vi è una balaustra di ferro alta, e di bel lavoro attorno»[9], era composto di «sontuose fabbriche di diversi lavori»[10] tra cui il «bellissimo Orologio con due statue in pietra Leccese, che sostengono la Campana di detto Orologio, fatto con mirabile artificio»[11], riprodotto tra le illustrazioni del volumetto del cinque maggio.

I recenti restauri, hanno riportato in evidenza la continuità tra interno ed esterno delle guarnizioni scultorie della volta – progettata come loggia aperta – ed hanno messo in risalto le chiavi degli archi ogivali e le decorazioni che proseguono sino alla chiave di volta del vano. Lo stesso motivo scultorio si riscontra nelle cappelle laterali della Basilica di Santa Croce.

Lecce, La colonna di Sant’Oronzo si specchia nelle vetrate antiriflesso (ph Giovanna Falco)

Giulio Cesare Infantino accenna anche ai vari ambienti del Sedile: «oltre le stanze di basso, ove si trattiene il Sindico, e Decurioni, come s’è detto, v’è una commoda stanza di sopra, che serve per armario della Città, e vi si conservano infiniti e di / versi pezzi d’arme offensive, e difensive, le quali poi si dispe(n)sano à Cittadini, occora(n)do il bisogno»[12].

All’interno, oltre agli elementi lapidei, sulla «volta di detto Seggio si veggono bellissime dipinture circa la possessione del Regno in persona dell’invittissimo Carlo Quinto d’Austria, Imperadore de’ Romani, e quivi anche sono dipinti tutti i Protettori della Città, così vagamente dipinto nel Sindicato di Francesco Marescallo»[13], nel 1622.

Le nuove vetrate del Sedile (ph Giovanna Falco)

Frammenti di questi affreschi sono stati ora riportati alla luce durante i restauri: oltre alle figure allegoriche del Dazio, Frode, Onore, Virtù, affrescate su due dei quattro spigoli della volta, è riemerso un ciclo pittorico ricondotto alla vita di Sant’Irene (all’epoca principale protettrice della città) e un monaco teatino con aureola. Questa figura è molto significativa per la storia religiosa leccese, perché in quegli anni era in corso di realizzazione la chiesa di Sant’Irene della congregazione teatina, di patronato del municipio leccese (progettata nel 1588 dall’architetto teatino Francesco Grimaldi, fu costruita tra il 1591 e il 1639)[14].

Nel corso dei secoli, dunque, questo edificio, molto rappresentativo per il ruolo che ha ricoperto nella vita pubblica leccese, è stato sottoposto a tantissimi interventi dovuti, per lo più, alla necessità di conferirgli risalto.

Lecce, il Sedile durante gli ultimi restauri. La piastrella in maiolica con l’antica numerazione toponomastica (ph Giampaolo Buscicchio)

Con l’ultimo restauro è stato raggiunto lo scopo di porre l’accento sulla centralità del Sedile: l’attenzione di chi giunge in piazza Sant’Oronzo di sera – a causa della nuova illuminazione – è attirata dalle colonnine della loggia (che dovrebbero risalire alla stessa epoca delle vetrate rimosse) e, poi dai pilastri inglobati; la chiesetta di San Marco sembra appoggiata al Sedile e la statua di Sant’Oronzo è inghiottita dal buio. L’illuminazione, inoltre, rileva i differenti cromatismi dei vari edifici che si affacciano sulla piazza, evidenti anche di giorno, rompendo la precedente armonia descritta in un articolo di Notes del 2001: «Quando un turista in visita a Lecce arriva in piazza Sant’Oronzo, la prima sensazione che ha è quella di incredulità: incuriosito si sofferma a guardare l’anfiteatro romano, la classica colonna con la settecentesca statua di Sant’Oronzo, il Sedile, la chiesetta di San Marco e la chiesa delle Grazie del Cinquecento, il prospetto del palazzo degli albori del Novecento che affaccia sull’anfiteatro, quello sul lato nord e la mole del palazzo dell’INA tipicamente fascisti, e, per finire, lo squallido palazzo con i portici dove c’è il chiosco che dispensa milioni con i biglietti vincenti della lotteria.

Ci si chiede chi possa essere stato il progettista di questo spazio così singolare. Ebbene, è stato il tempo. La nostra piazza maggiore è una sorta di sommario della storia della città, in quanto conserva le testimonianze di tutte le epoche passate: si può definire una piazza senza tempo»[15].


[1] L’Arch. Patrizia Erroi, responsabile dell’Ufficio Centro storico del Comune di Lecce, ha risposto pubblicamente da La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 12 maggio, ad alcune perplessità sollevate da Giampaolo Buscicchio (consigliere della Circoscrizione centro) nella lettera pubblicata dalla stessa testata il giorno precedente. Buscicchio oltre a chiedere delucidazioni sulla sorte della piastrella in maiolica con l’antica numerazione, ha criticato la rimozione della patina della facciata e l’illuminazione violacea. L’Arch. Erroi ha assicurato che: la piastrella sarà ricollocata all’interno del Sedile e l’intervento sulla patina è stato eseguito rispettando le metodologie del restauro monumentale. La responsabile ha assicurato che il camino sarà collocato nel nuovo museo civico in fase di realizzazione e ha spiegato le motivazioni per cui è stato asportato il candelabro, senza spiegare dove sarà conservato. Non ha ricevuto, invece, nessuna risposta Monica Montinaro, che dalle pagine di Il Paese nuovo di mercoledì 18 maggio si è domandata che fine abbiano fatto le preesistenti vetrate ed ha creato una petizione online affinché siano ripristinate (http://www.petizionionline.it/petizione/petizione-per-restituire-al-palazzo-del-seggio-o-sedile-la-sua-vetrata/4102). Sono caduti nel vuoto anche i dubbi sollevati dalla sottoscritta riguardo i restauri pubblicati lunedì 16 maggio su Spigolature Salentine (http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/05/16/lecce-il-sedile-illuminato-rosa-fucsia) e rilanciati dalle pagine de Il Paese nuovo giovedì 19 maggio.

[2] Gazzetta delle Puglie del 17 luglio 1897.

[3] Corriere Meridionale del 29 luglio 1897.

[4] A. FOSCARINI, Guida storico-artistica di Lecce, Lecce 1929, p. 94. Foscarini descrive anche le opere d’arte raccolte nelle due sale del Museo ed elenca le precedenti destinazioni d’uso dell’edificio (Cfr. Ivi, pp. 92-97).

[5] Il prospetto meridionale del monumento era un tutt’uno con il vano retrostante dell’immobile, che si affacciava lungo il non più esistente vico dietro il Sedile, e quella settentrionale era occupata dalla chiesetta di San Marco e da un vano ubicato tra questa e gli ambienti del Sedile (Cfr. M. FAGIOLO – V. CAZZATO, Le città nella storia d’Italia. Lecce, Lecce-Bari 1984, pp. 143, 183 e 190).

[6] G. C. INFANTINO, Lecce sacra, Lecce 1634 (ed. anast. a cura e con introduzione di P. De Leo, Bologna 1979), p. 112.

[7] Cfr. Ivi, pp. 112-113.

[8] N. VACCA, Postille a L.G. DE SIMONE, Lecce e i suoi monumenti. La città, Lecce 1874, nuova edizione postillata a cura di N. Vacca, Lecce 1964, pp. 517-518. Durante i recenti lavori di restauro, esternamente, sul pilastro destro della facciata, sono state trovate graffite, sotto vari strati di calcina, le due date 1582 e 1636 e tre incisioni raffiguranti il profilo di un volto maschile, una civetta e un colombo. La prima data anticiperebbe la ricostruzione del Sedile di dieci anni, esattamente (così com’è stato rilevato nel volumetto), allo stesso anno della conclusione del prospetto inferiore di Santa Croce, al cui angolo è posta una colonna inglobata. Nel volumetto è stata notata, inoltre, la somiglianza tra il profilo del Sedile e quello nell’angolo inferiore sinistro della cornice del rosone della basilica di Santa Croce, ritenuto sino a oggi il ritratto di Cesare Penna.

[9] G. C. INFANTINO, Lecce sacra, cit. p. 112.

[10] Ibidem.

[11] Ibidem.

[12] Ivi, pp. 112-113.

[13] Ivi, p. 112.

[14] Cfr. G. FALCO, Lo Stemma di Lecce: momenti e monumenti. La Torre, la Lupa e il Leccio, Lecce 2007, pp. 86-90. L’affermazione del culto per il Beato Gaetano da Thiene, fondatore dell’Ordine dei Teatini, si impose in Italia Meridionale dal 1647, e a Lecce, in particolar modo dal 1652 al 1656 (Cfr. M.R. TAMBLÈ, Strategie cultuali e controllo sociale in Terra d’Otranto nel Seicento, in B. PELLEGRINO – M. SPEDICATO, Società, congiunture demografiche e religiosità in Terra d’Otranto nel XVII secolo, Galatina 1990, pp. 399-440). Gaetano da Thiene (1480-1547) fu beatificato il 23 novembre 1624 da papa Urbano VIII e canonizzato il 12 aprile 1671 da papa Clemente X.

[15] G. FALCO, La piazza senza tempo. 1. I monumenti classici in Piazza Sant’Oronzo, in Notes – Appunti dal Salento, a. XII n. 41 3 – 9 novembre 2001, p. 5.

4 Commenti a Lecce. Il Sedile: note storico – descrittive

  1. significativo exscursus storico di uno dei luoghi più importanti e prestigiosi del foro e del salotto dei leccesi…emblema della nostra memoria politica, religiosa, economica e culturale.

  2. Splendida ricostruzione storica, Giovanna sei grande, non ti rendi conto che contributo dai alla divulgazione e alla conoscenza della nostra storia, che sono anche le nostre radici.

  3. Note margine. Pasqua 2014, si passeggia nel centro storico, in Piazza san’Oronzo (sotto il Sedile, appunto) c’è gente che parla di ulivi e di misteriose malattie che inducono politici poco accorti e speculatori molto attenti ad eradicare alberi colpevoli di essere alberi. “In nome del popolo sovrano”, ovviamente. La piazza di fronte aveva un ovale. Ce l’ha ancora, in realtà, solo che è coperto di candida plastica di orrendi gazebo che vendono biciclette, pietra, salami, formaggi e vino (manca quello dei “coglioni d’asino”, peccato). Certo, a Lecce mancano spazi adeguati. Siamo costretti a parcheggiare in Piazza sant’Oronzo, un mercatino di bassa levatura più che nella piazza centale non può esistere. Il sedile ora è vivo,dentro ci sta un ragazzo anoiato che propone depliant del Salento “Quello dei castelli?” “Non c’è più”. Ho chiesto anche quello che dice di Piazza D’Uomo. Finito pure lui… Peccato.

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