La biblioteca diocesana di Nardò fondata dal vescovo Antonio Sanfelice

di Marcello Gaballo e Armando Polito

 

Per accrescere la cultura dei seminaristi, del clero e dei laici, il vescovo Antonio Sanfelice pochi anni dopo la sua nomina destinò una stanza dell’episcopio a contenervi una biblioteca. Il tutto appare chiaramente da un atto del notaio Emanuele Bonvino di Nardò del 1714:

Doniamo tutti i nostri libri, che ò ci sono stati donati ò abbiamo comprato in Roma, ò che aspettiamo da Napoli secondo la nota che habbiamo messo e che vogliamo si mettano nella libraria di principio, che habbiamo fatta nella stanza di mezzo della sala dell’Episcopio, che vogliamo siano fedelmente conservati dal Sig. Canonico Campa e dal Sig. Giannelli, che abbiamo eletti per bibliotecarii, con espressa proibizione che in nessun tempo possan vendersi e alienarsi, ma sempre abbiano à servire per uso dei Vescovi, del mio Capitolo, clero, Seminario, e di coloro che averan genio di studiare per rimettere al possibile le lettere in questa Città, in cui in altri tempi con gran decoro fiorivano. Vogliamo però che da detto luogo da veruno, nemmeno dà nostri successori, possano estrarsi, e se ne abbia da far solenne inventario dopocchè son sopragiunti i libri da Napoli; non intendiamo donare quei che sono nella nostra stanza superiore, avendoli passati dalla nostra libraria di Napoli che havevamo molti anni prima d’ esser Vescovo. Come appare dall’inventario sollenne li sudetti bibliotecarii, e quei che pro tempore saran destinati dà nostri successori, dopo l’inventario sollenne dovran contare sudetti libri, e dalli altri che abbiamo aggiunto, che erano del Capitolo, e clero e del Seminario[1].

Una ulteriore donazione di libri la si legge in un rogito del 19 gennaio del 1725[2] ed in quello dell’11 agosto 1730 (cc. 84r-85r), in cui lo stesso ricorda di averla eretta pro servizio de Vicarii Generali, del nostro sagro Seminario e di tutti gl’Ecclesiastici, religiosi e laici, avendo dà fondamenti fatto la fabrica, scanzie e tutto à nostre spese, e comprato quantità di libri, quasi d’ ogni materia, avendo ottenuto dalla santa memoria di papa Benedetto XIII, nostro benignissimo benefattore, il breve di non potersi estrarre, sotto pena di  scomunica papale, libri, fogli. L’abbiamo dedicata ad onore della SS.ma Vergine, collocandovi la sua bella immagine, col titolo di Sedes Sapientiae, ed à fine che vi sia chi ne abbia la cura e ne debbia dar conto di tutti i libri, abbia stimato necessario d’ erigervi l’offitio di Bibliotecario, a cui assigniamo e sborsiamo duecento ducati di moneta d’ argento per darsi à cenzo…

Primo bibliotecario fu designato il sacerdote mansionario Donat’Antonio Campilongo e l’atto continua descrivendo, sotto dettatura del vescovo, il regolamento che dovrà adottarsi per il buon funzionamento della biblioteca: …per l’avvenire ordiniamo che quattro del nostro venerabile Capitolo, che saranno per ordinario i più dotti, poichè debbono essere graduati e dee farsi di tre il concorso, e sono il Sig. Archidiacono pro tempore, il Sig. Arciprete e il Sig. Primicerio, che ha la prebenda teologale, ed il Sig. Canonico Penitenziere Maggiore, i quali uniti assieme abbiano da proporre uno dei successori un ecclesiastico capace e fedele, da confirmarsi e d’ eligersi da sudetti nostri successori, vogliamo però che siano i bibliotecari della città ò al più della nostra diocesi, e ne averanno patente dal Vescovo; in caso che il bibliotecario non v’ attendesse, ordiniamo che si muti e segua la nomina dè sudetti e l’elezione di Mons. Ill.mo Vescovo; doverà tenere pulito il luogo della libraria, aprir l’estate le finestre e far spolverar i libri, almeno ogni sei mesi la volta; doveran tenersi due sollenni Inventarii, uno da conservarsi nell’Archivio ò dal Vescovo, l’altro nella libraria.

Averta a chi consegna la chiave, perchè avendo il bibliotecario da dar conto dei libri, a danno suo andarà se si perdesse qualche libro.

Terrà aperta la libraria tre ore la matina e due il giorno, toltone i giorni festivi ed il solo Giovedì, quando non vi sia festa frà la settimana, e nell’autunno goderà le ferie quindici giorni. Nell’està della metà di giugno per la metà d’ agosto terrà aperta la libraria quattro ore sole la matina e nel giorno sarà chiusa. Si tenga l’orologio di polvere, quale stando per terminare un quarto d’ ora prima il bibliotecario darà il segno che s’ ha da chiudere la libraria irremissibilmente.

Il medesimo bibliotecario incarichi à chi prende i libri di trattarli con carità, e li riponga nel luogo ove l’ha presi; niuno vi scriva alli margini ò vi facci cadere sopra dell’inchiostro.

Per veruna occasione s’ apra la libraria di notte o vi si portano lumi.

In caso vi sia chi doni o lasci qualche libro alla libraria, si noti nel libro chi l’ha donato…

Un’altra donazione del vescovo, pari a 100 ducati, fu rogata pochi giorni dopo, il 14 agosto, sempre con atto del notaio Bonvino[3], di cui è stato riportato ampio stralcio da E. Mazzarella[4].

I locali furono poi ricavati a pianterreno dell’episcopio, con accesso dalla piazzetta antistante, consistenti in due grandi vani più servizi.

A ricordo del fondatore sulla porta della biblioteca fu inserito un medaglione ovale, in cui era dipinto il ritratto del vescovo ed incisa un’ epigrafe commemorativa[5].

I libri, fra cui diversi rari e pregevoli, sono di argomento vario, prevalendo le opere di ascetica, teologia, filosofia, patristica e agiografia[6]; cospicuo anche il fondo giuridico[7]. Fra i volumi un centinaio di cinquecentine, un messale di rito greco stampato nel 1635 e vari antifonari pergamenacei di canto gregoriano manoscritti e miniati. Particolare menzione meritano le pergamene, di cui esiste un elenco completo redatto nel 1959. Sono 151 e riguardano Nardò e la sua diocesi; tre sono di epoca normanna (rispettivamente del 1099, del 1104[8] e del 1115[9]); dodici sono diplomi dell’età sveva, angioina, aragonese e vicereale[10]; settanta contengono disposizioni vescovili e pontificie[11].

Di estremo interesse sono pure le sei Platee[12], gli atti dei Sinodi Diocesani[13], il carteggio dei processi di beatificazione[14], gli Acta del “magister nundinarum”.

Inizialmente il patrimonio della biblioteca constava di 2300 volumi e quelli donati dal Sanfelice erano contrassegnati da una nota fatta dallo stesso donatore[15]. Sul finire del sec. XVIII ammontavano a 3531 opere, che aumentarono nel corso degli anni, specie quando, nel 1834, furono accorpati a quelli donati dal vescovo Lettieri, inizialmente destinati alla biblioteca del Seminario. Ulteriore contributo al già cospicuo patrimonio fu dato dalla donazione di Francesco Napoli da Neviano nel 1946 e da mons. Faggiani, arciprete di Parabita[16].

Tra varie vicende la biblioteca, alcune delle quali correlate alla tristezza dei tempi e agli eventi bellici, divenne unica sotto l’episcopato di Mons. Corrado Ursi. Restò poi per molti decenni chiusa ed i circa 4000 volumi ammassati senza alcun riguardo, tanto da dover sopportare grave pregiudizio alla loro conservazione. Per interessamento di Mons. Aldo Garzia[17] e del sacerdote Emilio Mazzarella, bibliotecario per diversi decenni del secolo scorso, e poi per opportuna sollecitudine di Mons. Vittorio Fusco, i libri sono stati trasferiti nella nuova sede del vecchio seminario. Qui, anche per interessamento del vescovo Caliandro e del direttore dell’Ufficio Beni Culturali don Giuliano Santantonio è stata ampliata e ultimata la nuova struttura, con adeguate scaffalature.

 

Note

[1] ASL, atti not. Emanuele Bonvino di Nardò (66/12) anno 1714, cc. 156r-157r.

[2] ASL, atti not. Emanuele Bonvino di Nardò (66/12) anno 1725, allegato tra cc. 10v e 11r. L’atto è olografo e sottoscritto dal vescovo, richiamando le altre sue donazioni di altri beni rogate l’ 11 maggio 1714 e il 19 febbraio 1722.

[3] ASL, atti not. Emanuele Bonvino di Nardò (66/12) anno 1730, cc. 86r e v.

[4] E. Mazzarella, Biblioteca Sanfelice e Pio Monte di Pietà, in Studi in onore di Mons. Aldo Garzia, Quaderni dell’ Archivio Diocesano di Nardò, Molfetta 1986, pp. 205-207.

[5] Ibidem, p. 207.

[6] Tra gli autori sacri S. Agostino, S. Ambrogio, S. Antonino di Firenze, S. Gregorio Magno, S. Isidoro, S. Tommaso d’ Aquino.

[7] Vi sono infatti opere di Andrea da Isernia, Baldo degli Ubaldi, Bartolo da Sassoferrato, Bartolomeo Cipolla, Filippo Decio, oltre al Corpus iuris civilis e le Consuetudines neapolitanae. Una panoramica del materiale librario conservato, corredata da un catalogo delle edizioni pugliesi presenti in biblioteca, è stata curata dalla d.ssa Maria Teresa Tafuri di Melignano e pubblicata nel  “Bollettino Ufficiale” della Diocesi di Nardò, a. XXXIII, genn.-giu. 1984, pp. 77 e segg.

[8] Entrambe rilasciate dal conte Goffredo.

[9] Rilasciata da Costanza, moglie di Boemondo di Antiochia

[10] Queste ultime sono state rilasciate dal vicerè Mendoza (1577), dal duca di Ossuna (1583) e dal De Guevara (1652).

[11] Ministero della P.I.- Direzione generale delle Accademie e Biblioteche, Annuario delle Biblioteche Italiane, parte III (M-ROL), Palombi, Roma 1973, p. 65.

[12] Degli Agostiniani (1569-1696), del Capitolo della Cattedrale (1708), della confraternita del SS. Sacramento (1730), dei Carmelitani (1733), della Mensa Vescovile (1799) e del Seminario (1801).

[13] Dal 1560 al 1730.

[14] Di S. Giuseppe da Copertino /1680-1700), di suor Chiara d’ Amato (1700-1724), di Bernardino Realino (1721), di padre Ludovico Calco (1754).

[15] Annuario delle Biblioteche Italiane, parte III (M-ROL), cit., pp. 65-66.

[16] Per altre notizie cf. Nardò Sacra, cit., pp. 310-312.

[17] Il presule, con decreto del 20 febbraio 1984, istituì il Centro Diocesano beni Culturali, comprendente la biblioteca “A. Sanfelice” e l’ archivio, con sede nei locali ubicati a piano terra dell’ episcopio e adiacenti alla Curia. Lo stesso anno la Regione Puglia decretava la “dichiarazione di interesse locale” del predetto centro, poi pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione (“Bollettino Ufficiale”, cit., pp. 70-71. Alle pp. 74-77 sono riportati lo statuto ed il regolamento della biblioteca).

 

Pubblicato in Memorie e gratitudine. Studi in onore di don Giuliano Santantonio, a cura di M. Gaballo e A. Cavallo), Grenzi, Foggia 2025.

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