Una nuova opera del pittore Giandomenico Catalano. Originali, copie e riprese del gallipolino a Muro Leccese

di Santo Venerdì Patella

Sino a non molto tempo fa l’unico pittore conosciuto del tardo manierismo napoletano a Muro era, secondo quanto si evince dall’Antonaci, il neretino Donato Antonio D’Orlando con le tele della Madonna con bambino tra il Battista e San Francesco (firmata e datata 1596), il San Giovanni Battista (senza firma) ed il Perdono di Assisi (datata 1608, senza firma) conservate nella chiesa di Maria S.ma Annunziata matrice della città[1].

Da buon murese e per motivi di passione e studio, essendo al termine degli studi universitari in beni culturali, ammiro di frequente queste tele e spesso mi son domandato come mai una delle tre tele, il Perdono di Assisi fosse, a mio parere, diversamente bella dalle altre due.

Anche il De Giorgi ne aveva intuito la diversa bellezza e scrive, nei Bozzetti di Viaggio: “Due altri quadri sono collocati… (nella chiesa dell’Annunziata)…, uno S. Gio. Battista, l’altro Gesù Cristo che benedice S. Francesco (il Perdono). Sotto quest’ultimo si scorgono, alla base del dipinto, le effigie votive dei donatori. Sono del 1608 e di buon pennello, specialmente l’ultimo dei summentovati”.

Dopo questo breve preludio arrivo immediatamente all’oggetto del contendere.

Antonio Donato D'Orlando
Fig. 1 tratta da “La Puglia, il manierismo e la controriforma / a cura di Antonio Cassiano, Fabrizio Vona”, Congedo, Galatina 2013

 

Propenderei ad attribuire la tela del “Perdono di Assisi” [fig. 1] non più al D’Orlando bensì al Catalano, anche alla luce delle molteplici prove di seguito fornite.

Anzitutto faccio una sintetica descrizione dell’opera: la scena è pensata geometricamente; l’ipotetica metà verticale, che bipartisce in due la composizione del Perdono, a prima vista sembrerebbe passare tra le figure di Maria e Cristo con la mano destra alzata (vertice dell’altrettanto ipotetica piramide che inscrive le due figure), e per la croce greca al centro dell’altare damascato, su cui esse sono assise in trono.

In realtà la linea, che bipartisce la composizione, passa attraverso il centro della figura della Vergine ed il mazzo di fiori posto davanti al San Francesco, che in ginocchio contempla a bocca aperta, quasi inebetito, le divinità sovrastanti.

Ai lati sono presenti due scenette con paesaggi riguardanti la storia del Perdono: nella parte superiore schiere d’angeli (alcuni musicanti) completano l’opera bilanciandola ed impreziosendola; in quella inferiore i tre busti dei committenti.

Ora addentriamoci nell’analisi delle prove.

-Dato di non poco conto, è la presenza a Muro sempre nella chiesa matrice, della tela della Madonna con bambino tra San Carlo Borromeo e San Francesco di Paola, attribuita tempo fa da Mario Cazzato al gallipolino Catalano[2] ritenuta dall’Antonaci di autore ignoto (opera su cit.).

Grazie a M. Cazzato sfatata è quindi la presenza del solo D’Orlando come unico pittore conosciuto ed attivo tra il 500 e 600 a Muro (oltre la tela della Madonna del Carmine attribuita allo Strafella, ritrovata poco tempo fa dopo il furto del 1987).

Perciò, ad arricchire la schiera degli artisti che hanno onorato Muro con le loro opere, v’è già il Catalano artista locale tra i più interessanti se non il più importante del suo periodo storico.

La Madonna con bambino è la prova del contatto dei committenti muresi col Catalano. Altro dato interessante è che la tela, anche se non datata, non è stata compiuta prima della canonizzazione di San Carlo Borromeo, anno 1610, pertanto realizzata dopo il Perdono di Assisi, datato 1608 che diviene la prima opera murese conosciuta del gallipolino.

-Anche se simile è l’impostazione originale nel trattare il Perdono, in confronto con le altre due tele del D’Orlando, non si ritrova però quello stile leggermente “arcaizzante” del modo di presentare i personaggi del neretino.

La linea delle figure del Perdono si presenta meno rigida, più fluente e sinuosa, bellissima ed elegante nei tratti dei visi e dei panneggi, specie nella maniera di dipingere le varie figure angeliche e le nubi.

Tipiche del Catalano le capigliature bionde ed ondulate delle creature celesti leggermente stempiate (quasi una “firma” dell’artista), disposte in cerchio sovra le nuvole, anche se nel gruppo di destra si potrebbe ipotizzare l’intervento della bottega.

-Altra “firma” si ritrova nelle scene con paesaggi poste ai lati dell’opera, specie nella città che è sita in alto a destra, usuale paesaggio fantastico dell’artista.

Quasi costante è la presenza dell’edificio a pianta centrale con cupola e relativa lanterna e la chiesa con facciata a capanna di gusto romanico, strutture simili a quelle dipinte nella tela dell’Annunciazione nella chiesa del Rosario, a Gallipoli.

Pongo all’attenzione dei lettori due curiosità:

1) questi paesaggi sono tanto interessanti che un altro grande pittore presente a Muro, il settecentesco Serafino Elmo, nella sua gigantesca tela del David che danza davanti al trasporto dell’Arca (posta nel coro della chiesa matrice) riprende quasi fedelmente l’architettura che il Catalano dipinse sulla tela della Santa Caterina d’Alessandria (conservata nell’oratorio di S. Giuseppe, a Gallipoli) specie nella struttura difensiva della torre; tutto questo quasi 130 anni dopo!

2) non manca a Muro anche la copia di un’altra tela del Catalano, la Salita al Calvario, il cui originale e conservato a Scorrano: anche se riprende in massima parte lo schema compositivo della tela scorranese, viene però realizzata col gusto di un’icona bizantina, opera curiosa e affascinante d’un artista “Bizantino-Naif”, esempio ultimo in città del gusto stilistico orientale del meridione; già il Maggiulli nella sua Monografia di Muro Leccese menziona queste pitture in tal modo: “…sono da rimarcarsi alcune pitture di antichissima data condotte alla maniera greca del mezzo tempo”.

-Altra caratteristica del nostro artista è di riutilizzare in più opere i cartoni o disegni preparatori; questo lo si noti nelle figure del San Domenico e del committente nella tela di Madonna con bambino ed i Santi Domenico e Pietro martire di Matino [fig. 6], ex chiesa dei domenicani: identiche le teste effigiate di profilo del nostro San Francesco e del San Domenico matinese, come identica la postura dei committenti maschili, specie nelle mani giunte, tanto simili da sembrar fratelli (per il nostro Perdono, l’opera matinese attribuita giustamente al Catalano, rappresenta quasi una pietra di paragone che avvalora le attribuzioni di entrambe.

Anche uno degli angeli posti a destra della Madonna nella tela murese è identico ad uno degli angeli posto a destra sopra l’Arcangelo Gabriele, nella tela dell’Annunciazione della chiesa matrice di Specchia, come simili sono alcuni degli angeli posti a destra del Perdono e della Dormitio Virginis della chiesa di San Francesco di Gallipoli.

Si noti che equivalenti sono i posti, ed in parte le posture, che queste figure hanno nelle rispettive opere.

Ora è fuor di dubbio che questa tela appartenga al Catalano; possiamo anche escludere che essa appartenga al D’Orlando che imita lo stile del gallipolino, perché semmai così fosse, in questa opera esso si sarebbe in realtà annullato come produttore d’opere originali, divenendone solo un “emulo-falsario” e verrebbe meno pure la loro ipotizzata rivalità, fatto questo che dichiarerebbe la “vittoria”, in termini artistici, del Catalano sul D’Orlando.

Pertanto possiamo ora esser certi della veridicità di quanto scritto, ed affermare che il Perdono di Assisi sia anche tra le migliori opere realizzate dal Giandomenico Catalano.

A Muro la partita tra i due grandi pittori, alla luce dei fatti sin ora scoperti, ebbe com’esito un salomonico risultato di parità: CATALANO – D’ORLANDO: 2 a 2.

 

(pubblicato in “Il Bardo”, XIII, n. 1, ottobre 2003, p. 2)

 

Note

[1] cfr. A. Antonaci, Muro Leccese Storia e Arte, Galatina 1994, p. 364.

[2] cfr. E. Pendinelli – M. Cazzato, Il Pittore Catalano, Alezio 2000, p. 41.

Condividi su...

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com.

Dati personali raccolti per le seguenti finalità ed utilizzando i seguenti servizi:
Gestione contatti e invio di messaggi
MailChimp
Dati Personali: cognome, email e nome
Interazione con social network e piattaforme esterne
Pulsante Mi Piace e widget sociali di Facebook
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Servizi di piattaforma e hosting
WordPress.com
Dati Personali: varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Statistica
Wordpress Stat
Dati Personali: Cookie e Dati di utilizzo
Informazioni di contatto
Titolare del Trattamento dei Dati
Marcello Gaballo
Indirizzo email del Titolare: marcellogaballo@gmail.com

error: Contenuto protetto!