Dialetti salentini: “bisunìe” e “cònsulu”

di Armando Polito

Entrambe le voci designano il pranzo che i vicini di casa, amici o parenti mandano alla famiglia del defunto nel giorno del funerale. Esse, se testimoniano il senso di solidarietà della nostra gente, non sono però territorialmente scambiabili nell’uso, in quanto sopravvivono (per quanto tempo ancora?…) in aree diverse e il fenomeno è strettamente connesso con il loro etimo: greco per la prima, latino per la seconda.

Per bisunie illuminante è lo studio delle varianti (prisunìa, brisunia, prisunìe, brisunìe, bresunìe, parmasia, parasonno, parasomìa). tutte deformazioni del greco παρόψημα (leggi paròpsema=manicaretto), composto da παρά (leggi parà=presso) e ὄψημα (leggi òpsema=companatico, specialmente carne). In tutta evidenza bisunìe è la variante più spinta e non escluderei per essa un’ulteriore “corruzione” per incrocio con bisogni, mentre la più vicina all’etimo appare parasomìa.

Cònsulu corrisponde, con retrazione dell’accento (sistole),  all’italiano consòlo (da consolare, che è dal latino consolari), voce obsoleta soppiantata da consolazione, come confermano i siciliani cùnsulu ( o cunsulatu (a Palermo) e consòlu a Siracusa.

Chiudo con una considerazione che può sembrare, nella sua conclusione, cinica, irrispettosa e in parte contraddittoria col sentimento di solidarietà di cui ho detto all’inizio:  molto probabilmente l’usanza è legata alla pratica antichissima di porre alimenti accanto al defunto nella tomba; solo che col passare del tempo s’è capito che il morto è morto, meglio pensare ai vivi …

 

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6 Commenti a Dialetti salentini: “bisunìe” e “cònsulu”

  1. Dott. Martina confermo a Novoli si usa ancora dire: Cunsule /o Consulu quando si prepara il pranzo per i parenti del defunto, non ricordo Brisunie e Prisunie
    un saluto da Torino

  2. Io, per il circondario di Vernole, ricordo solo il termine “Cunsulu”, cui erano dovuti, in forma graduata nelle componenti (colazione, pranzo e cena), i parenti stretti della famiglia colpita dal lutto fino ai nipoti per cuginanza diretta. Il pranzo, dopo il funerale, rigorosamente di mattina, prevedeva sempre la carne.

    • Confermo anche per Nardò, dove si porta la cena, nel giorno del funerale, ed il pranzo nel giorno successivo. Mi risulta che ancora sia osservato, anche da parte di amici e “compari”

  3. Ringrazio Armando Polito perchè è esauriente, chiaro e conciso nei suoi scritti che ritengo sempre interessanti. A Spongano e nei paesi limitrofi usiamo dire BISUNIE. Il giorno del funerale (a pranzo e a cena) e anche il giorno dopo le bisunìe generalmente sono cotte, nei giorni successivi sono bisunìe crude. Un saluto da Monza

  4. Non mi risulta che a Nardò sia mai stato usato il termine BISUNIE, forse sarebbe l’omonimo di BISUEGNU, che si riferirebbe alle persone bisognose verso le quali non si lesinava ad offrire loro un piatto caldo o la CAZZATEDDHA (piccolo pezzo di pane caldo che solitamente lo si regalava alle vicine di casa, zitelloni senza famiglia, o a persone bisognose. Abitudini che non sono è in voga da diversi decenni. Mentre, in limitati casi, è ancora in vigore LU CUNSULU, ossia, la consolazione con pietanze calde (antipasti, primi, secondi, frutta e vino) che si portano a parenti o amici intimi subito dopo il funerale o al massimo il giorno dopo (molto spesso a tale compito si delegano ristoratori o catering che provvedono a preparare e consegnare a domicilio i pasti ordinati dai parenti). Sempre in limitati casi, per parenti ed amici non molto intimi, dopo alcuni giorni del funerale si usa portare degli alimenti crudi tipo formaggi, salumi ed anche carne e pesci crudi. Ripeto, sono usanze doverose che erano in voga sino a qualche decennio fa, ma anche se ancora esistenti, sono diventanti rare ed in via di estinzione

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