Scatta e crepa Scinnaru!

 

di Marino Miccoli

Mia nonna materna Addolorata Polimeno, macellaia o meglio uccéra a Spongano sin dai primi anni del ‘900, era un vero e proprio archivio di cultura e saggezza popolare, che aveva recepito e poi tramandato oralmente ai suoi discendenti.

Tra i tanti stornelli e culacchi che mi ha narrato in dialetto sponganese ve ne era uno in cui ha spiegato il motivo per cui febbraio è il mese più corto dell’anno.

Con piacere mi accingo a raccontarvelo su questo lodevole sito “Terra d’Otranto” che dei proverbi e delle tradizioni popolari del Salento è un pregevole scrigno, e per questo ringrazio dell’impegno profuso da tutti coloro che lo alimentano e lo tengono in vita. Un pensiero riconoscente lo dedico al mio concittadino sponganese Giuseppe Corvaglia, per la sua instancabile quanto preziosa attività di autentico appassionato delle tradizioni popolari del Salento.
In origine, quando il mese di gennaio disponeva di solo 29 giorni, mentre febbraio era composto da 30 giorni, vi fu una vecchia pecoraia che proprio l’ultimo giorno di gennaio, al ritorno dal pascolo e subito dopo aver ricoverato le pecore del suo gregge nthrà lli curti, ebbe ad esclamare ad alta voce: “scatta e crepa scinnaru ca le pecure mei l’aggiu trasute de lu quadaru!”.

Lu quadaru era quel varco realizzato nel muretto a secco di recinzione dei fondi, che consentiva agli animali di entrarvi e uscirne.
Gennaio nell’udire l’invettiva di quella vecchia che gli aveva augurato di morire al più presto, fu molto amareggiato e si sedette per terra, in disparte, deluso ed offeso. Suo fratello febbraio lo vide così preso dallo sconforto e avvicinatosi gliene chiese la causa.
E no sai frate meu… nà vecchia pecurara, invece cu ringrazia Diu pe lu maletiempiu ca non aggiu purtatu st’annu, m’aje castimatu… cu scattu e cu crepu m’aje dittu… e sai percène? Ca su rrivatu alla fine de lu mese senza cu li more a iddhra mancu nà pecura!”
Febbraio mosso a compassione dal dolore del fratello gli rispose: “Statte scuscitatu frate meu ca te lu mprestu ieu nu giurnu… cusine crai li faci vidire tie a ddhrà vecchia discraziata ca t’aje castimatu!”
NU GIURNU NE LU MPRESTAU E NU GIURNU NE LU RRUBBAU… e fu così che gennaio nei due giorni seguenti ebbe la possibilità e la forza di scatenare una bufera di vento e neve con cui sterminò tutte le pecore di quella vecchia irriconoscente e maldicente. Questa vedendo tutti i suoi animali uccisi dal maltempo cadde a terra tramortita e se chianciu tutti li morti soi.
Da allora febbraio “FERBARU” rimase con 28 giorni ed ebbe a dolersi del comportamento di suo fratello gennaio “SCINNARU”, che con furbizia approfittò della sua bontà e compassione per aumentare i suoi giorni; per questo motivo con delusione esclamò: SE LI GIURNI MEI LI TINIA TUTTI, FACIA QUAJAR LU MIERU A NTHRA’ LE UTTI.

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3 Commenti a Scatta e crepa Scinnaru!

  1. Grazie per questa bellissima storia, come tutte i racconti fiabeschi racchiude profonde verità svelando le tante sfaccettature dell’animo umano!

  2. Desidero aggiungere un post scriptum al mio scritto SCATTA E CREPA SCINNARU! Esso è può considerarsi la conclusione del culacchio che mi è stato tramandato da mia nonna; trattasi di un proverbio che riguarda sempre SCINNARU, il primo quanto furbo mese dell’anno e la temuta rigidità delle sue temperature: SE SCINNARU NO SCINNARISCIA, FERBARU MALE PENSA!
    Marino Miccoli

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