La ricerca pittorica di Roberta Fracella

di Paolo Vincenti

 

Le forme geometriche sono la ricorrente nelle pitture materiche di Roberta Fracella, di Nardò. Il cerchio è leit motiv di tutta la sua produzione. Il cerchio, simbolo antichissimo e presente in tutte le culture e religioni, rappresenta la perfezione; esso indica armonia, che è il fulcro del pensiero filosofico di Pitagora, la legge cosmica che regola la nascita e la morte di tutte le cose.

Da queste figure geometriche, spaziali, parte la ricerca pittorica della Fracella, si dipanano come fili di una matassa le sue esplorazioni del mondo, caratterizzate sempre da un elemento monocromatico, il bianco, che riesce quasi ad abbacinarci dal punto di osservazione in cui il nostro occhio si fonde con le tele. Studiare la semiotica della sua arte visiva, cioè comprendere cosa questi quadri vogliano significare, trattandosi di arte informale, non è agevole, poiché la pittura di Roberta non rientra né nel figurativo né nel puramente astratto. Vi è, in queste opere di tecnica mista, una commistione fra pittura e scultura, secondo l’insegnamento delle avanguardie storiche e del loro messaggio fortemente provocatorio. La sua pittura può essere definita “informale” per il tipo di materiali utilizzati, ma per quanto riguarda il contenuto è vicina all’astrattismo che fa uso di forme geometriche e di rigore matematico. Se tuttavia occorre guardare e riguardare queste opere per comprenderne a pieno il messaggio o almeno tentare un tracciato di senso, è vero di converso che non è arte di un momento, che questa pittura riesce a stratificarsi, a durare. Le sue tele sembrano i singoli episodi di una narrazione artistica che è partita in sordina da alcuni anni ma che solo recentemente si è rivelata al pubblico, a dispetto di remore, incertezze e fors’anche di una certa ritrosia o più semplicemente riserbo nutriti dall’artista. E allora ci lasciamo incantare da opere come Il cerchio del mondo, Il cerchio come numero, Bolle di vita, La ruota della vita, simmetrie, Big Bang o anche quelle che compongono il ciclo “L’Arché”.

“Le tele della Fracella”, scrive Domenica Specchia, “vanno osservate, sentite, indagate con attenzione. Oltre la particolarità del significato, a volte ermetico, si apre un mondo di riflessione, che è sicuramente la ricchezza maggiore che l’artifex riversa nelle sue originali creazioni[1]. Attraverso l’utilizzo dei materiali, infatti, Roberta esprime la propria concezione del mondo. Il bianco simboleggia la luce, elemento fondante e ancora di salvezza dal buio delle tenebre e della morte. È come se con il total white l’artista voglia celebrare l’esplosione della vita stessa, il ribaltamento delle due note categorie nicciane di apollineo e dionisiaco. Nell’antifigurativismo dei suoi quadri, segue solo la voce della propria interiorità. Molto convincente peraltro è il mix tra forma e contenuto, il perfetto bilanciamento fra immanenza, data dalla matericità delle sue opere, e trascendenza, data dal messaggio o almeno dall’anelito che la anima. Ché non c’è un approdo, uno sbocco compiuto per adesso, ma piuttosto una spinta, un vagheggiamento, nel gesto pittorico e nella sua ricerca di comunicazione.

A ben guardare, si scorgono un’aspirazione, un desiderio, in direzione di una armonica comunione fra la modernità dei tempi odierni, che la Fracella, donna di oggi, vive a pieno, e il messaggio antico e universale che viene dagli elementi archetipici che utilizza nei dipinti, e che ci invita alla riflessione, con un richiamo che non si può rifiutare, che ammalia, come il canto delle sirene.

 

[1] Domenica Specchia, La realtà nell’astrazione formale, in Roberta Fracella, Catalogo, s.d.

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