Flora spontanea: il Salvione giallo. Usi popolari, proprietà,curiosità

di Gianfranco Mele

 

Il salvione giallo (Phlomis fruticosa) è una pianta perenne della famiglia delle Lamiaceae. Vegeta nelle garighe e negli incolti. Fiorisce in estate e le sue foglie, aromatiche, sono simili a quelle della salvia. Ha difatti proprietà in comune con la Salvia officinalis, e quindi è stata utilizzata in cucina anche come succedaneo di questa pianta.

Phlomis fruticosa è facilmente coltivabile, e viene spesso utilizzata come pianta ornamentale. Cresce bene in posti molto soleggiati. E’ tipica delle regioni balcaniche ma cresce anche nel sud Italia, e si è naturalizzata in alcuni luoghi dell’ Inghilterra sud-occidentale e della California.

In Salento è notevolmente diffusa.

salvione giallo (Phlomis fruticosa)

 

In medicina popolare il salvione giallo era utilizzato come rimedio per la tosse e il mal di gola, e i cataplasmi delle sommità fiorite venivano impiegati per curare le ferite.

Altri usi di questa pianta nella tradizione sono per combattere il mal di stomaco, per problemi di digestione, per favorire la perdita di peso e come rimedio per combattere i crampi.

Uno dei nomi dialettali dato in alcuni paesi salentini, “sucamèli” (var. sucamèlu, sucamèle), rivela un antico uso, in special modo da parte dei ragazzini, che solevano succhiare il nettare dolce dei fiori freschi. Questa usanza era in realtà volta anche a piante d’altra specie, genere e famiglia, purchè risultasse gradevole gustare il nettare dei fiori: così, “sucamèli” erano chiamati anche anche l’ erba viperina (Echium vulgare), la Nicotiana glauca ed altre piante diverse fra loro.

Altri nomi dialettali: cannamèli, cantamèli (Lecce), pedecàgna (Carpignano), sarva (Santa Cesarea, Ruffano, Spongano) sarvia (San Cesario, Otranto), sfaca (Corigliano, Martano), sfaga (Calimera, Martano), spaca, spaga (Lecce, Soleto).

Il nome “sugamele” è riportato anche dal botanico pugliese Martino Marinosci nella sua opera del 1870 (“La flora salentina”). Lo studioso ottocentesco rileva crescita abbondante di questa pianta nel brindisino, e tra i suoi nomi volgari riporta anche “salvia falsa”, “salvia selvaggia”, “spaco volgare”. Le proprietà e gli usi che indica il Marinosci sono: “antisettica, diuretica, antiodontalgica, bollendosi nel vino per colluttorio nel dolor di mole”.

Il libro di Martino Marinosci

 

L’infuso di fiori secchi era utilizzato come bevanda dolce e dissetante.

Gli utilizzi di questa pianta descritti da Costantini e Marcucci nella loro ricerca sui rimedi popolari salentini sono simili a quelli della Salvia officinalis: come sostitutivo del dentifricio frizionando le foglie sui denti, come rimedio antinevralgico, come rimedio alle febbri terzane (tisana di foglie di Phlomis unite a foglie di ulivo e ad un pomodoro), e infine come digestivo (foglie secche macerate nel vino marsala).

In fitoterapia alternativa viene impiegato contro afte, stomatiti, alitosi, alopecia, disturbi cardiaci, bronchite, angina, diarrea, difficoltà digestive, menopausa, diuresi scarsa, eczemi, disturbi mestruali, ipotensione, punture di vespe, spossatezza, sudorazioni notturne.

Nella cucina tradizionale araba viene impiegato per la preparazione di zuppe e stufati.

Gli oli essenziali di Phlomis fruticosa hanno attività antibatterica ed antimicotica. La ricerca ha inoltre dimostrato che il Salvione giallo ha proprietà ipoglicemiche, antiossidanti, antimutageniche.

Alcuni studi si sono concentrati, incuriositi dall’utilizzo del salvione giallo nella medicina popolare di vari paesi come antiinfiammatorio, sull’approfondimento scientifico di tale aspetto: in effetti, sia le radici che le parti aeree di questa pianta hanno rivelato una significativa attività antinfiammatoria paragonabile al diclofenac (un farmaco anti-infiammatorio non steroideo tra i più utilizzati).

Phlomis fruticosa, “Verbasco selvatico” nel testo del Mattioli

 

Nel Dioscoride del Mattioli questa pianta è annoverata tra i verbaschi ed chiamata “Verbasco selvatico”, con la caratteristica di produrre “fronde simili a quelle della salvia” e un “fiore giallo della splendidezza dell’oro”. Viene indicata come pianta tintoria per i capelli (tramite l’utilizzo dei fiori) e che, “messa in qualsiasi luogo tira a sé le tignole”. Inoltre, è descritta dal Mattioli come utile alle infiammazioni e alle malattie degli occhi (la decozione delle foglie). E’ considerata utile, insieme a vino e miele, ad alcuni tipi di ulcera, e con aceto alle ferite; rimedio, infine, ai morsi degli scorpioni. Un altro utilizzo descritto è quello delle foglie più grandi in cui venivano avvolti i fichi secchi per impedirne la putrefazione.

Pare che ad alti dosaggi il salvione giallo abbia effetti psicoattivi: produrrebbe stimolazione, eccitazione, euforia. Non è ben chiaro a cosa siano dovuti tali effetti, probabilmente all’alto contenuto di terpeni.

 

BIBLIOGRAFIA

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Costantini A., Marcucci M., Le erbe le pietre gli animali nei rimedi popolari del Salento, Congedo Editore, 2006

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