Libri| I Fratelli Antonio e Angelo Stefanizzi

A Maggior Gloria di Dio. I Fratelli Antonio e Angelo Stefanizzi: da Radio Vaticana allo Sri Lanka, a cura di Paolo Vincenti

Introduzione di don Giorgio Crusafio:

Padre Angelo e Padre Antonio Stefanizzi: due frutti della nostra terra.

 

Sono lieto che la monografia sui fratelli gesuiti P. Antonio e P. Angelo Stefanizzi sia stata affidata alla valente penna di Paolo Vincenti, stimato e apprezzato storico del nostro Salento.

Ho gradito l’invito a scrivere qualcosa su queste figure eminenti della nostra storia di Matino: essi sono, insieme con la sorella Suor Agata, i frutti prelibati della santa famiglia di Giosuè Stefanizzi e di Cristina Boccardo.

Andando molto indietro negli anni, ricordo il papà, Giosuè, piccolo coltivatore diretto, quando, a pomeriggio, tornava dalla campagna e rimetteva il biroccio e l’asinello nella piccola stalla di Via Immacolata. Quella famiglia era il fiore all’occhiello dell’arciprete del tempo, don Giacomo Blasio, parroco zelante e ricco di iniziative. A lui si deve la vocazione di ben 5 gesuiti di Matino: i fratelli Stefanizzi, Padre Giuseppe Angelè, Padre Donato Tamborrini e Padre Cosimo Guida.

La mia conoscenza di Padre Antonio risale agli anni ’50 del secolo scorso, quando, già direttore della Radio Vaticana, si prendeva ogni anno 3 giorni di “ferie” nel mese di agosto da passare in famiglia. Non mancava mai la visita al parroco del tempo, Mons. Aniceto Marsano: lo salutava e poi celebrava la S. Messa. Io, seminarista di liceo, gliela servivo. Poi papà Giosuè con il biroccio e l’asinello lo accompagnava in campagna, in contrada “Murra”, dove villeggiava in una casetta a tegole. Celebrava le altre due messe nella piccola cappella costruita per devozione di Rocco Caputo. Con la morte dei genitori le sue visite a Matino divennero sempre più rare.

Quando divenni parroco, negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, presi l’iniziativa di far commemorare ogni anno il “miracolo di S. Giorgio” del 1867 da uno dei numerosi sacerdoti diocesani e religiosi di Matino. Invitai più volte Padre Antonio per tale commemorazione, che cadeva il 27 febbraio, ma egli declinava sempre l’invito perché non poteva assentarsi dal Vaticano. Quando poi andò in pensione da quell’importantissimo incarico, fu lui che si autoinvitò e portò una preghiera al nostro patrono S. Giorgio, da lui composta e che viene recitata nella ricorrenza della sua festa il 23 aprile.

Qualche giorno dopo la commemorazione del miracolo, improvvisammo nella parrocchia di S. Giorgio una semplice manifestazione canora in suo onore. Io ero a fianco del festeggiato e, come il mio solito, ero abituato a muovermi ogni tanto. Padre Antonio, invece, rimase “immobile” per tutta la manifestazione. Evidentemente così era abituato a stare, vicino al Papa, nelle varie celebrazioni liturgiche.

Un altro particolare ho saputo da lui: egli era al seguito del papa S. Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio apostolico in Messico. Quel viaggio durò diversi giorni e più di una volta i cattolici messicani a mezzanotte lo svegliavano con i loro caratteristici canti. Il Papa, benché stanchissimo, si affacciava per salutarli e benedirli. Di ritorno da quel lungo e faticosissimo viaggio, il Sommo Pontefice concesse a tutto il suo seguito 15 giorni di riposo. Lui, invece, dopo pochi giorni, aveva ripreso il suo ritmo di lavoro.

Quando il 3 febbraio del 2010 giunse la notizia del decesso del fratello missionario, nell’esprimergli il mio cordoglio, gli comunicai che avremmo suffragato il fratello il 7 dello stesso mese. Egli, allora ormai novantaduenne, si sentì in dovere di venire da Roma, insieme con la sorella Suor Agata, per presiedere a quella celebrazione. Sorprese tutti per la sua invidiabile salute e per la sua piena lucidità.

Nel 2017, in occasione del suo 100° genetliaco, ho avuto il piacere di partecipare a Roma alla sua festa insieme con il Sindaco di Matino, che gli consegnò una targa-ricordo. Padre Antonio ebbe molto piacere ed era sufficientemente lucido. Semplice e fraterna fu la festa che la Comunità dei Gesuiti, presso cui risiedeva, gli aveva approntato. Purtroppo al suo funerale non abbiamo potuto essere presenti, a causa della pandemia del coronavirus.

Passo ora a Padre Angelo. Ero nel Seminario Vescovile di Nardò e frequentavo la terza media. Una sera del mese di marzo 1948, mentre in Cappella recitavamo il Rosario, accompagnato dal Rettore, entrò un missionario vestito di bianco e ci rivolse un breve saluto: era Padre Angelo, che era in partenza per l’India, dove avrebbe completato gli studi di Teologia, avrebbe imparato la lingua “Tamil” e poi sarebbe stato ordinato sacerdote nel 1949.

Negli anni ’50 del secolo scorso ero nel Seminario Pontificio di Molfetta; sfogliando una rivista missionaria dei Gesuiti, m’imbattei in un articolo su Padre Angelo. Egli era alla guida di un furgoncino scoperto, su cui erano visibili attrezzature varie per qualche filmino che il missionario doveva fare. La didascalia, più o meno, diceva: anche il missionario Padre Angelo Stefanizzi per la sua evangelizzazione usa gli strumenti che la tecnica di oggi offre, come il fratello Padre Antonio, direttore della Radio Vaticana.

Trascorse molti anni tra le piantagioni di thè dello Sri Lanka, senza mai venire a Matino. Seppi poi che qualche volta il fratello che era a Roma era andato a trovarlo, ma Padre Angelo era assente: a piedi nudi era tra le piantagioni di the e a Padre Antonio non restava che attenderlo nella sua cameretta, perché il missionario non era rintracciabile.

Il mio primo incontro con Padre Angelo risale agli anni ’70, ed era la sua prima venuta a Matino dopo la partenza per le Missioni. Mi premurai di presentarlo al preside della Scuola Media e farlo incontrare con gli alunni di terza Media, ai quali raccomandai di riferire ai fratelli e alle sorelle più grandi, che a pomeriggio il missionario avrebbe incontrato i giovani di Matino nel salone parrocchiale. Speravo in una numerosa presenza giovanile, invece accolsi il missionario con volto mortificato. Cercai qualche giustificazione, ma egli mi interruppe: non ti preoccupare, don Giorgio, vedo che per voi è più difficile il lavoro pastorale. Avessi io organizzato un incontro formativo, tutti i giovani del villaggio avrebbero partecipato, anche se la presenza cattolica nella Missione è solo del 2%.

Poi è venuto altre volte a Matino, anche per incontrare possibili benefattori per le sue varie iniziative di promozione sociale. Quando potei averlo a pranzo nella mia famiglia, non finiva di ringraziarmi e lo ripeteva nelle varie lettere che ci scambiavamo.

Negli anni ’80 e ’90 ero parroco alla parrocchia del S. Cuore di Matino ed era mia gioia presentarlo alla Comunità ogni volta che veniva. L’ultima volta venne col bastone e, nel salutarlo con commozione, mi disse: don Giorgio, questa è l’ultima volta che ci vediamo. Io vado a morire laggiù tra la mia gente e là voglio rimanere per sempre.

Negli ultimi anni, sulla sedia a rotelle, era assistito da un giovane indù con tanta premura, ma soprattutto aveva chiesto che la sua piccola camera avesse di fronte la Cappella della Comunità, quasi in continua adorazione verso la divina Eucarestia, da cui aveva attinto ogni giorno la forza per il suo faticoso lavoro apostolico.

Alla sua morte alcuni giornali dello Sri Lanka davano la notizia scrivendo: “è morto il Gandhi dello Sri Lanka”.

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2 Commenti a Libri| I Fratelli Antonio e Angelo Stefanizzi

  1. A MAGGIOR GLORIA DI DIO, DEL DIO DELL’EU-CHARISTIA (NON DELL’EU-CARESTIA)!
    In memoria dei Fratelli Antonio e Angelo Stefanizzi…

    CONSIDERATO IL LAVORO STRAORDINARIO portato avanti dalla Redazione della Fondazione “Terra d’Otranto”, in segno di vivo apprezzamento anche del lavoro (qui presentato) “A Maggior Gloria di Dio. I Fratelli Antonio e Angelo Stefanizzi: da Radio Vaticana allo Sri Lanka, a cura di Paolo Vincenti”, mi sia consentito segnalare un grave refuso presente nella penultima frase della “Introduzione don Giorgio Crusafio: Padre Angelo e Padre Antonio Stefanizzi: due frutti della nostra terra” qui ripresa, ove si legge (cfr. – sopra) “in continua adorazione verso la divina Eucarestia”. La divina EU-CHARISTIA, purtroppo, si è trasformata paradossalmente e inavvertitamente in “la divina EU-CARESTIA”!

    Federico La Sala

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