Dialetti salentini: “pete” e derivati

di Armando Polito

– Ne ha fatta di strada l’Umanità! – si sente spesso dire, ma sarebbe opportuno chiedersi se altrettanta ne ha fatta la nostra umanità. Credo che le due immagini di testa (separate cronologicamente da cinque millenni e mezzo) la dicono lunga, soprattutto se operiamo una parallela contrapposizione con un’altra coppia in cui siano rappresentate le condizioni antiche e quelle attuali del nostro pianeta , al quale abbiamo fatto le scarpe con la nostra presunta superiorità, senza rispetto per gli altri esseri viventi, animali e vegetali, e pure minerali, che costituiscono l’ambiente.  Continuiamo a pretendere di avere un  piede  in due scarpe illudendoci che il nostro sciagurato modello di sviluppo, basato unicamente sul profitto, possa in qualche modo conciliarsi con i problemi ecologici che, per quanto riguarda la soluzione, appaiono ormai più che inderogabili, irreversibili. Mi verrebbe da dire che abbiamo curato più i piedi che la testa e che il passaggio dall’agricoltura (senza la chimica …) all’industria ci ha portati a dimenticare il vecchio proverbio Contadino: scarpe grosse e cervello fino.

Dopo questa sparata o, per i pacifisti, pistolotto (da epistola, con la pistola non ha nulla a che fare …), consapevole che qualche lettore possa imputarmi (ma deve esibire le prove …) di aver scritto questo posto con i piedi, entro in argomento.

Comincio dal capostipite, cioè da pete, che corrisponde all’italiano piede, rispetto al quale presenta una maggiore fedeltà fonetica per quanto riguarda il comune etimo: il latino pede(m), accusativo di pes/pedis, connesso con il greco πούς (leggi pus), genitivo ποδός (leggi podòs)1. Per i nessi in cui è usato a designare metaforicamente  qualcosa di particolare, oltre a pete ti puercu (piede di porco, l’attrezzo degli scassinatori, ma, col significato particolare (evoca la forma del piede dell’animale)ad Alessano di nuvola presaga di temporale e a Salve di arcobaleno che resta imperfetto, il vocabolario del Rohlfs registra, solo per Nardò, pete di lupu col significato di arcobaleno incompleto2; solo  per Galatone pete ti mosche e solo per Ruffano nella variante pete te mùschie a designare il bagolaro (Celtis australis L.)3; pede de capra per Leuca (peti ti crapa a Brindisi), a designare il bivalve chiamato in italiano Arca di Noè4.

Passo ora ai principali derivati di pete, con la preghiera al lettore di segnalarmi eventuali, tutt’altro che improbabili omissioni, soprattutto laddove la voce pone interrogativi o consente di fare riflessioni di un certo interesse.

PETALE (in italiano pedale), latino pedale(m) forma sostantivata col significato di oggetto della larghezza, lunghezza o altezza di un piede, dell’aggettivo corrispondente che significa della larghezza, lunghezza o altezza di un piede, dalla radice ped– di pes (genitivo pedis) + suffisso aggettivale. 

PITALORA (non conosco corrispondente italiano)= tralcio nato sul tronco della vite. Dal precedente in una forma *pitale, da non confondersi conl’omonimo ,designante il vaso da notte, che è dal greco πιϑάριον (leggi pithàrion), che significa orcio.

PITANTE (il corrispondente italiano pedante ha, con lo stesso etimo, un altro significato)=passeggero, soprattutto nell’espressione pitante ti mare (persona che ama frequentare i luoghi in riva al mare). La voce è participio presente di un inusitato *pitare, a sua volta dal latino medioevale pedare usato nel senso di misurare a passi.

PITATA (in italiano pedata, participio passato di un inusitato *pedare, forma verbale da piede, della quale permane il composto appiedare.

PITICINU sinonimo di picciolo, peduncolo. Come le voci italiane appena ricordate è diminutivo sostantivato dell’aggettivo  del latino medioevale pedicus5=relativo al piede, dal citato pes.

PITICUNE usato (non a Nardò)  nel significato di ceppaia. Stesso etimo del precedente, ma con suffisso accrescitivo.

‘MPITICUNARE è usato nel significato di mettere in condizione di non muoversi o in quello traslato di impegnare totalmente . La voce è dalla preposizione in (con aferesi di i- e normale passaggio –n->-m-davanti a -p-) + una forma verbale derivante dal precedente piticune.

__________

1 Da una radice indoeuropea ped– presente anche nell’inglese foot.

2 Pur essendo di Nardò, è la prima volta che incontro questa locuzione e sarei grato a chiunque fornisse qualche notizia (o fondata supposizione) circa l’origine della metafora. Posso solo dire che qualche collegamento è ipotizzabile con il piede di lupo o Lycopus europaeus L. [Lycopus è dal greco λύκος (leggi iùcos)=lupo + πούς (leggi pus)=piede], in rapporto ai colori dominanti del perianzio (bianco, rosa, rosso, purpureo (vedi   https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=4911. Tuttavia questo comporterebbe un doppio passaggio metaforico (dal mondo animale a quello vegetale e da questo all’atmosferico), per cui è più probabile che l’imperfezione abbia evocato l’immagine del piede dell’animale come credo sia successo per il pete ti puercu di Salve.

3 Anche qui il passaggio metaforico dal mondo animale a quello vegetale dovrebbe essere basato su un rapporto di somiglianza, ma non riesco ad intravvederlo, sfruttando, questa volta, la scheda presente in https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=1825. Faccio presente che il piede di mosca (o piede sporco), indicato con ❡ o ¶,è un antico segno tipografico che in passato segnava la ripartizione di un capitolo e che negli attuali programmi di videoscrittura segna la fine di capoversi e paragrafi; non credo proprio che la nostra metafora possa avere questa origine dotta.

4 A Nardò chiavatone. Probabilmente le sue decantate proprietà afrodisiache hanno propiziato la paretimologia (parziale, perché protagonista, come vedremo, è sempre il chiodo)da chiavare (non nel suo significato letterale di inchiodare ma in quello metaforico alludente al coito maschilisticamente inteso, tanto per cambiare …. Mi sarei aspettato, sotto questo punto di vista, un chiavantone (accrescitivo del participio presente attivo  e non di quello passato che, per i verbi transitivi, come chiavare,  ha significato passivo …).  In realtà chiavatone è accrescitivo, sì, ma da clavatus  (=a forma di clava), a sua volta da clava, che ha la stessa radice di clavis=chiave e di clavus=chiodo (in fondo un chiodo è la forma più semplice di chiave). Chiavatone, perciò, nasce dalla sua somiglianza con una clava, poi la fantasia popolare ha fatto il resto …  Ne approfitto per ricordare che fungu ti crapa è chiamato a Nardò quello che con nome italiano è detto piede di capra (Albatrellus pes caprae), per cui il nome neretino evoca la forma e non una particolare predilezione caprina per esso.

5 Da non confondere con l’omografo del latino classico pèdicus=relativo ai fanciulli, che è trascrizione del greco παιδικόϛ (leggi paidicòs), a sua volta da  παῖς (leggi pàis)=fanciullo. Il pèdicus (da pes) è stato quasi riesumato nell’italiano pèdice [(detto anche  deponente),   segno, lettera, numero che, in formule chimiche o in espressioni matematiche, è collocato in basso rispetto ad altri segni], che è formazione moderna modellata sul latino àpicem (non a caso àpice, tipograficamente parlando, è il contrario di pèdice), che significa sommità.

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