Ho vi sto, la vita romanzesca del Pulitzer che vive a Cisternino

di Marco Carratta

Manoocher Deghati, già direttore dell’Associated Press e di France Press, vincitore di molti premi tra cui il Pulitzer per la fotografia e, per due volte, il World Press Photo, con i suoi lavori ha ritratto la storia del mondo contemporaneo. Vive dal 2014 con la famiglia a Cisternino, grazie al libro Ho vi sto, un romanzo biografico della scrittrice e archeologa Ursula Janssen, oggi ne possiamo conoscere nel dettaglio la vita avventurosa e romanzesca.

Nato nel 1954 in Iran, ha conosciuto da giovanissimo il cinema italiano, una passione che spinge Manoocher Deghati, finito il liceo, a trasferirsi a Roma per iscriversi alla scuola di Cinema. Tornato in Iran è testimone delle prime manifestazioni di protesta contro lo Scià che racconta con la macchina fotografica. Inizia così una carriera che dura da più di quarant’anni e che lo ha fatto diventare uno dei più grandi fotoreporter del mondo. Non lascia il suo strumento di lavoro neanche durante la lunga convalescenza a cui è condannato a causa di un proiettile esplosivo sparato da un cecchino israeliano nel settembre del 1996. Sfrutta la permanenza forzato nell’ospedale militare Invalides di Parigi per realizzare un reportage sui veterani di guerra francesi con cui ha condiviso i 2 anni di ricovero. La passione per la macchina fotografica lo spinge nel 2011 anche a contribuire alla fondazione della prima scuola afghana di fotogiornalismo.

Grazie al suo lavoro ha visitato 150 paesi, vissuto in 12 nazioni diverse, perché, come ama ripetere, se si vuole raccontare un posto lo si deve vivere. A causa del suo lavoro Manoocher Deghati è stato esiliato dall’Iran divenendo un testimone errante degli avvenimenti che hanno segnato mezzo secolo di storia dal Medio Oriente al Sud America, passando per la Sarajevo assediata. Passaggi cruciali già immortalati dal suo obiettivo che grazie a questo libro acquistano un rinnovato interesse, perché Ursula Janssen, che di Manoocher Deghati è anche la moglie, ci svela finalmente anche quello che avveniva dietro la macchina fotografica.

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