I baroni Sambiasi e le monache di Santa Teresa a Nardò

Sarà presentato Domenica 24 giugno un nuovo libro sulla città di Nardò, presso le sale del Relais Santa Teresa, su Corso Garibaldi (vicino le Poste), alle ore 20.30.

Inserito nella Collana della Diocesi di Nardò-Gallipoli, edito da Mario Congedo di Galatina, è stato scritto da Marcello Gaballo con la collaborazione di Domenico Ble, Daniele Librato, Armando Polito, Marcello Semeraro e Fabrizio Suppressa, con prefazione di Annalisa Presicce.

Il volume sarà presentato da Annalisa Presicce, da Francesco Mandoj, da don Giuliano Santantonio e dall’autore.

In formato A/4, 228 pagine, ricco di illustrazioni in b/n e colore, con numerosi rilievi e planimetrie.

Ricostruzione del palazzo Sambiasi, del monastero e della chiesa di Santa Teresa

 

INDICE

Prefazione di Annalisa Presicce

 

Capitolo primo

Genealogie e architetture a palazzo Sambiasi. Gli archivi e la ricostruzione, di Marcello Gaballo

Premessa

  1. Sulla storia della famiglia Sambiasi e le vicende legate al palazzo

1.1. La prima traccia dei Sancto Blasio a Nardò

1.2. I Sambiasi baroni di Puzzovivo, Flangiano e Puggiano

1.3. Vicende patrimoniali di palazzo Sambiasi

1.4. Il palazzo di Alfonso Sambiasi

1.5. Il palazzo di Francesco Sambiasi

1.6. I Della Ratta e le vicende patrimoniali di palazzo Sambiasi

1.7. Ultime vicende patrimoniali di palazzo Sambiasi. Da Giambattista Mandoj ai nostri giorni

  1. Palazzo Delli Falconi
  2. Il salone di palazzo Sambiasi
  3. L’epigrafe MATURE CONSULAS NE TE PENITEAT (Provvedi tempestivamente per non pentirti), di Armando Polito

 

Capitolo secondo

Sulla chiesa di Santa Croce annessa al palazzo Sambiasi, di Marcello Gaballo e Armando Polito

  1. La chiesa attraverso le fonti pastorali. Brevi cenni storici
  2. La chiesa di Santa Croce nella visita pastorale del vicario Granafei

 

Capitolo terzo

Le Teresiane a Nardò. Origine ed epilogo di un monastero, di Marcello Gaballo

  1. Un secondo monastero femminile per la città di Nardò
  2. Suor Teresa e il progetto realizzato

2.1. Lidia Gaetana Adami fondatrice del monastero teresiano di Nardò

2.2. Sulla famiglia Basta di Monteparano. Le origini e il sostegno a suor Teresa

2.3. Le fonti su Masseria Sciogli. Dai Giulio ai Basta al monastero di Santa Teresa

  1. Dalla ricostruzione post-sismica alla soppressione. Gli ultimi settant’anni del monastero

3.1. Una nuova chiesa per il monastero di Santa Teresa. Il terremoto del 1743

3.2. Il monastero di San Gregorio Armeno di Napoli. Gli amministratori e la gestione dei beni delle Teresiane di Nardò

  1. Appendice documentaria

4.1. Cessione scambievole di Oratorij (1837)

4.2. Cessione scambievole di Oratorij (1838)

4.3. Cronotassi delle priore del monastero di Santa Teresa

 

Capitolo quarto

La chiesa di Santa Teresa. Gli artisti, le opere, il culto, di Marcello Gaballo

  1. Il profilo architettonico
  2. Due tele di Vincenzo Fato nella chiesa delle Teresiane a Nardò
  3. La statuaria nella chiesa di Santa Teresa

3.1. Il Redentore, Santa Lucia, Sant’Agata

3.2. La statua di S. Espedito e la Fondazione del nobile Enrico Personè

3.3. Il culto di San Biagio a Nardò. Due testimonianze iconografiche

3.4. Sulla ragione della statua della Madonna del Buon Consiglio nella chiesa di S. Teresa

3.5. La tela di San Carlo Borromeo orante, di Domenico Ble

 

Capitolo quinto

Araldica a Nardò. Lo stemma lapideo settecentesco del vescovo Carafa sulla facciata della chiesa di Santa Teresa, di Marcello Semeraro

 

Capitolo sesto

La mirabile e singolare volta della chiesa di Santa Teresa, di Fabrizio Suppressa

 

Capitolo settimo

Araldica carmelitana a Nardò. Lo stemma carmelitano: origine e sviluppi, di Marcello Semeraro

7.1. Gli esemplari neritini

 

Capitolo ottavo

Lavori di ristrutturazione e ammodernamento della chiesa di Santa Teresa dal 1800 ai nostri giorni, di Fabrizio Suppressa

  1. Appendice
  2. Appendice
  3. Appendice

 

Capitolo nono

La confraternita del SS.mo Sacramento a Nardò, dalla cattedrale alla chiesa di Santa Teresa, di Marcello Gaballo

  1. La cappella del SS.mo Sacramento in cattedrale
  2. Altri atti notarili e documenti d’archivio. I dati raccolti sulla confraternita del SS.mo Sacramento

2.1. Disposizioni per attuare il lascito del duca di Nardò Belisario Acquaviva d’Aragona in favore della cappella del SS.mo Sacramento nella cattedrale di Nardò, di Armando Polito

2.2. Legati da soddisfare da parte della confraternita

2.3. PLATEA della confraternita

2.4. Un rarissimo libro nell’archivio confraternale

  1. Appendice

3.1. Cronotassi delle cariche della confraternita del SS.mo Sacramento

3.2. Prefetti, cappellani e padri spirituali della confraternita

3.3. La visita pastorale del vescovo Antonio Sanfelice nel 1719 alle confraternite e congregazioni esistenti in cattedrale: Santa Maria della Misericordia, del Santissimo Corpo di Cristo e della Santissima Eucaristia, di Armando Polito

 

Capitolo decimo

Spoglio degli assensi conservati nell’archivio storico diocesano di Nardò riguardanti la confraternita del Santissimo Sacramento e del monastero di Santa Teresa, di Daniele Librato

Bibliografia generale

 

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3 Commenti a I baroni Sambiasi e le monache di Santa Teresa a Nardò

  1. UN PALAZZO UN MONASTERO. I Baffari-Rossi e le Teresiane di Ripacandida (PZ). Una traccia per ulteriori approfondimenti …

    A) IL MONASTERO delle Carmelitane Scalze (al secolo Palazzo Baffari-Rossi) sorge nel comune di Ripacandida ed è attiguo alla chiesa di San Giuseppe, comunemente chiamata chiesa delle Monache.
    Prima ancora di essere monastero era il Palazzo Baffari-Rossi, e i suoi ultimi residenti furono i fratelli Giambattista Rossi e Giovanni Baffari, figli del dottor Donato Antonio Rossi e di Porzia Baffari. I due fratelli, entrambi sacerdoti donarono la casa dei loro avi per la fondazione del monastero, ispirato alla regola carmelitana della grande riformatrice Santa Teresa D’Avila (cfr.: https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_delle_Carmelitane_Scalze_di_Ripacandida);

    B) “CAPO XVIII Fonda un Monistero di Teresiane Scalze nella sua Patria non senza gravi fatiche, ed esercizio continuo di molte singolari, ed eroiche virtù: La fondazione di S. Giuseppe di Teresiane fu l’opera nella quale a meraviglia spiccarono l’eroiche virtù dell’Arciprete Rossi, perché fu un lavoro, che in corso di molti e molti anni sino all’ultimo giorno della sua vita (…) CAPO XIX Nuovi impegni, in cui si ritrovò, per il Monistero da lui fondato:
    Nel passaggio di Monsignor Rossi alla Chiesa di Palermo, fu chiamato a Melfi, da Bitonto, per gran bene della Diocesi e sollievo dei poveri, Monsignor Lucantonio della Gatta (…) Venuto per la prima Santa Visita in Ripacandida, che ben presto fece conoscere il volto del suo novello gregge, dimostrò ben grande consolazione in vedere un luogo di Religiose di S. Teresa di cui egli era devotissimo, e gli piacquero le celle ed ufficine che vi erano ben disposte dall’accuratezza dell’Arciprete, di cui al primo arrivo n’avea concepito questa stima che meritava. Si compiacque pure ben molto dei devoti portamenti e della regolare Osservanza che scoprì nelle Giovani già racchiuse e, a tal segno, che poi diede sentimento di farvi passare anche una sua nipote che avea nel Monistero della città di Nardò dello stesso Ordine; cosa che risaputa dal P. Carlo Felice se ne congratulò con lettera scritta all’Arciprete, come alla Superiore, e s’impegnò più fortemente per il disbrigo del Reale Assenso di Napoli.
    Quello ottenuto, si supplicò Monsignor Vescovo a dar l’esecuzione al Decreto di Roma della Clausura, ma egli dichiarò non poterlo fare se prima non facea il Giardino disegnato per comodo delle Monache. Il motivo che lo tenne costante in questa risoluzione fu che essendo sortito un terremoto in Provincia di Lecce, questi gettò a terra più Monisteri e le religiose che non si trovarono ad aver giardini furono costrette nella fuga a ripararsi nelle Case dei Secolari. Questo era quello ch’egli pubblicava con altri. Ma ne suo cuore, come in seguito s’andò scoprendo, prevedeva che se il giardino non si fosse ritrovato fatto, a morir del Fondatore, non si sarebbe ritrovato chi ci pensasse (cfr. “VITA DEL GRAN SERVO DI DIO GIAMBATTISTA ROSSI arciprete di Ripacandida, dedicata a Sua Santità Benedetto XIV e scritta dal fratello Giovanni Rossi arciprete di Contursi”, a c. di Franco Pignata, Print art Edizioni, Nocera Superiore (Sa), 2019, pp. 140-146).

    C) CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO: STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano “file” perduto del tardo Rinascimento (cfr: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/breve.php3?id_breve=659).

    Federico La Sala

  2. P.S. UN PALAZZO, UN MONASTERO DI RIPACANDIDA … E LA MONACA TERESIANA DI NARDO’.

    Allegato (al punto B):

    “CAPO XXIV ed ultimo. Stima in cui fu tenuto da’ Personaggi di discernimento, e pietà. […] Monsignor Lucantonio della Gatta, a di cui tempo finì il nostro Arciprete di vivere, con Monsignor Teodoro Pascale Basta suo nipote e Vicario Generale, ed oggi degnissimo successore, usò seco tante dimostrazioni di stima ed affetto che non troviamo parole sufficienti ad esprimerlo; lo proponeva per modello ed esemplare a tutti li Ecclesiastici delle Città e Diocesi e se ne avvalse come tutti gli altri con maggiore confidenza, l’offerse per il suo Monistero una sua nipote monaca Teresiana di Nardò, la qual però non venne poiché fu poi eletta Priora. Questo Vescovo si prese anche la briga di diriggere nello spirituale il Monistero di Ripacandida, a cui di proprio pugno lasciò scritta una fruttuosa istruzione valevole a mantenere le Religiose nella Regolare Osservanza e nel cammino sicuro di quella perfezione alla quale dovevano anelare; e per grazia del Signore, leggendola spesso, siccome egli consigliò, se ne vede il grande profitto che ne ricavavano (cfr. “VITA DEL GRAN SERVO DI DIO GIAMBATTISTA ROSSI arciprete di Ripacandida, dedicata a Sua Santità Benedetto XIV e scritta dal fratello Giovanni Rossi arciprete di Contursi, in NAPOLI MDCCLII nella stamperia Muziana con licenza de’ superiori”, con nota introduttiva di Gerarda Forlenza, a c. di Franco Pignata, Print Art Edizioni, Nocera Superiore (Sa), agosto 2019, p. 273, p. 276).

    Federico La Sala

  3. P.S. ANNO 1731: ALFONSO M. LIGUORI A NARDO’. LE TERESIANE ATTESTANO….

    CAPITOLO 16. Memoria di alcune fatiche fatte da Alfonso correndo la primavera del 1731. *

    Troppo fertile, e troppo carica di fatiche per Alfonso l’Apostolica Campagna nella Primavera del 1731.

    Si sa, che in quest’anno fu oltremodo funesta per la Puglia, e per le Provincie adjacenti, la notte precedente al dì diciannovesimo di Marzo. Ad ora nove, e mezza nel giorno del Martedì Santo tale scossa ci fu di terremoto, che desolò Città, e paesi, e non si vide dapertutto, che lutto, e terrore. Non mancarono i zelanti Vescovi vedendo commossi i popoli, invitar Uomini Apostolici a predicarvi la Penitenza.

    La Congregazione di Propaganda non fu l’ultima ad esser richiesta, specialmente dai Vescovi delle Provincie di Bari, e di Lecce; ed uno de’ Missionarj, anzi l’unico, bisogna dire che portò il peso di queste Missioni, fu Alfonso, perché giovine, zelante, e non curante di se stesso. Fu voce comune, che la Grazia fece prodigi tra i popoli per mezzo suo, ma tutte non si sanno le particolari circostanze.

    L’ultima Missione fu nella Città di Nardò, ove furono chiamati dal zelante Vescovo Monsignor Antonio Sanfelice anche Confratello della propria Congregazione. In questa Missione spettò ad Alfonso (il che per ordinario gli spettava) di predicare la sera al popolo. Anche in questa Città benedisse Iddio le sue fatiche con una messe troppo abbondante di conversione di ogni ceto di persone.

    Avendo sapute le Religiose di S. Chiara il fervore del Missionario, tanto supplicarono chi n’era Superiore, che almeno degnate le avesse per un suo sermone. Dicono le vecchie Monache che non sembrò uomo Alfonso, ma Serafino; e che ogni parola era saetta, che feriva i cuori.

    Tra le altre, fu così soprappiena di lumi celesti una Religiosa di grande spirito, che Alfonso, terminata la predica, si vide in obbligo sentirla. Attestano le Monache, che il Missionario infervorava la Religiosa, e la Religiosa il Missionario, e che tutti e due diedero in patenti eccessi di amor Divino.

    Le Teresiane attestano ancora un suo bell’atto di mortificazione. Era Alfonso, come si sa, estremamente divoto della Santa Madre Teresa; ed avevasi in Monistero una bellissima statua, che attirava la divozione, e la curiosità de’ forastieri. Essendoci andato Alfonso coi compagni per licenziarsi dalle Monache, e volendo questi vedere, e venerare la statua, Alfonso sacrificò alla Santa la voglia, ch’egli aveva di osservarla. Tanto mi vien riferito dall’Abate D. Nicola Giuliani di presente degnissimo Arciprete di quella Cattedrale.

    * Cfr. P. Antonio Maria Tannoia, “Della Vita ed Istituto del venerabile servo di Dio Alfonso M. Liguori vescovo di S. Agata de Goti e fondatore della Congregazione de Preti Missionari del SS. Redentore” (I Edizione IntraText CT – http://www.intratext.com/IXT/ITA2115/_PH.HTM#97).

    Federico La Sala

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