La ricerca ossessiva del nesso salentino negli affari dell’universo

salento

di Pier Paolo Tarsi

 

Dall’Alpi alle Piramidi,

Dal Manzanarre al Reno,

Di quel securo il fulmine

Tenea dietro al baleno;

Scoppiò da Scilla al Tanai,

Dall’uno all’altro mar.

Se un tempo questi famosi versi manzoniani identificavano per tutti lo spirito a cavallo dell’epoca che fu al secolo Napoleone alle prese con la conquista del mondo, oggi sarebbero di gran lunga più adatti a qualificare un qualunque anonimo salentino. Se storicamente i nostri conterranei, come tutte le genti meridionali, si sono sempre spostati dalla propria terra d’origine per ogni dove del pianeta alla ricerca di lavoro o possibilità negate in casa propria, oggi sono presenti ovunque e in qualunque circostanza per qualunque ragione. Non trovereste infatti praticamente nessun angolo del globo, nemmeno una qualche zona interna dell’Amazzonia non ancora antropizzata o deforestata, in cui possiate esimervi dall’incontrare qualcuno che, sollazzandosi, non vi passi accanto indossando l’immancabile e pacchiana maglietta con annessa scritta dialettale che funge ormai da carta d’identità salentina esibita con orgoglio. Insomma, all’onnipresenza di noialtri, crediamo che ogni abitante del pianeta terra sia ormai lautamente assuefatto.

Dalla pizzica propinata ai cinesi, al pasticciotto speciale per il presidente degli Stati Uniti d’America, fino ai cori da ultrà del Lecce impartiti ai bambini del Sudan in Africa (http://www.youtube.com/watch?v=4lBfpFv-k4s), crediamo non sia rimasto più nessuno da salentinizzare a questo mondo. Ma qui è il punto, a questo mondo abbiamo detto! Non siamo forse nel XXI secolo avanzato? Non siamo nell’epoca della conquista della via lattea e dei suoi corpi, siano questi comete o pianeti? E volete che questo non solletichi il nostro bisogno compulsivo e ossessivo di presenzialismo ubiquitario?

Allora, come soddisfare queste impellenti e irresistibili necessità di salentinizzare il cosmo quando la terra intera è ormai colma in ogni dove di ritornelli dei Sud Sound System, di tamburelli di Torre Paduli e di ogni altra nostra specialità? Come potremo salentinizzare Marte, Saturno o Plutone date le oggettive difficoltà per ogni forma di vita di organizzare laggiù una Notte della Taranta?

Non è il caso di scoraggiarsi, fratelli e sorelle, non c’è problema la cui soluzione non si possa trovare con un po’ di ingegno, di spirito di adattamento e di creatività, virtù che ad esempio i giornalisti nostrani hanno saputo ereditare dai propri avi e di cui sanno dare prova praticamente ogni giorno, scovando e disseppellendo dalle brume della dimenticanza il nesso salentino nei fatti tutti della storia e dell’universo oggi conosciuto. Allora, come Buzz Lightyear prima di spiccare il volo nel cartone di Toy Story, non ci resta che lanciarci con entusiasmo e determinazione “verso l’infinito…e oltre”: basta trovare l’appiglio, la leva con cui sollevare l’universo, il trampolino per la conquista salentina di ogni remoto anfratto del cosmo, lo spunto per appagare il nostro affamato protagonismo.

Ed allora procediamo: l’Agenzia Spaziale Europa nella recente missione Rosetta ci dona il primo accometaggio della storia? Ebbene, sapendo cercare nelle pieghe degli eventi come solo i nostri giornalisti sanno fare, qualcosa di salentino ci sarà da evidenziare in questa impresa storica. Infatti, ci fa notare il “Quotidiano” in prima pagina, una delle ricercatrici che avranno l’onore di analizzare le polveri che saranno riportate sul nostro pianeta è nata nel Salento. Embè, sono soddisfazioni no? Ecco, ad ogni modo, servito il nesso salentino, ecco soddisfatto il nostro bisogno di presenziare: noi ci siamo sempre tra i piedi degli eventi, ed è bene che lo si evidenzi!  O ancora: per la prima volta nella storia una donna italiana parte per lo spazio? Si, è vero, è una donna milanese ahinoi, eppure, eppure…a ben guardare, una volta, nel 2007 precisamente, costei è passata proprio dal Salento per svolgere un addestramento nell’aeroporto militare di Galatina!

A svelarci il prezioso nesso ci ha pensato stavolta Leccesette (http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=23405&id_rub=68), giornale online che ci ricorda come il vezzo del nesso nascosto non interessi solo la vecchia carta stampata ma anche la rete e i nuovi media! Eccoci, sollevati e appagati anche stavolta dunque. Insomma, se non fosse ancora chiaro a qualcuno il Salento c’è, ovunque, in ogni circostanza, in ogni piega del cosmo, in ogni evento della storia umana, in ogni fatto rilevante o meno, eccome se c’è!

A latere di questa spasmodica ricerca di un nesso che sveli in ogni modo concepibile la traccia salentina in qualunque circostanza – anche a costo di esporsi al ridicolo – una domanda tuttavia (e forse qualcuna in più) sorge spontanea, come un invito a pensare: che senso ha questa puntuale esibizione di una qualche prestazione salentina in tutte le vicende umane? Quale è la ragione di un così puntuale e pervasivo bisogno di riconoscimento di sé tipico di noti disturbi della personalità qui elevati alla dimensione corale e collettiva?

Il Salento c’è,  ebbene, forse troppo è il caso di dire? C’è anche quando è veramente fuori luogo il nesso con la sua esistenza, c’è anche quando è francamente ridicolo il modo di esserci: abbiamo davvero bisogno di simili continue prove ontologiche della nostra esistenza da offrire agli altri e noi stessi? Un tempo tali prove ontologiche le si riservavano al Padreterno, ed erano a dirla tutta assai più profonde di quelle che emergono dal dibattito tra eminenti scienziati come Zichichi o Veronesi di questi tempi.

Ma noi, noi salentini, da queste testimonianze di presenza a tutti i costi non potremmo serenamente esimerci? A meno che non è di una teologia salentina che sentiamo veramente il bisogno- che so, di una qualche prova che Dio avesse un cugino che usava villeggiare nel Salento, o della prova che Cristo non si sia fermato veramente a Eboli ma sia giunto fino a Leuca per assaggiare un pasticciotto – non possiamo semplicemente limitarci ad essere talvolta dei meri spettatori dei fatti del mondo, come capita a tutte le genti?

 

 

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10 Commenti a La ricerca ossessiva del nesso salentino negli affari dell’universo

  1. caro pierpaolo, sappiamo che Depardieu sarebbe un anonimo ubriacone non avesse comprato casa a Lecce. E chi conoscerebbe Umberto Eco non fosse per quel salentino che gli regalò un Kg. di pasticciotti? E forse nessuno conosce la vera storia di Colombo (Cristoforo, non il tenente) che venne iniziato alla navigazione da un gallipolino di passaggio a genova.

  2. ehm…la cristoforetti è nata a milano ma è trentina, di Malé (non quello alle maldive..manco quelle del salento) e plutonio non è un pianeta
    capisco l’ironia ma un po’ meno “raggia” da riflusso gastrosalentinico no?

  3. Giusto Capasune, quando sei su pluto occhio al t9. Non è “raggia” da riflusso la mia, è semmai un invito polemico a smetterla con queste idiozie. E’ un vero e proprio modello ormai di comunicazione che ci sta rincretinendo tutti questo “parlar di Salento” in questo senso ridicolo, che altro non è che una deriva del modo in cui continuiamo a rappresentarci con mere immagini senza più sostanza. Mi pare che qui si parli di Salento ogni giorno, o ti sarà sfuggito?! Mi pare anche però che ci sono modi e modi di farlo, ed alcuni, molto banalmente, sono demenziali. Quando si è abbondantemente oltre il sensato con le proprie narrazioni autocelebrative, è sempre salutare un po’ di autocritica. Saluti. Pier Paolo

    • e per dire solo questo c’era bisogno di scomodare Manzoni…sì la tua è proprio raggia :D

      con simpatia
      Vito

  4. Ormai ,nell’era inevitabilmente predestinata allo smantellamento della vera essenza salentina , seppellita dal depauperamento culturale e dal suo abietto tentativo di modellarlo al consumo del popolino non ci sara’ mai spazio per un “mea culpa” che possa salvare il salvabile.
    Rimaniamo nel nostro sciovinismo troglodita , che porterà ineluttabilmente all’inquinamento del vero credo salentino quello che ci ha contraddistinto sinora, finche’ lo straniero ci indicò la luna…e noi guardammo nel pozzo.

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