Roberto Malerba. L’uomo che sussurrava alle Piante e amava i Gelsi

roberto malerba

di Raffaella Verdesca

 

 Roberto Malerba era un uomo gentile e luminoso: occhi piccoli accesi da lampi di trasparenza, sorriso adolescente accompagnato da maturi baffi amichevoli. Era nato il 18 maggio del 1954, viveva a Collepasso e viaggiava nella sua terra e per la sua terra. Aveva studiato da perito agrario e vissuto da amante della flora, compreso ogni suo abito di gala e di stagione. Roberto, conosciuto come ‘Salento Gelsi’, piantava semi per rendere più ricco e rigoglioso quell’armadio regale. In fondo, se ne era dichiarato ‘Custode’.

Devoto rappresentante e servitore della sua terra, già quindici anni addietro aveva importato particolari varietà di gelso dalla Calabria, Mirto Crosia (Cs), fino a stringere un forte legame con i gelsi mori mediterranei e i gelsi bianchi. Se ne occupava a 360 gradi ritenendoli una fonte prodigiosa di rilancio dell’economia salentina se non addirittura nazionale.

Quando la salvezza viene  dalla Terra.

‘Salento Gelsi’, quindi, si era ritrovato a spaziare dalla ricerca alla propagazione di numerose piantine di gelso che sovente lui stesso piantava e regalava agli amici; s’interessava dell’alimentazione umana e di quella animale (mangimistica) derivante da questi alberi, studiava la possibile produzione di bioetanolo dalle loro fibre e pensava all’ottimizzazione nell’utilizzo del loro legno. Oltre a questo, si dedicava anima e corpo alla tutela delle biodiversità e del paesaggio storico-naturale del Salento, puntando con forza alla sua conservazione e ricostruzione. Pur in questa frenetica attività ambientalista, Roberto mai trascurava la sua passione per la letteratura. Tempo fa confidò a me che scrivo libri per diletto e leggo pagine per devozione, di amare particolarmente le Metamorfosi di Ovidio e Seta di Alessandro Baricco. E lui di seta e di trasformazioni se ne intendeva! Il suo straordinario e ambizioso progetto consisteva infatti nel promuovere la produzione del prezioso tessuto grazie alla coltura dei bachi da seta. Solo a fine settembre scorso aveva portato con sè da Padova un telaino di bachi (il ‘telaino’ è l’unità di misura internazionale del baco: 20.000 bacolini)  per la costruzione di una filiera che va dal bombice, o baco, al capo d’abbigliamento.

Roberto Malerba il Rivoluzionario, Roberto Malerba la Mente del Rinascimento Salentino: un gelso per la vita, una vita per il gelso.

Non più quindi il solito tormentone pubblicitario del “Salento, lu mare, lu sule e lu ientu” (volevano forse intendere, lor signori, la No Tap, i Pannelli Fotovoltaici e le Pale Eoliche?), non più parole e progetti orfani di riscontri, ma finalmente la possibile, reale, felice convivenza tra ombrelloni e patrimonio arboreo, tra pizzica e paesaggio, tra archeologia e nuova identità, tra gelsi e riqualificazione produttiva, tra ulivi e accesso vietato alla truffa.

Ma il 22 aprile 2014, giorno della Festa degli Alberi, alle ore 20 circa, Qualcuno ha voluto riprendersi il Suo e il nostro più caro angelo ‘Custode’: Roberto Malerba è morto sulla strada provinciale Matino-Casarano in un incidente stradale causato da un malore.

Ed eccoci qui stretti nel dolore della tua tragica perdita terrena, Roberto dei Gelsi, inconsolabili in quanto uomini, forti in quanto tuoi eredi.

Sì, vogliamo portare avanti quelle che tu definivi “…progettualità dal sapor d’utopia”, vorremmo impegnarci a far risplendere le tue idee nella realtà, proprio come facevano i tuoi occhi buoni ogni volta che parlavi della tua vita in comunione con la natura.

“Ecco perché mi sento sempre in pace con me stesso” dicevi “ed ecco perché lotto per portare gli altri a vivere questo mio stesso stato di grazia”.

Noi siamo pronti a viverlo, Roberto, perchè siamo della razza di ‘Quelli dei Gelsi’ e per questo porteremo avanti il tuo sogno concreto.

Oggi chiediamo anche alla Fondazione Terra d’Otranto di promuovere un volume di Studi in tua memoria affinché niente delle tue idee, delle tue innovazioni e delle tue ricerche vada perduto.

Allora, da figli della Terra e della nostra terra, non ci resta che amarci e amare tutto ciò che tu ci hai insegnato e lasciato in eredità. Sarà solo così che in questo triste giorno non piangeremo la morte di un umile uomo ma vivremo la ricchezza di un vero eroe della porta accanto.

E un eroe non muore mai.

 

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9 Commenti a Roberto Malerba. L’uomo che sussurrava alle Piante e amava i Gelsi

  1. Cara Raffaella le tue parole toccano il cuore sino alla commozione, grazie per aver così bene raccontato chi fosse Roberto Malerba, “Salento Gelsi”.
    Confido che la Fondazione Terra d’Otranto accolga la tua richiesta, che è la stessa di tutti noi di “Quelli dei Gelsi”.

    Aggiungo, per coloro che volessero dare l’abbraccio di commiato a Roberto che
    Le esequie avranno luogo domani, oggi 24 aprile, alle ore 15,30 presso la Chiesa della Natività di Maria Vergine (Chiesa Madre) – Largo Fede – Collepasso (LE)
    La camera ardente è allestita presso la chiesa di San Francesco

    • L’iniziativa di Raffaella sarà presa in grande considerazione e ne potremo discutere sull’idea di un volume a lui dedicato e titolato “Quelli dei Gelsi. Scritti di amici in memoria di Roberto Malerba”.
      Chi vuol collaborare contatti in privato la stessa Raffaella, che ha lanciato l’idea

  2. Ebbene, dopo l’assenso della Fondazione, già ci muoveremo incontro a Roberto nel modo più pratico e visibile: sostegno ai suoi progetti e documentazione scritta delle sue idee. Grazie a voi, amici miei, amici veri.

    • Ciao Raffaella,
      sono un caro amico di Roberto, ancora incredulo per ciò che è accaduto. Conosco Roberto da più di 30 anni, hai saputo descrivere perfettamente quest’uomo …”Roberto Malerba il Rivoluzionario, Roberto Malerba la Mente del Rinascimento Salentino: un gelso per la vita, una vita per il gelso”. In fondo il senso principale del termine utopia è il “non-luogo” ed avere la forza di andare oltre ed io vorrei andare oltre, vorrei insieme a voi, soffiare su questo fuoco e tenere viva questa fiamma!
      Mi piace molto l’idea di un volume a lui dedicato e titolato “Quelli dei Gelsi. Scritti di amici in memoria di Roberto Malerba”. Sono un suo amico, di professione sono un grafico illustratore e mi piacerebbe, dare il mio contributo a costruire questo “non-luogo”, anche perché so che Roberto me l’avrebbe chiesto.

  3. Il Salento ha perduto uno dei suoi più grandi CUSTODI. Ciao Roberto e grazie a Raffaella (che non ho il piacere di conoscere) per aver saputo raccontare la bravissima persona che era.

  4. Questo articolo è papà! È lui con le sue idee, i suoi progetti, il suo modo di essere e di fare. Ringrazio vivamente tutti voi, i vostri pensieri ci danno la forza ed il coraggio per andare avanti. Sono lieta di mettermi a disposizione per chiunque fosse interessato a mantenere vivo il ricordo di mio padre e in particolar modo desidero che le sue idee non muoiano mai. Grazie di vero cuore a tutti voi. Per qualsiasi cosa vi prego di contattarmi

  5. Persone così sono fiaccole di fede, luce che non dovrebbe mai spegnersi, ma quando purtroppo accade, continuano a mandare ancora più forte il loro riverbero.
    Non conoscevo un così grande uomo, ora sì e lo sento vicino nei miei ideali, nel mio amore panico per la nostra terra e ben vengano tutte le iniziative a testimonianza di quanto fecondo sia stato il suo seminare.

  6. Sono colpito dalla grande umanità di Roberto Malerba, che vedeva in un accidente (la coltivazione del gelso).la possibilità di redenzione economica e sociale di un Salento in cui fruttificano scrasce, erbe e malerbe. Raffaella Verdesca ce lo ha descritto nella sua vitalità e tale rimarrà sempre nel nostro cuore. Quello che più mi colpisce è l’identità di una storia con la sua terra, quel connubio magico che si manifesta solo quando si ama a tal punto da sorridere a qualsiasi difficoltà con quello scherno gioviale che fa superare tutte le difficoltà e fa guardare con serenità al futuro, umano ed eterno. Siamo stati fortunati ad aver convissuto, seppure di striscio, con un personaggio così generoso, è stata fortunata la nostra terra ad averlo ospitato. Ora quell’uomo, quella parvenza, quell’esperienza non moriranno mai, nei suoi affetti più cari e nei tanti amici e amiche che ora hanno capito il vero senso della nostra ricchezza: ricevere la grazia di una esperienza umana da condividere fra tutti sino in fondo, mantenendone vivo il ricordo, fino alla fine dei tempi, dei nostri tempi.

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