I dipinti di Paolo De Matteis (1662-1728) nella cappella del Seminario di Lecce*

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di Stefano Tanisi

Del pittore giordanesco Paolo De Matteis (1662-1728) negli ultimi anni sono state proposte nuove attribuzioni che hanno così ampliato il già significativo catalogo[1]. Le opere del pittore presenti nel Salento sono collocabili tutte nell’arco di un trentennio: tra 1696 e il 1726[2].

A Lecce sull’altare maggiore della cappella dell’antico palazzo del Seminario è collocato il noto dipinto di Paolo De Matteis del 1696 raffigurante San Gregorio Nazianzeno, patrono del Seminario. Sulla nuvola al centro si legge l’ampia firma del pittore e la data “Paulus de Matteis 1696”[3].

Il santo taumaturgo, assiso su nubi, è raffigurato in abiti vescovili, con la mano destra sostiene il pastorale mentre la sinistra è appoggiata su di un libro aperto retto da un angelo. Il suo volto barbuto è diretto verso l’osservatore. Circondano il santo gli angeli, di cui uno al centro regge la palma del martirio.

A sinistra da quello maggiore è l’altare di san Vincenzo levita e martire, il quale fu voluto – da come si ricava dall’epigrafe nel fastigio – dall’ecclesiastico “Vincentius Antonius Capotius” nel 1705. Lo stesso prelato ha probabilmente commissionato il coevo dipinto della Vergine col Bambino e san Vincenzo diacono (fig. 1) inserito al centro dell’altare. Questo dipinto è stato riferito al De Matteis dal De Simone e poi confermato dal Galante, il quale, scriveva nel 1985:

 

“Considerato il suo stato di conservazione, sembra difficile confermare senza riserve al pittore la Vergine appare a S. Vincenzo Diacono che si trova nella cappella del Seminario a Lecce e che portava un riferimento al pittore già nella guida del De Simone. E tuttavia il dipinto, stranamente trascurato negli interventi più recenti, mostra ancora nelle parti integre la sua qualità e la sua vicinanza ai modi del De Matteis nei caratteri così decisi, quali i colori chiari, delicati e luminosi, la composizione in diagonale simile a quella della Madonna del Rosario della chiesa Matrice di Grottaglie – si veda il tipico angioletto nell’angolo in basso – alla quale sembra prossima per il risentito marattismo che si legge nella definizione più decisa delle forme e nella più insistita ricerca della bellezza delle fisionomie. Né è da sottovalutare la circostanza che proprio per l’altare maggiore della stessa cappella sia stato fatto il già citato S. Gregorio Nazianzeno[4].

 

Nel 2008 il dipinto è stato infine attribuito al pittore Giovanni Battista Lama (1673 – dopo 1748)[5].

Il recente restauro (2011) ha fatto finalmente riemergere l’autografo del pittore, sciogliendo finalmente i dubbi sull’autore e l’epoca di esecuzione: in basso al centro, sul gradino, compare la firma “Paulus de Matteis F[ecit] 1705” (fig. 2).

In alto, troviamo la Vergine seduta su nuvole con il suo sguardo rivolto a sinistra verso san Vincenzo. Essa stringe nelle sue braccia il Bambino intento a consegnare la palma del martire al santo. Ai piedi di Maria la falce di luna e il serpente che tiene tra le fauci la mela del peccato. Il santo, vestito con una lunga dalmatica, è inginocchiato a sinistra su di un gradino. Vicino le sue ginocchia le catene che lo hanno imprigionato, mentre alle spalle, si affaccia un soldato che varcata la porta resta sorpreso in seguito alla visione miracolosa. In alto, tra le nubi, angeli osservano la scena. In basso a destra chiude la composizione un angelo seduto su di un gradino che rivolge lo sguardo verso l’osservatore. La luce che proviene da sinistra mette in risalto l’incrocio di sguardi tra San Vincenzo, la Vergine e il Bambino.

A queste opere leccesi[6] va accostato il dipinto della Madonna di Costantinopoli e i santi Giuseppe e Carlo Borromeo conservato nella chiesa dell’Addolorata di Maglie[7], che mostra chiari riferimenti alla pittura del De Matteis: ritroviamo, infatti, le solite tonalità calde e contrastate, i dolci e delicati volti dei personaggi come quello del Bambino e gli angeli dai tipici riccioluti e biondi capelli.

Pubblicato su Il delfino e la mezzaluna n°2

 


* Il presente lavoro integra i miei precedenti contributi: Il pittore delle nuvole. I dipinti di Paolo de Matteis (1662-1728) nella Cappella del Seminario di Lecce, in “Il Paese Nuovo”, Anno XX, Numero 18, 22 gennaio 2012, p. 23; Paolo de Matteis e i due dipinti del seminario, in “L’Ora del Salento”, Anno XXII, Numero 27, 14 luglio 2012, p. 4.

[1] Cfr. G. Mongelli, Paolo De Matteis in Puglia, in Ricerche sul Sei-Settecento in Puglia, dirette da L. Mortari, Fasano 1980, pp. 105-136; Paolo De Matteis a Guardia Sanframondi, Catalogo della mostra, Guardia Sanframondi 15 luglio-15 settembre 1989, a cura di F. Creta – A. M. Romano, S. Nicola la Strada 1995;

[2] Cfr. G. Mongelli, Paolo De Matteis in Puglia, cit.

[3] Il dipinto è stato assegnato al De Matteis in M. Paone (a cura di), Lecce Città Chiesa, Galatina, 1974, tav. XL.

[4] L. Galante – R. Poso, Questioni Artistiche Pugliesi, Galatina 1985, p. 14.

[5] Cfr. Aa.Vv., Lecce: Antico Seminario, Lecce 2008, p. 44.

[6] Nel Museo Diocesano di Lecce è conservato il dipinto del Riposo nella fuga in Egitto, proveniente dalla chiesa conventuale dei Carmelitani, attribuito al De Matteis nel 1985 dal Galante (cfr. L. Galante – R. Poso, Questioni Artistiche Pugliesi, cit, p. 15-16 e fig. 9) e confermato dalla Barbone nel 1995 (cfr. N. Barbone Pugliese, Scheda n. 57, in Il Barocco a Lecce e nel Salento, Catalogo della mostra, Lecce Museo Provinciale 8 aprile-30 agosto 1995, a cura di A. Cassiano, Roma 1995, p. 72). Come è stato giustamente notato dal Vetrugno, tale dipinto è invece firmato e datato “A. Diego Rodriges f. 1716” (cfr. P. A. Vetrugno, Un’aggiunta all’attività di Paolo De Matteis nel Salento, in Scholae patrum. Per i cento anni del Liceo “P. Colonna” di Galatina, Galatina 1999, pp. 3341-344), pertanto va ripensata la paternità dell’opera. Da notare, inoltre, che un dipinto dalla simile composizione è esposto nella sede della Soprintendenza per i Beni Artistici di Bari presso S. Francesco della Scarpa.

[7] Cfr. S. Tanisi, Il dipinto della Madonna di Costantinopoli di Paolo De Matteis nella chiesa dell’Addolorata in Maglie, in “Spicilegia Sallentina”, n° 6, 2009, pp. 65-68.

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