Quella seconda mensola del balcone del castello di Nardò … (2/6)

di Armando Polito

Quando il soggetto da esaminare è come il nostro non si può prescindere da alcuni repertori antichi fondamentali per conoscere il valore simbolico di un’immagine.

Uno di questi è opera di Cesare Ripa (1555-1645): Iconologia overo descrittione dell’immagini universali cavate dall’antichità et da altri luoghi. La prima edizione uscì per i tipi degli Eredi Gigliotti a Roma nel 1593 (in basso il frontespizio).

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Alle pagine 10-11 leggo: AMICITIA Donna, vestita di bianco, ma rozzamente, mostri quasi la sinistra spalla, & il petto ignudo, con la destra mano mostri il core, nel quale vi sarà un motto in lettere d’oro così: LONGE, ET PROPE et nello estremo della veste vi sarà scritto MORS, ET VITA, sarà scapigliata, & in capo terrà una ghirlanda di mortella, & di fiori di pomi granati intrecciati insieme; nella fronte vi sarà scritto HIEMS, AESTAS. Sarà scalza , & co’l braccio sinistro terrà un olmo secco, il quale sarà circondato da una vite verde. Il vestimento bianco, & rozzo è la semplice candidezza dell’animo, onde il vero amore si scorge lontano da ogni sorte di fintioni, & di lisci artificiosi. Mostra la spalla sinistra, & il petto ignudo, additando il cuore, col motto Longe, & prope: perche il vero amico, ò presente, ò lontano, che sia dalla persona amata, co ‘l cuore non si separa giamai; &, benche i tempi, & la fortuna si mutino, egli è sempre il medesimo, preparato à vivere, & morire per l’interesse dell’amicitia. & questo significa il motto, che hà nel lembo della veste, & quello della fronte. Ma, se è finta, ad un minimo volgimento di fortuna, vedesi subitamente quasi sottilissima nebbia al Sole dileguare. L’essere scapigliata, & l’havere la ghirlanda di mirto con i fiori di pomi granati, mostra, che il frutto dell’amor concorde, & dell’unione interna sparge fuori l’odor soave degli essempij, & delle honorevoli attioni, & ciò senza vanità di pomposa apparenza, sotto la quale si nasconde bene spesso l’adulatione nemica di questa virtù. Dipingesi parimente scalza, per dimostrare sollecitudine, overo prestezza, & che per lo servigio dell’amico non si devono prezzare gli scommodi. Abbraccia finalmente un Olmo secco circondato da una vite verde, acciò che si conosca, che l’amicitia fatta nelle prosperità, deve durar sempre, & ne i maggiori bisogni deve essere più che mai amicitia, ricordandosi, che non è mai amico tanto inutile, che non sappia trovare strada in qualche modo di pagare gli oblighi dell’Amicitia.

Seguono altre tre rappresentazioni dell’Amicizia, tutte senza motto, che così riassumo: 1) una donna, sempre vestita di bianco, con un cagnolino sotto il braccio sinistro, nella destra un mazzo di fiori e sotto il piede destro una testa di morto; 2) le tre Grazie nude che si abbracciano una con una rosa in mano, l’altra con un dado, l’altra con un mazzo di mirto: 3) un cieco che reca sulle spalle un paralitico.

In questa prima edizione non vi sono figure. Di seguito il lettore potrà seguire l’evoluzione dell’immagine dell’amicizia che correderà il testo, sempre lo stesso, delle edizioni successive fino all’ultima vivente l’autore.

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Riassumendo: i motti che compaiono nella parte iconografica delle varie edizioni del lavoro del Ripa sono LONGE ET PROPE (lontano e vicino) e MORS ET VITA (morte e vita); in quella testuale LONGE, ET PROPE; MORS, ET VITA; HIEMS, AESTAS (inverno, estate). I motti della nostra mensola erano ESTA’/E INVERNO e LA MORTE/E LA VITA. Anche se nelle tavole del Ripa non compare HIEMS, AESTAS e nel nostro dettaglio è assente un  LONTANO E VICINO che sarebbe stato la traduzione di LONGE ET PROPE, non è sufficiente quanto finora messo in luce per affermare che il dettaglio in esame del balcone del nostro castello rappresenta l’amicizia? E poi, l’assenza di un LONTANO E VICINO non è ampiamente giustificato dall’impossibilità di collocarlo a causa della mancanza di spazio che ha costretto l’artista a sintetizzare, con l’ellisse pure del cuore, il canone iconografico indicato (con la destra mano mostri il core, nel quale vi sarà un motto in lettere d’oro così: LONGE, ET PROPE)?

(CONTINUA)

prima parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/10/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-16/

terza parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/12/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-36/

quarta parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/13/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-46/

quinta parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/19/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-56/

sesta parte: https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/08/20/quella-seconda-mensola-del-balcone-del-castello-di-nardo-66/

 

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