Nicola D’Urso da Corigliano d’Otranto, calligrafo, miniaturista, stenografo


 di Cosimo Giannuzzi

Il collezionismo è una fonte di passione, studio e ricerca. Trovare appagamento in questo settore specifico è assai arduo per la vastità dei materiali specifici. La passione del collezionista si evidenzia nell’interesse storico-culturale  che suscita l’oggetto della sua ricerca. La collezione di cartoline stimola la curiosità se l’ esemplare riguarda un settore particolare o contiene molteplici informazioni.

Storicamente la cartolina nasce dal bisogno di una comunicazione rapida attraverso quell’unico strumento che nella seconda metà dell’800 permette la trasmissione di informazioni scritte: la posta.  Oltre al messaggio privato di semplice e breve contenuto, la cartolina veicola anche un messaggio visivo, specialmente di vedute paesaggistiche e d’altro tipo con una vastità di temi: politici, culturali, umoristici, spettacolari, pubblicitari, militari, storici, propagandistici e tanti altri.

L’interesse collezionistico è generalmente rivolto verso quelle produzioni che, dalla fine dell’800 fino agli anni ’60 del ‘900, hanno caratterizzato la comunicazione di un’epoca tanto da costituire  un documento iconografico.

Quando un collezionista di cartoline si imbatte in un esemplare come quello che è oggetto di quest’articolo, prova una forte emozione, dovuta non tanto al valore che il mercato attribuisce in parte legittimamente ad un oggetto raro, ma soprattutto  al suo valore storico, al tema rappresentato, alla grafica e a tutta una serie di elementi che sono scoperti dalla esperienza e sensibilità del collezionista.

Questa cartolina è denominata Cartolina micrografica dal suo autore, Nicola D’Urso (Corigliano d’Otranto, 2 giugno 1877- Roma, 27 novembre 1937).

La procedura micrografica è una tecnica  consistente in una scrittura minutissima, nota in moltissimi paesi del mondo. Sul retro della stessa è riportato un trafiletto di cronaca in cui si legge  che l’autore la realizzò a soli 16 anni; invece l’età corretta dovrebbe essere 19 anni. Ciò si desume dal testo  che  Nicola D’Urso trascrive nella cartolina e che è la cronistoria pubblicata dal giornale LIllustrazione Italiana.

L’abilità creativa dell’autore indurrebbe ad immaginare che possa trattarsi  semplicemente di una creazione adolescenziale, una stravaganza di un giovane a volte burlone, ma è invece un elemento anticipatore della sua vocazione imminente: uno spiccato talento nel campo delle attività grafiche.

In seguito, infatti, egli mostrerà molte potenzialità insite nella scrittura divenendo uno specialista di arti grafiche che costituiscono i rami della sua attività lavorativa nella produzione di pergamene, di diplomi, di edizioni d’arte. Le sue qualità lo portano, sin dal 1899 a 22 anni, all’insegnamento dell’arte del disegno, della calligrafia, dell’incisione e della miniatura, dei disegni per il ricamo che adempie  a Roma nella R. Scuola Tecnica “A. Manuzio”, nei RR. Istituti Tecnici, nella scuola annessa al Palazzo del Quirinale e a Villa Mirafiore e a Terni nella R. Scuola Tecnica e nel Regio Istituto Tecnico.

Come osserva il pronipote il dott. Orlando D’Urso, studioso di Storia Patria, il nostro Nicola D’Urso è giunto nella capitale verso la fine dell’’800, al fine di “migliorare la propria condizione sociale”, convola a nozze nel dicembre del 1912 con Amelia Ricci che dà alla luce tre figli.

Esercita anche la professione di perito calligrafo presso il Tribunale e l’Alta Corte d’Appello di Roma.

Lo studioso di stenografia il prof. Paolo Antonio Paganini,  in un  testo di cronistoria della stenografia italiana,  pubblicato nella rivista “Civiltà della scrittura”, da questi diretta, pone il prof. N. D’Urso fra gli studiosi più autorevoli nel campo dell’evoluzione stenografica italiana. Il suo metodo di “Stenografia moderna: nuovo sistema celere, semplice, chiaro e completo a traccia corsiva, basato sui segni della scrittura ordinaria”, una monografia pubblicata nel 1908 a Terni, costituisce una importante tappa di questa evoluzione. L’originalità del suo metodo sta nell’aver individuato nella lettera “f” (della scrittura ordinaria corsiva) gli elementi essenziali di tutte le consonanti  e nella lettera  “e “ ( della scrittura ordinaria corsiva) quelli di tutte le vocali.  

La cartolina qui presentata è scritta da Nicola D’Urso ad occhio nudo, all’età di 19 anni. E’ costituita, come è scritto nella didascalia nel verso della cartolina, da 260 righe di scrittura, 10.996 parole e 54980 lettere. Gli argomenti esposti riguardano la Storia di Montenegro, i reali italiani (Regina Elena e Vittorio Emanuele III) le loro nozze  e i festeggiamenti.

Il testo è scritto per circa il 95% in minuscolo stampatello ed il restante in maiuscolo. Quest’ultimo è utilizzato generalmente nei titoli. La scrittura è inclinata verso destra di circa 80 gradi  (carattere corsivo, aldino o italico). Una lettura ottimale del carattere, pari a corpo 12, si può ottenere solo con un ingrandimento tra il 1300 %  e il 1400 %. Il carattere di scrittura è mediamente di mm 0,3 (oggi la microscrittura sugli euro in banconota raggiunge mm 0,2), e lo spessore del tratto è  pari a mm 0,07. Le righe sviluppate tendono a rialzarsi verso destra. Si deduce che lo scritto è di un destroide e che, al momento della vergatura, il foglio, inclinato a sinistra rispetto all’asse del corpo, era posto su un piano perfettamente orizzontale. Tra le parole, si notano dei punti che non sono dei segni di interpunzione bensì dei segni utili a mantenere la direzione dello scritto o a fermare la mano prima di vergare la parola successiva. Il lato destro della superficie scritta è molto inclinato verso il basso. Questo indica che lo scrittore aveva la necessità di inserire un numero minimo di parole su ogni riga e per questo volgendo la scrittura verso il basso recuperava in senso obliquo lo spazio che in senso orizzontale mancava. Il numero medio di parole contenute in ogni riga è pari 42 ossia lettere 211. Lo spazio tra le parole è mediamente di mm 0,6.

cartolina commemorativa realizzata dal D’Urso

Possiamo definire questa misura quasi una costante e ciò rafforza l’idea che il numero di parole o di caratteri da inserire in ogni riga fosse calcolato e quindi prestabilito. Il tratto di scrittura è preciso e chiaro, non c’è alcun ricorso ad abbreviazioni, e misura uno spessore di mm 0,07. Lo spessore, non ottenibile con un semplice pennino, fa presupporre che lo strumento di scrittura fosse un pelo o un capello che, per le sue dimensioni medie (95 ÷ 45 μm), ben si adatta allo scopo, in ogni caso con una punta molto sottile.  L’intero testo si sviluppa su un’area di cm2 126 (cm. 14 x cm. 9). In ogni centimetro quadrato di superficie scritta, ricadono mediamente 87 parole ossia 436 lettere.

In un articolo apparso il 12 Sett. 1909 nel  The World  Sunday Magazine di New York  è fra l’altro riconosciuta alla creazione del Prof. D’Urso  la «Abilità straordinaria in un lavoro minutissimo a penna… Undicimila parole scritte a mano su una cartolina comune, in modo così distinto da potersi leggere ad occhio nudo, è certamente tale abilità che non succede tutti i secoli e merita perciò di essere ricordata…Colui che la scrisse, Nicola D’Urso, è un giovane calligrafo di Lecce (Italia). La cartolina è scritta in italiano ed è dedicata alla Regina Elena. Il Sig. D’Urso ha eseguito altri meravigliosi lavori nell’arte della penna: scrisse il IV atto dell’Otello sulla parte posteriore di un francobollo, il III canto del Purgatorio di Dante su di un francobollo, e la “O Lola” della Cavalleria Rusticana di Mascagni, con parole e musica, pure sulla parte posteriore di un francobollo….»

Anche il numero del giornale La Domenica del Corriere del 13-20 marzo 1910 a pagina 6 dedica a D’Urso  un articolo intitolato Una cartolina eccezionale riguardante, oltre a questo documento, anche un’altra sua realizzazione micrografica: «Abbiamo altre volte citato degli esempi di scrittura minutissima, nessuno però si avvicina neppure lontanamente a quello offerto dal Prof. Nicola D’Urso che riuscì a riempire una comune cartolina postale con 11.000 parole, mentre il massimo sin qui raggiunto rimaneva inferiore alle 3000. La cartolina, dedicata alla Regina Elena, fu scritta in occasione del matrimonio dei nostri Reali e contiene oltre alla Storia del Montenegro, parecchi aneddoti e leggende montenegrine e le notizie sulle nozze e sui relativi festeggiamenti. Il D’Urso….è uno specialista del genere, perché trascrisse su un’altra cartolina la  Storia di Casa Savoia da Umberto Biancamano ad Umberto I, 10.000 parole…»

Si conoscono di questa cartolina due edizioni che sul fronte contengono lo stesso testo già descritto; sul retro, nella prima edizione stampata a Terni  vengono riportate  notizie dell’autore e l’argomento del fronte, nella seconda edizione, oltre alle notizie anzidette, è stampato il profilo pubblicitario dell’autore e le recensioni del The World  Sunday Magazine edellaDomenica del Corriere .

Tra i suoi studi sulle molteplici potenzialità e forme della scrittura, sia sotto l’aspetto grafico che psichico, è meritevole di attenzione il metodo basato sull’insegnamento della scrittura con la mano sinistra. L’autore si dedica a questo studio per aiutare quei soldati che durante la guerra avevano subito la perdita del braccio destro. La sua teoria si fonda sulle simmetrie assiali esposte nel testo La scrittura con la sinistra. Metodo razionale e pratico ad uso dei mutilati, del malati di crampo, dei paralizzati, dei mancini ecc” .

Egli afferma che con il suo metodo aveva raggiunto eccellenti risultati nella riabilitazione di numerosi mutilati.  Si appella preliminarmente agli studiosi di fisiologia per conseguire   una «giustificazione scientifica in modo da accreditare il sistema, divulgarlo e farlo entrare nell’insegnamento ordinario della scrittura nelle scuole elementari e della calligrafia nelle scuole secondarie contribuendo così ad elevare questa negletta disciplina alla dignità che le compete per la sua importanza nella storia della civiltà».

Nella descrizione del suo metodo non fa cenno alla teoria dell’ asimmetria funzionale degli emisferi cerebrali da cui deriva la loro specializzazione in definite abilità, una asimmetria già nota nella seconda metà dell’800 con gli studi di Paul Pierre Broca antropologo, neurologo e chirurgo francese. D’Urso mostra, nei diagrammi esplicativi del suo metodo, una  complementarietà simmetrica nella scrittura eseguita da entrambe le mani,  facendo vedere d’aver intuito la loro bilateralità, ma non il ruolo dell’attività cerebrale nella funzione motoria.

Nella sua trattazione lascia intendere che la mano sinistra dovrà acquisire una funzionalità che appartiene alla mano destra, un obiettivo che potrà essere raggiunto con l’esercizio, con il tempo, la costanza, e con l’attuazione di comportamenti che devono assumere il tronco e le braccia dell’individuo. D’Urso indica alcuni accorgimenti riguardanti la posizione del corpo, del braccio, delle dita, del polso, del foglio, del tipo di penna al fine di superare le numerose difficoltà che si presentano nell’apprendimento di un mutato modo di scrivere.

E’ interessante capire, sulla base degli studi odierni nel campo della bilateralità e del funzionamento indipendente e parallelo dei due emisferi cerebrali, se lo scopo di apprendere la scrittura  per mezzo della mano sinistra possa essere raggiunto adottando comportamenti speculari a quelli dell’altra mano (prima della lesione) come mostra l’autore di questo metodo, o se l’apprendimento di questa funzione non porta nella pratica ad adottare, da parte della mano sinistra, comportamenti indipendenti da quelli della mano destra in quanto la scrittura è il risultato di una complessa attività cerebrale riguardante  i processi emotivo-affettivi dell’individuo.

Un suo biografo, a lui contemporaneo, Ferruccio De Carli, riferisce di una sua importante opera su pergamena realizzata nel 1932 a Roma. L’opera, commissionata per l’obelisco di Mussolini, è collocata in Piazza dell’Obelisco del Foro Italico, il monumentale complesso di strutture sportive. Si tratta di un testo di storia del fascismo, in lingua latina, contenuto in una cassa di bronzo scolpito ( Orlando D’Urso riferisce che la cassa era in oro) ed interrata ai piedi del monolite in marmo di Carrara, rappresentante il fascio littorio. La stesura è realizzata:

«su grandi fogli di pergamena e con caratteri onciali…Si tratta dell’opera più poderosa del Nostro, in quanto Egli suggellò su quei fogli ingialliti che dovranno sfidare i secoli, tutta la genialità sua di artista raffinato che sa di consegnare al tempo un documento che per i posteri dovrà parlare di un’epoca. Intese anche glorificare dal punto di vista dell’arte, la sua epoca, sintetizzando i caratteri e la peculiarità della nostra arte».

Nell’arco temporale di circa un ventennio pubblica un cospicuo numero di monografie riguardanti la calligrafia, la stenografia, gli alfabeti ed i disegni. Tra queste opere va innanzi tutto indicata la sua produzione didattica nel settore calligrafico che lo consacra quale rinomato artista che attinge le sue forme calligrafiche dalla storia delle scritture. Fra le numerose pubblicazioni a carattere didattico va menzionato un piccolo testo che egli “dedica” alla marca di un pennino: Redis. In questo testo, dedicato alla scrittura decorativa, presenta dieci tavole di alfabeti, di fregi, di targhe, di ornamenti realizzati, la cui particolarità sta nel fatto che il pennino Redis ha la punta consistente «…in un piccolo disco circolare di diametro più o meno grande che va da mezzo millimetro a 5 millimetri. Questo disco circolare consente per sua natura il tracciato di un segno grafico sempre uguale nella sua larghezza, in tutte le direzioni che esso si muove, verticali, orizzontali, oblique, circolari, a spirale, ad ellisse, ecc.».

Pubblica, inoltre, alcuni testi costituiti da tavole riguardanti gli alfabeti, le epigrafi, i motivi ornamentali. Quale illustratore edita nel 1926 venti tavole xilografiche dedicate a San Francesco d’Assisi. Quest’opera, scrive Ferruccio De Carli, «…non sta nella ricchezza della veste, ma nella struttura delle tavole, nel simbolismo che dà loro vita, nelle decorazioni che esprimono l’intimo travaglio dell’artista. Per trarre degna e diretta ispirazione, il Nostro andò a chiudersi nel Convento della Verna e lì, in quell’incantevole claustro, dove vive e palpita, la grand’anima di Francesco. Egli attinse ispirazione e guida per quest’opera, nella quale la grandezza del disegno, l’espressione quasi aerea del suo contenuto, la trasparenza e leggerezza del segno, la originale e primitiva dizione delle “Laudi” stesse, “Laudi del Signore Santo Francesco” fanno più di ogni altra opera, …intendere la sublime poesia francescana e danno la prova dell’incomparabile arte di questo nobile maestro, troppo presto sottratto all’Arte e alla Patria. Se la “inesorabile Falce” non avesse troncato i suoi giorni quando più intensa era la sua  attività, l’arte italiana si sarebbe arricchita di un’altra insigne opera: l’illustrazione della “Divina Commedia”, della quale fece in tempo a creare la prima pagina, che basta però da sola a dare la prova della originalità della interpretazione “dursiana”, della prestigiosa bellezza cui sarebbe assurta questa nuova opera se fosse stata portata a compimento».

L’attenzione rivolta in questa riflessione alla cartolina micrografica e in maniera essenziale ad alcune produzioni grafiche, fanno emergere un personaggio eccentrico, un nostro emigrante che ha saputo affermarsi in una professione che ricercava, nella forma della scrittura delle parole, la bellezza. Nicola D’Urso è una figura di studioso e autore che merita d’essere conosciuta o meglio riscoperta. Le qualità estetiche che rivelano alcune sue realizzazioni,  ma anche quelle della sua quotidiana produzione epigrafica, calligrafica, miniaturistica e stenografica, implicano una  precisione geometrica, una armonia, un equilibrio, che sono elementi antesignani dell’arte grafica che ebbe tanto sviluppo e fortuna sotto il periodo fascista e che pur con modificazioni ed aggiornamenti sono divenute opzioni grafiche del “ type design”(arte di disegnare i caratteri).


Ringrazio per alcune notizie riportate il  pronipote di Nicola D’Urso, il dott. Orlando d’Urso, il ricercatore Ferrante Mancini Lucidi di Roma, il prof. Maurizio Nocera e il giovane studioso Vincenzo D’Aurelio, quest’ultimo soprattutto per i suggerimenti e la collaborazione per vari  aspetti descrittivi della cartolina.

 

pubblicato integralmente in Spicilegia Sallentina n°6.

Il Labirinto metrico di Oronzo Pasquale Macrì

Poesia visiva. Il Labirinto metrico del magliese Oronzo Pasquale Macrì (1738-1827)

 

di Cosimo Giannuzzi

 

Oronzo Pasquale Macrì (1738-1827) fu un sacerdote ed insegnante di matematica nei seminari ecclesiastici di Otranto e Gallipoli. Maglie, suo paese di nascita, ha eluso per più di un secolo l’obbligo morale di mostrargli riconoscenza, pur essendo il Macrì di gran lunga più meritevole di considerazione dei tanti suoi detrattori ai quali nel tempo sono state intitolate strade, piazze, opere pubbliche.

Quando era in vita, godette della stima di alcuni fra i più autorevoli intellettuali del Salento come S. Panareo, B. Ravenna, L. Maggiulli. Quest’ultimo ne raccolse gli scritti e ne curò la biografia, pubblicata nel Dizionario Biografico degli Uomini Illustri di Terra d’Otranto. O. P. Macrì è stato il primo ad interrogarsi sull’origine di Maglie credendo, a torto o a ragione, di riconoscerla attraverso l’interpretazione del toponimo.

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