Mesagne e la sua Accademia degli Affumicati (3/5)

di Armando Polito

 

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stimò proprio di far dire all’istesso Temistocle quasi le medesime espressioni, tendenti alla di lui vita, ed al termine di quella, perché dovranno improprie ed inverisimili riputarsi nella bocca del divisato Accademico, facendo egli stesso elogi alle sue proprie virtù?

XVI Il vagabondo, col motto Qua ducitur32, assunse per il suo Emblema una nube. Dal citato Capaccio vien rapportata la Nube nel numero XXXVI de’ suoi Apologi, ma tutt’altro volle egli colla stessa simbolizzare, che ciocché si ebbe in mira dall’Accademico, che volle intitolarsi Il vagabondo, il quale coll’esposto motto Qua ducitur, altro forse non volle dar ad intendere, ch’egli correa à seconda de’ venti, come la Nube ivi figurata; Qual mai però ne fosse stato il senso figurato, ò sia metaforico, ci vorrebbe un Edipo per indovinarlo.

XVII L’ozioso col motto Nil boni.33 Equivale il contenuto all’Emblema, ed al simbolo esposto nel numero e nella figura XII, colla varietà però che in quella vien’espressato un pezzo di legno inservibile, e soltanto atto per il fuoco; in questa un’animale, di cui non n’apparisce la specie, per essere stato nel suo originale malamente ed informemente designato; mù di qualunque genere, ò specie fosse, certo è però che l’accademico detto L’ozioso, che per suo emblema il volle assumere, altro non volle collo stesso significare, che la mancanza delle proprie sue forze, per poter colle stesse contribuire all’utile, e vantaggio di quella Accademia, di cui egli n’era membro.

XVIII Il tempestoso, col motto Spumat dum premitur.34 Assunse quell’Accademico per sua Impresa due navi in mezzo ad un tempestoso mare, che vengono agitate, e spinte, or quà, or là dai flutti di quello. Il lodato Andrea Alciati nell’emblema quarantatrè, rapporta una nave agitata da una gran tempesta, da cui ne spera la prossima calma, alludendo collo stesso alla pace, e quiete ch’egli sperava dover avvenire alla Repubblica di Milano, sua padria,

 

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colla concordia che dovea seguire trà l’Imperadore Carlo V e Francesco I Rè di Francia; onde all’anzidetto Emblema unì il motto Spes proxima35, dicendo ne’ susseguenti versi: 

Innumeris agitur Respublica nostra procellis,

et spes venturae sola salutis adest,

non secus ac Navis medio circum equore venti,

quam rapiunt, salsis iamque satiscit36 aquis.

Quod si Helenae adveniunt lucentia sidera fratres,

amissos animos spes bona restituit.37 

Ogn’un conosce, che se bene [segue parola cancellata] lìemblema dell’Accademico, detto Il tempestoso, quasi corrisponda à quello dell’Alciati, pure diverso ne viene ad essere il di lui chiarimento, anche attenta la diversità dei motti. Di questo se n’è di sopra rapportato il senso letterale, ed allegorico, di quello solamente il letterale; onde incerto rendendosi il metaforico, altro non potrebbe dirsi, di aver voluto quell’Accademico manifestare colli divisati emblema, e motto, la sua natura, colla simiglianza di quella nave in un mar tempestoso, le di cui onde dalla medesima premute, caggionano la schiuma.

XIX Il languido, col motto Halitu reviviscam.38 Per lo scioglimento di un tal’emblema, veramente v’è di bisogno di un Edipo per più raggioni. Vien ivi rappresentato un’animalucio, di cui non n’apparisce la minima chiarezza, per potersene conoscere il genere, e la specie; onde venendo à mancare il senso letterale, viene in conseguenza anche à mancare il metaforico, ed allegorico. La mancanza proviene dall’originale, in cui malamente, e senza l’arte fù quella specie di animale designata, onde confesso ingenuamente di non saperne dello stesso il significato, e dirò con S. Agostino, citato da S. Tomaso: Non est  rubescendum homini confiteri se nescire, quod nescit, ne dum se scire mentitur, nunquam scire mereatur.39 Una tal confessione intendo ripetere per gli altri emblemi, de’ quali al lettore non sembrarà

 

carta 344r

propria la dilucidazione, come sopra data40 [seguono sei righe cancellate]. L’assunto, che quasi senza d’esaminar pria le mie debolissime forze, hò voluto intraprendere, è provenuto [queste due ultime parole nell’interrigo] dall’occasione dell’Accademia in questa mia Padria di Mesagne eretta. Mi si potrebbe addurre [queste quattro parole sovrascritte nell’interrigo e oltre il margine destro del foglio in sostituzione di due parole cancellata, la cui agevole lettura è con quel-)] la nobile dottrina di Seneca,la quale dovrebbe essere impressa nella mente, e memoria d’ogni Scrittore, e cioè Quid stultius quam quae non didiceris, nolle etiam à malis addiscere?41 Mà il difetto sarà supplito dal compatimento del Savio Lettore42…                 

Il testo prosegue con l’esaltazione della funzione educativa per la gioventù assolta dalle accademie.

 

carta 348r (è collocata subito prima della carta 337r, della quale replica in gran parte il contenuto). Perciò trascrivo solo la parte iniziale, poiché la nota (B) serve solo ad aggiungere a margine il n. III (tal quale quello di carta 337r) che qui risulta saltato nel testo principale.

 

Nell’AGGIUNTA da me fatta sopra il CAP. XXI e nella fine della medesima a carta 271 feci parola dell’Accademia che si43 trovava formata in Mesagne, di Regio Assenso munita nell’anno 1671, detta GLI AFFUMIGATI, del di cui titolo44 ne fù fatta quella dilucidazione, che à me parve la più propria, e confacente riguardo all’Emblema, e simbolo ivi rapportati, de’ quali mi riserverò in questo luogo portarne l’Impronta, con quella degli Accademici, che in quel tempo la componevano, con li di loro rispettivi motti, come qui dietro è stato adempito, solo restandomi da darvi quella interpretazione, che à me sembrerà più adattabile a quei di loro simboli, e motti. Ad alcuni45 di quelli, per altro [segue parola cancellata], perché non bene pressati, non mi è riuscito la medesima in mdo alcuno dare, per non ingannarmi. (A) Eccone intanto ciocche m’è sembrato di dire giusta l’ordine de’ numeri in quelli segnato.

(A) (A) Un chiaro scrittore francese (Mons. de Francheville46 nella sua erudita opera Le siecle de Louis XIV tomo 2 cap. XXIV47) parlando degli emblemi così a tal proposito ne scrisse: Quand le corps ne represente pas ce que la légende signifie, et cette légende n’a pas un sens assez clair, et  assez déterminé, ce qu’on peut expliquer de plusieurs maniéres, ne merite d’ȇtre expliqué d’aucune.48   

Riporto di seguito l’aggiunta al cap. XXI.

 

carta 326r

 

DELL’ACCADEMIA DEGL’AFFUMIGATI

Pria dell’anno 1670 v’era in Mesagne, fuor d’ogni dubbio, un’Assemblea, ò sia un’unione di Uomini Letterati,che trà essi loro conferendo sopra quelle materie letterarie, e che in quei tempi conosceansi sufficienti per istruzzzione della gioventù, ne faceano indi delle stesse la raccolta; assocoando in quella di loro Assemblea Letteraria anche Soggetti forastieri. Ad una tal unione, impropeiamente venne dato il titolo di Accademia.

 

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Che una tale impropria Accademia ci fosse stata si rileva chiaramente da talune dotte composizioni date alla stampa nell’anno 1659, col titolo RAMI DI CIPRESSO, colle quali vollero attestare il di loro grato animo à Diego Ferdinandi per la morte seguita di Caterina di lui figlia. E volendosi dal Ferdinandi dimostrare quanto le di loro composizioni tendenti49 alla fortezza dell’animo, confortato l’aveano50 con una dotta ode che compose51, Agli Signori Accademici di Mesagne drizzò, fingendo nella stessa d’esserli una Diva apparsa, che nella Fortezza conformar lo volea, la quale trà gli altri esempi che l’addusse, per poterli imitare, dicea52” Di Pericle la fama (sono le parole che sieguono dall’originale trascritte)/D’Anassagora ancor odi le voci/ l’emulo di Platone/il più vecchio Catone/la gran Madre de’ Gracchi ecco ti chiama./Di questi Eroi alta Fortezza ammira,/a tal virtude aspira/tu che à più salda, e più verace fede/dell’Immortalità sei vero erede/” cet. Pensando indi quei Letterati Cittadini, che quelle Unioni, ed Assemblee, più tosto Combricole riputar poteansi, e che impropriamente il nome d’Accademia dato se li foss; per ciò con somma avvedutezza ne diedero le di loro suppliche nel Supremo Consiglio del Collaterale, per la di lei53 erezzione, domandando per l’effetto suddetto il Real Beneplacito, ed assenso, nella maniera seguente.  “Eccellentissimo Signore, molti Gentiluomini Dottori, di Legge Civile, Canonica, di Medicina, Professori di Filosofia, di Teologia, e di altre Scienze supplicando dicono à Vostra Eccellenza come desiderano eriggere un’Accademia in Mesagne, loro Padria, provincia di Lecce54, con tutte le sollennità che in quella si ricercano, nella quale professaranno la Rettorica, con fondament0 di belle lettere, e specialmente il modo in verso in quattro                  

 

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quattro idiomi, cioè Greco, Latino, Italiano, e Spagnolo, acciò esercitandosi in essi, e spinti dalla virtuosa emulazione, siano di sollievo a giovani futuri, e di profitto agli presenti in quella saranno. Però supplicano Vostra Eccellenza degnarsi concederli il suo Beneplacito per detta Accademia erigendasotto il titolo degl’ AFFUMICATI55, che lo riceveranno a grazia ut Deus”. La providenza data nel dì 16 Aprile dell’anno 1671 dai Reggenti di quel Collaterale fù di Liceat. Ed essendosi in seguito devenuto alla formazione delle Regole.furono queste in dodici Capi divise, e distinte; fù prefisso il numero degli Uffiziali, che quella nuova Accademia contener dovea,distinti coi titoli di Principe56, di Censori, di Segretario, Ricevitori, Bidelli, cet.  Nel dì 21 Giugno del sopradetto anno 1671, dall’Arciprete dell’Insigne Collegiata di Mesagne don Angelo Spoti ne fù fatta entro della stessa la sollenne apertura della divisata Accademia, ed essendosi indi proceduto all’elezzione degl’Uffiziali della medesima, restarono detti per il Principe il dottor Gian Matteo Ferdinandi, Tesoriere della detta Collegiata; per Censore della Lingua Latina il Canonico don Francesco Roma, e della volgare il nominato Arciprete Spoti; per Segretario il dottor Giuseppe Giofilo, come dagl’atti della detta elezzione e dag’atti in seguito formati per le susseguenti adunanze tenute, hò io rilevato, e che in mio potere sono. Inutile e superfluo sarebbe, se io ridir volessi, e ripetere ciocché da molti Autori, pur troppo chiari per la di loro vasta erudizione è stato scritto toccante la propria, ed antichissima origine dell’Accademia, la sua etimologia, li progressi, ed aumenti avuti, e come sin’à tempi nostri stessi abbia non solo nella nostra Italia, mà

 

Per la prima parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2018/01/24/mesagne-la-sua-accademia-degli-affumicati-15/

Per la seconda parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2018/01/27/mesagne-la-sua-accademia-degli-affumicati-25/

Per la quarta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2018/02/06/mesagne-la-sua-accademia-degli-affumicati-45/           

Per la quinta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/wp-admin/post.php?post=94691&action=edit

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32 Per dove viene condotto.

33 Nulla di buono.

34 Spumeggia mentre è pressato.

35 La speranza è vicinissima.

36 Errore per fatiscit.

37 Il nostro stato è agitato da innumerevoli tempeste e c’è la sola speranza di una futura salvezza, non diversamente da una nave che i venti assalgono da tutte le parti in mezzo al mare e già è in difficoltà nelle acque salate. Perché se sopraggiungono i lucenti astri fratelli di Elena [nome di una stella presEnte in Plinio, Naturalis historia, II, 101], la buona speranza rincuora gli animi smarriti.

38 Con un soffio rivivrò.

39 Non dev’essere per l’uomo motivo di vergogna il confessare di non sapere ciò che non sa, affinché,non meriti di non sapere mai mentre mentendo dice di sapere.

40 Seguono alcune righe cancellate,

41 Che c’è di più stolto del non aver appreso,  del non volere anche apprendere dalle venture?

42 -to del Savio lettore aggiunto nell’interrigo.

43 Aggiunto nell’interrigo.

44 di e titolo aggiunti nell’interrigo.

45 Ad alcuni aggiunto nell’interrigo.

46 Joseph Du Fresne de Francheville (1704-1781). In realtà l’autore dell’opera subito dopo ricordata è Voltaire e Joseph Du Fresne de Francheville, che era consigliere del re e membro dell’Accademia reale di scienze e belle lettere di Prussia, ne curò la pubblicazione per i tipi di C. F. Henning a Berlino nel 1751.

47 In realtà il capitolo è il XXV.

48 Quando l’oggetto non rappresenta quello che il motto significa e questo motto non ha un senso assai chiaro e assai determinato, ma che può essere spiegato in vari modi, non merita di essere spiegato da qualcuno.

49 tendenti aggiunto nell’interrigo.

50 l’aveano aggiunto nell’interrigo.

51 compose aggiunto nell’interrigo.

52 dicea aggiunto nell’interrigo in sostituzione di un dire che si legge nel rigo sottostante con la sillaba finale cancellata.

53 di lei aggiunto nell’interrigo.

54 La provincia di Brindisi, alla quale Mesagne attualmente appartiene, fu istituita nel 1927.

55 Altrove sempre AFFUMIGATI.

56 Non ci sono precisazioni sulle sue funzioni, ma è agevole immaginare che corrispondessero a quelle che nell’Arcadia saranno esercitate dal custode, che, eletto a scrutinio segreto, per quattro anni  presiedeva le assemblee, nominava un colleggio di  dodici vicecustodi (la metà di loro veniva sostituita ogni anno), due sottocustodi con funzioni di cancellieri e un vicario o protocustode col compito di sostituirlo in sua assenza.

 

 

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