Wikipedia: quando, invece dei nostri, fa arrivare i Sallenzini ed i Maeci

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di Nazareno Valente

Le vicende storiche più sono lontane dal nostro tempo e più presentano vuoti che vanno colmati; la ricostruzione storica, laddove manchino prove dirette dei fatti, non può che essere di natura prevalentemente indiziaria ma ciò non toglie che essa debba essere coerente con i contesti trattati e mai arbitraria. La qual cosa, spiace dirlo, avviene sempre meno spesso da quando la cosiddetta rivoluzione digitale mette a supporto dei cronisti una massa d’informazioni in buona parte obsolete1 che, proprio per questo, andrebbero lette con spirito critico, piuttosto che essere assunte passivamente con banali operazioni di copia ed incolla. In questo contesto, Wikipedia, che sulle antichità rappresenta un perfetto collage di ciò che è presente in rete e che, in aggiunta, semplifica al massimo le situazioni di svolgimento dei fatti, finisce per costituire, oltre che un contenitore di stranezze2, anche un possibile volano per la creazione di ulteriori fake news dall’effetto a volte spassoso.

Si pensi, ad esempio, a quella frase fasulla attribuita all’incolpevole Strabone, tirato in campo per darle una patina di scientificità, che faceva risalire il toponimo Salento «dal nome dei coloni cretesi che qui si stabilirono, chiamati Salenti in quanto originari dalla città di Salenzia»3. Ripresa come fosse vera, e dopo vari passaggi di mano, ha generato un popolo almeno a prima vista sconosciuto: i Sallenzini, «stanziato sulla costa ionica»4 e identificato con «i greci di Taranto»5.

Pertanto, secondo questa ipotesi di Perri, i greci di Taranto, che la storiografia ufficiale ritiene concorde Lacedemoni, dovrebbero invece ritenersi originari della città cretese di Salenzia, e quindi Cretesi. Ora, anche dando per possibile l’esistenza di questa immaginaria Salenzia (o Sallenzia) cretese, appare ugualmente stravagante che dei Lacedemoni possano essersi scoperti d’incanto originari d’una città diversa da Sparta.

Se poi si considera che questa fantasiosa cittadina cretese era abitata, sempre a detta del suo sconosciuto inventore, dai Salenti, si deve desumere che essa sia la trascrizione del presunto toponimo Salentia e che, pertanto, sia stata riportata come Salenzia seguendo la pronuncia scolastica che trasforma in zi il suono ti seguito da vocale.

Ma, come noto, tale cambiamento di consonante (assibilazione) non avviene6 quando il nesso ti non è seguito da vocale, tanto è vero che lo stesso artefice della bufala, attenendosi a tale regola, parla di Salenti, e non di Salenzi.

Sicché l’unica conclusione possibile è che il termine Sallenzini, coniato sulla base d’una immaginaria Salenzia e d’un ancor più immaginoso popolo Cretese, i Salenti, appare improponibile anche da un punto di vista linguistico.

Pur tuttavia Perri riterrebbe che «in origine i Salentini fossero solo gli abitanti ionici di Taranto e dintorni (quei Sallenzini appunto)…»7, come dire in definitiva che i Lacedemoni sono diventati, grazie ad una panzana, Salenti i quali, a loro volta, per una inesistente regola della fonologia, si sono mutati in Sallenzini, termine divenuto infine etimo dell’attuale etnico Salentini. Tutto ciò malgrado le fonti storiche e letterarie8 diano per scontato che i greci di Taranto fossero d’origine Lacedemone e non avessero niente a che fare con i Salentini, e meno che mai, per una banale questione linguistica, con gli inesistenti Sallenzini.

Sperando che nel frattempo qualcuno non sia invogliato a coniare il termine Venezi, in luogo di Veneti, oppure Arezini, al posto di Aretini, vediamo come un contesto poco definito possa creare interpretazioni ancor più irreali.

L’argomento riguarda le tribù romane che Wikipedia9 tratta con dovizia di fonti, anche epigrafiche, e con l’apporto di un imponente apparato bibliografico di riferimento che resta però nella pratica solo citato e scarsamente utilizzato. Il quadro che ne emerge appare alquanto disorganico: in alcuni punti si entra nei minuti particolari per lo più di colore, cadendo a volte in contraddizione10; in altri si sorvola del tutto su episodi importanti, come sulle innovazioni intervenute durante le censure di Appio Claudio Cieco (312 a.C.) e Quinto Fabio Massimo Rulliano (304 a.C.); in altre si forniscono solo nozioni superficiali, senza neppure definire in maniera compiuta i concetti di base11. Quello che soprattutto manca è un esame approfondito delle funzioni e dei compiti che le tribù svolgevano nel mondo romano del tutto essenziale per la piena comprensione dell’argomento.

Il problema è che il termine tribù in senso moderno richiama alla mente quello di un gruppo etnico che costituisce un organismo sociale ben determinato mentre in senso storico, e soprattutto con riguardo alle antichità romane, fa riferimento a un concetto ben diverso, vale a dire ad una suddivisione amministrativa e territoriale dello stato. Nell’ambito dell’organizzazione amministrativa romana, le tribù rappresentavano infatti le circoscrizioni territoriali entro cui venivano ripartiti i cittadini romani e, già in epoca regia, esse rappresentavano la base su cui effettuare i censimenti, le leve militari e fissare il relativo tributo. Non a caso il termine tributum, che deriva appunto da tribus, indicava la tassazione cui erano soggetti i beni privati in circostanze eccezionali, in particolare per le spese da affrontarsi nel corso d’un conflitto12. In seguito, con la professionalizzazione dell’esercito, le tribù si identificarono sempre più con i distretti elettorali per l’esercizio dei diritti politici. Era questa l’accezione prevalente del termine quando, a seguito della lex Iulia, le comunità salentine acquisirono formalmente nel 90 a.C. la cittadinanza romana.

A quell’epoca le tribù erano 35 (31 rustiche e 4 urbane) ed avevano da tempo perso anche ogni contiguità regionale, sicché le assegnazioni obbedivano a criteri di opportunità politica o a fattori contingenti, e non più territoriali. Brundusium fu così iscritta nella tribù Maecia, che prendeva nome, a detta di Festo13, da Castrum Maecium, un accampamento dei Volsci non lontano da Lanuvio; Lupiae e (forse) Valesium furono assegnate alla Camilia, che traeva nome dal territorio in cui avevano prevalentemente i loro possedimenti in epoca arcaica la gens Camilia; Rudiae, patria di Ennio, Callipolis/Anxa e Veretum alla Fabia (dal territorio dei possedimenti della gens Fabia); Tarentum alla Claudia (dal territorio dei possedimenti della gens Claudia).

In definitiva, l’inserimento in una tribù non aveva implicazioni di carattere etnico ma indicava il distretto in cui, dapprima in base al domicilio e alle proprietà possedute e successivamente, proprio in applicazione della lex Iulia, in base alla comunità d’origine14, ciascun cittadino veniva iscritto per questioni amministrative, fiscali, militari e, soprattutto, per l’esercizio dei diritti politici.

A rigore appare pertanto impreciso l’uso fatto da Wikipedia di alcune espressioni, quali ad esempio: «organizzazione tribale»15, che, senza ulteriori precisazioni, rischiano di creare confusione in chi legge, in quanto richiamano alla mente il concetto attuale che si ha di tribù, e non quello che aveva nella realtà romana.

Malgrado tali manchevolezze, e di là delle effettive colpe dell’enciclopedia in linea, ci vuole un bel po’ di fantasia a ricavarne che le tribù romane fossero delle entità etniche, del tipo di quelle del Nord America legate alle nostre letture giovanili; pur tuttavia si è riusciti anche in questa non facile impresa. In un articolo apparso in rete si può infatti leggere che Roma aggregò la popolazione brindisina «alla “tribù dei Maeci”, nobile, valorosa, guerriera ed ardita»16. Che sarebbe come dire che il seggio elettorale cui siamo iscritti potrebbe diventare all’improvviso una forma associativa di carattere razziale con caratteristiche proprie ben definite.

Mai dire mai: magari, nel futuro, un’appropriata ricerca su Google renderà possibile anche questo miracolo. Alle bufale, come al peggio, sappiamo bene che è difficile porre un limite.

 

Note

1 Sul web trovano in gran parte spazio testi datati e, quindi, ormai superati da più recenti ricerche che, invece, risultano quasi del tutto assenti. Allo stesso modo, risultano del tutto assenti gli studi specialistici soprattutto sulle antichità romane e greche.

2 Link delle puntate precedenti: 1) Scripta volant, verba manent: Wikipedia, Valerio Levino e Brindisi http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/11/15/94063/ 2) Wikipedia ed il toponimo Salento http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/11/21/94122/ 3) Wikipedia, la cittadinanza romana e Brindisi (prima e seconda parte) http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/12/19/wikipedia-la-cittadinanza-romana-brindisi-ovvero-svilire-la-storia/ http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/12/29/wikipedia-la-cittadinanza-romana-brindisi-ovvero-svilire-la-storia-2/

3  Tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Salento#Toponimo (14.1.2018).

4 G. Perri, Brindisi nel contesto della storia, Edizioni Lulu.com 2016, seconda edizione, p. 19.

5 G. Perri, Cit., p. 19.

6 Per non appesantire il testo, semplifico. Infatti ci sono casi in cui neppure ti seguito da vocale dà luogo ad assibilazione, vale a dire al mutamento di una consonante occlusiva in sibilante.

7 G. Perri, Ma noi di Brindisi da quand’è che siamo Salentini? http://www.senzacolonnenews.it/il-blog-di-gianfranco-perri/item/1345-ma-noi-di-brindisi-da-quand-e-che-siamo-salentini.html (14.1.2018).

8 Un ampio esame delle fonti si può trovare in N. Valente, La penisola salentina nelle fonti narrative antiche, in Il delfino e la mezzaluna. Studi della Fondazione Terra d’Otranto, anno V, n. 6-7, Nardò 2018, in corso di stampa.

9 Consultabile a questo link https://it.wikipedia.org/wiki/Trib%C3%B9_(storia_romana) (14.1.2018).

10 Ad esempio quando si elencano le tribù rurali e si specifica in maniera impropria che «non sopravvisse la corrispondente gens originaria».

11 La stessa definizione di tribù appare alquanto lacunosa.

12 Le entrate fiscali prevedevano il vectigal e il tributum. Nel periodo repubblicano solo i vectigalia, derivanti dai beni demaniali, erano una fonte ordinaria di tassazione, mentre il tributum, per altro non più imposto dal 167 a.C., costituiva una fonte straordinaria.

13 Festo (II secolo d.C. – …), Sul significato delle parole libri XX, in Dacier, vol. I, Londra 1826, pp. 368. «Maecia tribus a quodam castro sic appellatur» (Tribù Mecia da un accampamento così chiamato).

14 Vale a dire l’origo Il municipio (o colonia) a cui ciascun individuo apparteneva costituiva infatti la sua origo.

15 https://it.wikipedia.org/wiki/Trib%C3%B9_(storia_romana)#Et%C3%A0_repubblicana (14.1.2018).

16 http://www.brundisium.net/index.php/tap-magno-emiliano-neo-satrapo-per-brindisi/ (14.1.2018).

 

6 Commenti a Wikipedia: quando, invece dei nostri, fa arrivare i Sallenzini ed i Maeci

  1. Gestisco una pagina Facebook che tratta argomenti scientifici ed ho intitolato una serie di post : “L’ho letto su Internet” rinominando Wikipedia: Wikipirla.
    Solo per dirle quanto condivido idealmente il Suo lavoro. Tentare la divulgazione e riuscirci, come nel suo caso, penso sia oggi veramente veramente importante. Grazie del Suo lavoro. Gft

  2. Sono congetture nemmeno indiziarie. Lo stesso estensore dell’articolo (Gianfranco Mele) infatti qualifica la “parte della trattazione (su Sallenzia) del D’Elia assolutamente priva di prove, testimonianze e riferimenti”. E se lo dice chi vuole porre in evidenza l’opera del D”Elia, penso sia dire tutto. D’altra parte basta consultare Strabone ed altri autori antichi per derivarne che non esistevano né i Sallenzini, né una Sallenzia cretese. E che i Tarantini erano greci non certo provenienti da Sallenzia. Cordialità.

  3. visto che son qui citato, intervengo per specificare che ne mio articolo qui linkato nei vs. commenti, mi limito a riportare alcune congetture del D’Elia e del Pichierri in merito all’ubicazione di questa ipotetica Sallentia. Ribadisco, congetture: il loro contributo è più importante e significativo per altre questioni a cui accenno nell’articolo stesso. A parte questo, però, nel testo di wikipedia ci sono una serie di imprecisioni. Di una città di nome Sallenzia o Sallentia non parla Strabone nè altri autori antichi, ma ne parla (unico), Stefano Bizantino, definendola “urbs messapiorum” e asserendo che si tratta di una colonia qui fondata dai cretesi. Sulla effettiva esistenza di una tale città sono sorti molti dubbi, ma coloro che tra gli storici hanno ritenuto verosimile che vi fosse stata, hanno asserito che non è citata dai Strabone nè da altri autori, in quanto doveva essere già andata distrutta e doveva essersene persa memoria ai tempi dello Strabone stesso (tesi questa sostenuta dal Mazzocchi e altri; il Pichierri stesso la sostiene, ipotizzando che sia andata distrutta intorno al 473 a.C.).

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