Fessa: il dialetto salentino e il sesso

di Armando Polito

Qualcuno penserà che il titolo sia artificiosamente architettato per avere qualche contatto in più, visto che il lettore comune è più interessato ad una ricetta di cucina o a un argomento pruriginoso che, per esempio, al commento di una poesia …

A riprova che questi mezzucci da giornalismo corrente non mi piacciono non ho corredato il post dell’immagine più appropriata, cioè L’origine du monde di Gustave Courbet custodita a Parigi al Musée d’Orsay. A questo punto vedo una frotta di ricercatori, nonostante, contrariamente al mio solito, non abbia aggiunto, volontariamente, alcun comodo link ….

Non perdo altro tempo e vi presento subito il protagonista di oggi, anzi la protagonista, e che protagonista!, visto che probabilmente essa ha cambiato molte volte la storia, ma sicuramente ha segnato, fin dalla nascita, quella di ogni essere umano: fessa.

Il dialetto salentino usa questa voce in locuzioni del tipo quiddhu è nnu fessa (quello è uno stupido) o queddha è nna fessa (quella è una stupida). Come si vede dagli esempi riportati fessa vale tanto per il maschile che per il femminile e l’individuazione del sesso del destinatario è affidato all’articolo indeterminativo che precede. A tutti gli effetti fessa si comporta come un sostantivo di genere comune (come il giornalista/la giornalista, l’insegnante/l’insegnante, etc. etc.).

Passiamo ora in rassegna le voci italiane (lemmi tratti dalla Treccani on line) che più si avvicinano formalmente e semanticamente, con un occhio particolare all’etimologia, che  fornirà l’aiuto decisivo:

1)  fésso1 aggettivo e sostantivo maschile [participio passato  di fendere; latino fĭssus, participio passato di findĕre]. – 1. agg. a. Spaccato, diviso con un taglio; – 2. sostantivo maschile, antico o letterario Spaccatura, fessura.

2) fésso2 sostantivo maschile e aggettivo [dall’aggettivo precedente, attraverso il significato eufemistico del femminile fessa nell’Italia meridionale]. – Imbecille, sciocco.

3) fessa [femminile sostantivato di fésso1]. – Fessura;  è in uso come voce popolare dell’Italia meridionale per indicare i genitali esterni femminili.

Il fessa salentino, dunque, è quello del n. 3 e l’uso eufemistico di cui si parla al n. 2 è fenomeno ricorrente, che io considero come una forma di ipocrisia linguistica. Qui l’eufemismo ha fruito della mediazione del significato, in altri casi la mediazione è di natura fonetica (cacchiu per cazzu, Matombula per Madonna, Dis per Dio,etc. etc.). Fenomeno a tutti ben noto e legato alla sessuofobia di alcune religioni è pure quello per cui parole attinenti alla sfera sessuale hanno assunto un significato spregiativo, nonostante si riferiscano a un dettaglio fisico senza il quale nessuno di noi avrebbe potuto aprir bocca a questo mondo. Basta pensare a coglione, la cui rottura oggi lamentano pure le donne, che, però, sono state apparentemente risparmiate, visto che fica ha dato fico, con significato tutt’altro che negativo; e ho detto apparentemente, perché, secondo me, più che un omaggio alla donna, è un’usurpazione a denti stretti perché l’uomo reciti la parte del protagonista oltre che nel male (settore in cui la donna fu stigmatizzata fin da quando si chiamava Eva come fonte di tentazione e di peccato) anche nel bene.

E, per chiudere col dialetto, nessuno pensi che nella locuzione la fessa ti màmmata! l’allusione diretta sia alla stupidità di una madre …

4 Commenti a Fessa: il dialetto salentino e il sesso

  1. Carao Armando, a proposito di eufemismi, tanto per citarne uno in lingua piemontese. Il “Bòja Fàuss” è un eufemismo dove “Bòja ” sta për “De”, nasconde la bestemmia.

    Sergio Motario

  2. PER NON DIVENTARE UN “BOCCALONE”, UNA “BOCCALONE”, PENSARE BENE PRIMA DI APRIRE LA BOCCA … *

    Dalle masse di gas sulfurei che dalla “fessa” della Madre Terra salivano in superficie nella zona di Delfi (o se si vuole, di Cuma), nell’antica Grecia (nell’antica Campania), la Sibilla sapeva saggiamente (e ambiguamente) portare alla luce una figura (e una risposta) piena di significato da interpretare, da decifrare.

    Se è vero, come è vero, che “nessuno di noi avrebbe potuto aprir bocca a questo mondo” e (mangiare e) dire qualcosa, se non ci fosse stato (e non ci fosse) “L’origine du monde” ( si cfr. “DA DOVE VENIAMO? CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO?”: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5131), il problema è proprio quello di capire che cosa vogliamo significare con l’espressione “quiddhu è nnu FESSA” (quello è una “bocca aperta”), “queddha è nna FESSA” (quella è una “bocca aperta”) – e saper distinguere tra (il cibo sano e) le notizie vere e (il cibo “adulterato” e ) le notizie false (“fake news”), tra ev-angelo (“buona-notizia”) e vangelo (van-gelo, che “cattiva-notizia”!), tra “dio” (amore, “charitas) e “mammona” (caro-prezzo, “caritas”!).

    *

    SUL TEMA, PER ULTERIORI RIFLESSIONI, UN INVITO. ATTENZIONE A QUESTE TRE PAROLE: “FAQ”, “FAKE”, “FUCK”, ORMAI DI USO COMUNE.

    Facendo interagire la loro scrittura, la loro pronuncia, e i loro significati, viene alla luce un prezioso invito ad “avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza” (Kant) e a porre “domande su tutto!” (Confucio).

    Alle “domande poste frequentemente” (“Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ – pronuncia, in inglese: “F”, “A”, “Q”), CHI risponde (?!), se SA, dà le risposte che sa (fa il suo dovere, e si ferma!), ma, se NON sa e pretende di sapere (come spesso accade – in un abuso di autorità permanente e, ovviamente, di non rispetto di CHI pone le domande), dà solo risposte “false e bugiarde” (FAKE – parola inglese, pronuncia “feik”, che sta a significare “falso”, “contraffatto”, “alterato”. Nel gergo di internet, un fake è un utente che falsifica in modo significativo la propria identità), che cercano solo di ingannare, fregare, fottere in tutti i sensi ( FUCK – parola inglese, pronuncia “fak” – “fach”, ” faq!”: come interiezione equivale all’italiano – cazzo!, come sostantivo: scopata, come verbo: scopare, fottere!).

    Non è meglio sapere CHI siamo (si cfr. http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4198) e cercare di uscire dalla caverna – con Polifemo, Ulisse e compagni (come con il Minotauro, Teseo e Arianna) – senza “fottere” Nessuno e senza mandare Nessuno a farsi “fottere”! O no? La tragedia è finita da tempo! Dante l’ha detto da tempo. O no?!

    Federico La Sala

  3. L’ANTRO DELLA SIBILLA E L’AVERNO, LA “BOCCA” DELL’INFERNO …

    Avendo letto l’intervento di Sergio Notario e molto apprezzato il suo riferimento all’eufemismo piemontese (“Bòja Fàuss” – http://www.guidatorino.com/boja-fauss-origine-e-significato-espressione-piemontese/), colgo l’occasione per ricordare che anche in Piemonte c’è la presenza delle Sibille (di cui qui – e altrove si è parlato: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/03/24/santa-maria-casole-copertino-le-sue-sibille/) e segnalo a Lui e alla redazione della Fondazione il lavoro di Marco Piccat, “La raffigurazione delle Sibille nel Saluzzese e nelle zone circostanti” (cfr. https://www.academia.edu/6098739/La_raffigurazione_delle_Sibille_nel_Saluzzese_e_nelle_zone_circostanti).

    Federico La Sala

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