Critèra: attenzione all’accento!

di Armando Polito

Al profano un semplice accento può sembrare un fatto banale, tanto più nella cultura dominante, in cui prevalgono approssimazione, incompetenza e assenza pressoché totale di spirito critico. Ne consegue che, se in passato non c’era neppure bisogno di collocare l’accento sui due indice che comparivano in un periodo del tipo Facebook non punta l’indice contro le tante cazzate sparate sul suo social e non indice tra tutti i possessori di un account un referendum sul livello di sopportazione delle stesse, oggi non ci sarebbe da meravigliarsi se entrambi fossero letti ìndice o indìce o il primo indìce e il secondo ìndice

Il Critèra del titolo costituisce un esempio eloquente di quanto appena affermato e, se non fosse stato per il fatto che risulta coinvolta un’apprezzata realtà produttiva neretina, non avrei neppure ritenuto degno sprecare un attimo del mio tempo.


Nell’etichetta riprodotta l’accento è visibilissimo, come mostra, inequivocabilmente, il dettaglio ingrandito. Aggiungo, poi, che non sarebbe stato neppure necessario mettercelo, dal momento che, per convenzione, una parola di due sillabe o più scritta senza accento s’intende piana, anche quando teoricamente ci potrebbe essere confusione (anche se il contesto permetterebbe fulmineamente di capire, a meno che il lettore non sia qualcuno come Razzi …); per esempio: capitàno e càpitano.

Grande, perciò, è stata la mia sorpresa quando su un sito, stando al nome autorevole (https://www.italiandiwine.it/vino-rosso/primitivo-critera-salento-schola-sarmenti.html), ho trovato quanto di seguito riproduco.

 

Lascio giudicare al lettore quanto sia stata rispettata la formula con cui spesso ci si sciacqua la bocca: il vino è cultura …

Nonostante il mancato rispetto, io alla sostanza di quella locuzione credo ancora, come ho dimostrato, spero a sufficienza, in più di un’occasione1.

E questa volta l’occasione è troppo ghiotta per non cedere alla tentazione di dire la mia su tale nome. Prima di scrivere queste poche righe forse sarebbe stato più prudente chiedere lumi al produttore, per non correre il rischio di propalare in rete anch’io fesserie. Ma a me piace il rischio calcolato e non perderò tempo a cospargermi pubblicamente il capo di cenere se i miei calcoli dovessero rivelarsi errati.

Affermerò perciò, finché non sarà giunta la smentita, che Critèra è dal greco (leggi critèra), accusativo singolare di κριτήρ (leggi critèr). La voce in greco significa giudice e questo già non sarebbe cosa da poco per un vino. La stessa voce, però, in un frammento di Nicolao di Damasco, filosofo greco vissuto al tempo di Augusto (i secolo a. C.) assume il significato di interprete di sogni2 e lascio ancora una volta al lettore giudicare se non si sfiora la poesia pensando al potere così ulteriormente evocante del nome del nostro vino.

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1 http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/07/09/nauna-sulla-bonta-delliscrizione-qualche-dubbio-quella-del-vino-nessuna/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/06/05/roccamora-ovvero-vino-storia-cultura/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/06/28/artieri/

2 Riporto per fare più presto il testo greco in formato immagine (la traduzione e le note in parentesi quadre sono mie)  da Fragmenta historicorum Graecorum,a cura di Carl Müller, Didot, Parigi, 1849. v. III, p. 399.

Ciro dopo aver convocato il più famoso di quelli [degli indovini caldei] gli raccontò [il sogno] e lui rispose che si preannunziava un bene grande e che gli avrebbe conferito fama in Asia; che bisognava, però, tenerlo nascosto perché non lo sapesse Astiage: “Sciaguratamente, infatti. ammazzerà te e me interprete dello stesso [sogno].” Reciprocamente si promisero con giuramento di non raccontare a nessuno il sogno che era importante quanto nessun altro. Poi Ciro divenuto molto più potente nominò suo padre satrapo dei Persiani e rese sua madre lsa prima delle donne persiane per ricchezza e potere. I Cadusii allora erano ostili al re, avendo come capo Onaferne che tradendo il popolo faceva gli interessi del re e mandato un messaggero ad Astiage [era il re dei Medi] chiedeva un uomo fidato col quale concertasse il tradimento. E Astiage mandò Ciro perché insieme organizzassero il tutto e fissò un limite di quaranta giorni entro i quali doveva ritornara da lui ad Ecbatana [capitale della Media]. Anche l’interprete del sogno  lo [Ciro] esortava a partire contro i Cadusii e lo riempIva di fiducia.

Ho evidenziato in rosso nel testo originale  κριτῆρα (che è proprio, come detto all’inizio, l’accusativo di κριτήρ) e κριτής (leggi critès) per provare come l’autore usi κριτήρ e κριτής (che in greco significano giudice) come sinonimi con la specializzazione del significato (giudice del sogno, cioè interprete) grazie al genitivo oggettivo che li accompagna; nel primo caso  αὐτοῧ (leggi autù) nel secondo ὀνείρου (leggi onèiru).

Non posso fare a meno di ricordare che κριτήρ e κριτής sono connessi con il verbo κρίνω (leggi crino), che significa distinguere, giudicare, emettere una sentenza. Ma κρίνω è il padre di molti figli, tra i quali citerò κρίσις (leggi crisis) che significa giudizio, fase culminante di una malattia (da questo secondo significato, quasi spartiacque tra la vita o la morte,  il nostro crisi nei suoi molteplici, purtroppo, campi di riferimento); l’aggettivo κριτικός che significa capace di emettere un giudizio (da cui il nostro critico e, dal neutro sostantivato τό κριτικὀν (leggi to criticòn), che significa capacità di giudicare, con cambio di genere, il nostro critica; e poi i latini crimen che significa capo d’imputazione, accusa,  delitto (partendo dal significato di decisione giudiziaria), da cui il nostro crimine e derivati; composto di crimen è discrimen=punto di separazione (da cui il nostro discrimine e derivati). Mi sarebbe piaciuto chiudere con una nota frivola, cioé con la scrima che crea seri problemi all’umanità: meglio a sinistra, al centro o a destra? Sono costretto, invece a concludere con κριτήριον (leggi critèrion) da cui, attraverso il latino tardo criterium, il nostro criterio. E lo faccio perché considero addirittura un eufemismo definire scriteriato lo stigmatizzato Criterà (roba da chiedere i danni …), come criminale mi parve all’epoca quel che ebbi a leggere, a proposito di mieru,  su una titolata (forse da intendersi nel senso che il titolo, cioè la testata non manca …) rivista di turismo enogastronomico (http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/07/24/no-mmi-tuccati-lu-mieru-non-toccatemi-il-vino/).

6 Commenti a Critèra: attenzione all’accento!

  1. IL “CRITÈRA”, LA “SCHOLA SARMENTI” DI NARDÒ *, E UNA LEZIONE SUL CRITÈRIO PER BEN LEGGERE LA “CRITICA DELLA RAGION PURA”.
    Un omaggio al lavoro del prof. Armando Polito

    PER BEN GIUDICARE….

    PREMESSO E TENENDO PRESENTE CHE la conoscenza del greco a noi è venuta dalla Grecia (VIA Calabria: Boccaccio porta da Napoli a Firenze per tenere lezioni di greco Leonzio Pilato da Seminara – cfr.http://www.lavocedifiore.org/SPIP//article.php3?id_article=5421; VIA Salento: Gregorio Messere a Napoli – cfr. http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/11/15/torre-s-susanna-br-celebra-gregorio-messere-380-anni-dalla-nascita/) e quanto sia grande decisiva per l’intera vita dell’umanitò il buon uso della parola (in ebraico, la parola “verità” è detta con il termine “emet”) e la parola “morte” con il termine “met”),

    CON LA LETTURA DEL TESTO DI QUESTA BRILLANTISSIMA LEZIONE DI FILOLOGIA DEL PROF. ARMANDO POLITO (“Critèra: attenzione all’accento!”: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/07/13/critera-attenzione-allaccento-al-profano-un-semplice-accento-puo-sembrare-un-banale-tanto-piu-nella-cultura-dominante-cui-prevalgono-approssimazione-incompetenza-assenza-pressoche-tot/)”,

    INIZIEREI LE LEZIONI DEL CORSO DI LAUREA IN FILOSOFIA NON SOLO ALL’UNIVERSITA’ non solo di Roma, ma anche di Lecce, di Napoli, di Firenze, di Milano, d’Italia e di Europa!!!

    A 230 anni dalla pubblicazione dalla seconda, importantissima e decisiva, edizione (per la lotta “Contro l’idealismo” e i sogni dei visionari e dei metafisici), della “CRITICA DELLA RAGION PURA”, nell’epoca della “post-verità” (cfr.: https://it.wikipedia.org/wiki/Post-verit%C3%A0) e delle “fake news” (cfr.: https://it.wikipedia.org/wiki/Fake_news) non fa assolutamente male bere un buon bicchiere di vino “Critèra” e di ricordare – per la nostra umana SALUTE! – la lezione del saggio illuminismo kantiano (cfr.: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4829)!!!

    *

    NOTA: LA “SCHOLA SARMENTI” DI NARDÒ….

    A COMINCIARE DALLA FINE, E DALLA BOTTIGLIA DI “ROCCAMORA” (sull’etichetta della bottiglia di rosso “negroamaro”, in forma di “croce”, appare un “calice” con dentro il “sole”!), GUARDANDO E “LEGGENDO” CON maggiore ATTENZIONE L’IMMAGINE DELL’ETICHETTA, E FREQUENTANDO (di più) LA “SCHOLA SARMENTI” (cfr.: http://www.foodandtravelitalia.it/schola-sarmenti-dallamore-la-terra-leccellenza-bottiglia/), è possibile capire MEGLIO (mi sia lecito!!!) QUESTO PREZIOSO contributo del prof. Armando Polito, “ROCCAMORA, OVVERO IL VINO COME STORIA E COME CULTURA” (cfr.: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/06/05/roccamora-ovvero-vino-storia-cultura/), e, forse, riuscire a non confondere il buon-vino con il vino taroccato, o, diversamente e più pertinentemente, di non perdere il legame che corre e scorre tra il vino, l’acqua sporca, e il bambino […] (CFR. FEDERICO LA SALA, “LA COMETA, L’APOCALISSE, LE “CIFRE DELL’EUCHARISTIA”, E UNA BOTTIGLIA DI ROCCAMORA!!! IN VINO VERITAS”: http://www.fondazioneterradotranto.it/2017/06/05/roccamora-ovvero-vino-storia-cultura/#comments).

    Federico La Sala

    • Ti ringrazio, ma debbo rimproverarti per un’imperdonabile lacuna: dopo “non solo di Roma, ma anche di Lecce, di Napoli, di Firenze, di Milano, d’Italia e di Europa” manca “ma che dico, di tutto il mondo !!!” …

      • CHIARISSIMO ARMANDO

        HAI RAGIONE!!! HO LASCIATO CORRERE. OVVIAMENTE è tutto nel conto – e la differenza non è da poco: “emet” o “met”!!!

        BUONA SERATA E BUON LAVORO.

        Federico La Sala

  2. Caro Polito
    uomo erudito
    ben ritrovato
    lettore affezionato

    Di vino appassionato
    ed etimo accurato
    tracanni spesso un dito
    più volte ribadito

    Per accento scimunito
    di sito rimbambito
    la Schola hai ricitato
    e propaganda occultato

    A credito vantato
    e debito maturato
    Critèra hanno spedito
    e lieto hai recepito

    Di mio pensiero ardito
    a non farsi pena invito
    semmai stappa garbato
    lu mieru sì anelato

    Bevi da sole scaldato
    o in frigido portato
    che tanto in corpo ito
    conguaglia mai pentito.

    ___________________________

    Credo tu abbia ragione quando ipotizzi che lo zampino del negramaro abbia favorito – a suo tempo – l’errore di Bell’Italia, quando, alla richiesta del redattore di chiarire di quale vino si trattasse, il “consulente” salentino, forse già dopo qualche bicchiere, in una splendida allitterazione potrebbe aver risposto:

    “Mieru neuru!”.
    “Come, cosa vuol dire?”
    “Vuol dire: nero!”

    Saluti e buona estate :)

    Vanni Greco

    • Mio caro Vanni, di cognome Greco,
      respingo a priori il tuo sospetto bieco
      di miei pubblicitari occulti intenti
      alla già famosa Schola Sarmenti.

      Quanto al dito più volte ribadito,
      a precisare da solo io m’invito
      ch’esso va misurato in verticale
      e mai, dico mai, in orizzontale.

      Stasera poi non ci sarà misura
      e fresco lo berrò contro l’arsura.
      Critera, Masserei e Roccamora:
      con loro giostrerò fino all’aurora.

      Alla salute tua, mia e dei lettori
      brinderò senza tanti ghirigori.
      Or cedo volentieri alla mia brama,
      la sirena bottiglia già mi chiama …

  3. DOC. : SULLA NECESSITA’ E SULL’IMPORTANZA DEL SAPER BEN FARE… . *

    Presentato il programma del Festival della filosofia

    Kermesse. Tema della diciassettesima edizione è le «Arti», sinonimo del buon saper fare

    di Benedetto Vecchi (il manifesto, 13.07.2017)

    Il tema è di quelli che frettolosamente potrebbero essere rubricati alla voce «accademia». Ma nelle parole degli organizzatori è declinato invece come chiave di lettura non solo per comprendere cosa si muove nel triangolo urbano dove si svolge da diciassette anni il «Festival della filosofia» ma anche per affrontare alcuni nodi del vivere in società, come la rappresentazione del sé come un’opera. Non si affronteranno quindi solo le «belle arti», ma anche quel saper fare alla base dell’antica etimologia greca del termine «arte».

    NELL’ILLUSTRARE il programma, sia Remo Bodei che il nuovo direttore del festival filosofia Daniele Francesconi hanno sottolineato che gli argomenti tratti dai cinquanta relatori chiamati a svolgere le loro lezioni in piazza spazieranno dalle belle arti al design alle macchine e a quella figura idealtipica dell’artigiano che manipola la materia per produrre un’«opera». In fondo, tecnica e arte sono stati sinonimi per secoli, prima di essere separati e posti agli antipodi dell’attività umana.

    Dunque, come ogni anno dall’inizio dell’attuale millennio, le piazze di Modena, Carpi e Sassuolo saranno riempite, dal 15 al 17 settembre, da un pubblico desideroso di ascoltare filosofi – più recentemente anche sociologi e scienziati – che affrontano il tema scelto dal comitato scientifico.

    IL FORMAT DELL FESTIVAL è semplice: lectio magistralis in piazza per un pubblico non pagante, come invece avviene in altre kermesse culturali. E così il numero delle presenze è salito di anno in anno fino a far raddoppiare nei giorni del festival la popolazione delle tre città.

    Un limite, evidenziato nel corso del tempo, si è però manifestato: i relatori spesso erano sempre gli stessi. Forse per questo motivo, che il «corpo docente» di quest’anno è stato parzialmente rinnovato, chiamando a parlare nomi poco invitati in Italia, ma che sul tema delle «arti» (il saper ben fare) hanno scritto molto, come la tedesca Rahel Jaeggi, lo statunitense James Clifford, il croato Deyan Sudijc.

    LE «ARTI», dunque, come sinonimo di lavoro artigiano, di scienza, creatività, estetica applicata alla produzione e al consumo. Un ordine del discorso che risponde a quello che è stato qualificato, soprattutto dai tre sindaci intervenuti nella presentazione, come il «capitale sociale» presente nella regione che ospiterà il festival. D’altronde Modena, Carpi e Sassuolo sono luoghi di ricerca scientifica, di produzione tessile o di ceramiche di qualità. Insomma, centralità del «savoir faire» e della produzione di opere che ha spinto nel tempo alcuni autori della modernità a contrapporlo, polemicamente, ai classici della filosofia. O come mezzo per tornare alle origini della filosofia (Hannah Arendt non è mai stata citata, ma l’eco delle tesi della filosofa tedesca espresse in Vita Activa era più che evidente).

    Come ogni anno, accanto alle lezioni, ci saranno mostre, proiezioni cinematografiche, cene «filosofiche». Il programma completo può essere consultato nel sito: http://www.festivalfilosofia.it

    * Federico La Sala

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